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Sabato 22 Settembre 2007

V-Day? Si discutono già le contromisure, occhio!

Archiviato in: Politica, Informazione — Maurizio ( 11:00 )

Come pensavo: apparentemente fanno finta di minimizzare, esternano il loro disprezzo usando termini come ‘antipolitica’, ‘demagogia’, ‘populismo’, condannano manifestazioni come il V-Day ma…nel frattempo…già discutono sulle strategie per affossare la proposta di legge popolare firmata da 300.000 persone e depositata presso la Corte di Cassazione da Beppe Grillo! Occhio. Il rischio è che ci diano formalmente ragione - facendo finta di discutere la proposta di legge popolare - ma che ci freghino nella sostanza ‘ritoccando’ il testo di tale legge quanto basta per renderla nulla. 7 anni fa Di Pietro raccolse 150.000 firme e depositò una proposta di legge popolare per la riduzione del numero dei partiti e per il voto diretto da parte dei cittadini. Sono passati 7 anni e la proposta è rimasta chiusa in qualche cassetto. Evitiamo quindi l’errore di considerare i membri della casta degli stupidi. Non lo sono affatto. Tutt’altro. Questa purtroppo non è solamente una mia sensazione. Ecco quanto dice Di Pietro:

Tratto dal blog di Antonio Di Pietro:
Un’altra cosa a cui fare attenzione è questa: la legge prevede che quando un disegno di legge viene presentato, il Parlamento è tenuto a discuterlo ma non sono indicati né il limite di tempo né il limite alla possibilità di emendarlo. Bisognerà, quindi, controllare giorno per giorno gli emendamenti che verranno proposti. Ognuno dei quesiti, con un piccolo emendamento, può essere annullato. Il primo dice: “I condannati non possono essere candidati”; qualcuno aggiungerà un emendamento come “salvo quelli che…” con una serie di eccezioni per cui, alla fine, in galera ci andranno quelli che hanno raccolto le firme. O ancora: “Non si può stare in Parlamento più di due legislature”. Basta aggiungere una parola: “consecutive”, per cui basterebbe che, tra un’elezione e l’altra, una persona facesse il consigliere regionale o il parlamentare europeo per bypassare la norma. Se poi si aggiunge: “in ciascun ramo del Parlamento”, si potrà stare due legislature alla Camera, due al Senato e così via. Ho già sentito quelli che già si muovono per costruire accorgimenti tali per darvi formalmente ragione ma sostanzialmente una fregatura: stiamo attenti.”


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Sabato 2 Giugno 2007

Primi effetti del PD: il Santoro edulcorato

Archiviato in: Politica, Scandali, Censura, Chiesa, Informazione — Maurizio ( 11:07 )

Praticamente non c’è blog che non abbia parlato della trasmissione di Santoro che ha mandato in onda il video sulla pedofilia nella Chiesa della BBC Sex Crimes and the Vatican. Io non posso esimermi dal commentare la vicenda. Molti hanno inneggiato alla libertà di espressione, evidenziando come la censura sia stata sconfitta. Beh, non vorrei fare il solito bastian contrario, ma a me, la trasmissione di Santoro è parsa decisamente edulcorata. Quasi si aveva il timore di ‘maltrattare’ troppo la Chiesa che per poco non diventava la vittima di tutta la questione. Un messaggio che è passato poco - direi per niente - è il seguente: non servono le varie…hmmm…come si chiamano? ‘Congregazioni sulle Dottrine della Fede’ (Azz!) e associazioni varie, ma serve una cosa sola: denuncia all’autorità giudiziaria di qualsiasi fatto di questo tipo. Punto. Fine. Non c’è altro da discutere, visto che la pedofilia è un reato e come tale andrebbe combattuto. Qualcuno dice che non si poteva fare di più, altrimenti sarebbe passato il messaggio che i comunisti cattivi condannano la Chiesa abusando di un servizio pubblico come la RAI. Beh, io dico che le cose o si fanno per bene o non si fanno per niente. Altrimenti non si scuotono le coscienze. Non voglio neanche soffermarmi un secondo sulle dichiarazioni dei vari Bondi, Fini e compagnia cantante, perché speculare sui dolori delle vittime è davvero troppo. Di fronte a certe affermazioni mi chiedo costantemente: ma costoro ci fanno o ci sono? Per cambiare le cose, occorre partire dall’informazione. Molti fatti in Italia vengono taciuti. Un esempio dello strapotere della Chiesa? Visitate questo sito. All’estero queste notizie hanno avuto ampio risalto, in Italia non è uscito neanche un trafiletto su un sito web. A parte, ovviamente, qualche blog che consiglio caldamente di leggere…

