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Giovedì 8 Novembre 2007

Emergenza rom: un decreto e passa la paura!

Archiviato in: Diritti civili, Sicurezza, Luoghi comuni, Immigrazione — Maurizio ( 07:31 )

Qualche giorno fa, una donna viene aggredita, torturata, violentata ed uccisa barbaramente. Sospettato dell’omicidio un rom rumeno di 24 anni: Nicolae Romulus Mailat. Aveva ancora il viso sporco di sangue quando è stato catturato. Immediatamente è partita la caccia ai rumeni. E’ partito l’abbattimento della baraccopoli. La gara alle espulsioni. I pestaggi da parti di italiani nei confronti di cittadini romeni. Le relazioni sui reati compiuti da immigrati stranieri. La maggioranza pare essere di nazionalità rumena. Lo sciacallaggio e la strumentalizzazione politica da parte della CDL, il cui compito principale pare essere alla ricerca perenne di qualsiasi spunto per condannare l’operato di questo Governo.
“La violenza e’ figlia di una politica demagogica e lassista che lascia vivere nella paura le nostre famiglie. E a Roma i primi responsabili si chiamano Rutelli e Veltroni.” (su A.G.I.)
Questo il commento di Francesco Storace, segretario di La Destra, all’aggressione squadrista avvenuta a Roma ai danni di un cittadino romeno. Bene, gettare benzina sul fuoco è proprio quello che ci vuole. Gli attacchi della CDL, che condannano una cattiva gestione della sicurezza, dimenticano che i campi nomadi non sono nati ieri. I campi nomadi esistono dagli anni ‘70. Dimenticando i danni fatti dalla legge Bossi-Fini. Dimenticando vicende come quella di Mariana Dontcheva: responsabile del museo archeologico di Varna, in Bulgaria, costretta all’inferno italiano dei CPT. Già, ma allora di chi è la colpa? I cittadini rumeni sono tutti dei criminali? I rom, sono tutti dei criminali? Ora, come al solito, penso che la verità non stia da una parte sola.

Lo straniero

Partiamo dalla singola vicenda dell’omicidio: Nicolae Romulus Mailat non si può definire un cittadino modello. Originario di Vurpar, un villaggio rumeno di 2.500 abitanti, in Transilvania, ha a suo carico dei precedenti penali. Due anni di riformatorio per un furto commesso a 14 anni, una condanna a 3 anni per un furto compiuto nel 2005. Pena non scontata. Infatti Mailat si rende irreperibile e ‘dimora’ nella baraccopoli di Tor di Quinto. I suoi concittadini lo definiscono ‘una bestia’. Questi sono fatti inconfutabili.

Gli stranieri

Prendiamo in considerazione altri fatti che non penso siano opinabili: i dati statistici della popolazione penitenziaria a dicembre del 2006. La maggior parte dei detenuti stranieri sono marocchini (20%), seguono gli albanesi (13,9%) e poi i rumeni (12,5%). Per quanto riguarda la tipologia di reato, quelli contro il patrimonio sono commessi per il 28,4% da italiani e il 26,5% da stranieri; quelli sulla droga sono commessi per il 12,2% da italiani e il 24% da stranieri (il doppio); quelli contro la persona sono commessi per il 15,6% d italiani e il 20,9% da stranieri. Solo queste cifre rendono evidente il problema. Dobbiamo però considerare che gli italiani sono quasi 60 milioni, mentre gli stranieri sono quasi 4 milioni (in Germania sono più di 7 milioni ed in Spagna più di 4 milioni). Da ciò risulta evidente che l’incidenza di reati commessi da stranieri è altissima. Sorge quindi spontanea la domanda: marocchini, albanesi e rumeni, sono geneticamente dei popoli di criminali? Non credo. Così come non credo che gli italiani siano geneticamente dei mafiosi. Già, eppure i numeri parlano chiaro: gli stranieri commettono il maggior numero di crimini in Italia. Qualcuno dice che la causa sia il degrado nel quale sono costretti a vivere. Lo penso anch’io, ma non credo sia l’unica motivazione. La fame ti spinge a rubare, non a stuprare ed uccidere selvaggiamente. E poi, senza scomodare troppo le statistiche, penso sia capitato a chiunque di vedere nelle file dei supermercati giovanotti slavi con birra e alcolici. Molti quindi si ubriacano. Già, ma questo fa parte del degrado. A volte volontario, perché non è facile convincere queste persone a seguire le regole, a mandare i figli a scuola. E qui sto generalizzando. Già, perché come minimo occorre sapere di cosa si sta parlando.

