Sabato 24 Novembre 2007
Wimax: il TAR del Lazio boccia la richiesta di sospensione della delibera AGCOM. No, non ce la possiamo fare…
Il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione della delibera per il Wimax. La motivazione? La società MGM (l’azienda tedesca che ha richiesto la sospensione) potrà partecipare al bando senza discriminazioni. Beh, motivazioni a parte, c’è da chiedersi come mai paesi come la Francia abbiano favorito gli operatori più piccoli a svantaggio di quello principale (France Telecom). Forse perché in Francia non esiste un’authority come la nostra AGCOM (Autorità Garante delle COMunicazioni) che ‘parteggia’ per i soliti noti (Tim, Vodafone, Wind, Tre). Ma forse dovremmo chiamarla Autorità Garante per i COmpagni di Merende?  Intanto la petizione di Grillo ha superato le 100.000 firme. Nella petizione si chiede di non permettere ai gestori telefonici di partecipare alla gara per il Wimax. Avremo un Wimax libero in Italia? No, non ce la possiamo fare…
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Mercoledì 14 Novembre 2007
La Commissione Europea: in Italia non c’è concorrenza su TLC. Prezzi troppo elevati e Digital Divide.
La Commissione Europea a Strasburgo, ha adottato il pacchetto per le TLC, dove si richiede la separazione funzionale delle reti, un’ Authority europea ed il dimezzamento dei mercati delle telecomunicazioni regolamentati. Questo per revisionare il sistema delle telecomunicazioni europee, la cui regolamentazione risale al 2002. Il commento del commissario UE alle TLC, Viviane Reding:
“Anche in Italia la mancanza di concorrenza effettiva penalizza i consumatori che in questa situazione sono i perdenti, pagando tariffe più elevate”
L’Italia, secondo la Commissione, è tra i Paesi (insieme a Grecia, Malta, Polonia) rimasti indietro sul fronte della concorrenza. Ma va? I prezzi delle linee ADSL sono alti a causa del monopolio Telecom Italia. Esiste il Digital Divide, la banda larga non è adeguatamente sviluppata su tutto il territorio (ci sono comuni che vanno a 56 Kbps, SIC!). L’UMTS è stato affossato a causa delle tariffe spropositate. Il Wi-Fi anche. Vogliamo parlare del futuro affossamento – viste le premesse – del Wimax? Sono cose evidenti anche per la Reding. Solo Bersani, Gentiloni, AGCOM ed Antitrust non se ne accorgono. Loro dormono.
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Mercoledì 3 Ottobre 2007
La politica secondo me (sfogo lungooooooooo)
Secondo me questa finanziaria non è tutta da buttare. No. Però devo dire che si poteva fare molto ma molto di più. La mia impressione è che si stia usando la scopa molto delicatamente, mentre in realtà ci sarebbe bisogno dello spazzolone e di un detergente con forte azione sgrassante. Cosa ci si auspica da una buona politica?
Rendite finanziarie: quando i ricchi non piangono mai
Credo che nella finanziaria si sarebbe potuto aggiungere la tassazione sulle rendite finanziarie. Già, perché in media un dipendente paga alla fonte circa il 33% dello stipendio. E non può evadere. Il 33% viene sottratto direttamente dalla busta paga. Chi invece specula su azioni, compra e vende per milioni di euro, paga il 12%. Non è sperequazione? E non mi si dica che aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie si colpiscono i risparmiatori. No. I risparmiatori non esistono più da un pezzo in Italia (visto che non si riesce ad arrivare alla fine del mese, diciamo più o meno dall’entrata nell’area dell’Euro). Le rendite finanziarie perciò sono una prerogativa dei ceti ricchi, degli speculatori, dei faccendieri. Insomma, di gente come Marco Tronchetti Provera, via. Altro che lotta all’evasione fiscale!
Welfare: il pacchetto che istituzionalizzò il lavoro precario
Che altro si poteva aggiungere nella finanziaria? Una bella ritoccatina al pacchetto sul welfare? Una sistematina a quell’obbrobrio del pacchetto Damiano? Direi di si. Ormai sono in molti a dirlo: la flessibilità non riduce la disoccupazione. Il problema vero in Italia è la mancanza di lavoro. Il problema è la carenza sul versante degli ammortizzatori sociali. Il problema è il lavoro precario. Il pacchetto Damiano istituzionalizza il lavoro precario. La legge 30 (alcuni la chiamano legge Biagi) ha prodotto il lavoro precario. C’è poco da fare. Ai politici che dicono che la flessibilità è necessaria, vorrei dire: impieghiamo Maroni a progetto. Assumiamo Mastella a tempo determinato. Licenziamo De Mita perché ora dovrebbe andare in pensione. No? Beh, è facile dire “armiamoci e partite”.
