Giovedì 1 Maggio 2008
Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire
Buon primo maggio a tutti. “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu lo slogan coniato in Australia nel 1855 dalle organizzazioni dei lavoratori. Una volta le condizioni dei lavoratori erano pessime: si lavorava dalle 10 alle 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Il primo maggio 1866, a Chicago, i sindacati organizzarono uno sciopero per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore. Il 3 maggio gli scioperanti si incontrarono davanti alla fabbrica McCormick e vennero attaccati dalla polizia. Gli operai allora organizzarono un presidio a Haymarket Square. La polizia ordinò alla folla di disperdersi. Un ordigno esplose e morirono 12 persone e 7 poliziotti. La polizia aprì il fuoco sulla folla, ferendo dozzine di persone e uccidendone 11. Più tardi, il primo maggio venne dichiarato festa dei lavoratori. La festa del primo maggio venne sospesa solo durante il ventennio fascista. 10 anni dopo, nelle fabbriche si lavorava ancora 11-12 ore in media, mentre nelle piccole imprese si lavorava anche 15-16 ore al giorno. Nel 1900 negli USA, la maggior parte degli operai lavorava ancora 10 ore al giorno. In Italia per molto tempo fu in vigore il regio decreto 992/1923 che fissava il tetto massimo dell’orario lavorativo in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali (più 12 ore settimanali di straordinari). Le 40 ore settimanali furono una conquista che si ottenne molti anni dopo, esattamente nel 1969, grazie a successive dure lotte ed accordi contrattuali. I primi furono i metalmeccanici, che con il contratto nazionale del 1969 ottennero aumenti salariali uguali per tutti, e la riduzione d’orario a 40 ore settimanali. In quegli anni gli operai erano di sinistra, non votavano la Lega ed erano rappresentati dal simbolo del martello nel logo del partito comunista (oggi il martello è stato tolto e D’Alema, Occhetto, Veltroni, Bertinotti, Mussi e compagnia hanno spazzato via definitivamente la sinistra dall’Italia). Successivamente si adeguarono tutte le altre categorie. In Italia le 40 ore settimanali vennero sancite per legge solo nel lontano 1997 (legge 196/1977). Nel 1993, la Comunità Europea, con la direttiva 93/104/CE, stabilì il tetto massimo dell’orario lavorativo in 48 ore settimanali (compresi gli straordinari). Tale direttiva venne modificata con quella del 2003, confermando il tetto delle 48 ore. L’11 maggio 2005 però, la Commissione Barroso presentò una modifica alla direttiva del 2003. In tale modifica si portava il tetto massimo da 48 ore a 65! I paesi che spingevano a favore dell’aumento del tetto massimo erano la Gran Bretagna e alcuni paesi dell’Europa dell’Est. La modifica non passò, ma è stato comunque un attacco ai diritti dei lavoratori da non sottovalutare. Ricordiamoci che i nostri diritti non sono acquisiti per sempre. Occorre sempre vigilare (vedi la vicenda dell’ articolo 18 dello statuto dei lavoratori). Mai abbassare la guardia.
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Venerdì 25 Aprile 2008
25 aprile: liberazione, V2-Day e referendum
Oggi è il 25 aprile 2008. È un giorno di festa. A beneficio di quei pochi - sicuramente giovanissimi - che non fossero ancora a conoscenza del significato di tale ricorrenza, ricordo cosa accadde il 25 aprile del 1945, esattamente 63 anni fa. Quel giorno finì la seconda guerra mondiale per l’Italia. L’Italia venne liberata dai nazisti e dai fascisti. Gli alleati e i partigiani liberarono le città di Milano e di Torino. Finirono 6 anni di incubo. Il 25 aprile si concluse la guerra di resistenza partigiana con l’insurrezione armata proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia, CLNAI (guerra iniziata due anni prima a seguito dell’ armistizio di Cassabile e la fuga del re Vittorio Emanuele, fatti che determinarono l’invasione dell’Italia da parte dei nazisti). Qualche giorno dopo, Mussolini venne ucciso. Successivamente Hitler si suicidò e il Terzo Reich venne definitivamente sconfitto. Terminano così le dittatura di Hitler e di Mussolini.
