Usando la linea ADSL da anni ormai, mi ero dimenticato dei problemi che incontra chi usa il classico modem a 56 Kbps. Dopo aver sentito un paio di commenti di persone che non riuscivano a visualizzare i video, ho deciso di fare una prova. Con il mio modem ed il mio provider (che è ottimo) viaggio sempre al massimo della velocità consentita. Però visualizzare un video è praticamente impossibile. Allora ho pensato ad un ripiego. Non è la soluzione, ma in casi estremi può essere utile. Se sei costretto ad usare un modem a 56 Kbps e vuoi a tutti i costi vedere un video su YouTube, prova a scaricare il video sul PC tramite il sito KeepVid. Ad esempio, il video del mio ultimo post è di circa 9 MByte. Io ci impiego circa mezz’ora per scaricarlo. Una volta scaricato, ti serve un programma per visualizzarlo. Puoi provare il programma Flv Player (Windows) oppure Wimpy (Windows e Macintosh). Chiedo scusa a tutti coloro che non hanno potuto visualizzare i video che ho messo nei miei post. Sono mortificato. In futuro ne farò un uso molto parco. Promesso. Buon 2008 a tutti.
AGGIORNAMENTO:
Grazie al buon Alberto vengo a sapere che tutto quello che ho scritto sopra, si può fare semplicemente visitando il sito Mediaconverter. Basta copiare l’indirizzo del video di YouTube nel campo presente sul sito. Alla fine del processo, verrà visualizzato un link. Cliccando con il tasto destro sul link sarà possibile scaricare il video nel formato scelto (es. AVI).
Era prevedibile: negli USA sta prendendo sempre più piede il ‘video curriculum’, un filmato con il quale ci si presenta alle aziende e si richiede un lavoro. Recenti ricerche affermano che il 65% delle aziende americane ritiene il video curriculum uno strumento valido che presto soppianterà il classico curriculum testuale. La Rete offre anche degli strumenti per la creazione di filmati, con la possibilità di inserire allegati testuali. Qual è la situazione in Italia? Da tempo chi invia il proprio curriculum vitae, usa due formati: DOC (utilizzato principalmente su Windows) e PDF (un formato utilizzabile su più ambienti). Inutile dire che il formato PDF è migliore, in quanto utilizzabile sia su Windows che su Linux che su Mac. Le aziende italiane hanno imparato ad usare la posta elettronica (forse). I curriculum non si spediscono più con una raccomandata (forse). Tutto bene quindi? Non credo. L’Italia - si sa - in ambito informatico è parecchi anni indietro rispetto agli USA. Mi verrebbe da sorridere al solo pensiero di proporre curriculum in formato video ai faccendieri nostrani. Calcolando quanto essi siano proiettati verso il futuro infatti, non mi stupirei di sentire frasi del tipo: ‘beh, in formato word sarebbe meglio…’.
Sul blog di Beppe Grillo, il video del Commissario della UE, Viviane Reding sull’accesso alla Rete e alla banda larga: i nostri politici non ci ascoltano? Diciamolo alla UE!
In questo post di Grillo, c’è il video ed il testo del discorso del Commissario UE Viviane Reding sull’accesso alla banda larga. La Reding parla dell’Italia evidenziando il triste problema del Digital Divide nostrano: le città hanno la banda larga, mentre in campagna si va con il modem a carbonella (come dice qualcuno di mia conoscenza), cioè a 56 Kbps (SIC!). Grillo parla degli ostacoli alla diffusione del Wimax e del monopolio Telecom Italia: tutte cose stranote. Alla Reding piacciono i blog (a differenza del nostro Levi e dei suoi compagni di merende). Bene, le firme raccolte da Grillo sul Wimax (a proposito, tu hai firmato la petizione? Se non lo hai fatto, corri a firmare!) sono più di 100.000. Ora Grillo le vuole inviare alla Reding. Che abbia trovato la soluzione di tutti i nostri mali? Aggirare il duro e schifoso ostacolo dei politici nostrani (leggi ‘AGCOM’, Autorità Garante per le COMunicazioni, che io chiamo scherzosamente Autorità Garante per i COmpagni di Merenda a causa del propendere verso gli interessi dei soliti