Cuneo fiscale: la colpa è dei cinesi e dell’Euro
Ma io vado oltre. Secondo me il cosiddetto cuneo fiscale è stata una grossa truffa a carico dei più deboli. Già, perché sono stati dati tanti soldi agli industriali e quasi nulla ai lavoratori. Quel poco che è stato dato ai lavoratori è stato azzerato da cosette come le addizionali regionali, provinciali e comunali. Quanti soggetti ci sono che ‘addizionano’ in Italia eh? E noi a sottrarre dalla busta paga. E la Confindustria non smette mai di chiedere. Ma dico io, cari pseudoindustrialotti da due soldi, finiamola con la storia del costo del lavoro! Già, perché quando c’è crisi, la colpa è dell’Euro o dei cinesi. Ma un po’ di sana autocritica no? Allora, cominciamo con il dire che se noi inseguiamo la Cina, adottando le stesse strategie, siamo morti in partenza. In Italia il lavoro costa di più che in Cina. E’ un dato di fatto che non si può né discutere né modificare. A meno che, i nostri industriali, non vogliano far lavorare gli italiani a metà stipendio e per 12 ore al giorno. A meno che non si voglia far abitare i lavoratori all’interno dei capannoni e delle fabbriche. No, inutile tentare di mutuare i cinesi. A me sembra evidente che la strada per uscire dalla crisi economica non sia quella di ridurre il costo del lavoro ma quella dell’innovazione. E qui c’è da dire qualcosa. Già, perché i cinesi sono famosi per l’arte di saper copiare. Non per le loro idee, giusto? No. Sbagliato! I cinesi stanno cominciando a fregarci anche con l’innovazione! Tanto per fare un esempio, tempo fa i cinesi frequentavano le università americane. Beh, da un po’ di tempo sta accadendo il contrario! Già, perché gli americani si stanno interessando alle innovative strategie didattiche dei cinesi. Quanto alla tecnologia, navigando in Rete si cominciano a vedere dei prodotti tecnologici innovativi made in China. Quindi basta con i luoghi comuni. Già, e in Italia? In Italia non esistono più i Leopoldo Pirelli, gli Enzo Ferrari, i Camillo Olivetti. Quelli erano imprenditori. Senza contare quelli che ci sono stati ‘rubati’ dall’Italia. Federico Faggin (l’italiano che ha inventato il microprocessore, il cuore dei computer) ha fatto la fortuna di un’azienda che si chiama Intel. E se fosse rimasto in Italia? Gente come Faggin ha fatto ricerca negli USA. Molti ricercatori sono italiani che vivono negli USA. Già, la solita storia dei cervelli in fuga. In Italia non esistono più gli imprenditori classici. Intesi come gente che investe in idee, ricerca ed innovazione. Gente che rischia di tasca propria (e non solo con l’aiuto dello Stato). Negli altri paesi, le banche finanziano i progetti dei giovani. In Italia, le banche non vogliono rischiare neanche un centesimo di euro. In Italia ormai esistono solo i faccendieri. Gente che compra e vende aziende. Gente che specula finanziariamente. Come Tronchetti Provera per intenderci (cito sempre lui perché lo considero l’emblema del faccendierismo italiano). In Italia non c’è innovazione. In Italia le regole le dettano le banche. In Italia la politica è assoggettata ai forti poteri economici (banche e faccendieri). Altro che cuneo fiscale!
Costi della politica: è tutto un magna magna
Dopo il boom mediatico scatenato da Beppe Grillo, i politici stanno cominciando a pensare che si, forse è il caso di ridure i costi della politica. E allora cosa mettono in finanziaria? Una bella riduzione degli stipendi dei parlamentari. Ma dico io, a me non frega nulla se un Cirino Pomicino qualsiasi guadagna 20.000 euro al mese. Quelle sono briciole. A me interessano le centinaia di migliaia di addetti che gravitano intorno alla politica. Regioni, province e comuni. Con tanto di assessori, consiglieri et similia. Quando c’è da costruire un ponte, non si sa mai di chi è la competenza. Si rimpallano le competenze ed il ponte non viene costruito. Ci sono
