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Martedì 16 Settembre 2008

Inglese maccheronico? No, grazie.

Archiviato in: Società, Umorismo, Grammatica, Cultura — Maurizio ( 07:50 )

Lavoro nel settore informatico, perciò sono abituato alle sigle, agli acronimi e ai termini inglesi. Fin qui tutto normale. Da qualche anno a questa parte però, ho notato un fenomeno “bizzarro”: l’uso esagerato e spesso improprio di sigle e termini inglesi. È un fenomeno che si sta acutizzando sempre di più. Ci sono persone che esagerano con l’inglese e lo usano a sproposito. Li trovo così ridicoli. La lingua italiana sta diventando un optional. Passi per i congiuntivi che - siccome la gente non li sa usare - alla fine sono diventati facoltativi. Passi per locuzioni tipo “ma però”, che ai miei tempi erano considerate errate ed oggi sono ammesse. Passi tutto, però l’inglese ad ogni costo, no. Quello proprio no. A me è sempre piaciuto l’inglese, però se parlo in italiano - perché io sono italiano - evito di fare il “manager” anche quando non serve. Se devo raggiungere un obiettivo, raggiungo un obiettivo, non un target. Se compro un oggetto marcato, compro un oggetto marcato, non uno brandizzato. Se devo consuntivare un lavoro, consuntivo l’impegno svolto, non l’effort. Per non parlare poi dell’inglese “italianizzato”. Non so, del tipo: “quello è un cellulare brandizzato”. Oppure: “dobbiamo raggiungere il target acquisendo maggiore know-how”. Oppure “la nostra mission è la seguente…”. Oppure: “occorre switchare le competenze per bypassare l’empasse della mancanza di know-how”. Ma la cosa che più mi fa incazzare è l’uso dell’inglese per mascherare la realtà. Prendiamo le professioni ad esempio. Una volta c’erano i venditori, oggi ci sono i seller, i sales manager, i sales director. Oggi non si sa bene che tipo di lavoro facciano certe persone. Oggi infatti ci sono i promoter, i junior controller, i software engineer, i teleseller, i senior buyer (che a me fanno pensare a dei vecchietti che comprano nei supermercati), i sales account manager, i credit controller, i gestori corporate e i gestori retail, gli store merchandiser manager. Ma che cazzo di lavoro fate?



Comunque, per capire meglio di cosa parlo, eccovi un colloquio di lavoro molto ma molto vicino alla realtà:

colloquio

(Come lo capisco quel tizio che si incazza. Siamo noi che stiamo uccidendo la lingua, le tradizioni, la cultura del nostro paese, non gli extracomunitari. Questo post è dedicato a Marco).

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Domenica 13 Aprile 2008

Appunti di grammatica italiana: gli articoli

Archiviato in: Blog, Grammatica — Maurizio ( 23:27 )

Come avevo detto in un post precedente, credo che nella gestione di un blog non si debba sottovalutare l’importanza della grammatica. Mi ero ripromesso di ripassare le regole grammaticali (adottando il sistema degli appunti) e di postare qui quanto appreso. Detto fatto. Si inizia dagli articoli. L’articolo è quella parola che precede i sostantivi e ne indica il genere (maschile o femminile) e il numero (singolare o plurale). L’articolo può essere determinativo o indeterminativo. Gli articoli determinativi indicano cose ben distinte mentre quelli indeterminativi si riferiscono a cose generiche, non determinate. Ad esempio:
“imboccò la strada che porta al paese”
qui viene usato l’articolo determinativo “la”, in quanto si sta specificando una strada ben precisa, quella che porta al paese. Ben diversa è la frase seguente:
“si trovò di fronte a una strada sterrata”
qui viene usato l’articolo indeterminativo “una” , in quanto non si intende specificare una strada ben precisa. Si tratta infatti di una generica strada sterrata. Gli articoli determinativi sono: “il”, “lo”, “la”, “i”, “gli”, “le”.

MASCHILE SINGOLARE:

“Lo” si usa davanti a parole che iniziano con “z”, “gn”, “ps”, “x”, “s” + consonante. Davanti a vocale si usa l’apostrofo. In tutti gli altri casi si usa “Il”. Davanti a “pn” si può anche usare “Il”. Ad esempio: “si accorse che il pneumatico era usurato” oppure “lo pneumatico di tipo tubeless venne fabbricato anni fa”. Può sembrare strano, ma sarebbe più corretto scrivere “lo pneumatico” (ma “il pneumatico” va bene ugualmente). Il dubbio nasce dal fatto che nella lingua italiana, l’uso frequente di una forma può consolidare un errore e farlo accettare. Davanti ad una parola che inzia per “h” si usa l’apostrofo (es.: l’hotel, l’hostess, etc.).

MASCHILE PLURALE:

“Gli” si usa davanti a parole che iniziano con “z”, “gn”, “ps”, “x”, “s” + consonante. Davanti a vocale si usa l’apostrofo. In tutti gli altri casi si usa “i”.

FEMMINILE SINGOLARE:

“La” si usa in tutti i casi. Davanti a vocale o davanti a parole che iniziano per “h”, si usa l’apostrofo.

FEMMINILE PLURALE:

“Le” si usa in tutti i casi.

