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Mercoledì 28 Marzo 2007

Appello per Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi

Archiviato in: Petizioni, Guerra — Maurizio ( 17:21 )

Mi associo anch’io all’appello lanciato da Emergency per la liberazione del responsabile afghano dell’ospedale di Emergency, Rahmatullah Hanefi e dell’interprete Adjmal Nashkbandi. Firma anche tu l’appello sul sito di Emergency.

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Lunedì 26 Marzo 2007

Gli americani sapevano?

Archiviato in: Politica, Guerra — Maurizio ( 06:40 )

Continuano le polemiche sull’operato del Governo italiano nell’ambito della vicenda della liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Da più fronti l’accusa che viene mossa è quella di aver trattato con i terroristi e di averne liberato 5. Gran Bretagna, Olanda e Germania hanno commentato sulla vicenda definendola un grave errore che potrebbe provocare delle conseguenze involontarie preoccupanti. La posizione degli americani è stata invece più nebulosa. Inizialmente è stato fatto trapelare il disappunto degli USA da una fonte anonima. Successivamente c’è stata la ‘condanna’ ufficiale. Secondo il portavoce del dipartimento di Stato, il segretario di Stato Condoleeza Rice non era informato della trattativa. Vediamo…durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena in Iraq, gli USA non sapevano dell’operazione, durante la liberazione di Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, gli USA non sapevano delle trattative in corso tra Roma e Kabul…viene da chiedersi: ma gli americani dormono? No, perché se è così comincio ad essere preoccupato per i loro soldati. Sarcasmo a parte, sembrerebbe che gli USA sapessero della trattativa. La loro posizione e quella degli alleati è comprensibile: devono mostrare una posizione decisa di totale contrarietà alle trattative con i talebani. In caso contrario - visti i risultati ottenuti - il rapimento di un civile potrebbe diventare un’opzione appetibile per i talebani. Anche secondo il New York Times, l’Italia non ha agito da sola nello scambio di prigionieri:
“Diplomatically, the United States could not bar the exchanges, American officials said, given that the Taliban prisoners were being held by the Afghan government and not by the American military or NATO. United States officials have also been mindful of the rising tide in Italian public opinion against the presence of Italian troops in Afghanistan”
Come evidenziato dal NYT, diplomaticamente gli USA non avrebbero potuto impedire lo scambio dei prigionieri con il giornalista italiano, in quanto tali prigionieri erano detenuti dal governo afghano e non dai militari americani o dale forze NATO. Inoltre, ostacolare lo scambio avrebbe aumentato il dissenso da parte dell’opinione pubblica italiana. Inoltre:
Edward Luttwak, a senior adviser at the Center for Strategic and International Studies in Washington, speculated that American officials made the political calculation that for the sake of good relations with Italy, it was better not to stop the transfer
Cioè probabilmente gli USA sapevano ma non hanno voluto interferire. Perciò c’è da considerare la situazione del Governo italiano in questo periodo (già caduto una volta). Infatti tra breve verrà affrontato il voto per il finanziamento delle missioni all’estero: la mancata liberazione di Mastrogiacomo avrebbe potuto giocare a sfavore. Intanto la proposta del nostro Governo di una conferenza di pace comincia ad acquisire sempre più sostenitori: dopo Putin, anche il cancelliere tedesco Angela Merkel appoggia la proposta italiana. Anche la Rice definisce costruttiva la proposta italiana. Bene, ci si comincia a rendere conto che 5 anni di guerra non sono serviti, che sia il caso di cambiare strada? Il 27 marzo al Senato ci sarà all’ordine del giorno il rifinanziamento della missione in Afghanistan (alla Camera è già passato con 524 voti). La questione del voto è delicata: 158 voti della maggioranza contro 156 voti dell’opposizione (se votasse compatta). Questo senza considerare eventuali defezioni di Rossi, Turigliatto, Bulgarelli. Cossiga ha già annunciato che voterà NO, Pininfarina e Andreotti sono incerti. I voti della maggioranza potrebbero così scendere a 152-153. Si annuncerebbe un film già visto. La CDL potrebbe richiedere le dimissioni del Governo Prodi. Speriamo che vada tutto liscio.

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Sabato 24 Marzo 2007

L’8 per mille dei pacifisti sovvenzionò la guerra in Iraq

Archiviato in: Politica, Scandali, Diritti civili, Guerra — Maurizio ( 10:25 )

Parlando con la gente, noto spesso un atteggiamento di scetticismo nei miei confronti. Mi capita spesso quando parlo delle malefatte della Chiesa ai credenti, o della politica ‘bizzarra’ di Berlusconi ai suoi fan. Della serie: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ecco perché non discuto più a voce, ma scrivo tutto in questo blog, citando le fonti. A proposito di Berlusconi, ho appena scoperto che una parte dell’8 per mille che doveva essere utilizzato per gli aiuti al terzo mondo, è stato utilizzato per la guerra in Iraq. Per gli scettici, metto ben 3 link: L’Unità, Il Corriere della Sera e La Repubblica. Ecco come si ingannano gli italiani. Questa ‘piccola’ magagna, da sola, dovrebbe far riflettere tutti coloro che hanno votato determinati personaggi…

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Mercoledì 21 Marzo 2007

E Syed Agha?

