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Mercoledì 30 Aprile 2008

Ad Arezzo il primo idrogenodotto del mondo

Archiviato in: Ambiente, Energia — Maurizio ( 07:00 )

Oggi si inaugura ad Arezzo il primo idrogenodotto del mondo. Si tratta di energia pulita. L’idrogeno è ricavato mediante elettrolisi dell’acqua, utilizzando l’energia ricavata dai pannelli solari. Il gas viaggerà all’interno di condotte interrate nel sottosuolo alla profondità di circa un metro e raggiungerà aziende e abitazioni. Le automobili potranno usufruire dell’idrogeno veicolato all’interno dell’idrogenodotto. Ormai non ci sono più scuse: produrre energia pulita è possibile. Speriamo che questo non sia l’ennesimo caso di sperimentazione iniziata e poi abbandonata.

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Martedì 22 Aprile 2008

Il Giorno della Terra

Archiviato in: Ambiente, Energia, Feste, Economia — Maurizio ( 13:34 )

Oggi è il 38mo anniversario dell’Earth Day, il Giorno della Terra. Lo scopo di questa festività è quello di richiamare l’attenzione sulla necessità di conservare e tutelare le risorse della terra. Il famoso sviluppo sostenibile. Sarà, ma a 38 anni dalla sua nascita, non mi sembra sia cambiato molto.

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Mercoledì 28 Novembre 2007

MagLev Wind Turbine: i cinesi creano un eolico a levitazione magnetica che costa solo 0,7 centesimi di euro al Kw!

Archiviato in: Ambiente, Energia, Tecnologia — Maurizio ( 10:26 )

Si chiama MagLev Wind Turbine la prossima rivoluzione nel settore dell’energia pulita. Negli impianti eolici classici, gran parte dell’energia viene sprecata a causa dell’attrito delle parti meccaniche. Nella MagLev Wind Turbine, l’attrito viene quasi del tutto eliminato, grazie alla levitazione magnetica. Il risultato? 1% di energia eolica sprecata dall’attrito e 99% utilizzata per produrre energia elettrica. Una brezza di 1,5 metri al secondo è sufficiente per produrre energia elettrica. La manutenzione è ridotta ai minimi termini ed un impianto del genere può funzionare per 500 anni. 1 Kw di energia costa solo 0,7 centesimi di euro. Una turbina in grado di produrre 1 Gigawatt di energia elettrica, potrebbe alimentare ben 750.000 abitazioni. Ma chi ha ideato una tale meraviglia? Udite, udite: i cinesi! Come feci notare in un mio precedente post, i cinesi non si limitano più a copiare: ormai fanno anche innovazione, creano. I faccendieri nostrani (qualcuno ancora li chiama imprenditori) sono ancora convinti che la crisi economica dipenda dalla globalizzazione, dai cinesi, dall’euro, dal costo del lavoro. I faccendieri nostrani vedono nella flessibilità (leggi ‘precariato’) l’unica via d’uscita. Di innovazione, investimenti nella ricerca, piani industriali di sviluppo, non se ne parla. La politica ha una grave responsabilità in questo senso. Mentre noi riduciamo i costi alle imprese con il cuneo fiscale (leggi ‘regaliamo i soldi ai faccendieri’), gli altri Paesi iniziano a considerare la tutela dell’ambiente come un vero e proprio business. Vedi ad esempio il caso di Google. Infatti Google ha iniziato ad investire parecchi milioni di dollari nel settore delle fonti di energia rinnovabile. Ad ogni modo, tornando alla MagLev Wind Turbine, occorre dire che non è tutto oro ciò che luccica. La MagLev Wind Turbine infatti, è ancora a livello di concept. Ci sono problemi di natura tecnica e di impatto ambientale. Sembra infatti che per produrre i potenti magneti utilizzati da questa turbina, sia necessario utilizzare il Neodimio, un elemento chimico abbastanza raro in natura. Inoltre, una turbina da 1 Gigawatt, occuperebbe uno spazio di 100 acri (un ‘quadrato’ di quasi 633 metri per lato!?). Intanto, quelli dell’Enel, sono molto attenti ai problemi di natura paesagistica.