Si, ma chi sono i rom?

Chi sono i rom? Chi sono i rumeni? I rom sono una popolazione indoeuropea da non confondersi con i rumeni (gli abitanti della Romania). I rom sono un popolo nomade molto probabilmente di origine indiana (un indizio che sembra confermare ciò è la presenza del cromosoma Y tipo H-M82 presente nel 47,5% dei rom). I rom sono un gruppo etnico che - insieme ai sinti, i camminanti ed altri - vengono nell’insieme definiti zingari. I rom, già dal medioevo arrivarono in Germania, Austria, Boemia, Slovenia ed Italia. Mentre i Sinti sono di origine indiana e pakistana, i rom provengono dalla ex Jugoslavia, dalla Romania, dall’Albania, dalla Bosnia, dalla Macedonia, dall’Algeria (cfr. Un popolo sconosciuto: gli zingari). I rumeni o romeni, sono invece gli abitanti della Romania. I rumeni sono quasi 22 milioni. Il 2,5% di questi sono rom.

E la Romania?

La Romania è un paese che ha subito per 24 anni (dal 1965 al 1989, quando ci fu la rivolta) la dittatura di Ceausescu. Oggi la Romania è un paese democratico. Il 1 gennaio 2007 la Romania diventa paese membro della Comunità Europea. Dopo il collasso del Blocco Sovietico (1989-1991) la situazione economica della Romania era disastrosa, al punto che fu costretta a chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale di 547 milioni di dollari. Nel novembre 2005, lo stipendio netto mensile era circa di 320 euro. In Romania il tasso di disoccupazione è progressivamente sceso dall’ 8,3% del 2003 al 6,10% del 2007. C’è da aggiungere che gli industriali italiani approfittano di questa situazione. Aziende come Armani, Dolce & Gabbana, Benetton, Geox sfruttano il lavoro dei rom in Romania, pagando salari da 70-80 euro (secondo un comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico, sono più di 22.000 le aziende italiane in Romania). Per capire cosa si compra con quello stipendio, basta cercare in Rete i prezzi degli affitti delle case in Romania (30 mq, pianterreno, 400 euro). Lo stipendio medio di un’infermiera, in Romania si aggira sui 100 euro. Fuori della Romania, un’infermiera può guadagnare 600 euro, 1000 euro e anche di più. Dittatura prima, crisi economica oggi e si capisce subito perché c’è gente che cerca una vita migliore in Italia.

Perché vengono in Italia?

Del resto ciò è confermato dai dati estratti dal dossier della Caritas: il 56,5% degli immigrati regolari, è in Italia per motivi di lavoro. Certo, ci sono anche coloro che entrano in Italia per delinquere. In Romania le pene sono severe, in Italia, non c’è la certezza della pena. In Italia, non si sa neanche quanti siano esattamente i rom presenti. In Italia, i minori commettono reati in quanto non possono essere puniti. Basta vedere la piaga dei borseggi all’interno delle metropolitane. Ma non tutti sono dei criminali.

