Home - Chi sono - Contattami

Giovedì 20 Dicembre 2007

OfficeLipDub, ovvero: doppiaggio in ufficio in salsa pop web 2.0

Archiviato in: Web, Marketing — Maurizio ( 07:08 )

Grazie ad un commento dei ragazzi di diregiovani , vengo a sapere dell’ultima moda che sta impazzando sulla Rete: l’OfficeLipDub. No, non è una parolaccia, ma bensì un termine composto dalle parole ‘Office’ (ufficio), ‘Lip’ (labbra) e ‘Dub’ (doppiaggio). Si tratta di un video musicale fatto in ufficio, dove i dipendenti si improvvisano - e ci riescono bene - pop star. Il primo piano è d’obbligo e occorre mimare le parole della canzone che si sente in sottofondo. Il tutto mentre il cameraman vi riprende fluidamente tra le scrivanie, per le scale e nei corridoi dell’ufficio. L’idea è venuta ai ragazzi dell’agenzia newyorkese ‘Connected Ventures’ che hanno girato la loro versione di ‘Flagpole Sitta’, degli Harvey Danger. Inutile dire che il video ha spopolato in breve tempo, milioni di contatti in tutto il mondo ed è nata la moda. Come accade già con alcuni video su Youtube, sono proliferate le ‘risposte’ al video originale. È stato creato anche un sito che raccoglie il video originale e le varie risposte francesi, inglesi e anche una italiana. Il sito si chiama ovviamente OfficeLipDub. A parte l’originale - a mio avviso insuperabile - a me è piaciuta molto la quarta risposta (J’Adore - Louxor, nella versione dei ragazzi francesi dell’agenzia Rumeur Publique). Ve la piazzo qui:



Avete presente i video virali? Beh, credo che anche in questo caso, l’intento virale sia perfettamente riuscito. Il web 2.0 non finisce mai di sorprendermi. Ah, a proposito: se si lavora così da quelle parti, quasi quasi mando un curriculum. Mi accettate? :D

Commenti (0)Permalink

Domenica 9 Dicembre 2007

Piccoli vlogger crescono…ovvero: ’sto Web 2.0, dove diavolo vuole arrivare?

Archiviato in: Web, Blog, Marketing, Informazione, Televisione — Maurizio ( 09:56 )

Esplorando la blogosfera italiana, mi imbatto nel blog VideoMarta. Definirlo blog non è corretto, perché in effetti si tratta di un vlog (videoblog): un blog fatto utilizzando dei video. All’interno di questo vlog, troviamo Marta, una ragazza di 18 anni che - attraverso i suoi video - spiega la tecnologia in maniera semplice. La prima cosa che salta agli occhi è la qualità del prodotto. I suoi video ricordano trasmissioni televisive come ‘Non solo moda’ o ‘Neapolis’:



Da bravo boccalone quale sono, penso: però, è proprio brava questa qui! A dire il vero un dubbio un po’ mi viene. Infatti, la domanda sorge subito spontanea: chi è che la riprende con la telecamera? Boh, sarà il fratello? A quel punto, incuriosito, vado nella classica sezione ‘about’ e scopro che Marta, quei video non li ha creati da sola: quei video sono il frutto del lavoro di 3 persone. C’è chi si occupa degli argomenti tecnici, chi della sceneggiatura, chi fa le riprese, chi fa il montaggio etc. Resto un po’ deluso. E io che inizialmente credevo avesse fatto tutto da sola! Già, con tutti questi nerd e geek che girano nella blogosfera…Esplorando la sezione dei link, scopro che questo vlog in 2 o 3 mesi ha riscosso un notevole successo. Noto anche che molti blogger ne parlano. Proprio come sto facendo io in questo momento. C’è chi - più scaltro di me - nutre qualche sospetto. C’è invece chi critica negativamente l’operazione. Ad ogni modo, la maggioranza dei blogger ne parla bene. C’è poi uno degli autori dell’operazione, che spiega come sia nata l’idea. La mia opinione? A parte la delusione di scoprire una ‘regia occulta’ che toglie di sicuro un po’ di naturalezza alla cosa, a parte la delusione di scoprire una Marta annunciatrice piuttosto che geek, beh, devo dire che il prodotto finito lo reputo davvero ben fatto. Complimenti a tutta la squadra allora! Dopo ICTv, N3tv, ecco nascere i primi vlog italiani. Se però escludiamo quello di Paolo Cevoli e l’ottimo ‘TG satirico’ Nonrassegnatastampa (una visitina è consigliata), siamo ancora a livelli sperimentali e credo che VideoMarta sia il primo vlog degno di questo nome. Piccoli vlogger crescono…