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Venerdì 27 Aprile 2007

Raccolta differenziata: istruzioni per l’uso

Archiviato in: Ambiente, Energia, Educazione, Informazione — Maurizio ( 06:25 )

Allegato alla mia copia del periodico locale La Piazza di Roma, ho trovato un interessante opuscolo dell’AMA (Azienda Municipale Ambiente di Roma) allegato. Si parla di raccolta differenziata. Forse non tutti sanno che una raccolta differenziata fatta male, pregiudica gran parte del lavoro. Gettare rifiuti riciclabili sporchi nell’apposito cassonetto, rende infatti inutilizzabile tutto il resto! Quindi, occhio a gettare la bottiglia di vetro con i residui del succo di frutta all’interno! E’ necessario il risciacquo preliminare. Una volta risciacquati, i contenitori vanno schiacciati per occupare meno spazio. A Roma abbiamo 3 cassonetti diversi: uno blu per vetro, plastica e metallo, uno bianco per carta e cartone ed infine uno verde per tutto il resto che non è riciclabile (ad esempio gli scarti alimentari). Ecco cosa è possibile inserire (e cosa non si deve inserire) negli appositi cassonetti:

Cassonetto BLU
  • bottiglie, vasetti e barattoli di vetro
  • bottiglie, vasetti e barattoli di plastica
  • buste e sacchetti di plastica
  • lattine per bevande
  • vaschette e fogli di alluminio
  • scatolame di metallo per alimenti
  • tappi a vite e a corona di metallo
  • bombolette spray
  • gusci e barre di polistirolo
Cosa NON gettare nei cassonetti BLU
  • ceramica e porcellana
  • lampadine e lampade al neon
  • piatti, bicchieri e posate di plastica
  • contenitori per solventi e vernici etichettati Tossici e/o Infiammabili
  • oggetti in vetro, plastica, metallo diversi dai contenitori (giocattoli, apparecchiature elettriche, lastre di vetro, etc.)
Cassonetto BIANCO
  • imballaggi di carta, cartone e cartoncino
  • giornali, riviste, quaderni
  • depliant, volantini, manifesti
  • cartoni per bevande in Tetra Pak
Cosa NON gettare nei cassonetti BIANCHI
  • carta o cartone sporchi di cibo o di altre sostanze
  • carta oleata o plastificata
  • piatti e bicchieri di plastica
  • buste o sacchetti di plastica
Cassonetto VERDE
  • tutti i materiali non riciclabili
  • avanzi di cibo, di frutta e verdura
  • foglie e fiori
  • carta e cartone sporchi di cibo, carta oleata o plastificata
  • plastiche non riciclabili: giocattoli, piatti, bicchieri e posate
  • pannolini e assorbenti igienici
Cosa NON gettare nei cassonetti VERDI
  • materiali riciclabili (vetro, plastica, metallo, carta)
  • sostanze liquide
  • materiali impropri o pericolosi
  • pile scariche e batterie d0auto
  • sostanze tossiche
  • calcinacci, pneumatici
  • rifiuti ingombranti anche se smontati
Il Comune di Roma prevede specifiche sanzioni per chi abbandona i rifiuti fuori dai cassonetti (da 25 a 620 euro) e per chi non effettua correttamente la raccolta differenziata (da 50 a 300 euro). Sanzioni a parte, la raccolta differenziata è un dovere civico per tutti. Altrimenti inquiniamo di più e ci ammaliamo di più. E’ la prima volta che faccio una richiesta di questo tipo agli altri blogger ma, vista l’importanza, questa volta la faccio: per favore, fate circolare questa informativa. I più pigri possono tranquillamente copiare integralmente il mio post! :o)

