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Domenica 30 Marzo 2008

BlogBabel, OKNOtizie, Kilombo: i “servizi” 2.0 degli italiani

Archiviato in: Blog, Etica, Lobby, Informazione — Maurizio ( 11:00 )

Nel 1995 scoprii Internet. Ne rimasi affascinato. Cominciai a studiarne i protocolli e i servizi, gli RFC, i FYI, a leggere riviste del settore, libri specializzati. Allora non c’era ancora il web, meno che mai il “web 2.0″. Allora tutto era rigorosamente testuale, Google non esisteva, c’erano Gopher e Veronica, non esistevano le chat, ma esisteva IRC, i newsgroup. La Rete era anarchicamente democratica. Poi arrivò Google, arrivarono i blog, il web 2.0. Grandi innovazioni insomma. Poi però… arrivarono anche gli italiani. Gli italiani con tutta la loro carica di individualismo e di “furbizia”. Gente scaltra che alla collettività non pensa minimamente. Gente che privilegia l’interesse personale. Gente che si fa avanti grazie alle amicizie. Gente che non conosce la meritocrazia. Spuntarono così “servizi” come BlogBabel, Kilombo e OKNOtizie. Iniziarono così i dolori. Qualcuno dirà che sono polemico ed ingiusto nei confronti di chi si “fa il mazzo” per “il bene della collettività”. È vero, sono polemico. Ma è più forte di me: dico sempre quello che penso. Ho molti difetti e la sincerità estrema è uno di questi. Lasciatemelo dire con forza: la collettività non ha bisogno di questi “servizi”. Anzi, ritengo che tali “servizi” la danneggino. Non visitavo più BlogBabel da tre mesi. Stessa cosa con Kilombo (dove scrissi 3 o 4 post). Ad OKNOtizie hanno pensato direttamente loro a “bannarmi”. Già, perché quando sento puzza di bruciato, lo dico ai 4 venti. Di sicuro non ho i peli sulla lingua. La gente non ama molto sentirsi dire le cose, preferisce evitare. Se non ci riesce, ti impedisce di parlare tout court. La Rete è libera? Non lo so, fatevelo raccontare da quelli che hanno messo il video su Youtube e se lo sono visto far rimuovere. Per ora, reggono ancora i blog. I politici sono anni che tentano di imbavagliare la Rete. In Italia ci hanno provato con 3 o 4 decreti. L’ultimo è quello Levi. Fino a quando i blog saranno liberi però, ognuno potrà esprimere la propria opinione. Scopro oggi che BlogBabel ha intenzione di riaprire in Spagna. Dopo l’esportazione della mozzarella di bufala (con annessa diossina), ora tocca ai “servizi 2.0″. Che dire? Secondo me il commento più azzeccato lo ha espresso lui. Qualcuno poco informato, leggendo questo mio post potrebbe chiedersi: “perché mai questo qui ce l’ha a morte con quei siti?”. La risposta è semplice: perché odio censure, bavagli, epurazioni, privilegi, raccomandazioni, “amichetti”, furbetti del quartierino, arrivismi, trucchetti. Perché amo la libertà di espressione e la meritocrazia. Perché amo l’informazione vera.

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Domenica 2 Dicembre 2007

I trucchetti che deterioraro la qualità della blogosfera italiana (visibile e conosciuta) e penalizzano i blogger ‘etici’

Archiviato in: Blog, Marketing, Etica — Maurizio ( 11:02 )