comuni con 33 abitanti dove abbiamo 1 sindaco, 1 vicesindaco, 3 assessori e 9 consiglieri comunali. Quasi la metà sono politici! Ma servono tutti? In Italia ci sono più di 8.000 comuni. Fate voi i conti. Le province servono? Non bastano regioni e comuni? Che dire dei ministeri? Non ce ne saranno un po’ troppi? Credo che quello attuale sia il Governo con il numero più alto di ministeri. Mi chiedo se – in un periodo di crisi economica – fosse davvero necessario un Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive. Mi chiedo se fosse davvero necessario un Ministero sulle Politiche per la Famiglia. Ma se in Italia non si creano più famiglie! Se fino a 35 anni i giovani restano a casa perché non trovano un lavoro fisso! Quanto costa un ministero? Quanti addetti ci gravitano intorno? Che dire dei carrozzoni come Sviluppo Italia? Sviluppo Italia non si sa bene a cosa serva. Lo scopo originario era la promozione degli investimenti dall’estero. Intanto si occupa di cosette come ‘italia.it’, un sito turistico pensato nel 2004 e nato nel 2007 che è costato 45 milioni di euro ai contribuenti. Una cifra spropositata. Enorme. Inverosimile. E di siti turistici sull’Italia ce n’erano già. Vedi l’ottimo ENIT ad esempio. Già, ma a quei tempi c’era qualcuno che doveva mangiare con italia.it. Una trasmissione televisiva come Ballarò fa un’inchiesta sull’azienda Stretto di Messina SPA e si decide di eliminarla. Un’azienda che è nata nel 1981 e per 26 anni ha bruciato milioni di euro. L’idea del ponte sullo stretto risale al 1866 e vari Governi hanno caldeggiato tale opera. Anche il Governo Prodi (che ora la ripudia). Serviva una trasmissione televisiva per accorgersi di questo spreco di soldi pubblici? Personaggi come Giancarlo Cimoli, hanno danneggiato aziende come le Ferrovie dello Stato e l’Alitalia. Queste aziende sono allo sfascio e mentre l’Alitalia riduce i costi, lui si aumenta lo stipendio a 3 milioni di euro. E siccome è riuscito a sfasciare per bene le Ferrovie dello Stato, gli hanno dato una buonuscita di 6 milioni e 700 mila euro. Ma non basta. Queste grandi aziende (ENI, ANAS, et similia) hanno dei consigli di amministrazione. I consiglieri che ne fanno parte percepiscono delle retribuzioni da capogiro. Sappiamo tutti che come cambia un Governo si cambiano anche queste poltrone. Questi sono i costi della politica. Altro che lo stipendio di Mastella. E qualunquismo affermare che è tutto un magna magna?
Risparmio energetico e fonti alternative: la centrale a carbone di Civitavecchia
Sono anni ormai che è stato ratificato il trattato di Kyoto relativo alla riduzione delle emissioni di CO2. Ormai tutti si sono accorti che i fiori sbocciano anche in inverno. E noi cosa facciamo? Bersani dice che non possiamo rinunciare al carbone per poter essere competitivi. Ma il carbone non era il combustibile fossile più inquinante? Niente da fare, la centrale di Civitavecchia deve essere a carbone. Dopo anni di battaglie, spunta una tecnologia che promette il carbone pulito. Sarà vera? Ma invece di produrre energia con il carbone o il petrolio, non potremmo consumare di meno? Il comune di Bressanone ha sostituito le lampadine dei semafori con dei LED. Prima spendeva 7.000 euro l’anno, ora ne spende 1.000. Ma Bressanone è un comune piccolo. Pisa spende 50.000 euro l’anno con i semafori. Quanto potrebbe risparmiare mettendo i LED? Quanto potrebbero risparmiare città come Milano o Roma? L’eolico non è sviluppato come dovrebbe, anzi, viene penalizzato. E il termosolare? Rubbia dovette andare a Barcellona per poter sviluppare la sua idea delle centrali termosolari. Il prototipo della centrale era già bello pronto alla Casaccia. Ma le idee di Rubbia non erano gradite al precedente Governo. Vedi il caso della centrale termosolare di Priolo Gargallo: sei anni per far decollare il progetto! Rubbia dice che una mega centrale termosolare nel deserto del Sahara può soddisfare il fabbisogno energetico di tutta l’Europa. E noi cosa facciamo? Le centrali a carbone! C’è ancora chi ipotizza il nucleare, nonostante un referendum abbia stabilito che gli italiani non lo vogliono (senza parlare di problemi come lo smaltimento delle scorie). In Inghilterra esiste un kit eolico che è alla portata di qualsiasi cittadino. Lo vendono nelle ferramenta. Lo installi sul tetto come se fosse un’antenna televisiva. E ottieni corrente grazie al vento. Avevo letto che Blair pensava di renderlo obbligatorio a Londra. Già, ma in Italia non abbiamo vento, vero? E lo sfuttamento delle biomasse? Perché non lo incentiviamo? E le auto ad alcool? In Brasile è dal 1970 che le automobili vanno ad alcool. Alcool prodotto dalla canna da zucchero, quindi pulito. Costa la metà della benzina ed inquina la metà. Il Brasile ne produce così tanto che lo vorrebbe esportare. Ma la Comunità Europea gli impone dei forti dazi per disincentivare questa sua propensione. Perché? E il biodisel? Il motore ad olio di colza?