Commenti (2)Permalink

Domenica 2 Dicembre 2007

I trucchetti che deterioraro la qualità della blogosfera italiana (visibile e conosciuta) e penalizzano i blogger ‘etici’

Archiviato in: Blog, Marketing, Etica — Maurizio ( 11:02 )

Quando voglio capire come funziona una cosa, la faccio. E’ per questo che un anno e mezzo fa ho aperto un blog. Inoltre mi piace scrivere. Ben presto però, vengo a scoprire la blogosfera italiana e noto alcune ‘irregolarità’ (chiamiamole così). Beh, del resto noi italiani ci dobbiamo sempre distinguere rispetto al resto del mondo, no? Scopro così che i giornalisti italiani non vedono di buon occhio i blogger nostrani. Scopro così fenomeni - nonché tormentoni - come l’autoreferenzialità. Scopro la fissazione dei media old style (leggi ’stampa ufficiale’) con le classifiche di Technorati e di Blogbabel. Scopro altresì che detta fissazione è diffusa anche all’interno della stessa blogosfera italiana. Scopro infine che alcuni blogger - non pochi a dire il vero - praticano tecniche a mio avviso non troppo corrette, con il solo scopo di guadagnare posizioni all’interno di tali classifiche. Alcuni esempi di queste tecniche?
  • Scambio di link tra amichetti all’interno dei salotti buoni: non mi interessa il contenuto del tuo blog, ma io ‘linko’ te e tu ‘linki’ me. Già, perché Google privilegia un sito rispetto ad un altro in base al numero di siti che lo linkano (Pagerank). Un sito privilegiato ottiene più visitatori di uno meno privilegiato (i ‘tecnici’ mi perdonino la grossolanità della mia spiegazione, ma non ho intenzione di addentrarmi in dettagli tecnici) e quindi si scalano le classifiche. Questi sono i cosiddetti ’salotti’, all’interno del quali, tu che non sei tra gli ‘adepti’, non verrai mai ‘fatto entrare’. Inutile dire che salto a piè pari questo genere di salotti.
  • Lancio di contest e concorsi vari: tu linki me e io ti faccio partecipare ad un concorso dove è prevista l’estrazione di un premio. A seconda del premio messo in palio, questo sistema permette di incrementare vertiginosamente il numero dei visitatori al blog, in un solo giorno.
  • Lancio di tormentoni: ogni tanto, qualche blogger tira fuori un meme. Un argomento cioè, che se tu che lo leggi, non ne parli nel tuo blog, sei fuori, non sei un vero blogger. Un meme-tormentone celebre è quello dell’autoreferenzialità dei blog. Non importa il contenuto del meme, può anche essere aria fritta: l’importante è che se ne parli (magari linkandoci a vicenda). Per carità, non che io sia contrario ai meme a prescindere, ci mancherebbe. Molte volte è utile diffondere un argomento all’interno della blogosfera. E’ solo che altre volte, certi tormentoni sono pretestuosi. Servono solo a raccattare link.
  • Suggerimento di notizie: ci sono alcuni siti, come Oknotizie, dove chiunque può suggerire una notizia (che può anche essere un post personale). Questo è un buon metodo per ottenere maggiore visibilità, in quanto Oknotizie è un sito molto trafficato. Ogni notizia può essere votata e le notizie che ottengono il maggior numero di voti, vengono posizionate in prima pagina. Il problema è che per essere visibile tra le centinaia di utenti, occorre necessariamente posizionarsi in prima pagina. Si posiziona in prima pagina chi ottiene più voti. Un sistema democratico no? Si, peccato però che - alle solite - ci sono sempre gli amichetti che si votano l’un l’altro con il solo scopo di posizionarsi in prima pagina. Questo a discapito di chi non conosce amichetti e suggerisce comunque buone notizie.
Di trucchetti e stratagemmi per guadagnare visibilità e - di conseguenza - scalare le classifiche, ce ne sono molti. Alcuni leciti altri meno (secondo il mio personalissimo punto di vista). Qual è la conseguenza di ciò? La perdita di qualità della blogosfera visibile e ‘conosciuta’. Mi spiego meglio. Quando Tim Berners-Lee inventò il Web nel lontano 1991, aveva in mente il concetto di ipertesto. Un testo si espandeva grazie ai link. Per spiegare e/o approfondire un termine contenuto all’interno di un testo, bastava creare un collegamento (link) ad un altro testo. Ma il collegamento - ovviamente - deve essere pertinente. Se io visito una pagina che parla di razze canine e clicco sulla parola ‘labrador’, mi aspetto che la pagina collegata parli di cani e non di zone geografiche. Ora, se applichiamo questo ragionamento ai blog, risulta evidente come l’uso scorretto dei link possa determinare un deterioramento della qualità della blogosfera. Di solito, quando un blog mette un link ad un mio post, lo fa perché ritiene ciò che ho scritto, meritevole di essere condiviso (bontà sua). Quindi secondo me, se tu scrivi un post di qualità, il link viene da sé, automaticamente. Ecco perché - sempre secondo me - si dovrebbero scalare le classifiche producendo contenuti di qualità e non avvalendosi di trucchi. Che ne pensate?

