Martedì 6 Maggio 2008
Yahoo? No grazie, parola di Microsoft
Microsoft non compra più Yahoo. Quelli di Redmond si sono stufati. Jerri Jang (fondatore di Yahoo) ha altri progetti in testa. Intanto a Wall Street le azioni Yahoo colano a picco, bruciando 8,7 miliardi. Io non conosco le idee di Jang sul futuro di Yahoo, ma una cosa è certa: l’acquisto da parte della casa di Redmond avrebbe ricreato una sorta di equilibrio di forze tra i motori di ricerca. Già, perché oggi, il monopolio Google non lascia scampo: dal suo sito parte oltre il 70% di tutte le ricerche effettuate su Internet. Analizzando le quote di mercato pubblicitario, il predominio di Google è evidente. Non sembra, ma alla lunga, i monopoli fanno male. Soprattutto per l’utente finale.
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Lunedì 21 Aprile 2008
Internet e gli italiani
I quotidiani presenti in Rete, oggi si occupano degli italiani che accedono ad Internet. I numeri e le percentuali snocciolate sono alquanto variabili. Secondo alcuni, gli italiani che usano regolarmente Internet sono il 32%, secondo altri il 34%. Ma i giornalisti verificano le fonti prima di pubblicare gli articoli? Sembra proprio di no. A dire il vero, i valori riscontrati nei vari report presenti in Rete non sono proprio omogenei. I dati forniti dall’ISTAT sono apparentemente più ottimistici. Del resto è proprio l’ISTAT ad avere inventato i termini “inflazione reale” e inflazione percepita. Secondo l’ ultimo report della Commissione Europea (dati relativi al 2007), gli italiani che usano regolarmente Internet si attestano intorno al 34%, mentre la media europea è circa il 51% (siamo al 24mo posto nella classifica europea). Secondo l’ISTAT invece, gli italiani che hanno accesso ad Internet rappresentano il 38,8 della popolazione. Attenzione, avere l’accesso alla rete Internet e usarla regolarmente sono due cose ben distinte. Già, perché io posso aver sottoscritto un abbonamento a Internet 4 mesi fa e averlo utilizzato solamente una volta. Ma le vere note dolenti si hanno quando si parla di banda larga. In questo caso i dati ISTAT sono – come di consueto – più ottimistici rispetto a quelli riportati dalla Commissione Europea. Secondo l’ISTAT infatti, il 22,6% degli italiani ha accesso alla banda larga, mentre secondo la Commissione Europea, la percentuale si attesta intorno al 17% (media europea: 20%). I dati sono comunque sconfortanti. Come al solito, quando si parla di classifiche l’Italia non fa una gran bella figura. Eppure le tecnologie sono disponibili da anni. Gli ostacoli vengono prodotti dagli oligopoli e dai monopoli. E i governi italiani stanno a guardare.
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Mercoledì 14 Novembre 2007
La Commissione Europea: in Italia non c’è concorrenza su TLC. Prezzi troppo elevati e Digital Divide.
La Commissione Europea a Strasburgo, ha adottato il pacchetto per le TLC, dove si richiede la separazione funzionale delle reti, un’ Authority europea ed il dimezzamento dei mercati delle telecomunicazioni regolamentati. Questo per revisionare il sistema delle telecomunicazioni europee, la cui regolamentazione risale al 2002. Il commento del commissario UE alle TLC, Viviane Reding:
“Anche in Italia la mancanza di concorrenza effettiva penalizza i consumatori che in questa situazione sono i perdenti, pagando tariffe più elevate”
L’Italia, secondo la Commissione, è tra i Paesi (insieme a Grecia, Malta, Polonia) rimasti indietro sul fronte della concorrenza. Ma va? I prezzi delle linee ADSL sono alti a causa del monopolio Telecom Italia. Esiste il Digital Divide, la banda larga non è adeguatamente sviluppata su tutto il territorio (ci sono comuni che vanno a 56 Kbps, SIC!). L’UMTS è stato affossato a causa delle tariffe spropositate. Il Wi-Fi anche. Vogliamo parlare del futuro affossamento – viste le premesse – del Wimax? Sono cose evidenti anche per la Reding. Solo Bersani, Gentiloni, AGCOM ed Antitrust non se ne accorgono. Loro dormono.