Rifiuti ed inceneritori
In Campania i rifiuti arrivano al terzo piano. E’ per via della camorra e delle associazioni degli ambientalisti che mettono i bastoni tra le ruote alla politica. Certo. Ma una piccolissima colpa un po’ anche Bassolino la avrà? O no? Bassolino ha amministrato la regione Campania per anni. Cosa ha fatto di concreto contro l’emergenza rifiuti? Bassolino, Chiamparino, dal sud al nord, tutti sono favorevoli agli inceneritori. Quelli nuovi però eh? E non chiamiamoli più inceneritori per carità: ora si chiamano termovalorizzatori! Certo, quelli nuovi non inquinano e non producono particelle sottili, vero? Ma incentivare la raccolta differenziata no? Ridurre i rifiuti alla fonte no eh? Ad esempio: perché il dentifricio deve essere venduto all’interno di una scatola di cartone? Vendiamolo sfuso. Riduciamo gli imballaggi. Vietiamo le buste di plastica. Già, ma questo è qualunquismo alla Grillo.
Libero mercato
In Francia hanno la fibra, noi il doppino. Per chi non è un tecnico: in Francia hanno la banda larga a 100 Mbps (larga sul serio quindi) noi abbiamo l’ADSL sul cavo del telefono (i 20 Mbps di Telecom Italia). Già, perché il cavo del telefono è di proprietà del monopolista Telecom Italia. Il Wimax potrebbe ridurre il Digital Divide (molti comuni italiani non hanno l’ADSL e Telecom Italia non gliela porta perché non gli conviene investire). Il Wimax permetterebbe di telefonare via Internet con la tecnologia VOIP (che esiste da anni). Ciò significa prezzi bassi per tutti. Ma il Governo (anzi, i Governi) invece di incentivare lo sviluppo del Wimax, vorrebbero consegnarlo nelle mani dei 4 operatori telefonici (Tim, Vodafone, Tre e Wind). Negli altri paesi il Wimax non è stato dato agli operatori telefonici, noi predisponiamo dei bandi di gara che ‘regalano’ le licenze Wimax ai 4 gestori telefonici. E’ già accaduto con il WLL e l’UMTS. I gestori telefonici - che non hanno interesse ad incentivare lo sviluppo - hanno affossato queste tecnologie, imponendo prezzi vergognosamente alti. E mentre Nokia pianifica un cellulare Wimax per il 2008, noi si discute con i bandi di gara per concedere le frequenze del Wimax (dopo anni di discussioni per strappare le frequenze al Ministero della Difesa). Si sta sviluppando la TV via Internet (IPTV) da tempo. Sono varie le tecnologie che sono in ballo. In Italia? Si incentiva il Digitale Terrestre!
Conclusioni
Queste sono le cose che non vanno in Italia. Queste sono le cose che si potrebbero fare e che nessun Governo vuol fare. Governi di destra e governi di sinistra. Il DTT (digitale terrestre) è una tecnologia morta. Capisco quando venne finanziato da Berlusconi: il fratello produce i decoder. Ma perché il DTT viene finanziato anche dall’attuale Governo? Perché l’attuale Governo invece di pensare al DTT non si occupa del Wimax? Qualcuno gli dica che esiste l’IPTV, per favore, altro che canone RAI.
Ecco perché non credo più alla politica in Italia. Di destra, di centro e di sinistra.
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Lunedì 24 Settembre 2007
Si, ma il Wimax?
La pubblicazione del bando per l’assegnazione delle frequenze del Wimax, non doveva partire entro l’estate? Sono mesi che circolano notizie che vedono imminente la data di pubblicazione di questo fantomatico bando. Ma…apprendo oggi su Punto Informatico del mirabolante scoop di Morse. Stando a quanto scritto nell’articolo, sembrerebbe che alcune società abbiano deciso di contestare la validità del regolamento che fissa le linee guida da adottare nella predisposizione del bando per l’assegnazione delle licenze Wimax. In sintesi, nelle missive inviate ai vari organi preposti, si richiede il ritiro di tale regolamento e la sua revisione. Infatti stando così le cose - c’era da dirlo? - le modalità con le quali verranno assegnate le licenze/frequenze, agevoleranno i soliti noti, prima su tutte Telecom Italia. Vi ricordate il discorso di Grillo in sede di assemblea degli azionisti Telecom Italia? “Il Wimax non deve essere dato agli operatori telefonici, perché tutto quello che toccano loro diventa merda”. E poi mi si viene a dire populismo e qualunquismo. Grillo ha ragione da vendere: in passato le tecnologie WiFi e UMTS sono state affossate dai soliti noti. E’ storia vecchia. Tutti temono che il Wimax possa venire affossato. Tutti. Esperti di settore, persone comuni nei forum, Grilli e grillini. Tutti. C’è anche una raccolta di firme online. Io sono stanco di ripetere queste cose. Ma l’AGCOM, quell’ente inutile e mangiasoldi che conosciamo tutti (venne riconosciuto inutile anche in sede UE se non ricordo male) pensa bene - come al solito - di tutelare gli interessi di pochi. In barba al Digital Divide. In barba all’arretratezza tecnologica. Ribadisco il ‘nodo’ strategico del Wimax: 1) il Wimax permette l’accesso ad Internet senza fili ovunque ci si trovi; 2) è possibile telefonare ‘gratis’ su Internet utilizzando il protocollo VOIP. Quindi Wimax=telefonate VOIP=telefonate gratis (o meglio, visto che dovrebbero spuntare nuovi operatori, a costi decisamente inferiori). E’ chiaro ora perché TIM, Vodafone and company non hanno interesse che il Wimax si sviluppi in Italia? Nokia ha già in piano un cellulare Wimax per il 2008. E allora? Ben venga l’iniziativa di quelle società che hanno deciso di far cambiare il regolamento per la predisposizione del bando. Magari ciò comporterà un ulteriore slittamento (secondo me, prima del 2008 non si smuove paglia), ma almeno forse - forse - questa volta i soliti noti se la prenderanno dove dico io e si salvaguarderanno gli interessi dei cittadini. Occhi aperti!
