Vittorio Zambardino, nel suo blog ci informa che il New York Times (mica un giornalino qualunque), da due mesi ha riversato sul web l’edizione integrale del giornale. Mossa coraggiosa. In Italia come è noto, la versione online dei giornali è ridotta. Se vuoi leggere la versione integrale, devi comprare una copia cartacea del giornale. Beh, vi ricordate del quotidiano più vecchio del mondo? Il giornale svedese “Post-och Inrikes Tidningar”, nacque nel 1645, ma dall’inizio del 2007 si è trasferito interamente online, lasciando alla versione stampata solamente tre copie, destinate alla biblioteche. Quando capiremo che i supporti fisici sono in continua e perenne evoluzione? Il prodotto dell’ingegno umano è un prodotto immateriale, non lo si deve legare ai supporti fisici. Basta pensare alla pergamena: venne sostituita dalla carta. Oppure ai dischi in vinile: vennero sostituiti dai CD (anche i CD sono destinati a sparire, rassegnatevi). Oppure delle videocassette: sostituite dai DVD. Insomma, cari editori, non stupitevi: finirete online, tutti. È inevitabile.
Questo video dura quasi due ore ma credo che meriti di essere visto. È la presentazione del libro di Marco Travaglio: La scomparsa dei fatti. Il libro denuncia la disinformazione che regna in Italia ed illustra gli strumenti usati per portarla avanti. Alcuni esempi? Porta a porta non parla dei fatti, degli scandali, dei processi, preferendo parlare dei fatti di cronaca nera (Cogne ad esempio), del viagra e della dieta mediterranea. Ballarò invece, fa finta di parlare dei fatti. Invita sempre le stesse persone (Tremonti, Bersani e pochi altri) e non entra mai nel merito del tema. Fateci caso: Floris si limita a passare il microfono, ma non pone mai domande insidiose ai partecipanti. Finta informazione insomma. Ecco perché certi personaggi sono sempre in televisione (vedi Vespa). Non danno fastidio. Altri invece vengono esiliati (Santoro, Biagi, Guzzanti, Grillo etc.) perché vorrebbero fare informazione. Questo e molto altro nel video:
Esplorando la blogosfera italiana, mi imbatto nel blog VideoMarta. Definirlo blog non è corretto, perché in effetti si tratta di un vlog (videoblog): un blog fatto utilizzando dei video. All’interno di questo vlog, troviamo Marta, una ragazza di 18 anni che - attraverso i suoi video - spiega la tecnologia in maniera semplice. La prima cosa che salta agli occhi è la qualità del prodotto. I suoi video ricordano trasmissioni televisive come ‘Non solo moda’ o ‘Neapolis’:
Da bravo boccalone quale sono, penso: però, è proprio brava questa qui! A dire il vero un dubbio un po’ mi viene. Infatti, la domanda sorge subito spontanea: chi è che la riprende con la telecamera? Boh, sarà il fratello? A quel punto, incuriosito, vado nella classica sezione ‘about’ e scopro che Marta, quei video non li ha creati da sola: quei video sono il frutto del lavoro di 3 persone. C’è chi si occupa degli argomenti tecnici, chi della sceneggiatura, chi fa le riprese, chi fa il montaggio etc. Resto un po’ deluso. E io che inizialmente credevo avesse fatto tutto da sola! Già, con tutti questi nerd e geek che girano nella blogosfera…Esplorando la sezione dei link, scopro che questo vlog in 2 o 3 mesi ha riscosso un notevole successo. Noto anche che molti blogger ne parlano. Proprio come sto facendo io in questo momento. C’è chi - più scaltro di me - nutre qualche sospetto. C’è invece chi critica negativamente l’operazione. Ad ogni modo, la maggioranza dei blogger ne parla bene. C’è poi uno degli autori dell’operazione, che spiega come sia nata l’idea. La mia opinione? A parte la delusione di scoprire una ‘regia occulta’ che toglie di sicuro un po’ di naturalezza alla cosa, a parte la delusione di scoprire una Marta annunciatrice piuttosto che geek, beh, devo dire che il prodotto finito lo reputo davvero ben fatto. Complimenti a tutta la squadra allora! Dopo ICTv, N3tv, ecco nascere i primi vlog italiani. Se però escludiamo quello di Paolo Cevoli e l’ottimo ‘TG satirico’ Nonrassegnatastampa (una visitina è consigliata), siamo ancora a livelli sperimentali e credo che VideoMarta sia il primo vlog degno di questo nome. Piccoli vlogger crescono…