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Lunedì 24 Settembre 2007
Si, ma il Wimax?
La pubblicazione del bando per l’assegnazione delle frequenze del Wimax, non doveva partire entro l’estate? Sono mesi che circolano notizie che vedono imminente la data di pubblicazione di questo fantomatico bando. Ma…apprendo oggi su Punto Informatico del mirabolante scoop di Morse. Stando a quanto scritto nell’articolo, sembrerebbe che alcune società abbiano deciso di contestare la validità del regolamento che fissa le linee guida da adottare nella predisposizione del bando per l’assegnazione delle licenze Wimax. In sintesi, nelle missive inviate ai vari organi preposti, si richiede il ritiro di tale regolamento e la sua revisione. Infatti stando così le cose - c’era da dirlo? - le modalità con le quali verranno assegnate le licenze/frequenze, agevoleranno i soliti noti, prima su tutte Telecom Italia. Vi ricordate il discorso di Grillo in sede di assemblea degli azionisti Telecom Italia? “Il Wimax non deve essere dato agli operatori telefonici, perché tutto quello che toccano loro diventa merda”. E poi mi si viene a dire populismo e qualunquismo. Grillo ha ragione da vendere: in passato le tecnologie WiFi e UMTS sono state affossate dai soliti noti. E’ storia vecchia. Tutti temono che il Wimax possa venire affossato. Tutti. Esperti di settore, persone comuni nei forum, Grilli e grillini. Tutti. C’è anche una raccolta di firme online. Io sono stanco di ripetere queste cose. Ma l’AGCOM, quell’ente inutile e mangiasoldi che conosciamo tutti (venne riconosciuto inutile anche in sede UE se non ricordo male) pensa bene - come al solito - di tutelare gli interessi di pochi. In barba al Digital Divide. In barba all’arretratezza tecnologica. Ribadisco il ‘nodo’ strategico del Wimax: 1) il Wimax permette l’accesso ad Internet senza fili ovunque ci si trovi; 2) è possibile telefonare ‘gratis’ su Internet utilizzando il protocollo VOIP. Quindi Wimax=telefonate VOIP=telefonate gratis (o meglio, visto che dovrebbero spuntare nuovi operatori, a costi decisamente inferiori). E’ chiaro ora perché TIM, Vodafone and company non hanno interesse che il Wimax si sviluppi in Italia? Nokia ha già in piano un cellulare Wimax per il 2008. E allora? Ben venga l’iniziativa di quelle società che hanno deciso di far cambiare il regolamento per la predisposizione del bando. Magari ciò comporterà un ulteriore slittamento (secondo me, prima del 2008 non si smuove paglia), ma almeno forse - forse - questa volta i soliti noti se la prenderanno dove dico io e si salvaguarderanno gli interessi dei cittadini. Occhi aperti!
AGGIORNAMENTO - TANTO PER CAPIRCI:
tratto dall’ultima delibera dell’AGCOM
“Su tale punto l’Autorità ritiene che, coerentemente con le procedure adottate in altre selezioni competitive, ad esempio l’UMTS ed il WLL, la prescrizione di un obbligo minimo di copertura e di avvio commerciale del servizio contribuisce a garantire maggiormente sia la reale volontà dell’impresa a realizzare i servizi previsti, limitando possibili fenomeni di pre-emption, sia l’utilizzo effettivo dello spettro.”
Ossia: visto che siamo riusciti ad affossare per bene il WLL e l’UMTS, adottiamo gli stessi criteri: se non hai i mezzi necessari a coprire un minimo di territorio, non vinci la gara. Hmmm…chi può competere con la copertura del territorio attuabile da aziende come Telecom Italia o Vodafone? Forse le aziende più piccole? Questo si che vuol dire liberalizzare, vero Bersani?