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Martedì 17 Aprile 2007

Un’alternativa a Google News…

Archiviato in: Internet, Informazione — Maurizio ( 17:48 )

Io di solito leggo Google News e lo trovo ottimo (specie perché si possono effettuare le ricerche all’interno delle notizie). Leggo principalmente la versione di Google Italia, ma a volte anche quella inglese (Google.com). Però AB Techno Blog suggerisce una valida alternativa: Press Display. Questo servizio permette la lettura dei più importanti quotidiani di 70 paesi in 37 lingue diverse! Beh, le prime pagine dei quotidiani sono gratuite, le restanti sono a pagamento. Ad ogni modo mi sembra un servizio ottimo per avere un’idea generale di ciò che si dice nel mondo.

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Sabato 14 Aprile 2007

Missioni di pace? No grazie!

Archiviato in: Politica, Guerra, Informazione — Maurizio ( 07:35 )

Tratto da PeaceReporter:
“Le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro parenti sono infatti concordi: dopo aver messo in fuga i talebani dai villaggi, i soldati del governo Karzai appoggiati dalle forze Isaf hanno fatto il tiro a segno sulla popolazione civile, sparando contro tutti: anziani, donne e bambini. Chiunque si trovasse a tiro.”
Questo è il Governo ‘democratico’ di Karzai. Suggerisco la lettura del reportage presente su PeaceReporter (cliccare sul link all’inizio di questo post). La NATO bombarda i civili. L’Italia ha acquistato 133 caccia bombardieri d’attacco “Joint Strike Fighter” prodotti dalla Lockheed (USA), alla modica cifra di 13 miliardi di euro. D’ATTACCO, non di PACE. Un terzo dell”8 per mille venne usato dal precedente Governo per finanziare l’intervento in Iraq (Gianni Letta dixit). Ecco cosa sono le missioni di pace.

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Domenica 25 Marzo 2007

Lezione numero 2: controllare 3 volte prima di postare!

Archiviato in: Blog, Informazione — Maurizio ( 19:26 )

Ok, dopo la lezione numero 1 sui backup, ho imparato la lezione numero 2 sui blog che si scrivono. A seguito di un mio errore, ho fornito un’informazione errata in un post precedente. Quel post ha scatenato un putiferio. Non appena me ne sono reso conto - leggendo i commenti - ho corretto le informazioni errate, ma ormai la notizia era volata qua e là. Ecco perché questo post di spiegazione si rende doveroso. La morale di questa seconda lezione è: controllare sempre 3 volte ciò che si scrive, sia nei post che nei commenti scritti sui blog degli altri. E’ una cosa che ho sempre affermato, ma, evidentemente, ciò non è sufficiente per garantirmi l’esenzione da eventuali errori. Infatti errare humanum est, e, beh, io sono…molto umano ;-) (ovviamente occorre attenzione, perché è anche vero che…perseverare autem diabolicum)! Come si è generato l’errore:

giorni fa, una curiosità personale, mi spinse ad indagare sulla carta stampata. Scopo: scoprire chi possiede cosa e chi scrive dove. Non si trattava di una indagine che aveva la pretesa di essere esaustiva, perciò ho preso in considerazione esclusivamente le testate a tiratura nazionale, tanto per avere una idea di massima. Il caso volle che Il Gruppo Editoriale L’Espresso, fosse in passato di proprietà di Berlusconi (tramite Mondadori). Successivamente però, Carlo De Benedetti ne acquisì la percentuale di maggioranza (dati CONSOB). Scartabellando i dati delle varie testate, la distrazione, un copia ed incolla sbagliato, causarono l’immissione di dati vecchi nel calcolo del grafico. Ricontrollando più volte, non mi accorsi dell’errore. La conseguenza nefasta fu: grafico errato che vedeva Berlusconi proprietario della maggioranza della stampa italiana! Stesso errore (per non farci mancare nulla) fu ripetuto nella relativa scheda di dettaglio.