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Mercoledì 3 Ottobre 2007

La politica secondo me (sfogo lungooooooooo)

Archiviato in: Politica, Ambiente, Energia, Privilegi, Lobby — Maurizio ( 20:02 )

Secondo me questa finanziaria non è tutta da buttare. No. Però devo dire che si poteva fare molto ma molto di più. La mia impressione è che si stia usando la scopa molto delicatamente, mentre in realtà ci sarebbe bisogno dello spazzolone e di un detergente con forte azione sgrassante. Cosa ci si auspica da una buona politica?

Rendite finanziarie: quando i ricchi non piangono mai

Credo che nella finanziaria si sarebbe potuto aggiungere la tassazione sulle rendite finanziarie. Già, perché in media un dipendente paga alla fonte circa il 33% dello stipendio. E non può evadere. Il 33% viene sottratto direttamente dalla busta paga. Chi invece specula su azioni, compra e vende per milioni di euro, paga il 12%. Non è sperequazione? E non mi si dica che aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie si colpiscono i risparmiatori. No. I risparmiatori non esistono più da un pezzo in Italia (visto che non si riesce ad arrivare alla fine del mese, diciamo più o meno dall’entrata nell’area dell’Euro). Le rendite finanziarie perciò sono una prerogativa dei ceti ricchi, degli speculatori, dei faccendieri. Insomma, di gente come Marco Tronchetti Provera, via. Altro che lotta all’evasione fiscale!

Welfare: il pacchetto che istituzionalizzò il lavoro precario

Che altro si poteva aggiungere nella finanziaria? Una bella ritoccatina al pacchetto sul welfare? Una sistematina a quell’obbrobrio del pacchetto Damiano? Direi di si. Ormai sono in molti a dirlo: la flessibilità non riduce la disoccupazione. Il problema vero in Italia è la mancanza di lavoro. Il problema è la carenza sul versante degli ammortizzatori sociali. Il problema è il lavoro precario. Il pacchetto Damiano istituzionalizza il lavoro precario. La legge 30 (alcuni la chiamano legge Biagi) ha prodotto il lavoro precario. C’è poco da fare. Ai politici che dicono che la flessibilità è necessaria, vorrei dire: impieghiamo Maroni a progetto. Assumiamo Mastella a tempo determinato. Licenziamo De Mita perché ora dovrebbe andare in pensione. No? Beh, è facile dire “armiamoci e partite”.

Cuneo fiscale: la colpa è dei cinesi e dell’Euro

Ma io vado oltre. Secondo me il cosiddetto cuneo fiscale è stata una grossa truffa a carico dei più deboli. Già, perché sono stati dati tanti soldi agli industriali e quasi nulla ai lavoratori. Quel poco che è stato dato ai lavoratori è stato azzerato da cosette come le addizionali regionali, provinciali e comunali. Quanti soggetti ci sono che ‘addizionano’ in Italia eh? E noi a sottrarre dalla busta paga. E la Confindustria non smette mai di chiedere. Ma dico io, cari pseudoindustrialotti da due soldi, finiamola con la storia del costo del lavoro! Già, perché quando c’è crisi, la colpa è dell’Euro o dei cinesi. Ma un po’ di sana autocritica no? Allora, cominciamo con il dire che se noi inseguiamo la Cina, adottando le stesse strategie, siamo morti in partenza. In Italia il lavoro costa di più che in Cina. E’ un dato di fatto che non si può né discutere né modificare. A meno che, i nostri industriali, non vogliano far lavorare gli italiani a metà stipendio e per 12 ore al giorno. A meno che non si voglia far abitare i lavoratori all’interno dei capannoni e delle fabbriche. No, inutile tentare di mutuare i cinesi. A me sembra evidente che la strada per uscire dalla crisi economica non sia quella di ridurre il costo del lavoro ma quella dell’innovazione. E qui c’è da dire qualcosa. Già, perché i cinesi sono famosi per l’arte di saper copiare. Non per le loro idee, giusto? No. Sbagliato! I cinesi stanno cominciando a fregarci anche con l’innovazione! Tanto per fare un esempio, tempo fa i cinesi frequentavano le università americane. Beh, da un po’ di tempo sta accadendo il contrario! Già, perché gli americani si stanno interessando alle innovative strategie didattiche dei cinesi. Quanto alla tecnologia, navigando in Rete si cominciano a vedere dei prodotti tecnologici innovativi made in China. Quindi basta con i luoghi comuni. Già, e in Italia? In Italia non esistono più i Leopoldo Pirelli, gli Enzo Ferrari, i Camillo Olivetti. Quelli erano imprenditori. Senza contare quelli che ci sono stati ‘rubati’ dall’Italia. Federico Faggin (l’italiano che ha inventato il microprocessore, il cuore dei computer) ha fatto la fortuna di un’azienda che si chiama Intel. E se fosse rimasto in Italia? Gente come Faggin ha fatto ricerca negli USA. Molti ricercatori sono italiani che vivono negli USA. Già, la solita storia dei cervelli in fuga. In Italia non esistono più gli imprenditori classici. Intesi come gente che investe in idee, ricerca ed innovazione. Gente che rischia di tasca propria (e non solo con l’aiuto dello Stato). Negli altri paesi, le banche finanziano i progetti dei giovani. In Italia, le banche non vogliono rischiare neanche un centesimo di euro. In Italia ormai esistono solo i faccendieri. Gente che compra e vende aziende. Gente che specula finanziariamente. Come Tronchetti Provera per intenderci (cito sempre lui perché lo considero l’emblema del faccendierismo italiano). In Italia non c’è innovazione. In Italia le regole le dettano le banche. In Italia la politica è assoggettata ai forti poteri economici (banche e faccendieri). Altro che cuneo fiscale!