Archiviato in: Guerra, Informazione — Maurizio ( 06:58 )

Premessa: sono felice per l’avvenuta liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Ho firmato l’appello per la sua liberazione. Nutro la massima stima e rispetto nei confronti di quei giornalisti che rischiano la vita per riportare ciò che accade nel mondo. Detto questo, vorrei spendere due parole su Syed Agha. Syed Agha è il nome del traduttore afghano che lavorava da tempo con i giornalisti occidentali per 100 dollari al mese. Padre di due figli, il più grande di 3 anni e mezzo, era l’autista di Daniele Mastrogiacomo. E’ stato barbaramente ucciso. Sgozzato dopo un processo sommario. Il carnefice, dopo aver compiuto l’atto, ha ripulito il coltello sui vestiti dell’autista ucciso. Syed Agha aveva 25 anni. La moglie era incinta e - appresa la notizia della sua uccisione - ha perso il figlio. Ora, io mi chiedo: perché nessuno ne parla? Perché nessuno parla mai delle condizioni di vita del popolo afghano? Ecco uno stralcio tratto da Peace Reporter:
“Per la gente di qui l’oppio non è il diavolo, il male, bensì l’unico bene, l’unica fonte di sopravvivenza. Chiunque possieda un appezzamento di terra fertile più grande di un orto lo coltiva a papaveri. Basta fare un giro fuori da Lashkargah, al di là del fiume Helmand, per rendersene conto: tutti i campi, ma proprio tutti, sono stati seminati a oppio. Anche quello di Nizab: quarant’anni, magro come un chiodo, intento a strappare con il falcetto le erbacce che infestano i germogli dei papaveri. “In famiglia siamo venti persone. Con quello che ricavo dalla vendita dell’oppio riesco appena a sfamare i miei figli. Guardate qui – dice sfilando una scarpa di gomma tutta rotta a uno dei bambini che gli stanno intorno – non ho nemmeno i soldi per vestirli! Se non fosse per l’oppio moriremmo di fame, perché non c’è altro: non potremmo certo campare con quel che danno al mercato per il grano o il cotone, un decimo di quello che pagano per l’oppio”.
E ancora:
“Lo so che l’oppio uccide la gente – dice Nizab – e non solo nei vostri paesi, ora anche qui da noi. Non è colpa mia se ci sono persone che hanno i soldi per drogarsi: io di soldi non ne ho e per dar da mangiare ai miei figli sono costretto a coltivare questa roba. Magari potessi riuscirci facendo altro! Se il cotone e il grano rendessero come l’oppio, cambierei subito coltura. Se ci fossero altri lavori da poter fare per vivere, non ci penserei due volte. Ma qui non c’è niente altro che questo: tariak, oppio”.
Si va in Afghanistan - ci fanno sapere - in missione di pace. Ma siamo davvero sicuri che questa gente ci veda come i loro salvatori? Ecco cosa pensano di noi i contadini afghani:
“Ho visto i manifesti in città e ho sentito dire in giro che arriveranno i poliziotti e anche i soldati inglesi a distruggere i nostri campi: che vengano pure, noi li aspettiamo! Difenderemo a costo della vita i nostri campi, perché tanto se ci tolgono anche questo, moriremo lo stesso: di fame! Se con i soldi dell’oppio i talebani ci si comprano le armi per me va bene, perché sono loro che difenderanno i nostri campi. Adesso è meglio che ve ne andiate prima che qualche…guardiano vi spari dalle colline laggiù”.
Sarà, ma io continuo a pensare che le guerre non siano il mezzo più idoneo per esportare la democrazia.

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Venerdì 9 Marzo 2007

Mastrogiacomo è vivo

Archiviato in: Guerra — Maurizio ( 18:14 )

Daniele Mastrogiacomo, l’inviato di Repubblica, è ancora nelle mani dei talebani in Afghanistan. Però alcuni giornalisti pachistani dichiarano che è vivo. Appelli da tutto il mondo. Firmiamo l’appello di Repubblica. Mentre scrivo l’appello ha raggiunto le 23 mila firme. Non fate come qualcuno che cononosco, che alla domanda: “non firmi?”, mi ha risposto: “no”. E alla mia richiesta di spiegazioni: “chi glielo ha detto di andarci!”.

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