Ad ogni modo, come evidenziato nel post, la mia non era un’analisi politica: non ho mai parlato né di destra né di sinistra. La conclusione finale del post rimane ancora valida: alcune aziende private controllano economicamente l’informazione in Italia. Se vogliamo parlare di controllo dell’informazione in senso stretto, cioè come capacità di condizionare l’opinione pubblica, allora occorre prendere in considerazione vari parametri. Primo: quanti sono gli elettori in Italia? Di questi, quanti leggono i giornali? Già, perché se sommiamo tutte le copie vendute di tutte le testate (comprese quelle locali), si raggiunge un numero che è molto al di sotto del numero totale degli elettori. A fronte di circa 47 milioni di aventi diritto al voto, vengono vendute (non lette) circa 6 milioni di copie (compresi i giornali locali e più piccoli). Questi sono dati indicativi, prendeteli senza troppe pretese, solo per avere un’idea di massima. In Italia infatti, sono ancora pochi quelli che leggono (sia cartaceo che elettronico ovviamente). In Italia l’opinione pubblica si condiziona in altri modi (oggetto di un prossimo post). Secondo: per fare un’analisi seria, occorre prendere in considerazione tutti i media: giornali, radio, televisioni, libri. Altrimenti si tratta solo di dati parziali. Terzo: a prescindere dal proprietario di un dato gruppo editoriale, le informazioni le fanno ancora i giornalisti. Perciò occorre considerare anche l’orientamento politico del direttore del giornale e quello del giornalista che scrive. Infatti ci sono giornalisti che scrivono su più di una testata. Ad ogni modo sono abituato a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, e, in questo caso, sono contento di osservare che chi legge lo fa con spirito critico. Occorre controllare sempre le fonti dalle quali vengono i dati (io le cito sempre per questo). Anche perché, si possono dire fesserie anche non volendo…

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Mercoledì 21 Marzo 2007

E Syed Agha?

Archiviato in: Guerra, Informazione — Maurizio ( 06:58 )

Premessa: sono felice per l’avvenuta liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Ho firmato l’appello per la sua liberazione. Nutro la massima stima e rispetto nei confronti di quei giornalisti che rischiano la vita per riportare ciò che accade nel mondo. Detto questo, vorrei spendere due parole su Syed Agha. Syed Agha è il nome del traduttore afghano che lavorava da tempo con i giornalisti occidentali per 100 dollari al mese. Padre di due figli, il più grande di 3 anni e mezzo, era l’autista di Daniele Mastrogiacomo. E’ stato barbaramente ucciso. Sgozzato dopo un processo sommario. Il carnefice, dopo aver compiuto l’atto, ha ripulito il coltello sui vestiti dell’autista ucciso. Syed Agha aveva 25 anni. La moglie era incinta e - appresa la notizia della sua uccisione - ha perso il figlio. Ora, io mi chiedo: perché nessuno ne parla? Perché nessuno parla mai delle condizioni di vita del popolo afghano? Ecco uno stralcio tratto da Peace Reporter:
“Per la gente di qui l’oppio non è il diavolo, il male, bensì l’unico bene, l’unica fonte di sopravvivenza. Chiunque possieda un appezzamento di terra fertile più grande di un orto lo coltiva a papaveri. Basta fare un giro fuori da Lashkargah, al di là del fiume Helmand, per rendersene conto: tutti i campi, ma proprio tutti, sono stati seminati a oppio. Anche quello di Nizab: quarant’anni, magro come un chiodo, intento a strappare con il falcetto le erbacce che infestano i germogli dei papaveri. “In famiglia siamo venti persone. Con quello che ricavo dalla vendita dell’oppio riesco appena a sfamare i miei figli. Guardate qui – dice sfilando una scarpa di gomma tutta rotta a uno dei bambini che gli stanno intorno – non ho nemmeno i soldi per vestirli! Se non fosse per l’oppio moriremmo di fame, perché non c’è altro: non potremmo certo campare con quel che danno al mercato per il grano o il cotone, un decimo di quello che pagano per l’oppio”.
E ancora:
“Lo so che l’oppio uccide la gente – dice Nizab – e non solo nei vostri paesi, ora anche qui da noi. Non è colpa mia se ci sono persone che hanno i soldi per drogarsi: io di soldi non ne ho e per dar da mangiare ai miei figli sono costretto a coltivare questa roba. Magari potessi riuscirci facendo altro! Se il cotone e il grano rendessero come l’oppio, cambierei subito coltura. Se ci fossero altri lavori da poter fare per vivere, non ci penserei due volte. Ma qui non c’è niente altro che questo: tariak, oppio”.
Si va in Afghanistan - ci fanno sapere - in missione di pace. Ma siamo davvero sicuri che questa gente ci veda come i loro salvatori? Ecco cosa pensano di noi i contadini afghani:
“Ho visto i manifesti in città e ho sentito dire in giro che arriveranno i poliziotti e anche i soldati inglesi a distruggere i nostri campi: che vengano pure, noi li aspettiamo! Difenderemo a costo della vita i nostri campi, perché tanto se ci tolgono anche questo, moriremo lo stesso: di fame! Se con i soldi dell’oppio i talebani ci si comprano le armi per me va bene, perché sono loro che difenderanno i nostri campi. Adesso è meglio che ve ne andiate prima che qualche…guardiano vi spari dalle colline laggiù”.
Sarà, ma io continuo a pensare che le guerre non siano il mezzo più idoneo per esportare la democrazia.