AGGIORNAMENTO - TANTO PER CAPIRCI:
tratto dall’ultima delibera dell’AGCOM
“Su tale punto l’Autorità ritiene che, coerentemente con le procedure adottate in altre selezioni competitive, ad esempio l’UMTS ed il WLL, la prescrizione di un obbligo minimo di copertura e di avvio commerciale del servizio contribuisce a garantire maggiormente sia la reale volontà dell’impresa a realizzare i servizi previsti, limitando possibili fenomeni di pre-emption, sia l’utilizzo effettivo dello spettro.”
Ossia: visto che siamo riusciti ad affossare per bene il WLL e l’UMTS, adottiamo gli stessi criteri: se non hai i mezzi necessari a coprire un minimo di territorio, non vinci la gara. Hmmm…chi può competere con la copertura del territorio attuabile da aziende come Telecom Italia o Vodafone? Forse le aziende più piccole? Questo si che vuol dire liberalizzare, vero Bersani?
“I diritti d’uso delle frequenze di cui al presente provvedimento hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio e sono rinnovabili.”
Ossia: una volta vinta la gara da Telecom Italia, per 15 anni ci dovremo tenere il suo monopolio. Fra 15 anni, il Wimax sarà preistoria tecnologica e tutti gli altri paesi avranno la banda strasupermegaiperlarghissima…Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
“Gli aventi titolo al rilascio dei diritti d’uso delle frequenze sono individuati, per ciascuna area di estensione geografica, sulla base di graduatorie distinte per ciascun diritto, basate sull’importo offerto anche attraverso un sistema di miglioramenti competitivi, secondo le modalità stabilite nel bando di gara, a partire da un importo minimo, stabilito per ciascuna area di estensione geografica e ciascun blocco di frequenze in gara e indicato nello stesso bando di gara.”
Ossia: sotto ad un importo minimo sei escluso dalla gara. Questo favorirà le aziende piccole? Potranno competere con Telecom Italia? Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
Qualche pignolo potrebbe sottolineare che Pierluigi Bersani è il Ministro delle Attività Produttive, mentre il Ministro delle Comunicazioni è Paolo Gentiloni. Tsk, tsk. E allora? Fa sempre parte del Governo attuale. Ed è lui che va sbandierando in giro le favole sulle liberalizzazioni. O no?