Questi fatti andavano rammentati, per poter stabilire le debite proporzioni con un altro fatto che accade oggi: il V2-Day di Beppe Grillo. Vi dico subito che sono d’accordo con quanto proposto nel V-Day e nel V2-Day. Ritengo sia giusto eliminare l ‘Ordine dei Giornalisti, i finanziamenti pubblici all’editoria (circa 1 miliardo di euro l’anno pagati da tutti noi con le tasse) e la legge Gasparri. Ricordo che l’Unione Europea ha bocciato la legge Gasparri a causa delle storture che provoca nel sistema radio-tv. L’Italia, se non rimedia a queste storture, rischia una multa di 300.000 euro al giorno a partire da gennaio 2009 (retroattivamente al 2006. Si stima una multa iniziale tra 328,5 e 438 milioni di euro). Detto questo però, occorre chiarire alcuni punti. Primo: i referendum proposti da Grillo, molto probabilmente saranno inutili. Infatti una legge del 1970 stabilisce che
“Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”
(i comizi sono stati convocati il 6 febbraio scorso). Inoltre le norme stabiliscono che si ha tempo 3 mesi per raccogliere le firme. Insomma, non si possono raccogliere firme per i referendum prima del 6 maggio. Questo stabilisce l’art. 31 della legge 352 del 1970. Secondo: abolire i finanziamenti all’editoria tout court, non credo possa cambiare di molto la situazione. Oggi i partiti politici finanziano direttamente e indirettamente i giornali (direttamente grazie ai finanziamenti pubblici e indirettamente grazie ai “favori normativi” fatti agli industriali che detengono i pacchetti di maggioranza delle case editrici). Domani alcuni privati finanzieranno i giornali. L’informazione quindi, sarà controllata da chi ha più soldi. I favori normativi però, continueranno ad esistere.
Oggi i partiti politici esistono in quanto hanno voce nelle televisioni e nei giornali. Guardiamo i fatti: l’informazione in Italia, avviene esclusivamente attraverso la televisione (più del 90% degli italiani possiede un televisore). Libri e giornali vengono letti da poche persone. In altre parole, l’opinione pubblica viene creata dalla televisione (risulta perciò evidente l’enorme conflitto di interessi di Berlusconi). Però, se si abolisce l’Ordine dei Giornalisti, se si eliminano i legacci normativi, chiunque potrà dire la sua e - finalmente - verrà rispettato l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita così:
“tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”
Se poi evitiamo di creare bavagli normativi ( decreto Levi) che impediscono ai blog di parlare, chissà che non risaliamo anche la classifica di RSF (che ci vede al 35mo posto tra i vari paesi del mondo in tema di libertà di stampa)? Vedo che Gregorj è di parere simile al mio.
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Lunedì 7 Gennaio 2008
La strage di via Acca Larentia
Dovete sapere che io abito a Roma, quartiere Tuscolano. Tutti gli anni, il 7 gennaio un corteo con fiaccole e tamburi parte da piazzale Appio ed arriva a via Acca Larentia, quasi dietro casa mia. È l’anniversario di una strage, quella di Acca Larentia appunto. Il 7 gennaio 1978 tre giovani militanti del Fronte della Gioventù uscirono dalla sede dell’MSI di via Acca Larentia per un volantinaggio che riguardava il gruppo di musica alternativa “Gli amici del vento”. Ad attenderli c’erano dei proiettili. L’azione venne rivendicata dai “Nuclei Armati di Contropotere Territoriale “. Nel tafferuglio che seguì, un carabiniere - Edoardo Sivori - sparò ad altezza d’uomo, colpendo alla fronte il diciannovenne Stefano Recchioni (che morì dopo due giorni di agonia). I tre giovani che morirono sotto i colpi di pistola erano Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Il più grande aveva 20 anni. Chi non ha superato i 30 anni non ha vissuto il periodo degli anni ‘70. Anni di terrore. 69 morti, più di mille feriti, 7.866 attentati, 4.290 episodi di violenza. Era il periodo dello scontro tra fazioni di estrema destra e di estrema sinistra. Quando la politica diventava guerra. Gli anni bui del terrorismo. Il corteo di fiaccole che sfila il 7 gennaio è sempre pacifico, mesto ma deciso con l’incalzare dei tamburi. Per non dimenticare.