Costi della politica: è tutto un magna magna

Dopo il boom mediatico scatenato da Beppe Grillo, i politici stanno cominciando a pensare che si, forse è il caso di ridure i costi della politica. E allora cosa mettono in finanziaria? Una bella riduzione degli stipendi dei parlamentari. Ma dico io, a me non frega nulla se un Cirino Pomicino qualsiasi guadagna 20.000 euro al mese. Quelle sono briciole. A me interessano le centinaia di migliaia di addetti che gravitano intorno alla politica. Regioni, province e comuni. Con tanto di assessori, consiglieri et similia. Quando c’è da costruire un ponte, non si sa mai di chi è la competenza. Si rimpallano le competenze ed il ponte non viene costruito. Ci sono comuni con 33 abitanti dove abbiamo 1 sindaco, 1 vicesindaco, 3 assessori e 9 consiglieri comunali. Quasi la metà sono politici! Ma servono tutti? In Italia ci sono più di 8.000 comuni. Fate voi i conti. Le province servono? Non bastano regioni e comuni? Che dire dei ministeri? Non ce ne saranno un po’ troppi? Credo che quello attuale sia il Governo con il numero più alto di ministeri. Mi chiedo se – in un periodo di crisi economica – fosse davvero necessario un Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive. Mi chiedo se fosse davvero necessario un Ministero sulle Politiche per la Famiglia. Ma se in Italia non si creano più famiglie! Se fino a 35 anni i giovani restano a casa perché non trovano un lavoro fisso! Quanto costa un ministero? Quanti addetti ci gravitano intorno? Che dire dei carrozzoni come Sviluppo Italia? Sviluppo Italia non si sa bene a cosa serva. Lo scopo originario era la promozione degli investimenti dall’estero. Intanto si occupa di cosette come ‘italia.it’, un sito turistico pensato nel 2004 e nato nel 2007 che è costato 45 milioni di euro ai contribuenti. Una cifra spropositata. Enorme. Inverosimile. E di siti turistici sull’Italia ce n’erano già. Vedi l’ottimo ENIT ad esempio. Già, ma a quei tempi c’era qualcuno che doveva mangiare con italia.it. Una trasmissione televisiva come Ballarò fa un’inchiesta sull’azienda Stretto di Messina SPA e si decide di eliminarla. Un’azienda che è nata nel 1981 e per 26 anni ha bruciato milioni di euro. L’idea del ponte sullo stretto risale al 1866 e vari Governi hanno caldeggiato tale opera. Anche il Governo Prodi (che ora la ripudia). Serviva una trasmissione televisiva per accorgersi di questo spreco di soldi pubblici? Personaggi come Giancarlo Cimoli, hanno danneggiato aziende come le Ferrovie dello Stato e l’Alitalia. Queste aziende sono allo sfascio e mentre l’Alitalia riduce i costi, lui si aumenta lo stipendio a 3 milioni di euro. E siccome è riuscito a sfasciare per bene le Ferrovie dello Stato, gli hanno dato una buonuscita di 6 milioni e 700 mila euro. Ma non basta. Queste grandi aziende (ENI, ANAS, et similia) hanno dei consigli di amministrazione. I consiglieri che ne fanno parte percepiscono delle retribuzioni da capogiro. Sappiamo tutti che come cambia un Governo si cambiano anche queste poltrone. Questi sono i costi della politica. Altro che lo stipendio di Mastella. E qualunquismo affermare che è tutto un magna magna?