Italiani: non statevi sempre a lamentare degli affitti troppo alti! Voi non lo sapete, ma non è vero. Non sono alti: c’è chi sta peggio. Tratto dal Sole 24 ore:
“Se l’affitto per un bilocale arredato a Milano arriva in media a 920 euro mensili (+20 euro rispetto al 2006), a Tokyo si toccano i 3.117 euro, a New York i 3.040 euro e a Tianjin i 2.280 euro. A Tunisi, la città più conveniente per gli affitti, si toccano invece i 139 euro. Mentre per un quadrilocale non arredato, se a Milano si raggiungono in media i 1.350 euro mensili, a Tokyo si superano i 5 mila euro e a Pechino i 4.400 euro”
Mi chiedo: ma gli stipendi dei lavoratori di Tokyo o di New York sono uguali a quelli di Milano? Lo stipendio annuo medio a Tokyo si aggira sui 50.000$. Lo vogliamo dire? Se non diciamo i valori degli stipendi medi, facciamo informazione a metà. Che poi Il Sole 24 Ore ha preso la notizia dal sito della Camera di Commercio di Milano che - a sua volta - li ha presi da Yahoo.it e, alla fine della fiera, sembra che i dati vengano da una ricerca su 128 città (non 120) effettuata dall’Economist Intelligence Unit. Insomma, una notizia di prima mano no? Un bel link al report completo sarebbe stato simpatico. Ecco servita a voi, la classica informazione ‘copia ed incolla’ italiana. E il Sole 24 Ore è un giornale autorevole (SIC!).
Dopo la denuncia di Repubblica dell’accordo Mediaset-Rai “per la conquista dell’audience” (io direi per il controllo dell’opinione pubblica), la gamma delle reazioni passa dal finto stupore da parte di alcuni politici alla minaccia di querele da parte di Mediaset. Eppure non credo che Repubblica abbia raccontato stupidaggini:
“Concordano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestrano i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessono la tela, fanno decine, centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli. È il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all’inchiesta sul fallimento della “Hdc”, la holding dell’ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. E in particolare dai resoconti, redatti dalla Guardia di Finanza, delle conversazioni telefoniche di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all’epoca, dirigente della Rai, e di Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all’epoca, numero tre delle televisioni Mediaset.”
A quanto pare, le intercettazioni telefoniche non sono fantasie di qualche giornalista folle. Gli accordi, facevano parte di un vero e proprio gioco di squadra:
“La “ragnatela” avvolge e intreccia le vicende della tv di Stato con quelle di Mediaset. I direttori di Tg1 e Tg5 (all’epoca Clemente J. Mimun e Carlo Rossella) fanno, testuale, “gioco di squadra”. Il notista politico del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà “al Dottore in ogni occasione opportuna”
Insomma, Repubblica, uno dei quotidiani più letti d’Italia, uno dei simboli della carta stampata, denuncia inciuci tra televisioni che sembrano - ma non mi dire - perseguire fini meramente politici. Eppure neanche Repubblica è immune da certe ’strategie’. Mi viene da pensare alle notizie che non vengono dette. Un esempio su tutti? Il V-Day di Beppe Grillo, venne ampiamente ignorato e taciuto fino al giorno della sua celebrazione. Eppure, in Rete, se ne parlava da mesi. Di esempi come questo ne potrei elencare un bel po’. Vi vedo scettici. Serve un altro esempio? Cercate “Luigi Cascioli” su Google. Io, vi dico solo che il ‘caso Cascioli’ destò parecchio scalpore all’estero. In Italia? Silenzio stampa. Neanche un trafiletto minuscolo in ultima pagina. Niente di niente. Neanche in Rete. Nessuno ne ha parlato. Ok, va bene, facciamo finta che in Italia ci sia democrazia e l’informazione sia libera. Facciamo finta che la ‘dittatura gentile’, quella perpetrata senza manganelli e senza purghe, non esista. Ma si, facciamo un esercizio di fantasia. In fondo sognare, è l’unica cosa che ci è rimasta in questo Paese.