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Venerdì 21 Dicembre 2007
Addio alla cortina di ferro: si allarga lo spazio di Schengen, siamo in 24
Da oggi, altri 9 paesi (80 milioni di cittadini) entrano all’interno dello spazio di Schengen. Sono ormai 24 i paesi che fanno parte di quest’area: un totale di 400 milioni di persone. Si sgretolano così gli ultimi brandelli della cortina di ferro, quella linea di demarcazione fatta di frontiere e filo spinato che da oltre 60 anni - a partire dalla Conferenza di Yalta del 1945 - ha diviso l’Europa occidentale da quella orientale. Dopo il crollo del muro di Berlino, avvenuto nel 9 novembre 1989, la data di oggi verrà ricordata nei libri di storia come il giorno della disintegrazione definitiva della cortina di ferro. Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Lettonia, Estonia, Lituania e Malta si uniscono al resto degli altri paesi europei. Degli attuali 27 paesi membri dell’Unione europea, restano fuori Gran Bretagna e Irlanda, mentre Cipro, Bulgaria e Romania ne faranno parte tra qualche anno. La Svizzera - che non fa parte della UE - entrerà nell’area Schengen a novembre del 2008. Una curiosità: il termine ‘cortina di ferro’, venne coniato da Winston Churchill durante un discorso tenuto nel 1946 a Fulton, nel Missouri:
“Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente. Dietro quella linea giacciono tutte le capitali dei vecchi stati dell’Europa Centrale ed Orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia; tutte queste famose città e le popolazioni attorno ad esse, giacciono in quella che devo chiamare sfera Sovietica, e sono tutte soggette, in un modo o nell’altro, non solo all’influenza Sovietica ma anche a una altissima e in alcuni casi crescente forma di controllo da Mosca”
Ma oggi quella frase non è più vera e per l’Italia, tra l’altro, crolla anche il confine con la Slovenia.
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Mercoledì 19 Dicembre 2007
L’ONU ratifica la moratoria universale per la pena di morte
Il 18 dicembre 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ratificato - con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti - la moratoria universale della pena di morte. L’Italia, una volta tanto, non solo non sfigura se confrontata con il resto del mondo, ma anzi si distingue positivamente. La campagna promotrice della moratoria è partita infatti proprio dall’Italia, grazie anche all’impegno dell’associazione radicale Nessuno tocchi Caino. Una buona notizia e una grande vittoria diplomatica dell’Italia. Attenzione però: la moratoria non è vincolante e non obbliga i singoli stati a sospendere le esecuzioni capitali. La decisione presa ieri è tuttavia una svolta importante: si tratta di una presa di posizione forte da parte della maggioranza degli stati aderenti all’ONU. È un appiglio che potrà essere usato da tutti i governi che intendono abolire la pena di morte, ma che incontrano resistenze da parte dell’opinione pubblica o di movimenti a favore della pena capitale. È chiaro però che il passo successivo è la completa abolizione della pena di morte. Insomma, il lavoro prosegue. Dei circa 200 stati ( 192 membri dell’ONU e 8 parzialmente riconosciuti), sono solo 89 gli stati che hanno abolito la pena di morte definitivamente, mentre 68 continuano ad utilizzarla regolarmente. Dei rimanenti 43, alcuni la usano raramente mentre altri non la usano da più di dieci anni. Nel Regno Unito, la pena di morte è stata abolita solo nel 1998, mentre è notizia recente l’abolizione della pena capitale nello stato del New Jersey. Già, ma per quali reati è prevista la pena capitale? Nella Repubblica Centrafricana, la pena di morte è prevista anche nei casi di ciarlataneria e stregoneria! Per fortuna che l’ultima esecuzione è avvenuta nel 1981. In Cina invece, le esecuzioni sono previste anche per reati ‘minori’ come il furto e la pirateria: il 28 settembre 1998 c’è stata un’esecuzione per un furto di 60 yuan (7,2 dollari). Nello Yemen invece, si muore per adulterio e omosessualità. I metodi utilizzati dai boia? Si va dall’iniezione letale (USA) alla decapitazione (Arabia Saudita), dalla lapidazione (Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen), al colpo di pistola alla nuca (Cina). La pena di morte nel mondo:
- Azzurro: Abolita per tutti i crimini
- Verde: Riservata a circostanze eccezionali (come crimini commessi in tempo di guerra)
- Arancione: Non utilizzata
- Rosso: Utilizzata come forma di punizione legale
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