Le risposte di Francia, Germania, Spagna e le soluzioni all’italiana

Ora che sappiamo il motivo della presenza crescente di rom in Italia, cosa facciamo? Non è certo con l’espulsione indiscriminata che si risolvono i problemi. Allora si potrebbe adottare il sistema francese: bastone e carota. In Francia gli immigrati non vengono relegati all’interno di baraccopoli di periferia. Dove il degrado regna sovrano. In Francia, nei comuni con più di 5.000 abitanti, gli immigrati vengono sistemati all’interno di centri di accoglienza. Però per chi sgarra, non ci sono alternative all’espulsione. Per sempre. Sempre in Francia, la legge Besson, parallelamente ai centri di accoglienza, prevede un programma immobiliare di case da dare in affitto ai nomadi. In Francia, molti ‘nomadi’ vivono in case popolari, pagano l’affitto, la luce e l’acqua. Lavorano come facchini, gommisti, fanno le pulizie, i figli vanno a scuola e - udite udite - i disoccupati da più di sei mesi ricevono un sussidio di 950 euro al mese: in Italia, neanche gli italiani hanno un simile trattamento! Il risultato è che in Francia non si vedono zingari ai semafori a chiedere l’elemosina (è vietato). Stiamo parlando della Francia nazionalista. In Germania? Ai rom vengono assegnate le case e sono messi in condizione di lavorare. Anche in Germania, se non rispetti la legge, sei fuori per sempre. In Spagna? Vivono in affitto e chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi. Insomma, politiche ‘leggermente’ diverse da quella italiana, che - tanto per cambiare - deve spiccare sempre nelle classifiche europee. Si legge su un articolo di Repubblica di aprile:
“La lista delle “mancanze” italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all’educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L’Italia, soprattutto, continua ad insistere nell’errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali”
Però, una cosa la sappiamo fare in Italia: i decreti di urgenza sull’onda del malcontento popolare. Purtroppo, ci si muove solo quando scappa il morto. Purtroppo, un decreto non risolverà un problema strutturale che andrebbe affrontato seriamente. Basterebbe mutuare le soluzioni adottate da paesi come la Francia o la Germania. Una cosa buona però sta venendo alla luce: la banca del DNA. Il censimento di questa popolazione stanziale (e non nomade) dovrebbe essere il primo passo. Occorre andare di fretta però: dal primo gennaio, la Romania fa parte della Comunità Europea e 2 milioni e mezzo di rom potrebbero muoversi. Parecchi verranno in Italia. Il metodo francese del bastone e della carota, mi sembra buono. Chi si comporta bene, vive decentemente, chi delinque (e ci sono comunità dove il tasso di devianza è purtroppo del 100%) viene espulso per sempre. Però la maggior parte degli italiani, è favorevole all’espulsione dei rom tout court. Prima occorre risolvere i problemi degli italiani. Degli italiani che non hanno casa. Di chi non lavora. Curiosamente questi discorsi li fanno coloro che vivono in coppia con doppio stipendio. Del resto, chi non lavora, se italiano resta a casa dei genitori fino a 40 anni, se straniero, vive nelle baracche. Non credo si possano equiparare le condizioni di vita degli italiani (per quanto precarie) con quelle degli stranieri che vengono in Italia. Si, ma perché gli stranieri vengono allora? Perché pensavano di trovare l’America.

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Sabato 6 Ottobre 2007

Sull’Espresso di qualche settimana fa c’era un articoletto…

Archiviato in: Politica, Scandali, Moralismo, Privilegi, Luoghi comuni — Maurizio ( 14:51 )