Continua la saga dei finti sondaggioni di Repubblica. Secondo l’ultimo sondaggio di Lpr Marketing, gli italiani sono entusiasti dell’attuale Governo. Merito dell’approvazione della finanziaria. Io dico che se chiedi alla gente: “cosa è la legge finanziaria?”, molti risponderanno con il silenzio e l’espressione attonita di chi si sente porgere una domanda di fisica nucleare in una lingua a lui sconosciuta. Ma Repubblica non è nuova a questi sondaggi. Spesso, quando il Governo o Prodi arrancano, arriva in aiuto un bel sondaggio dove risulta che gli italiani adorano Prodi come gli antichi egiziani adoravano il dio sole. Vediamo. Secondo Berlusconi, 7 milioni di italiani hanno votato la petizione per mandare a casa il Governo Prodi. Viceversa, secondo Repubblica, gli italiani sono felici. Chi avrà ragione? Io non lo so, però vi giuro, che non riesco a trovare uno – e dico uno – che sia soddisfatto di questo Governo. Neanche a pagarlo. Chissà quali italiani avrà interpellato Repubblica? Eh, una sorta di mistero della fede, questo.
“Torna a salire la fiducia nel premier Romano Prodi e nel suo governo. Entrambi salgono di tre punti”
ROTFL, verrebbe da rispondere usando la lingua della Rete. Ma andiamo nel dettaglio dei dati di Repubblica, perché c’è da spassarsela:
Prodi ed il Governo guadagnano 3 punti. Il PD guadagna 2 punti. Di Pietro perde 7 punti. Bersani guadagna 4 punti. D’altra parte, dice Repubblica, il consenso di Di Pietro era legato a Beppe Grillo: “Adesso, tornato il “grillismo” un po’ nell’ombra, l’assestamento per Di Pietro, con il ritorno al grado di fiducia registrato a giugno.”. Insomma Di Pietro è legato a filo doppio con Grillo, secondo Repubblica. E’ da notare – vi faccio osservare – che Di Pietro è l’unico che si è opposto all’ostruzionismo ai danni di De Magistris ed è l’unico che appoggia ufficialmente Beppe Grillo. Un calo di 7 punti davvero non si spiega. Però questa perdita di punti farebbe molto piacere a qualcuno, vero? Ma se voi di Repubblica pensate che il ‘grillismo’ sia tornato nell’ombra, aspettate il prossimo 25 aprile. Poi ne riparliamo. Emma Bonino guadagna 5 punti (grazie alla moratoria sulla pena di morte). E la moratoria sull’ingresso dei romeni alla quale solo l’Italia non ha aderito? E i finanziamenti europei pro immigrati che l’Italia non ha chiesto? Bah, misteri della fede. D’Alema guadagna 2 punti. Fioroni guadagna 2 punti: “contestato dagli studenti ma evidentemente apprezzato da una parte consistente degli italiani.”. Eh, vi stupite voi stessi di questi dati, vero? Damiano guadagna 3 punti. Si, si, Damiano, quello che istituzionalizza il lavoro precario. Proprio lui. Padoa-Schioppa, quello delle tasse bellissime, udite, udite, guadagna 2 punti. Mastella resta costante. Ora, dico io: cari giornalisti di Repubblica, caro Eugenio Scalfari…ma davvero siete convinti che gli italiani siano idioti fino a questo punto? Ma fino a che punto volete spingervi? Dai, un minimo di moralità. Non parlo di deontologia professionale nel fornire informazioni corrette, parlo di moralità. Suvvia. Basta girare un po’ di blog (eh, quelli ancora non siete riusciti ad imbrigliarli!) e leggere le opinioni della gente su Padoa-Schioppa alias Mr. ‘tasse bellissime’. La disinformazione fatta da voi ‘giornalisti’ (o preferite chiamarla ‘informazione pilotata’?) ha raggiunto livelli stratosferici. Gli italiani sono ipnotizzati, anestetizzati, che volete di più? Queste cifre del sondaggio Lpr Marketing, mi ricordano le cifre in positivo che era solito snocciolare Berlusconi quando era al governo. Le cose sono due: o voi raccontate un sacco di frottole oppure gli italiani sono davvero idioti irrecuperabili. Si, perché altrimenti questo misterioso gradimento non si spiega. Altrimenti il milione di lavoratori che sono scesi in piazza contro il pacchetto Damiano (quello sul welfare, nda) non si spiega. In questo sondaggio, chi governa male guadagna punti, chi si oppone al malgoverno, perde punti. E’ strano questo rapporto perverso, non trovate?