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Sabato 7 Luglio 2007
Il tappo tecnologico-legislativo italiano
Questo post sarà caotico, lo dico subito, perché le cose da dire sono molte e dovrei scrivere un libro per raccontarle tutte. Scriverò di getto allora. Come spesso accade, i miei post traggono ispirazione dai blog che leggo. Leggendo Aradia infatti, vengo a sapere del convegno Il format che non c’è, organizzato da Articolo21, dove si è parlato del futuro della RAI, della sua funzione di servizio pubblico e dell’importanza del rilancio della cultura come una delle priorità della politica in Italia. Bene, ovviamente il rilancio della cultura nelle reti RAI è auspicabile, ma tutto ciò non può che farmi considerare la situazione disastrosa di arretratezza tecnologico-culturale del nostro Paese. Non può esserci cultura se non c’è la libertà tecnologica per poterla diffondere. Il discorso è lungo, vale la pena leggere questi articoli: Censis: le oligarchie affossano l’innovazione in Italia e Wimax libero. Veniamo al punto. In Italia esiste il Digital Divide. Cosa significa? Significa che molti italiani ancora non hanno accesso alla banda larga. Significa che questi italiani non possono usufruire di tutti quei prodotti multimediali che ovunque sono ormai una realtà scontata (Web 2.0, YouTube, quotidiani online, iTunes, TV via web, P2P e quant’altro). In Italia il costo per l’accesso alla banda larga è più alto rispetto a quello degli altri paesi (non tutti possono permettersi una linea ADSL). In Italia, la tecnologia UMTS (una sorta di banda larga dei cellulari) è stata volutamente affossata dai soliti quattro noti che detengono l’oligopolio delle telecomunicazioni nel nostro paese. In Italia esiste una authority (ormai l’inglese è d’obbligo, ma per chi fosse ancora affezionato all’italiano come me, si tratta di un ente ‘autonomo’ ed ‘indipendente’) che dovrebbe fungere da garante della trasparenza nelle comunicazioni; si chiama AGCOM: Autorità Garante delle COMunicazioni. Bene, questo ente non credo svolga il suo lavoro correttamente, in quanto ha il ‘vizio’ di favorire i soliti noti, a discapito dell’interesse comune del paese. Affossato l’UMTS infatti, affossato il WiFi, è la volta del Wimax. Stiamo parlando di tecnologie che ci libererebbero dalla schiavitù dell’ultimo miglio (monopolio Telecom Italia). Se solo la politica lo volesse, potrebbe calmierare il canone di abbonamento per le linee naked (linee ADSL senza voce, che permettono ad esempio di abbandonare il telefono tradizionale di Telecom Italia ed utilizzare il VOIP per telefonare GRATIS via Internet). Le linee naked, il Wimax, ci libererebbero dalla schiavitù del canone Telecom Italia, dalla schiavitù delle inefficienze dei gestori soliti noti. Già, perché una sola antenna - alla portata delle tasche di piccoli privati - può diffondere banda larga entro un raggio di 50 Km. Questo garantirebbe il pluralismo degli operatori che forniscono l’accesso alla Rete. La Nokia ha già in cantiere un cellulare Wimax che verrà prodotto nel 2008. Questo significherebbe svincolarsi dai soliti quatto gestori anche nell’ambito della telefonia mobile. Se solo la politica lo consentisse, potrebbero crollare molti oligopoli che frenano lo sviluppo tecnologico (e quindi culturale) in Italia. Già, ma la politica italiana ha a cuore gli interessi dei vari Telecom Italia, Tim, Vodafone, Tre e Wind, non quelli degli italiani. Occorre dire che queste tecnologie metterebbero in crisi queste grosse aziende, certo, ma cosa è più importante, il bene di pochi o il bene della collettività? E poi esistono i cosiddetti MVNO (Mobile Virtual Network Operator, cioè operatori mobili virtuali) che si stanno affacciando ora - timidamente - in Italia (vedi le Poste Italiane, Carrefour e Coop), quando sono una realtà da anni negli altri paesi. Chi ha frenato la diffusione di questi operatori? Stefano Mannoni, commissario AGCOM parla di errori fatti nel passato. E che dire delle TV di quartiere? In Europa si diffondono e in Italia sono illegali e - quando sono fastidiose per alcuni - vengono fatte chiudere sul nascere (vedi ad esempio Telefabbrica, la TV di quartiere di Termini Imerese fatta dagli operai della FIAT). Si parla di vuoto normativo. E poi esistono le reti cittadine fatte con il WiFi. Non parlo di quelle istituzionali come Roma Wireless (incoraggiata da Walter Veltroni) ma di quelle private, cioè quelle create dai singoli cittadini. Ovviamente sono illegali in quanto infrangono la legge Gasparri ed il decreto Pisanu (norme che ancora vivono e vegetano tranquillamente). E certo, che te lo dico a fare? I cittadini portano avanti iniziative che sono quasi sempre - guarda un po’ - illegali. Perché Franco Carlini non parla di queste cose nei suoi articoli? Perché invece insiste a parlare dei blog come se fossero una minaccia per la carta stampata e per i giornalisti? In Italia il 52% degli italiani non usa Internet, altro che minaccia alla carta stampata! In un paese democratico la cultura e l’informazione deve potersi esprimere anche dal basso. Insomma, le cose da fare per togliere questi ‘tappi’ tecnologici e normativi sono molte. Io però sono pessimista. Già, perché in Italia si incentiva il DTT (Digitale Terrestre) che, come dice Beppe Grillo, è una tecnologia morta: la TV si diffonderà in Rete, questo è il futuro che andrebbe incentivato. Liberalizziamo la tecnologia e dopo - solo dopo - parliamo di cultura. Già, perché la cultura nasce dal pluralismo, non dagli oligopoli. IMHO.