A volte ricevo delle e-mail che terminano con questa frase: “falla circolare”. Beh, 99 volte su 100 si tratta di una classica catena di S. Antonio. Cioè di una bufala. La notizia che ho ricevuto oggi, inizia con questa frase: “Sull’Espresso di qualche settimana fa c’era un articoletto…”. Segue poi un lungo elenco di privilegi dei quali godrebbero i nostri politici (tessera del teatro gratis, tessera del cinema gratis, palestre gratis, autobus gratis, cellulare gratis e via dicendo). Di solito, quando leggo notizie di un certo tipo, preferisco approfondire la cosa. Così ho fatto anche questa volta e ho scoperto immediatamente che si trattava di una bufala. Provate anche voi a digitare su Google questa frase: “Sull’Espresso di qualche settimana fa c’era un articoletto” (compresi i doppi apici). Verranno fuori qualcosa come 2.140 risultati. Sono pagine di siti web, blog e forum che riportano integralmente il testo della mail, accompagnandolo con manifestazioni di sdegno varie. Però il primo risultato che riporta Google è un articolo del famoso cacciatore di bufale Paolo Attivissimo. Leggendo l’articolo si scopre che la prima versione di questa catena di S. Antonio risale nientemeno che al 2000. Per evitare di scadere nel qualunquismo o - peggio - nella demagogia, occorrerebbe sempre verificare la veridicità di quanto stiamo per pubblicare su Internet. In questo caso la ricerca della verità è semplicissima, in quanto stipendi, indennità e rimborsi vari dei deputati, sono chiaramente indicati nel sito della Camera, mentre quelli dei senatori sono indicati sul sito del Senato. Ad ogni modo…magari il testo della mail è una bufala, però i privilegi dei politici nostrani sono purtroppo un argomento di scottante attualità, vedi il successo del libro La Casta. Prendo spunto da questa vicenda, per rispondere ad una domanda che mi sento rivolgere spesso da chi è poco avvezzo all’uso della Rete: “come fai ad essere così sicuro della veridicità di quanto leggi su Internet? Su Internet ci sono un sacco di stupidaggini!”. La risposta è immancabilmente la seguente: non ne sono sicuro, così come non si può mai essere sicuri di quanto si legge nei giornali o si sente alla radio o alla televisione. E allora come ci si difende? Usando il senso critico.

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Giovedì 3 Maggio 2007

I rottweiler sono cattivi?

Archiviato in: Riflessioni, Educazione, Luoghi comuni, Animali — Maurizio ( 06:41 )

Da piccolo ho avuto un sacco di animali e ‘da grande’ ho maturato la convinzione che gli animali debbano vivere liberi, non dentro quattro mura domestiche. A tutti gli ‘amanti degli animali’ che tagliano orecchie e coda ai loro cani vorrei dire: tagliatevi le vostre di orecchie: sarete più fighi! Parliamo di una razza di cani particolare: il rottweiler. Il rottweiler appartiene al gruppo dei molossi, una razza di cani selezionata dall’uomo con degli scopi ben precisi: guardia, difesa personale etc. Nei molossi viene esaltata infatti forza e resistenza. Un rottweiler maschio pesa intorno ai 50 Kg. Tratto da wikipedia: “Attenzione con i bambini:Anche se generalmente docile e amabile,se non abituato,i bambini data la loro statura possono essere scambiati per un’altro cane che minaccia il suo territorio!Inoltre il cane riconosce nel bambino una preda in quanto l’odore è diverso da quello dell’uomo adulto.”. E ancora (sempre da wikipedia): “Essendo un cane da difesa è anche da compagnia ed è indispensabile che stia vicino al padrone che lo deve educare (più che addestrare)facendolo socializzare, già da cucciolo, con altri cani, persone, anziani, bambini ed altri animali. Anche se perfettamente in grado di svolgere attività da guardia si sconsiglia di abbandonarlo a se stesso relegandolo in un giardino, recinto o appartamento per troppe ore della giornata. Il cane rischierebbe di diventare eccessivamente aggressivo e incontrollabile anche con le persone che non minacciano la sua proprietà.”. Ora vorrei dire la mia. Non è un caso che sia stata emessa un’apposita ordinanza anni fa. In questa ordinanza sono presenti 18 razze canine potenzialmente pericolose (tra cui i rottweiler). Tralascio la ’scientificità’ (tutta da dimostrare) di tale lista, però sempre di molossi si parla. L’ordinanza vieta l’addestramento di tali razze ai fini dell’esaltazione dell’aggressività. Ciò significa che questi cani sono come delle armi. Se si possiede un’arma in casa, questa può essere innocua o pericolosa. Se una pistola è custodita in un cassetto con sicura attivata, scarica e i proiettili sono chiusi in un altro cassetto, allora è innocua. Se al contrario, la pistola viene tenuta carica e senza sicura, inizia a diventare pericolosa. Io sono contrario assolutamente alla detenzione di pistole, sia cariche che scariche, anche perché è fonte di potenziali problemi. Se chi detiene la pistola è un poliziotto che osserva scrupolosamente le norme di sicurezza, allora la pistola diventa innocua. Ricollegando il discorso ai rottweiler, se questi animali vengono educati correttamente ecco il risultato che si ottiene:

Vorrei dire però un’altra cosa. Secondo me sempre di razze potenzialmente pericolose si tratta. Pare che in Italia le statistiche dicano che la razza di cani che morde di più non sia il rottweiler ma il pastore tedesco. Beh, presto spiegato: è la razza di cani più diffusa in Italia, perciò statisticamente sono più i pastori tedeschi che i rottweiler i cani che mordono. Però un rottweiler è un molosso (di 50 Kg), è un cane con caratteristiche particolari (vedi quanto detto sopra). Se vi fate influenzare troppo dal video che ho messo sopra, allora vi dico che io un cucciolo come quello che si vede nel prossimo video non lo terrei mai in casa. Fate voi…


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Sabato 7 Aprile 2007

Come imparare a disegnare e a dipingere

Archiviato in: Chitarra, Arte, Luoghi comuni — Maurizio ( 09:39 )

Un altro luogo comune da sfatare è il seguente: pittori e disegnatori ci si nasce. Coloro che ritengono di essere ‘negati’ nel disegno o nella pittura sbagliano di grosso. Infatti si può imparare a disegnare e a dipingere così come si può imparare a suonare uno strumento musicale. Certo, artisti non si diventa. Chiunque può imparare a suonare il pianoforte, però pochi diventeranno Chopin o Beethoven. Parallelamente, chiunque può imparare a disegnare, però diventare un Monet è un’altra cosa. Io ho imparato a disegnare semplicemente applicandomi. La cosa più importante nel disegno è imparare ad osservare. Infatti gli occhi dell’artista differiscono da quelli dell’uomo comune, proprio in ciò. Noi guardiamo, non osserviamo. Un buon libro per imparare ad osservare (e quindi a disegnare) è disegnare con la parte destra del cervello di Betty Edwards. Ho imparato a suonare la chitarra e a disegnare da autodidatta, anche se sono ben consapevole che non diventerò mai un Segovia o un Manet. Io non sono l’unico ad aver imparato a disegnare. Anche altre persone che conosco lo hanno fatto. Se non vi fidate di me, leggete le opinioni su questo libro nella Rete (ad esempio su ciao.it). Lo stesso Van Gogh - si legge nel libro - all’inizio dovette combattere con problemi di prospettiva. Osservando i primi disegni di una persona di mia conoscenza, Rosina Leoncavallo, molti - me compreso - avrebbero detto: questa persona è negata con il disegno. Beh, osservando i suoi quadri, si resta decisamente sorpresi. A me piacciono i suoi quadri. Credo che spenderei dei soldi per acquistarne qualcuno. Se infatti si può imparare a disegnare e ad osservare, ciò che rende unico un artista è la scelta dei colori, dei soggetti, la cura o meno dei particolari, la scelta delle forme. Queste cose non si imparano. Queste cose sono parte di noi. Ed escono fuori quando disegniamo o suoniamo uno strumento. Inoltre, vi assicuro, disegnare o suonare è un’attività che fa bene allo spirito. E, credo, faccia bene anche al cervello.

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