Il prossimo 25 aprile, un secondo V-Day. Quello rivolto ai giornalisti. All’informazione che in Italia latita. Chi pensa che quella di Grillo sia demagogia, farebbe bene a riflettere su questo dato tratto da Reporters Sans Frontiers: oggi l’Italia si colloca al 35.mo posto per quanto riguarda la libertà di stampa. Ho letto denigrazioni su Grillo, in quanto i report di Freedom House (da lui mostrati) sono taroccati. Bene, il link che ho messo qui è di Reporters Sans Frontiers, una organizzazione senza scopo di lucro presente nei 5 continenti che da anni combatte per tutelare la libertà di stampa. Ad ogni modo, ho notato più volte come determinate notizie non vengano riportate dalle fonti di informazione ufficiali. A volte, determinate notizie non escono fuori neanche in Rete. A volte, determinate notizie escono in Rete e poi spariscono. Agli scettici, posso fornire degli esempi illuminanti: la condanna in appello a Marcello Dell’Utri avvenuta a maggio di quest’anno; la vicenda di Luigi Cascioli che fece molto scalpore all’estero ma venne taciuta in Italia; Il V-Day venne diffuso in Rete, i giornali ne parlarono solo DOPO l’8 settembre; la multa di 62.000.000 di euro per manovre scorrette a Telecom Italia a gennaio di quest’anno (notizia riportata solo da Quintarelli). Devo continuare?
Ho rimesso il blog di Beppe Grillo nel blogroll, perché condivido tutto quello che dice. Però sono post come quello di oggi che mi fanno tornare i dubbi:
“Gabriele è stato un pretesto per sollevare (di poco) il coperchio della pentola a pressione Italia. Se la politica non abbassa il fuoco in futuro la pentola potrebbe esplodere. Molti lo pensano, come Cristian.”
Allora. Non strumentalizziamo i fatti per favore. Che poi la gente viene dietro. Mi sembra troppo stupida questa affermazione per essere stata partorita da Grillo (che ritengo uomo intelligente). Grillo, sai bene che quel tipo di teppismo è eversione e fanatismo. Gente pagata per destabilizzare. Branchi di esaltati. 20.000 individui appartenenti all’estrema destra e all’estrema sinistra che sono ben noti alle forze dell’ordine. Andiamo! Non si tratta di brave persone che - siccome non arrivano a fine mese - sono stufi e si ribellano. Anche perché - se così fosse - non si capisce quale sia lo scopo di certe azioni criminose. Io se mi fanno esaurire di brutto, vado a buttare il napalm a Montecitorio, non all’entrata di una caserma di polizia! Se mi parli di rabbia per le vicende come quella del G8 ci possiamo stare, ma il teppismo gratuito messo in atto da gente senza cervello - che se sparisse dalla faccia della terra non ci sarebbe un soldo di danno - non ha niente a che fare con chi non arriva a fine mese.
Ma io devo dire che a volte…a volte mi vengono dei dubbi strani eh? A volte mi viene in mente che certi post siano voluti. Se è così, a quale scopo? Aizzare? Creare malcontento? Far salire la rabbia? No, non ci siamo. Questo post lo cassiamo eh?
Ricardo Levi riassesta il tiro. Basta aggiungere al DDL un comma, sostiene:
“sono esclusi dalla registrazione al Registro degli operatori (presso l’Agcom, ndr.) i soggetti che accedano a Internet in forma o prodotti come siti personali o ad uso collettivo che non siano frutto di un’attività imprenditoriale”
Hmmm, posso dire che non va bene per niente? Vediamo, metti che il mio blog inizi ad essere trafficato; metti allora che decida di piazzare della pubblicità per ripagarmi dei costi. Anzi, no, esagero: metti che io diventi famoso come Beppe Grillo e - grazie alla pubblicità - una passione si trasformi in lavoro. Il blog diventa di fatto un’attività imprenditoriale. E allora? Sono per caso un giornalista per il semplice motivo che ci guadagno? Sono un editore? Non vedo il nesso. Potrei guadagnare con un blog dove racconto i sogni che faccio la notte! Oppure un blog dove racconto barzellette. Ah, Levi, Levi! Ma cancellare quella porcata di DDL dalla faccia della terra no, eh? Si vede proprio che lei è un ex-giornalista. Un tecnico informatico come me, conosce la storia della Internet (con la ‘I’ maiuscola) che - proprio per i suoi scopi originari in ambito militare - è nata ANARCHICA (protocolli a parte) e decentralizzata. Internet si è sviluppata così come la conosciamo oggi, proprio grazie all’assenza di controlli e regolamentazioni che tanto piacciono ai burocrati come lei. Burocrati che insistono da anni a volerla controllare, regolamentare. Vogliamo dirla tutta? A me, questa AGCOM che è stata creata nel 1997, non va proprio giù. Non so che farmene. Se fosse un ente davvero indipendente, oggi in Italia non esisterebbe il Digital Divide. Non avremmo l’oligopolio dei gestori telefonici, non avremmo il monopolio di fatto delle linee ADSL e non ci sarebbero aziende costrette ad impugnare il regolamento del bando di gara delle licenze Wimax. Io spero nel TAR, visto che l’AGCOM tutela gli interessi di pochi a discapito della collettività. Ooooh!!! Mi sono sfogato ora che posso ancora farlo!!!