Quando voglio capire come funziona una cosa, la faccio. E’ per questo che un anno e mezzo fa ho aperto un blog. Inoltre mi piace scrivere. Ben presto però, vengo a scoprire la blogosfera italiana e noto alcune ‘irregolarità’ (chiamiamole così). Beh, del resto noi italiani ci dobbiamo sempre distinguere rispetto al resto del mondo, no? Scopro così che i giornalisti italiani non vedono di buon occhio i blogger nostrani. Scopro così fenomeni - nonché tormentoni - come l’autoreferenzialità. Scopro la fissazione dei media old style (leggi ’stampa ufficiale’) con le classifiche di Technorati e di Blogbabel. Scopro altresì che detta fissazione è diffusa anche all’interno della stessa blogosfera italiana. Scopro infine che alcuni blogger - non pochi a dire il vero - praticano tecniche a mio avviso non troppo corrette, con il solo scopo di guadagnare posizioni all’interno di tali classifiche. Alcuni esempi di queste tecniche?
  • Scambio di link tra amichetti all’interno dei salotti buoni: non mi interessa il contenuto del tuo blog, ma io ‘linko’ te e tu ‘linki’ me. Già, perché Google privilegia un sito rispetto ad un altro in base al numero di siti che lo linkano (Pagerank). Un sito privilegiato ottiene più visitatori di uno meno privilegiato (i ‘tecnici’ mi perdonino la grossolanità della mia spiegazione, ma non ho intenzione di addentrarmi in dettagli tecnici) e quindi si scalano le classifiche. Questi sono i cosiddetti ’salotti’, all’interno del quali, tu che non sei tra gli ‘adepti’, non verrai mai ‘fatto entrare’. Inutile dire che salto a piè pari questo genere di salotti.
  • Lancio di contest e concorsi vari: tu linki me e io ti faccio partecipare ad un concorso dove è prevista l’estrazione di un premio. A seconda del premio messo in palio, questo sistema permette di incrementare vertiginosamente il numero dei visitatori al blog, in un solo giorno.
  • Lancio di tormentoni: ogni tanto, qualche blogger tira fuori un meme. Un argomento cioè, che se tu che lo leggi, non ne parli nel tuo blog, sei fuori, non sei un vero blogger. Un meme-tormentone celebre è quello dell’autoreferenzialità dei blog. Non importa il contenuto del meme, può anche essere aria fritta: l’importante è che se ne parli (magari linkandoci a vicenda). Per carità, non che io sia contrario ai meme a prescindere, ci mancherebbe. Molte volte è utile diffondere un argomento all’interno della blogosfera. E’ solo che altre volte, certi tormentoni sono pretestuosi. Servono solo a raccattare link.
  • Suggerimento di notizie: ci sono alcuni siti, come Oknotizie, dove chiunque può suggerire una notizia (che può anche essere un post personale). Questo è un buon metodo per ottenere maggiore visibilità, in quanto Oknotizie è un sito molto trafficato. Ogni notizia può essere votata e le notizie che ottengono il maggior numero di voti, vengono posizionate in prima pagina. Il problema è che per essere visibile tra le centinaia di utenti, occorre necessariamente posizionarsi in prima pagina. Si posiziona in prima pagina chi ottiene più voti. Un sistema democratico no? Si, peccato però che - alle solite - ci sono sempre gli amichetti che si votano l’un l’altro con il solo scopo di posizionarsi in prima pagina. Questo a discapito di chi non conosce amichetti e suggerisce comunque buone notizie.
Di trucchetti e stratagemmi per guadagnare visibilità e - di conseguenza - scalare le classifiche, ce ne sono molti. Alcuni leciti altri meno (secondo il mio personalissimo punto di vista). Qual è la conseguenza di ciò? La perdita di qualità della blogosfera visibile e ‘conosciuta’. Mi spiego meglio. Quando Tim Berners-Lee inventò il Web nel lontano 1991, aveva in mente il concetto di ipertesto. Un testo si espandeva grazie ai link. Per spiegare e/o approfondire un termine contenuto all’interno di un testo, bastava creare un collegamento (link) ad un altro testo. Ma il collegamento - ovviamente - deve essere pertinente. Se io visito una pagina che parla di razze canine e clicco sulla parola ‘labrador’, mi aspetto che la pagina collegata parli di cani e non di zone geografiche. Ora, se applichiamo questo ragionamento ai blog, risulta evidente come l’uso scorretto dei link possa determinare un deterioramento della qualità della blogosfera. Di solito, quando un blog mette un link ad un mio post, lo fa perché ritiene ciò che ho scritto, meritevole di essere condiviso (bontà sua). Quindi secondo me, se tu scrivi un post di qualità, il link viene da sé, automaticamente. Ecco perché - sempre secondo me - si dovrebbero scalare le classifiche producendo contenuti di qualità e non avvalendosi di trucchi. Che ne pensate?