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Domenica 18 Marzo 2007

Ancora su stampa e blog…uffa!

Archiviato in: Blog, Informazione — Maurizio ( 10:34 )

Mi scoccia terribilmente parlare di blog e di giornalismo (dico davvero), ma qui mi ci sento tirato per i capelli. Prendo spunto ancora una volta da un post di Biagio per scriverne uno io. Ma che è colpa mia se per sviscerare la mia opinione non mi basta scrivere un commento sui blog altrui? Ma veniamo al punto. Su ‘Il Manifesto’, qualche giorno fa esce un articolo di Franco Carlini (persona che ho sempre stimato) che - al solito - fa discutere parecchi blogger. Ovviamente l’articolo originale non è reperibile in rete, poiché - com’è sua consuetudine - Il Manifesto non pubblica gli articoli in Rete (così come fanno già parecchie testate). Per poter leggere gli articoli, occorre comprare una copia in formato cartaceo, abbonarsi, oppure visitare questo blog. Sorvolo sull’opportunità di tale posizione - a mio avviso totalmente anacronistica - e cito un passo ‘illuminante’ dell’articolo:
“Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ‘90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.”
Beh, devo dire che sono rimasto sbigottito. E’ incredibile. Sono andato a leggere l’articolo originale, perché non volevo credere che l’avesse scritto proprio Carlini. Quanto pressapochismo. Quanta arroganza. Quanto qualunquismo. Quanto anacronismo! E’ il tipico discorso dell’impiegato dell’informazione che si sente attaccato, minacciato. E’ il tipico discorso di chi parla senza conoscere. Di chi ancora non ha ben chiaro cosa sia la Rete (vedi i politici italiani). Ma il Carlini che conoscevo io è sparito? Riguardo all’autoreferenzialità, ai blog monomaniacali, all’insulto, ai giudizi approssimativi, viene da chiedere: Carlini, ma che razza di blog hai letto? Guarda che ce ne sono a centinaia di blog validi. Riguardo alla democrazia…ho appena scritto un postone sul mondo della carta stampata in Italia. Certo, non è un’inchiesta giornalistica (perché giornalista non sono), certo, potrà essere approssimativo, potrà contenere degli errori, potrà essere scritto in tono colloquiale (piaga davvero terribile!) però intanto se ne parla… e la cosa bella è che se scrivo una stupidaggine, chiunque potrà commentare dicendo: a Maurì, ma che diavolo stai farneticando? Sulla carta stampata ciò non è possibile. Più democrazia di così! L’informazione fornita dai blog, viene ‘dal basso’. Analizziamo l’etimologia della parola ‘democrazia’: dal greco, ‘demos’ che significa ‘popolo’ e ‘cratos’, che significa ‘potere’. Cioè potere che viene dal popolo (contrapposto all’oligarchia, cioè il potere di pochi). E quindi? I blog sono in perfetta sintonia con il significato del termine ‘democrazia’. In Rete chiunque può scrivere - liberamente - ciò che meglio crede. Non affidiamoci ai discorsi del Papa che ribaltano completamente la realtà. L’atteggiamento di Carlini in questa vicenda, è a dir poco anacronistico. I blog devono essere considerati complementari ai giornali classici. I blog non sono dei giornali. La professione dei giornalisti veri, come ad esempio Ilaria Alpi, Daniele Mastrogiacomo, Giuliana Sgrena, Riccardo Iacona (enumero i primi che mi vengono in mente) non verrà mai minacciata