Esempi:

Lo zerbino, lo gnomo, lo psicologo, lo xilofono, lo specchio, il serpente (vocale dopo la “s”).
Gli zoccoli, gli gnomi, gli psicologi, gli xilofoni, gli specchi, i serpenti.

L’articolo determinativo si usa anche in questi casi:
  • con i soprannomi (es.: “lo sfregiato”, “lo chiamavano il rosso”)
  • con i nomi delle opere (es.: “la Divina Commedia”, “I Promessi Sposi”)
  • con i nomi geografici (es.: “il Mediterraneo”, “la Sardegna”)
Gli articoli indeterminativi sono: “un”, “uno” e “una”.

MASCHILE SINGOLARE:

“Uno” si usa davanti a parole che iniziano con “z”, “gn”, “ps”, “pn”, “x”, “y”, “s” + consonante. Con le parole che iniziano con “pn” si può usare anche “un”. In tutti gli altri casi si usa “un”.

FEMMINILE SINGOLARE:

“Una” si usa in tutti i casi.

“Un” è il troncamento di “uno”, perciò al maschile non si apostrofa mai. L’apostrofo viene usato solo nel femminile (”una”) e davanti ad una vocale.

Esempi:

Uno zoccolo, uno gnomo, uno psicologo, uno pneumatico oppure un pneumatico, uno xilofono, uno yo-yo, uno specchio, un serpente (vocale dopo la “s”), una sedia, un’ape.

Bene, se siete stati attenti, non avrete alcuna difficoltà a rispondere ad una semplice domanda. Quale delle due frasi che seguono è corretta?

“Paolo è un insegnante vecchio stampo”
“Lucia è un’insegnante vecchio stampo”

Se avete dei dubbi, sappiate che sono corrette entrambe le frasi. Infatti nella prima frase “insegnante” è maschile, mentre nella seconda è femminile. L’articolo indeterminativo si usa anche in questi casi:
  • con i nomi di persone famose (es.: “crede di essere un Raffaello” oppure “nella galleria personale di Luigi è presente anche un Tintoretto”)
  • con i nomi di città che precedono un aggettivo o un complemento (es.: “una Roma così non si era mai vista” oppure “mi ricordava una Torino d’altri tempi”)
Infine, l’articolo “una” davanti a vocale può anche non essere apostrofato. Quindi è corretto scrivere sia “un’immagine” che “una immagine”.

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Giovedì 3 Gennaio 2008

Appunti di grammatica italiana

Archiviato in: Blog, Grammatica — Maurizio ( 10:44 )

Uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire questo blog è il piacere di scrivere. La soddisfazione massima la raggiungerei scrivendo un libro, ma non credo sia il caso di avventurarsi in storie troppo complicate e probabilmente fuori dalla mia portata: accontentiamoci di qualche post, almeno per ora. Ad ogni modo, anche la scrittura di un semplice post è un’attività che richiede un discreto impegno. Tralasciando per il momento i contenuti, vorrei soffermarmi sulla forma. Una cosa che viene spesso sottovalutata è sicuramente la grammatica italiana. Anche se può sembrare un problema facilmente aggirabile con un semplice correttore ortografico, spesso la soluzione non è così semplice. Per questo motivo, ho deciso di rimettermi a studiare la grammatica italiana! Il mio metodo di studio preferito è imperniato sugli appunti. L’idea che sta alla base è quella di creare una sorta di piccola guida, annotando di volta in volta le cose nuove che apprendo. La prima cosa da fare quando si inizia lo studio di qualsiasi cosa è stabilire il proprio livello di dimestichezza con la materia in questione. Effettuando alcuni test, mi sono reso conto del livello non troppo entusiasmante della mia grammatica. Vi propongo un piccolo test:
“Bhe, devo dire che é facile fare errori di ortografia, sopratutto se non si utilizza un correttore ortografico. La cosa più insidiosa però non è tanto l’ortografia quanto la grammatica italiana . Un po’ per distrazione, un pò per ignoranza, e ecco che l’errore è dietro l’angolo …. In questo piccolo testo, ci sono alcuni errori ortografici. Errori che si riscontrano spesso nei blogs italiani. Li avete trovati? Non vi serve un’orologio: metteteci tutto il tempo che volete”
Allora, quanti errori avete trovato? Ce ne sono 9. Se vi è scappato qualche errore, ecco il testo corretto:
Beh, devo dire che è facile fare errori di ortografia, soprattutto se non si utilizza un correttore ortografico. La cosa più insidiosa però non è tanto l’ortografia quanto la grammatica italiana. Un po’ per distrazione, un po’ per ignoranza, ed ecco che l’errore è dietro l’angolo…. In questo piccolo testo, ci sono alcuni errori ortografici. Errori che si riscontrano spesso nei blog italiani. Li avete trovati? Non vi serve un orologio: metteteci tutto il tempo che volete”
Alcuni utilizzano be’ al posto di beh. Forse sarebbe più corretto be’, in quanto evidenzierebbe maggiormente il troncamento o apocope (da non confondere con l’elisione) della parola ‘bene’, ma io preferisco usare beh, in quanto si tratta pur sempre di un’interiezione. Del resto anche il correttore ortografico segnala be’ come un errore.

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