noti) e rivolgersi direttamente all’authority europea? Visto che le petizioni che vengono inviate ai politici sono lettera morta, allora occorre rivolgersi alla Commissione Europea. Ecco. Mi pare già di sentirli, i denigratori: “solita buffonata grillesca che alza il polverone ma non conclude nulla”. Bene, a questi denigratori, faccio notare che se oggi non si paga più il costo di ricarica sui cellulari, il merito non è di Pier Luigi Bersani. No, affatto. Il merito è di un ragazzo come noi, un certo Andrea D’Ambra. Andrea un giorno si stufa di questo sopruso tutto italiano e crea un sito per raccogliere le firme per abolire i costi di ricarica. Anche Beppe Grillo parla di questa iniziativa. Risponde l’Antitrust meravigliata di questi incredibili costi di ricarica (ma dove vivono costoro?). Le firme vengono inviate alla Commissione Europea. A quel punto, finalmente, l’AGCOM si sveglia (per forza, c’è la Commissione Europea che rompe le scatole e li sveglia dal letargo) ed il resto è storia: Bersani coglie la palla al balzo e scatta il decreto. Visto? Una persona sola ha smosso tutta la faccenda! Altro che politici, associazioni di consumatori (che inizialmente vennero interpellati da D’Ambra e gli risposero ‘picche’) et similia. A volte basta una persona sola. Non stiamo sempre lì ad aspettare la manna da politici e partiti che ormai non ci rappresentano più. Voi che vivete in campagna e che nei forum vi lagnate perché non avete la banda larga e perché l’accesso ad Internet costa troppo: firmate la petizione di Grillo. Servono due minuti, che ci vuole? Io firmo petizioni continuamente, ma spesso non vedo adesioni spontanee da parte della gente. Le persone sono anestetizzate, in trance. Incapaci di reagire. Qualcuno mi ha detto: non firmo…chissà cosa ci fanno con il mio indirizzo e-mail. Insomma! Ma dove viviamo, nell’ottocento? Forza! E’ ora di muoversi, basta lagnarsi!
Il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione della delibera per il Wimax. La motivazione? La società MGM (l’azienda tedesca che ha richiesto la sospensione) potrà partecipare al bando senza discriminazioni. Beh, motivazioni a parte, c’è da chiedersi come mai paesi come la Francia abbiano favorito gli operatori più piccoli a svantaggio di quello principale (France Telecom). Forse perché in Francia non esiste un’authority come la nostra AGCOM (Autorità Garante delle COMunicazioni) che ‘parteggia’ per i soliti noti (Tim, Vodafone, Wind, Tre). Ma forse dovremmo chiamarla Autorità Garante per i COmpagni di Merende? Intanto la petizione di Grillo ha superato le 100.000 firme. Nella petizione si chiede di non permettere ai gestori telefonici di partecipare alla gara per il Wimax. Avremo un Wimax libero in Italia? No, non ce la possiamo fare…
La Commissione Europea a Strasburgo, ha adottato il pacchetto per le TLC, dove si richiede la separazione funzionale delle reti, un’ Authority europea ed il dimezzamento dei mercati delle telecomunicazioni regolamentati. Questo per revisionare il sistema delle telecomunicazioni europee, la cui regolamentazione risale al 2002. Il commento del commissario UE alle TLC, Viviane Reding:
“Anche in Italia la mancanza di concorrenza effettiva penalizza i consumatori che in questa situazione sono i perdenti, pagando tariffe più elevate”
L’Italia, secondo la Commissione, è tra i Paesi (insieme a Grecia, Malta, Polonia) rimasti indietro sul fronte della concorrenza. Ma va? I prezzi delle linee ADSL sono alti a causa del monopolio Telecom Italia. Esiste il Digital Divide, la banda larga non è adeguatamente sviluppata su tutto il territorio (ci sono comuni che vanno a 56 Kbps, SIC!). L’UMTS è stato affossato a causa delle tariffe spropositate. Il Wi-Fi anche. Vogliamo parlare del futuro affossamento – viste le premesse – del Wimax? Sono cose evidenti anche per la Reding. Solo Bersani, Gentiloni, AGCOM ed Antitrust non se ne accorgono. Loro dormono.