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Venerdì 29 Settembre 2006

Eutanasia

Archiviato in: Etica — Maurizio ( 12:20 )

‘…La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina. Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche…’

questo stralcio è tratto dalla lettera inviata recentemente da Piergiorgio Welby - un paziente affetto da distrofia muscolare progressiva - al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La parola eutanasia proviene dal Greco: eu = buono, thanatos = morte. ‘Buona morte’, termine con il quale si fa riferimento all’atto di concludere la vita di un’altra persona, dietro sua richiesta, allo scopo di diminuirne le sofferenze. L’eterno dilemma sull’ammissibilità o meno dell’eutanasia, è di difficile soluzione. I fautori della vita ad ogni costo, sono fortemente contrari alla pratica dell’eutanasia, in quanto ritengono la vita un dono e non un diritto che può essere tolto o concesso giuridicamente da uno stato. I sostenitori dell’eutanasia al contrario, difendono la libertà del singolo individuo di poter decidere di porre fine ad una esistenza non più tollerabile ed intrisa di sofferenze. La Chiesa Cattolica è - inutile dirlo - nettamente contraria all’eutanasia. In Italia l’eutanasia non è permessa, anzi, è considerata omicidio volontario. Non esiste una divisione netta di vedute tra persone cattoliche e persone laiche: le opinioni sono diverse a prescindere da qualsiasi appartenenza religiosa. Tuttavia è indubbio a mio avviso il pesante condizionamento posto in atto mediante l’indottrinamento perpetuato dalla Chiesa Cattolica nei secoli. Non bisogna inoltre sottovalutare gli effetti della catechizzazione che - in un paese cattolico - entra in azione a partire dalla nascita di ciascun individuo. E’ quasi impossibile riuscire a non esserne condizionati. Ad ogni modo, in alcuni paesi come la Svizzera, il Belgio, la Germania, la Svezia e l’Olanda l’eutanasia è permessa o tollerata. E stiamo parlando di paesi democratici e molto civili. In Italia, come già detto, l’eutanasia è illegale. Ci sono politici come Carlo Giovanardi che - quando si parla di eutanasia - esprimono il timore di un ritorno alle tesi ed ideologie naziste. A mio avviso esiste una profonda differenza tra le idee di Hitler e l’eutanasia praticabile legalmente in Olanda. Hitler sosteneva il diritto dello stato di sopprimere gli individui giudicati inguaribili da apposite commissioni mediche. In Olanda al contrario, lo stato permette al singono individuo di decidere. Nel programma di Hitler lo stato si arroga il diritto di vita e di morte su qualsiasi individuo, mentre nella civile Olanda, lo stato ascolta le ripetute richieste di coloro che decidono di porre fine ad una esistenza piena di sofferenze e senza via d’uscita. Non si sta parlando di una persona che intende suicidarsi a causa di problemi finanziari, sentimentali o altro. Qui si sta parlando di individui che non hanno possibilità alcuna di guarire. Si sta parlando di quei casi dove la medicina si arrende di fronte all’ineluttabilità della morte. La morte è un processo naturale: tentare di impedirlo ad ogni costo, accanirsi con le terapie, significa negare la naturalità della morte. Non so quanto l’essere ateo possa rendermi scevro da condizionamenti religiosi, ma il mio pensiero è limpido e cristallino: ciascuno di noi ha il diritto di decidere della propria esistenza. Ovviamente chi soffre di depressione deve essere curato, aiutato, non certo incitato al suicidio. L’eutanasia è una libertà concedibile esclusivamente a coloro che non hanno speranza alcuna di guarire, a coloro che soffrono inutilmente e nei confronti dei quali la medicina è impotente. E mentre noi discutiamo, parliamo, ragioniamo, litighiamo, apriamo dibattiti, filosofeggiamo, c’è gente che soffre…

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