Risparmio energetico e fonti alternative: la centrale a carbone di Civitavecchia

Sono anni ormai che è stato ratificato il trattato di Kyoto relativo alla riduzione delle emissioni di CO2. Ormai tutti si sono accorti che i fiori sbocciano anche in inverno. E noi cosa facciamo? Bersani dice che non possiamo rinunciare al carbone per poter essere competitivi. Ma il carbone non era il combustibile fossile più inquinante? Niente da fare, la centrale di Civitavecchia deve essere a carbone. Dopo anni di battaglie, spunta una tecnologia che promette il carbone pulito. Sarà vera? Ma invece di produrre energia con il carbone o il petrolio, non potremmo consumare di meno? Il comune di Bressanone ha sostituito le lampadine dei semafori con dei LED. Prima spendeva 7.000 euro l’anno, ora ne spende 1.000. Ma Bressanone è un comune piccolo. Pisa spende 50.000 euro l’anno con i semafori. Quanto potrebbe risparmiare mettendo i LED? Quanto potrebbero risparmiare città come Milano o Roma? L’eolico non è sviluppato come dovrebbe, anzi, viene penalizzato. E il termosolare? Rubbia dovette andare a Barcellona per poter sviluppare la sua idea delle centrali termosolari. Il prototipo della centrale era già bello pronto alla Casaccia. Ma le idee di Rubbia non erano gradite al precedente Governo. Vedi il caso della centrale termosolare di Priolo Gargallo: sei anni per far decollare il progetto! Rubbia dice che una mega centrale termosolare nel deserto del Sahara può soddisfare il fabbisogno energetico di tutta l’Europa. E noi cosa facciamo? Le centrali a carbone! C’è ancora chi ipotizza il nucleare, nonostante un referendum abbia stabilito che gli italiani non lo vogliono (senza parlare di problemi come lo smaltimento delle scorie). In Inghilterra esiste un kit eolico che è alla portata di qualsiasi cittadino. Lo vendono nelle ferramenta. Lo installi sul tetto come se fosse un’antenna televisiva. E ottieni corrente grazie al vento. Avevo letto che Blair pensava di renderlo obbligatorio a Londra. Già, ma in Italia non abbiamo vento, vero? E lo sfuttamento delle biomasse? Perché non lo incentiviamo? E le auto ad alcool? In Brasile è dal 1970 che le automobili vanno ad alcool. Alcool prodotto dalla canna da zucchero, quindi pulito. Costa la metà della benzina ed inquina la metà. Il Brasile ne produce così tanto che lo vorrebbe esportare. Ma la Comunità Europea gli impone dei forti dazi per disincentivare questa sua propensione. Perché? E il biodisel? Il motore ad olio di colza?

Rifiuti ed inceneritori

In Campania i rifiuti arrivano al terzo piano. E’ per via della camorra e delle associazioni degli ambientalisti che mettono i bastoni tra le ruote alla politica. Certo. Ma una piccolissima colpa un po’ anche Bassolino la avrà? O no? Bassolino ha amministrato la regione Campania per anni. Cosa ha fatto di concreto contro l’emergenza rifiuti? Bassolino, Chiamparino, dal sud al nord, tutti sono favorevoli agli inceneritori. Quelli nuovi però eh? E non chiamiamoli più inceneritori per carità: ora si chiamano termovalorizzatori! Certo, quelli nuovi non inquinano e non producono particelle sottili, vero? Ma incentivare la raccolta differenziata no? Ridurre i rifiuti alla fonte no eh? Ad esempio: perché il dentifricio deve essere venduto all’interno di una scatola di cartone? Vendiamolo sfuso. Riduciamo gli imballaggi. Vietiamo le buste di plastica. Già, ma questo è qualunquismo alla Grillo.