dall’avvento dei blogger. E soprattutto nessuno la mette in discussione. Possibile che ancora non sia chiaro? Certo, i blog stimoleranno i giornali (che saranno solo online, caro Il Manifesto) a produrre informazione di qualità, a migliorarsi. I giornalisti ‘impiegati’ dell’informazione, coloro che si limitano a copiare ed incollare pedissequamente i dispacci di agenzia, beh, costoro sì, soccomberanno. Ma i giornali resteranno in vita. E poi, oltre alla democrazia, io parlerei anche di pluralismo dell’informazione (chiunque può aprire un blog facilmente ormai). Ma leggiamo un altro passo ‘illuminante’ dell’articolo di Carlini:
“Di recente anche la giusta indignazione per lo scadente sito del turismo italiano (il famoso www.italia.it presentato da Rutelli a fine gennaio e criticato anche qui) è in larga misura diventata una sequenza di indignazioni a costo zero. Per esempio il fatto che la gara per quel portale fosse stata vinta dalla Ibm, quando ministro dell’innovazione era Lucio Stanca, che dalla Ibm veniva, è stata presentata come il solito favore tra politica e aziende. Il che non è vero, dato che si trattò di una gara vera, dove Ibm vinse per il costo più basso offerto; ogni giornalista per bene l’avrebbe verificato, ma i commentatori estemporanei, quelli che «ogni uomo è un reporter» non ci provano nemmeno, non ci si pone il problema, essendo sempre e comunque più suggestive le teorie del complotto.”.
Beh, anche quest’affermazione sul portale Italia.it non ha senso. Che vuol dire che IBM vinse per il costo più basso? Ipotizziamo che un ente indica una gara pubblica per l’appalto sullo sviluppo di un portale sul turismo. Ipotizziamo che a tale gara partecipino solo pochi soggetti. Ipotizziamo ancora che tali soggetti si mettano d’accordo prima della gara in modo da presentare offerte artificiosamente ed inverosimilmente alte. Sono solo ipotesi eh? Un buon Governo, di fronte a tale ipotesi, come dovrebbe reagire? Dovrebbe forse limitarsi alla scelta dell’offerta più conveniente? Non credo. Il Governo è dotato di apparati di controllo? Sono presenti nel suo organico dei consiglieri tecnici incaricati di esprimere dei pareri? Se è così, allora qualcosa non ha funzionato (e infatti, i nostri parlamentari, come minimo si interrogano sui requisiti di accessibilità del portale in questione; certo, magari chiedersi anche come mai è stato bruciato tutto quel denaro pubblico non farebbe male). E’ lecito che un cittadino italiano si ponga delle domanda in merito all’uso del denaro pubblico? Cioè se io noto che si spendono 13 miliardi di euro per acquistare 133 aerei da combattimento dagli americani, che 45 milioni di euro vengono buttati per sviluppare un portale sul turismo, che solo 5 miliardi vengono stanziati per le pensioni, beh, sarò padrone di scriverlo sul mio blog personale? Certo, sarebbe da chiedersi: come mai quando D’Alema è al governo nel 1998 si firmano accordi con gli americani sugli armamenti (maggiori informazioni su questi ‘traffici’ sono reperibili qui e qui), poi si ripudiano quando Berlusconi è al governo nel 2002 e poi si rispolverano quando Prodi è al governo nel 2007? Qualcosa non quadra, ma questa è un’altra storia…
P.S.: in questo post i termini anacronismo e anacronistico si sono sprecati…come mai?