Commenti (9)Permalink

Martedì 16 Gennaio 2007

Basta parlare di iPhone!

Archiviato in: Cellulari, Marketing — Maurizio ( 11:57 )

Non vorrei più parlare dell’iPhone della Apple, ma questa cosa la devo dire proprio. Ho letto decine di commenti sul nuovo telefonino Apple ma la perplessità più diffusa in Rete riguarda il prezzo. Il commento tipico recita più o meno così: “costa troppo, non lo comprerà nessuno!”. Beh, purtroppo devo dire che non c’è commento più sbagliato. Il ‘gingillo’ costa un patrimonio in effetti, ma verrà venduto, eccome se verrà venduto. Agli scettici consiglierei di leggere quanto dice lo stesso Steve Jobs: i-love-all-this-whinging-about-iphone.html. Ecco un passo degno di nota:

“Cracks me up to read this articles where these broke-ass reporters wring their little hands and wonder if the “high price” of the iPhone will hurt demand. Have you idiots not figured it out yet? Higher prices make people want things more. Jesus. Have you learned nothing?”.

Cioè più o meno: “mi schianto a leggere questi articoli dove questi BIP di reporter si torcono le mani chiedendosi se l’alto prezzo dell’iPhone limiterà la domanda. BIP, non l’avete ancora scoperto? I prezzi più alti fanno desiderare di più le cose alla gente. Gesù. Non avete capito nulla?”. E ancora:

“per alcune fasce di persone, i prezzi incredibilmente alti non sono un freno, all’opposto, sono un incentivo. Prendi gli orologi Rolex. Non sono migliori dei Timex. Probabilmente sono peggiori. Ma poichè loro spendono così tanto per i Rolex, qualsiasi nuovo BIP arricchito del mondo scopre che ne deve avere uno.”.

Sembra che ai tempi di NeXT, una volta stabilito il giusto prezzo, tale prezzo venne volutamente quadruplicato! Ma la gente non comprava. Alla fine il grande Steve scoprì il numero magico: un rincaro forzato del 50%. Beh, devo dire che leggendo questo post ho avuto due dubbi: 1) non si tratta del vero Steve Jobs 2) si tratta di un blog quantomeno ironico. A prescindere dalla fondatezza o meno di quanto scritto in quel blog, ecco come la penso: non comprerò mai un iPhone (ammesso che continuerà a chiamarsi così), comprerò un Nokia N95 (lo ‘coltivo’ da un anno ormai), le macchine Apple non sono più le stesse (da quando sono passate da IBM ad Intel). I miei iMac ed iBook sono rigorosamente PPC IBM. Sono dei veri RISC. Speriamo che il microprocessore duri in eterno…Di Intel mi basta e mi avanza il Celeron del mio Toshiba…

Commenti (0)Permalink


Funziona con WordPress