Libero mercato

In Francia hanno la fibra, noi il doppino. Per chi non è un tecnico: in Francia hanno la banda larga a 100 Mbps (larga sul serio quindi) noi abbiamo l’ADSL sul cavo del telefono (i 20 Mbps di Telecom Italia). Già, perché il cavo del telefono è di proprietà del monopolista Telecom Italia. Il Wimax potrebbe ridurre il Digital Divide (molti comuni italiani non hanno l’ADSL e Telecom Italia non gliela porta perché non gli conviene investire). Il Wimax permetterebbe di telefonare via Internet con la tecnologia VOIP (che esiste da anni). Ciò significa prezzi bassi per tutti. Ma il Governo (anzi, i Governi) invece di incentivare lo sviluppo del Wimax, vorrebbero consegnarlo nelle mani dei 4 operatori telefonici (Tim, Vodafone, Tre e Wind). Negli altri paesi il Wimax non è stato dato agli operatori telefonici, noi predisponiamo dei bandi di gara che ‘regalano’ le licenze Wimax ai 4 gestori telefonici. E’ già accaduto con il WLL e l’UMTS. I gestori telefonici - che non hanno interesse ad incentivare lo sviluppo - hanno affossato queste tecnologie, imponendo prezzi vergognosamente alti. E mentre Nokia pianifica un cellulare Wimax per il 2008, noi si discute con i bandi di gara per concedere le frequenze del Wimax (dopo anni di discussioni per strappare le frequenze al Ministero della Difesa). Si sta sviluppando la TV via Internet (IPTV) da tempo. Sono varie le tecnologie che sono in ballo. In Italia? Si incentiva il Digitale Terrestre!

Conclusioni

Queste sono le cose che non vanno in Italia. Queste sono le cose che si potrebbero fare e che nessun Governo vuol fare. Governi di destra e governi di sinistra. Il DTT (digitale terrestre) è una tecnologia morta. Capisco quando venne finanziato da Berlusconi: il fratello produce i decoder. Ma perché il DTT viene finanziato anche dall’attuale Governo? Perché l’attuale Governo invece di pensare al DTT non si occupa del Wimax? Qualcuno gli dica che esiste l’IPTV, per favore, altro che canone RAI.

Ecco perché non credo più alla politica in Italia. Di destra, di centro e di sinistra.

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Venerdì 27 Aprile 2007

Raccolta differenziata: istruzioni per l’uso

Archiviato in: Ambiente, Energia, Educazione, Informazione — Maurizio ( 06:25 )

Allegato alla mia copia del periodico locale La Piazza di Roma, ho trovato un interessante opuscolo dell’AMA (Azienda Municipale Ambiente di Roma) allegato. Si parla di raccolta differenziata. Forse non tutti sanno che una raccolta differenziata fatta male, pregiudica gran parte del lavoro. Gettare rifiuti riciclabili sporchi nell’apposito cassonetto, rende infatti inutilizzabile tutto il resto! Quindi, occhio a gettare la bottiglia di vetro con i residui del succo di frutta all’interno! E’ necessario il risciacquo preliminare. Una volta risciacquati, i contenitori vanno schiacciati per occupare meno spazio. A Roma abbiamo 3 cassonetti diversi: uno blu per vetro, plastica e metallo, uno bianco per carta e cartone ed infine uno verde per tutto il resto che non è riciclabile (ad esempio gli scarti alimentari). Ecco cosa è possibile inserire (e cosa non si deve inserire) negli appositi cassonetti:

Cassonetto BLU
  • bottiglie, vasetti e barattoli di vetro
  • bottiglie, vasetti e barattoli di plastica
  • buste e sacchetti di plastica
  • lattine per bevande
  • vaschette e fogli di alluminio
  • scatolame di metallo per alimenti
  • tappi a vite e a corona di metallo
  • bombolette spray
  • gusci e barre di polistirolo
Cosa NON gettare nei cassonetti BLU
  • ceramica e porcellana
  • lampadine e lampade al neon
  • piatti, bicchieri e posate di plastica
  • contenitori per solventi e vernici etichettati Tossici e/o Infiammabili
  • oggetti in vetro, plastica, metallo diversi dai contenitori (giocattoli, apparecchiature elettriche, lastre di vetro, etc.)
Cassonetto BIANCO
  • imballaggi di carta, cartone e cartoncino
  • giornali, riviste, quaderni
  • depliant, volantini, manifesti
  • cartoni per bevande in Tetra Pak
Cosa NON gettare nei cassonetti BIANCHI
  • carta o cartone sporchi di cibo o di altre sostanze
  • carta oleata o plastificata
  • piatti e bicchieri di plastica
  • buste o sacchetti di plastica
Cassonetto VERDE
  • tutti i materiali non riciclabili
  • avanzi di cibo, di frutta e verdura
  • foglie e fiori
  • carta e cartone sporchi di cibo, carta oleata o plastificata
  • plastiche non riciclabili: giocattoli, piatti, bicchieri e posate
  • pannolini e assorbenti igienici
Cosa NON gettare nei cassonetti VERDI
  • materiali riciclabili (vetro, plastica, metallo, carta)
  • sostanze liquide
  • materiali impropri o pericolosi
  • pile scariche e batterie d0auto
  • sostanze tossiche
  • calcinacci, pneumatici
  • rifiuti ingombranti anche se smontati
Il Comune di Roma prevede specifiche sanzioni per chi abbandona i rifiuti fuori dai cassonetti (da 25 a 620 euro) e per chi non effettua correttamente la raccolta differenziata (da 50 a 300 euro). Sanzioni a parte, la raccolta differenziata è un dovere civico per tutti. Altrimenti inquiniamo di più e ci ammaliamo di più. E’ la prima volta che faccio una richiesta di questo tipo agli altri blogger ma, vista l’importanza, questa volta la faccio: per favore, fate circolare questa informativa. I più pigri possono tranquillamente copiare integralmente il mio post! :o)

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Venerdì 16 Febbraio 2007

M’illumino di meno 2

Archiviato in: Ambiente, Energia — Maurizio ( 10:05 )

Venerdì 16 febbraio, si replica l’iniziativa ‘M’illumino di meno’, lanciata dal programma di raidue Caterpillar. Oggi ricorre il secondo anno dalla ratifica del Protocollo di Kyoto. Alle 18 luci spente al Colosseo a Roma, il Duomo a Milano, l’Arena a Verona, la Mole Antonelliana a Torino, Palazzo Vecchio a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli, la Valle dei Templi ad Agrigento. Aderiscono anche il Parlamento al Quirinale, l’Agenzia delle Entrate, le biblioteche di Roma. Qualche agriturismo propone cene a lume di candela. Alfonso Pecoraro Ascanio ricorda che “nella passata edizione solo spegnendo le luci non indispensabili si è risparmiato quanto l’intero consumo energetico della regione Umbria”. Ricordo che all’iniziativa aderisce non solo l’Italia ma tutto il resto del mondo. Alle 18 spegnerò un po’ di roba, as usual.

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Giovedì 1 Febbraio 2007

5 minuti di blackout per salvare il pianeta

Archiviato in: Ambiente, Energia — Maurizio ( 09:45 )

Il gruppo francese di 72 associazioni ONG ‘alleanza per il pianeta terra’ ha lanciato l’appello ‘5 minuti di blackout’. Oggi (ma si replica il 16 febbraio) siamo tutti invitati a spegnere qualsiasi apparato elettrico (nel limite del possibile ovviamente) per 5 minuti: dalle 19.55 alle 20.00. L’iniziativa è internazionale e verrà ripetuta il 16 febbraio perché quel giorno ricorre l’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Il risparmio energetico è notevole se tutto il mondo spegne gli interruttori. Lo scopo però è ovviamente quello di dare un segnale deciso ai capi di governo ma soprattutto di sensibilizzare tutti: ognuno di noi deve prendere coscienza del problema dei cambiamenti climatici (politici e cittadini). Hanno aderito in tutto il mondo: in Francia la torre Eiffel (7000 megawatt/ora), Notre Dame, l’Arco di Trionfo ed altri monumenti resteranno al buio per 5 minuti. Io - ovviamente - alle 19.55 spegnerò un po’ di roba.

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