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Sabato 17 Marzo 2007

Carta stampata

Archiviato in: Lobby, Informazione — Maurizio ( 15:57 )

Siccome non avevo nulla da fare, ho deciso di tracciare un quadro generale del comparto editoriale italiano. Beh, a dire il vero, ho trattato solo il settore della carta stampata, anche se - per avere sotto mano una visione globale - avrei dovuto considerare anche radio, televisioni (RAI e private) e libri. Comunque alcune emittenti radio e televisive le ho inserite. Bene, cosa emerge dall’analisi dei dati che ho riportato qui sotto? Direi che è possibile dividere l’intero comparto dell’informazione su carta in 2 grandi spicchi: aziende private e pubbliche. Iniziamo subito a dire che molte testate sono sovvenzionate anche dai contributi pubblici. L’Unità è il quotidiano che beneficia maggiormente di finanziamenti pubblici (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003). Seguono l’Avvenire con 5.990.900,04 euro, Il manifesto con 4.441.529,33 euro, La Padania con 4.028.363,80 euro, Il Foglio con 3.511.906,92 euro, Il Secolo D’Italia di Fini Gianfranco con 3.098.741,40 euro e L’Avanti con 2.582.284,89 euro). Detto questo, dai dati emerge che l’informazione in Italia sembra essere controllata totalmente dalle alcune aziende private. Vediamo:
  1. Carlo De Benedetti controlla il Gruppo Editoriale L’Espresso
  2. Banche e aziende (Fiat e Pirelli) controllano RCS
  3. Il gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è controllato per il 50,14% dal gruppo Fininvest (che è di Silvio Berlusconi)
  4. Confindustria controlla il Sole 24 Ore
  5. La Fiat controlla La Stampa
  6. Paolo Berlusconi controlla Il Giornale
  7. Veronica Lario possiede Il Foglio (Veronica Lario è la moglie di Silvio Berlusconi)
  8. Mondadori possiede Panorama
  9. Libero è di Giampaolo Angelucci
  10. L’Unità è finanziato dallo stato
  11. Il Manifesto è finanziato dagli stessi giornalisti (cooperativa)
Direi che a occhio e croce, banche, aziende come la Fiat e la Pirelli, De Benedetti e Berlusconi (Mondadori e Gruppo ed. Espresso) controllano quasi la totalità dell’informazione cartacea in Italia. Ne restano fuori l’Unità ed il Manifesto. Seguono i dati che ho reperito su Internet dai ’siti ufficiali’, come direbbe qualcuno di mia conoscenza. ;-) I siti ufficiali sono quelli delle case editrici. Mi sono infine divertito a creare un grafico a torta, per rendere maggiormente l’idea. Nel grafico, per ‘banche’ intendo Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Capitalia, Fiat e Pirelli ed altre (per maggiori dettagli clicca ‘profilo societario’ nella scheda sottostante). Per ‘Berlusconi’ intendo Berlusconi, Mondadori, Veronica Lario, Paolo Berlusconi.

grafico a torta
A scanso di equivoci, c’è da dire che l’informazione la fanno ancora i giornalisti. Giusto per capirci, alcuni giornalisti scrivono su più di una testata (ad esempio Enzo Biagi o Marco Travaglio). Quindi un aspetto interessante è chi scrive in un dato giornale. Prendendo ad esempio ‘Libero’, e constatando chi ci scrive abitualmente, ognuno può trarre le proprie conclusioni. Il grafico è stato generato online con lo strumento Create A Grahp. I dati li ho presi dalle schede sottostanti (compilate estrapolando i dati da ADS - Accertamenti Diffusione Stampa. Dati del 2005). Cosa è ADS? Attualmente costituiscono ADS le seguenti Associazioni: UPA (Utenti Pubblicità Associati), Assocomunicazione (Associazione delle Imprese di Comunicazione) e UNICOM (Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione), che rappresentano la “parte Utenti-Agenzie”, FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e FCP (Federazione Concessionarie di Pubblicità) che rappresentano la “parte Editori-Concessionarie”.