Sempre sul blog di Beppe Grillo (mi rimangio quanto detto e mo’ lo rimetto nel blogroll) scopro che c’è una petizione (ovviamente l’ho firmata subito) contro l’attuale bando di gara per le licenze Wimax. Il bando, così com’è, tende a favorire i soliti gestori telefonici a discapito dei cittadini. Firma la petizione anche tu:
Per mettere questo banner sul tuo blog, copia ed incolla il codice seguente:
Che la vecchia TV analogica generalista stia dirigendosi verso un inesorabile declino sembra evidente a molti. Che verrà sostituita dalla TV via Internet sembra assodato. Oggi si parla di IPTV e di P2P TV. Nel frattempo però, ci sono alcune realtà che si stanno timidamente affacciando sul Web. Prendiamo ad esempio Diregiovani.tv. Si tratta di una versione embrionale di TG trasmesso in Rete. A dire il vero di TG in Rete ne esistono parecchi da tempo, però questo qui è un TG italiano condotto da giovani. Dietro al portale di diregiovani.it c’è l’agenzia di stampa romana Dire. Si legge sul sito di Dire:
“La Dire nasce nel 1988 quando comincia a competere con le altre agenzie di stampa sul terreno dell’informazione politico-parlamentare.Vere e proprie corazzate come l’Ansa, l’Adnkronos e l’Agi.”
La Dire non si occupa solo di TG: gestisce anche 6 notiziari (ai quali sono abbonati quotidiani come Il Corriere della Sera e La Repubblica) ed una radio sul Web, CityRadio. CityRadio trasmette in diretta da un vero e proprio studio radiofonico situato a Roma a Largo Corrado Ricci 1 (è anche possibile visitare il Centro Informagiovani Fori Imperiali dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 18:00). Ecco il TG di ieri:
I video di Diregiovani sono visibili direttamente dal browser. Non è necessario alcun software, a differenza di altre TV sul Web come ad esempio Arcoiris.tv, che presenta video fruibili attraverso i videoplayer più diffusi: Realplayer e Windows Media Player. I video sono disponibili anche in alta risoluzione. Esistono poi dei software, come StreamerOne o Mogulus (il primo a pagamento ed il secondo gratuito) che permettono a chiunque di creare una propria TV. Leggendo i commenti sulla Rete, il migliore tra i vari software sembrerebbe Mogulus, ma per chi volesse provarne altri, suggerirei: Ustream e Operator11. Esistono poi dei software che trasmettono video utilizzando il sistema del P2P: più utenti fungono da nodi e ‘condividono’ banda (una sorta di BitTorrent o Emule specializzati in trasmissioni televisive). Tra tali software ci sono: Miro, SopCast, Zattoo e moltissimi altri (un elenco di questi programmi è disponibile qui). Ma se non hai problemi con l’inglese, il programma che davvero porta la televisione a tutto schermo sul computer è sicuramente Joost. Con Joost si fa fatica a distinguere lo schermo del computer da quello di un televisore. Già, ma se io volessi vedere un film trasmesso in Rete sul TV da 50 pollici? Beh, ci ha pensato Apple con il suo iTV. E’ un piccolo scatolotto che collega il computer alla TV senza utilizzare cavi, in modalità wireless. Con iTV è possibile visulaizzare i video di YouTube direttamene sul televisore di casa. Oppure acquistare un film su iTunes e visualizzarlo sul computer o sul televisore. Ha senso puntare ancora sul DTT (Digitale Terrestre)? Qualcuno pensa all’interazione tra IPTV e DTT e - mentre qualcun altro pensa che l’IPTV richieda troppa banda per competere con il DTT - i ‘ragazzi’ di Internet2 trasmettono dati su Internet a 10 Gbps (ossia 1 Gigabyte al secondo, un film in DVD ’sparato’ in pochi secondi). Chi vincerà? La TV dal basso via Internet, il DTT, la TV P2P o i bouquet forniti dalle varie telecom via IPTV? Secondo me, ci sarà integrazione ma…stiamo con i piedi per terra: ricordiamoci che siamo in Italia, la patria del Digital Divide.
E’ appena finita la conferenza stampa del Ministero delle Comunicazioni sul Wimax. Non sembra ci siano novità rispetto a quanto anticipato da varie fonti in passato. In sintesi:
Licenze della durata di 15 anni prorogabili
2 licenze per ciascuna delle 7 ‘macro-regioni’ (14 licenze) ed una per singola regione (21 licenze); quindi un totale di 35 licenze
45 milioni di euro la base d’asta complessiva (per fare un esempio, la macro-regione Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise ‘vale’ 2,27 milioni, mentre la sola regione Lazio vale 1,6 milioni)
Le 7 macro-regioni sono:
Lombardia, Bolzano, Trento
Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria e Toscana
Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche
Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise
Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
Sicilia
Sardegna
Il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni ha dichiarato che entro 45 giorni dalla pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e quella della Comunità Europea si potranno presentare le domande di partecipazione. Entro i successivi 15 giorni ci sarà la valutazione delle domande da parte del ministero e la comunicazione dell’elenco dei soggetti ammessi alla gara. Entro i successivi 30 giorni sarà possibile presentare le offerte da parte dei soggetti ammessi alla gara. Perciò tra circa 90 giorni potrà partire la gara vera e propria.