Che la vecchia TV analogica generalista stia dirigendosi verso un inesorabile declino sembra evidente a molti. Che verrà sostituita dalla TV via Internet sembra assodato. Oggi si parla di IPTV e di P2P TV. Nel frattempo però, ci sono alcune realtà che si stanno timidamente affacciando sul Web. Prendiamo ad esempio Diregiovani.tv. Si tratta di una versione embrionale di TG trasmesso in Rete. A dire il vero di TG in Rete ne esistono parecchi da tempo, però questo qui è un TG italiano condotto da giovani. Dietro al portale di diregiovani.it c’è l’agenzia di stampa romana Dire. Si legge sul sito di Dire:
“La Dire nasce nel 1988 quando comincia a competere con le altre agenzie di stampa sul terreno dell’informazione politico-parlamentare.Vere e proprie corazzate come l’Ansa, l’Adnkronos e l’Agi.”
La Dire non si occupa solo di TG: gestisce anche 6 notiziari (ai quali sono abbonati quotidiani come Il Corriere della Sera e La Repubblica) ed una radio sul Web, CityRadio. CityRadio trasmette in diretta da un vero e proprio studio radiofonico situato a Roma a Largo Corrado Ricci 1 (è anche possibile visitare il Centro Informagiovani Fori Imperiali dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 18:00). Ecco il TG di ieri:
I video di Diregiovani sono visibili direttamente dal browser. Non è necessario alcun software, a differenza di altre TV sul Web come ad esempio Arcoiris.tv, che presenta video fruibili attraverso i videoplayer più diffusi: Realplayer e Windows Media Player. I video sono disponibili anche in alta risoluzione. Esistono poi dei software, come StreamerOne o Mogulus (il primo a pagamento ed il secondo gratuito) che permettono a chiunque di creare una propria TV. Leggendo i commenti sulla Rete, il migliore tra i vari software sembrerebbe Mogulus, ma per chi volesse provarne altri, suggerirei: Ustream e Operator11. Esistono poi dei software che trasmettono video utilizzando il sistema del P2P: più utenti fungono da nodi e ‘condividono’ banda (una sorta di BitTorrent o Emule specializzati in trasmissioni televisive). Tra tali software ci sono: Miro, SopCast, Zattoo e moltissimi altri (un elenco di questi programmi è disponibile qui). Ma se non hai problemi con l’inglese, il programma che davvero porta la televisione a tutto schermo sul computer è sicuramente Joost. Con Joost si fa fatica a distinguere lo schermo del computer da quello di un televisore. Già, ma se io volessi vedere un film trasmesso in Rete sul TV da 50 pollici? Beh, ci ha pensato Apple con il suo iTV. E’ un piccolo scatolotto che collega il computer alla TV senza utilizzare cavi, in modalità wireless. Con iTV è possibile visulaizzare i video di YouTube direttamene sul televisore di casa. Oppure acquistare un film su iTunes e visualizzarlo sul computer o sul televisore. Ha senso puntare ancora sul DTT (Digitale Terrestre)? Qualcuno pensa all’interazione tra IPTV e DTT e - mentre qualcun altro pensa che l’IPTV richieda troppa banda per competere con il DTT - i ‘ragazzi’ di Internet2 trasmettono dati su Internet a 10 Gbps (ossia 1 Gigabyte al secondo, un film in DVD ’sparato’ in pochi secondi). Chi vincerà? La TV dal basso via Internet, il DTT, la TV P2P o i bouquet forniti dalle varie telecom via IPTV? Secondo me, ci sarà integrazione ma…stiamo con i piedi per terra: ricordiamoci che siamo in Italia, la patria del Digital Divide.