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Sabato 17 Marzo 2007
Carta stampata
Siccome non avevo nulla da fare, ho deciso di tracciare un quadro generale del comparto editoriale italiano. Beh, a dire il vero, ho trattato solo il settore della
carta stampata, anche se - per avere sotto mano una visione globale - avrei dovuto considerare anche radio, televisioni (RAI e private) e libri. Comunque alcune emittenti radio e televisive le ho inserite. Bene, cosa emerge dall’analisi dei dati che ho riportato qui sotto? Direi che è possibile dividere l’intero comparto dell’informazione su carta in 2 grandi spicchi: aziende private e pubbliche. Iniziamo subito a dire che molte testate sono sovvenzionate anche dai contributi pubblici. L’Unità è il quotidiano che beneficia maggiormente di finanziamenti pubblici (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003). Seguono l’Avvenire con 5.990.900,04 euro, Il manifesto con 4.441.529,33 euro, La Padania con 4.028.363,80 euro, Il Foglio con 3.511.906,92 euro, Il Secolo D’Italia di Fini Gianfranco con 3.098.741,40 euro e L’Avanti con 2.582.284,89 euro). Detto questo, dai dati emerge che l’informazione in Italia sembra essere controllata totalmente dalle alcune aziende private. Vediamo:
- Carlo De Benedetti controlla il Gruppo Editoriale L’Espresso
- Banche e aziende (Fiat e Pirelli) controllano RCS
- Il gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è controllato per il 50,14% dal gruppo Fininvest (che è di Silvio Berlusconi)
- Confindustria controlla il Sole 24 Ore
- La Fiat controlla La Stampa
- Paolo Berlusconi controlla Il Giornale
- Veronica Lario possiede Il Foglio (Veronica Lario è la moglie di Silvio Berlusconi)
- Mondadori possiede Panorama
- Libero è di Giampaolo Angelucci
- L’Unità è finanziato dallo stato
- Il Manifesto è finanziato dagli stessi giornalisti (cooperativa)
Direi che a occhio e croce, banche, aziende come la Fiat e la Pirelli, De Benedetti e Berlusconi (Mondadori e Gruppo ed. Espresso) controllano quasi la totalità dell’informazione cartacea in Italia. Ne restano fuori l’Unità ed il Manifesto. Seguono i dati che ho reperito su Internet dai ’siti ufficiali’, come direbbe qualcuno di mia conoscenza.  I siti ufficiali sono quelli delle case editrici. Mi sono infine divertito a creare un grafico a torta, per rendere maggiormente l’idea. Nel grafico, per ‘banche’ intendo Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Capitalia, Fiat e Pirelli ed altre (per maggiori dettagli clicca ‘profilo societario’ nella scheda sottostante). Per ‘Berlusconi’ intendo Berlusconi, Mondadori, Veronica Lario, Paolo Berlusconi.

A scanso di equivoci, c’è da dire che l’informazione la fanno ancora i giornalisti. Giusto per capirci, alcuni giornalisti scrivono su più di una testata (ad esempio Enzo Biagi o Marco Travaglio). Quindi un aspetto interessante è chi scrive in un dato giornale. Prendendo ad esempio ‘Libero’, e constatando chi ci scrive abitualmente, ognuno può trarre le proprie conclusioni. Il grafico è stato generato online con lo strumento Create A Grahp. I dati li ho presi dalle schede sottostanti (compilate estrapolando i dati da ADS - Accertamenti Diffusione Stampa. Dati del 2005). Cosa è ADS? Attualmente costituiscono ADS le seguenti Associazioni: UPA (Utenti Pubblicità Associati), Assocomunicazione (Associazione delle Imprese di Comunicazione) e UNICOM (Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione), che rappresentano la “parte Utenti-Agenzie”, FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e FCP (Federazione Concessionarie di Pubblicità) che rappresentano la “parte Editori-Concessionarie”.
Seguono le schede delle varie testate
(Il primo riquadro rappresenta la casa editrice, il secondo la testata; seguono il direttore del giornale e i redattori che di solito scrivono su quel giornale. Ho inserito anche il numero delle copie vendute, compresi gli abbonamenti. In fondo al post c’è una legenda che descrive i significati degli acronimi)

(Dal 1991 il Gruppo Editoriale L’Espresso è controllato da Carlo De Benedetti). Qui è possibile consultare il profilo societario Altre riviste del gruppo: Guide De L’Espresso, Limes, MicroMega, National Geographic Italia. Emittenti radiofoniche: Radio DeeJay, Radio Capital, M2O. Emittenti televisive: All Music
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(RCS MediaGroup: fondata da Bruno Tassan Din, nipote: Angelo Rizzoli) Oggi: 63,527% di Mediobanca, Fiat, Presenti, Ligresti, Pirelli (Marco Tronchetti Provera), Intesa Sanpaolo (Corrado Passera), Capitalia (Cesare Geronzi). Qui è possibile consultare il profilo societario. Altre riviste del gruppo: Amica, Anna, Astra, Brava Casa, Domenica Quiz, Domenica Quiz Mese, Il Mondo, Io Donna, L’Europeo, Max, Newton, Novella 2000, Oggi, Ok La salute prima di tutto, Visto. Emittenti radiofoniche: CNR Radio FM, Play Radio e RIN Digital Radio. Altro: DADA S.p.A.