La pubblicazione del bando per l’assegnazione delle frequenze del Wimax, non doveva partire entro l’estate? Sono mesi che circolano notizie che vedono imminente la data di pubblicazione di questo fantomatico bando. Ma…apprendo oggi su Punto Informatico del mirabolante scoop di Morse. Stando a quanto scritto nell’articolo, sembrerebbe che alcune società abbiano deciso di contestare la validità del regolamento che fissa le linee guida da adottare nella predisposizione del bando per l’assegnazione delle licenze Wimax. In sintesi, nelle missive inviate ai vari organi preposti, si richiede il ritiro di tale regolamento e la sua revisione. Infatti stando così le cose - c’era da dirlo? - le modalità con le quali verranno assegnate le licenze/frequenze, agevoleranno i soliti noti, prima su tutte Telecom Italia. Vi ricordate il discorso di Grillo in sede di assemblea degli azionisti Telecom Italia? “Il Wimax non deve essere dato agli operatori telefonici, perché tutto quello che toccano loro diventa merda”. E poi mi si viene a dire populismo e qualunquismo. Grillo ha ragione da vendere: in passato le tecnologie WiFi e UMTS sono state affossate dai soliti noti. E’ storia vecchia. Tutti temono che il Wimax possa venire affossato. Tutti. Esperti di settore, persone comuni nei forum, Grilli e grillini. Tutti. C’è anche una raccolta di firme online. Io sono stanco di ripetere queste cose. Ma l’AGCOM, quell’ente inutile e mangiasoldi che conosciamo tutti (venne riconosciuto inutile anche in sede UE se non ricordo male) pensa bene - come al solito - di tutelare gli interessi di pochi. In barba al Digital Divide. In barba all’arretratezza tecnologica. Ribadisco il ‘nodo’ strategico del Wimax: 1) il Wimax permette l’accesso ad Internet senza fili ovunque ci si trovi; 2) è possibile telefonare ‘gratis’ su Internet utilizzando il protocollo VOIP. Quindi Wimax=telefonate VOIP=telefonate gratis (o meglio, visto che dovrebbero spuntare nuovi operatori, a costi decisamente inferiori). E’ chiaro ora perché TIM, Vodafone and company non hanno interesse che il Wimax si sviluppi in Italia? Nokia ha già in piano un cellulare Wimax per il 2008. E allora? Ben venga l’iniziativa di quelle società che hanno deciso di far cambiare il regolamento per la predisposizione del bando. Magari ciò comporterà un ulteriore slittamento (secondo me, prima del 2008 non si smuove paglia), ma almeno forse - forse - questa volta i soliti noti se la prenderanno dove dico io e si salvaguarderanno gli interessi dei cittadini. Occhi aperti!
“Su tale punto l’Autorità ritiene che, coerentemente con le procedure adottate in altre selezioni competitive, ad esempio l’UMTS ed il WLL, la prescrizione di un obbligo minimo di copertura e di avvio commerciale del servizio contribuisce a garantire maggiormente sia la reale volontà dell’impresa a realizzare i servizi previsti, limitando possibili fenomeni di pre-emption, sia l’utilizzo effettivo dello spettro.”
Ossia: visto che siamo riusciti ad affossare per bene il WLL e l’UMTS, adottiamo gli stessi criteri: se non hai i mezzi necessari a coprire un minimo di territorio, non vinci la gara. Hmmm…chi può competere con la copertura del territorio attuabile da aziende come Telecom Italia o Vodafone? Forse le aziende più piccole? Questo si che vuol dire liberalizzare, vero Bersani?
“I diritti d’uso delle frequenze di cui al presente provvedimento hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio e sono rinnovabili.”
Ossia: una volta vinta la gara da Telecom Italia, per 15 anni ci dovremo tenere il suo monopolio. Fra 15 anni, il Wimax sarà preistoria tecnologica e tutti gli altri paesi avranno la banda strasupermegaiperlarghissima…Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
“Gli aventi titolo al rilascio dei diritti d’uso delle frequenze sono individuati, per ciascuna area di estensione geografica, sulla base di graduatorie distinte per ciascun diritto, basate sull’importo offerto anche attraverso un sistema di miglioramenti competitivi, secondo le modalità stabilite nel bando di gara, a partire da un importo minimo, stabilito per ciascuna area di estensione geografica e ciascun blocco di frequenze in gara e indicato nello stesso bando di gara.”