Seguono le schede delle varie testate


(Il primo riquadro rappresenta la casa editrice, il secondo la testata; seguono il direttore del giornale e i redattori che di solito scrivono su quel giornale. Ho inserito anche il numero delle copie vendute, compresi gli abbonamenti. In fondo al post c’è una legenda che descrive i significati degli acronimi)

Gruppo Editoriale L'Espresso - Profilo
(Dal 1991 il Gruppo Editoriale L’Espresso è controllato da Carlo De Benedetti). Qui è possibile consultare il profilo societario Altre riviste del gruppo: Guide De L’Espresso, Limes, MicroMega, National Geographic Italia. Emittenti radiofoniche: Radio DeeJay, Radio Capital, M2O. Emittenti televisive: All Music

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RCS MediaGroup - Profilo
(RCS MediaGroup: fondata da Bruno Tassan Din, nipote: Angelo Rizzoli) Oggi: 63,527% di Mediobanca, Fiat, Presenti, Ligresti, Pirelli (Marco Tronchetti Provera), Intesa Sanpaolo (Corrado Passera), Capitalia (Cesare Geronzi). Qui è possibile consultare il profilo societario. Altre riviste del gruppo: Amica, Anna, Astra, Brava Casa, Domenica Quiz, Domenica Quiz Mese, Il Mondo, Io Donna, L’Europeo, Max, Newton, Novella 2000, Oggi, Ok La salute prima di tutto, Visto. Emittenti radiofoniche: CNR Radio FM, Play Radio e RIN Digital Radio. Altro: DADA S.p.A.

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Confindustria

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La Stampa S.p.A. - Profilo
(Editrice La Stampa S.p.A. è una casa editrice, controllata dal gruppo Fiat tramite la holding Itedi)

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Il Giornale
(Paolo Berlusconi 82%)

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Libero
(Giampaolo Angelucci)

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L'Unità - Profilo
(L’unità è il quotidiano italiano che maggiormente beneficia dei finanziamenti pubblici riservati all’editoria di partito (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003). http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/contributi_editoria_2006/pdf/02_comma%2010.pdf)

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Il Manifesto

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Il Foglio

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Panorama
(Il gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è controllato per il 50,14% dal gruppo Fininvest). Qui è possibile consultare il profilo societario Altre riviste del gruppo: 2TV, Casa Facile, Casa Idea, Casabella, Casaviva, Chi, Ciak, Confidenze, Creare, Cucina Moderna, Cucina No Problem, Donna In Forma, Donna Moderna, Economy, Flair, Grazia, Guida TV, Interni, Nuovi Argomenti, Panorama, Panorama Travel, PC Professionale ,Per me, Prometeo, Sale & Pepe, Star TV, Telepiù, Tu, Tv Sorrisi E Canzoni, Ville e Giardini. Emittenti radiofoniche: Radio 101. Emittenti televisive: Canale 5, Italia 1, Retequattro (tramite Mediaset). Altro: la Fininvest possiede anche la Medusa Film

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LEGENDA:

DBC: Carlo De Benedetti
RCS: Rizzoli Corriere della Sera
Espresso: Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. (presidente onorario Carlo Caracciolo, presidente Carlo De Benedetti, amministratore delegato Marco Benedetto)
La Stampa: Editrice La Stampa
SEE: Società Europea di Edizioni
CE: Cooperativa Editoriale
NIE: Nuova Iniziativa Editoriale
VL: Veronica Lario
Mondadori: 50,2% del gruppo Fininvest. Presidente Marina Berlusconi
CONTRIBUTI PUBBLICI: Per consultare i dati relativi ai finanziamenti pubblici, visita il sito del Governo: Contributi pubblici

Se notate errori od inesattezze ditemelo! ;-)

Aggiornamento: Biagio mi ricorda la puntata di Report che tratta i finanziamenti pubblici ai giornali. I dati sono reperibili anche dal sito del Governo (link precedente). A parte i contributi pubblici, la cosa interessante del servizio di Report riguarda gli stipendi. Si va dai 15.000 euro di Vittorio Feltri (direttore di Libero) ai redattori freelance in nero (5 euro e 50 a pezzo). I soldi dei contributi statali? Vanno ai partiti.

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