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(Editrice La Stampa S.p.A. è una casa editrice, controllata dal gruppo Fiat tramite la holding Itedi)
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(Paolo Berlusconi 82%)
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(Giampaolo Angelucci)
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(L’unità è il quotidiano italiano che maggiormente beneficia dei finanziamenti pubblici riservati all’editoria di partito (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003). http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/contributi_editoria_2006/pdf/02_comma%2010.pdf)
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(Il gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è controllato per il 50,14% dal gruppo Fininvest). Qui è possibile consultare il profilo societario Altre riviste del gruppo: 2TV, Casa Facile, Casa Idea, Casabella, Casaviva, Chi, Ciak, Confidenze, Creare, Cucina Moderna, Cucina No Problem, Donna In Forma, Donna Moderna, Economy, Flair, Grazia, Guida TV, Interni, Nuovi Argomenti, Panorama, Panorama Travel, PC Professionale ,Per me, Prometeo, Sale & Pepe, Star TV, Telepiù, Tu, Tv Sorrisi E Canzoni, Ville e Giardini. Emittenti radiofoniche: Radio 101. Emittenti televisive: Canale 5, Italia 1, Retequattro (tramite Mediaset). Altro: la Fininvest possiede anche la Medusa Film
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LEGENDA:
DBC: Carlo De Benedetti
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Espresso: Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. (presidente onorario Carlo Caracciolo, presidente Carlo De Benedetti, amministratore delegato Marco Benedetto)
La Stampa: Editrice La Stampa
SEE: Società Europea di Edizioni
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Mondadori: 50,2% del gruppo Fininvest. Presidente Marina Berlusconi
CONTRIBUTI PUBBLICI: Per consultare i dati relativi ai finanziamenti pubblici, visita il sito del Governo: Contributi pubblici
Se notate errori od inesattezze ditemelo!
Aggiornamento: Biagio mi ricorda la puntata di Report che tratta i finanziamenti pubblici ai giornali. I dati sono reperibili anche dal sito del Governo (link precedente). A parte i contributi pubblici, la cosa interessante del servizio di Report riguarda gli stipendi. Si va dai 15.000 euro di Vittorio Feltri (direttore di Libero) ai redattori freelance in nero (5 euro e 50 a pezzo). I soldi dei contributi statali? Vanno ai partiti.
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Mercoledì 26 Luglio 2006
Lobby agguerrite
I farmacisti sono nuovamente in agitazione contro il decreto Bersani. Secondo Federfarma sono stati 4500 i ‘camici bianchi’ che hanno manifestato a Roma. Lo sciopero ha coinvolto il 95% delle farmacie. Un’adesione quasi totale. Ma non e’ tutto: l’assemblea di Federfarma ha proclamato un ulteriore sciopero a partire da venerdì 28. La serrata sarà ad oltranza fino alla conversione in legge del decreto Bersani. Sul sito Federfarmaroma è presente un volantino che ’spiega’ ai cittadini due punti fondamentali: il farmaco non è un prodotto di largo consumo ed il farmacista non è un semplice commesso. Ora, va bene che nel nostro paese la demagogia sia un’arte abbondantemente praticata, ma tutto ha un limite! Infatti - non è mai eccessivo sottolinearlo - il decreto Bersani riguarda esclusivamente i prodotti da banco, cioe’ tutti quei prodotti che vengono venduti nelle farmacie senza ricetta medica. A mio avviso il decreto Bersani potrebbe apportare solo dei giovamenti: liberalizzazione del mercato da un lato e - come conseguenza - una probabile flessione dei prezzi dall’altro. E’ incredibile quante corporazioni e lobby agguerrite esistano in Italia: dai tassisti ai farmacisti, dai notai agli avvocati…e non stiamo ancora toccando i ‘grandi’ interessi (banche, assicurazioni, telecomunicazioni). Da quanto sta accadendo in questi giorni, sembrerebbe che nel nostro paese ogni associazione di categoria sia pronta a combattere agguerritamente non appena venga avvertita una qualsiasi minima minaccia nei confronti degli interessi acquisiti. Minaccia costituita dalle azioni ‘repressive’ del governo ovviamente. Ma in una società democratica e liberale ciascun individuo fa parte di una categoria. Ciascuno di noi è membro di un gruppo (panettieri, farmacisti, insegnanti, idraulici, avvocati, medici e via dicendo). E’ possibile migliorare un paese quando nessuno di noi è disposto a retrocedere di neanche un millimetro dalla propria posizione? Cosa accadrà quando il governo prenderà in esame interessi ben più cospicui come quelli rappresentati da banche, assicurazioni e gestori telefonici? Ma soprattutto, ci riuscirà a…’esaminarli’?
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