Ossia: sotto ad un importo minimo sei escluso dalla gara. Questo favorirà le aziende piccole? Potranno competere con Telecom Italia? Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
Qualche pignolo potrebbe sottolineare che Pierluigi Bersani è il Ministro delle Attività Produttive, mentre il Ministro delle Comunicazioni è Paolo Gentiloni. Tsk, tsk. E allora? Fa sempre parte del Governo attuale. Ed è lui che va sbandierando in giro le favole sulle liberalizzazioni. O no?
Su Repubblica di oggi, c’è un’inchiesta sulla pedofilia in Rete. E’ agghiacciante quanto si legge in quell’articolo. Ci sono paesi dove la legislazione in materia è carente se non addirittura permissiva! E lì che occorre premere. L’opinione pubblica può molto. Occorre far pressione su quei governi che fanno poco o nulla per evitare queste nefandezze (non è certo il caso dell’Italia per fortuna). Però, censurare dei siti in Italia è un palliativo (perché raggiungibili ugualmente via proxy esteri) e non risolve il problema. Il problema va affrontato a livello internazionale. Altrimenti è come volersi difendere da un’inondazione chiudendo la porta di casa!
AGGIORNAMENTO:
sul blog di Mantellini, viene denigrato l’articolo dicendo in sostanza che non è giornalismo. Bene. In passato ho sempre combattuto i giornalisti che di volta in volta agitavano lo spauracchio della pornografia piuttosto che quello della pedofilia per demonizzare la Rete. Uso la Rete da 12 anni, ho utilizzato servizi che i ‘nuovi arrivati’ neanche conoscono perché ormai scomparsi o poco conosciuti (tipo gopher, veronica, telnet, IRC et similia), perciò non ho mai sopportato quei giornalisti che parlano male di cose che neanche conoscono (la Rete). Non sopporto Carlini che continua a contrapporre i blog alla carta stampata (quando sono invece due cose complementari e diverse tra loro). Sono stato contrario alla campagna di Epolis contro il sito di orgoglio pedofilo in quanto la ritenevo controproducente perché 1) si è prodotto l’effetto opposto (aumentando enormemente le visite a tale sito grazie alla involontaria ‘campagna pubblicitaria’ di Epolis) 2) perché tali censure sono facilmente aggirabili 3) perché la censura è avvenuta solo in Italia (mentre nel resto del mondo il sito era ancora visibile) 4) perché la pedofilia si perpetra all’interno delle famiglie, e non in Rete. Gli ambienti domestici sono i luoghi dove avvengono maggiormente le violenze ai minori.
Detto questo però, che facciamo, sottovalutiamo il giro d’affari pazzesco che c’è in Rete in merito alla pedofilia? Che facciamo, evitiamo di parlare del fenomeno dei pedosciacalli? Che facciamo, evitiamo di considerare che la Rete sta diventando sempre di più un potente mezzo di comunicazione e che quindi facilita anche i contatti tra i pedofili? Che facciamo, evitiamo di parlare dei 256.302 siti monitorati dalla Polizia Postale? Non è diffamazione della Rete questa, è cronaca. Come dico sempre, la verità non sta quasi mai da una parte sola, perciò, ciò che era vero qualche anno fa, ora non lo è più. Gli articoli sulla carta stampata che ho sempre combattuto, erano di ben altro taglio (della serie: la Rete è un covo di pedofili, è un supermarket della pornografia). Quello di oggi mi sembra diverso. Del resto anche Punto Informatico parla spesso di pedofilia e pedopornografia in Rete (facendo una ricerca su PI escono qualcosa come 148 documenti). E poi, se davvero Repubblica demonizza la Rete con questi articoli di pseudo-giornalismo, allora anche UNICEF e Polizia Postale devono esagerare un po’ con questa ‘Rete pedofila’, no? Si legge su Punto Informatico: “Secondo la Polizia Postale, l’11 per cento dei minori italiani che si collegano alla rete è venuto in contatto con pedofili”. Però. Certo, mi direte voi, non sarebbe male se su Repubblica parlassero anche degli 80.000 italiani che ogni anno praticano il turismo sessuale, alimentando un torbido giro che coinvolge molti paesi (con governi troppo permissivi). Giusto, è vero, sono d’accordo su questo.