“I diritti d’uso delle frequenze di cui al presente provvedimento hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio e sono rinnovabili.”
Ossia: una volta vinta la gara da Telecom Italia, per 15 anni ci dovremo tenere il suo monopolio. Fra 15 anni, il Wimax sarà preistoria tecnologica e tutti gli altri paesi avranno la banda strasupermegaiperlarghissima…Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
“Gli aventi titolo al rilascio dei diritti d’uso delle frequenze sono individuati, per ciascuna area di estensione geografica, sulla base di graduatorie distinte per ciascun diritto, basate sull’importo offerto anche attraverso un sistema di miglioramenti competitivi, secondo le modalità stabilite nel bando di gara, a partire da un importo minimo, stabilito per ciascuna area di estensione geografica e ciascun blocco di frequenze in gara e indicato nello stesso bando di gara.”
Ossia: sotto ad un importo minimo sei escluso dalla gara. Questo favorirà le aziende piccole? Potranno competere con Telecom Italia? Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
Qualche pignolo potrebbe sottolineare che Pierluigi Bersani è il Ministro delle Attività Produttive, mentre il Ministro delle Comunicazioni è Paolo Gentiloni. Tsk, tsk. E allora? Fa sempre parte del Governo attuale. Ed è lui che va sbandierando in giro le favole sulle liberalizzazioni. O no?
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Sabato 7 Luglio 2007
Il tappo tecnologico-legislativo italiano
Questo post sarà caotico, lo dico subito, perché le cose da dire sono molte e dovrei scrivere un libro per raccontarle tutte. Scriverò di getto allora. Come spesso accade, i miei post traggono ispirazione dai blog che leggo. Leggendo Aradia infatti, vengo a sapere del convegno Il format che non c’è, organizzato da Articolo21, dove si è parlato del futuro della RAI, della sua funzione di servizio pubblico e dell’importanza del rilancio della cultura come una delle priorità della politica in Italia. Bene, ovviamente il rilancio della cultura nelle reti RAI è auspicabile, ma tutto ciò non può che farmi considerare la situazione disastrosa di arretratezza tecnologico-culturale del nostro Paese. Non può esserci cultura se non c’è la libertà tecnologica per poterla diffondere. Il discorso è lungo, vale la pena leggere questi articoli: Censis: le oligarchie affossano l’innovazione in Italia e Wimax libero. Veniamo al punto. In Italia esiste il Digital Divide. Cosa significa? Significa che molti italiani ancora non hanno accesso alla banda larga. Significa che questi italiani non possono usufruire di tutti quei prodotti multimediali che ovunque sono ormai una realtà scontata (Web 2.0, YouTube, quotidiani online, iTunes, TV via web, P2P e quant’altro). In Italia il costo per l’accesso alla banda larga è più alto rispetto a quello degli altri paesi (non tutti possono permettersi una linea ADSL). In Italia, la tecnologia UMTS (una sorta di banda larga dei cellulari) è stata volutamente affossata dai soliti quattro noti che detengono l’oligopolio delle telecomunicazioni nel nostro paese. In Italia esiste una authority (ormai l’inglese è d’obbligo, ma per chi fosse ancora affezionato all’italiano come me, si tratta di un ente ‘autonomo’ ed ‘indipendente’) che dovrebbe fungere da garante della trasparenza nelle comunicazioni; si chiama AGCOM: Autorità Garante delle COMunicazioni. Bene, questo ente non credo svolga il suo lavoro correttamente, in quanto ha il ‘vizio’ di favorire i soliti noti, a discapito dell’interesse comune del paese. Affossato l’UMTS infatti, affossato il WiFi, è la volta del Wimax. Stiamo parlando di tecnologie che ci libererebbero dalla schiavitù dell’ultimo miglio (monopolio Telecom Italia). Se solo la politica lo volesse, potrebbe calmierare il canone di abbonamento per le linee naked (linee ADSL senza voce, che permettono ad esempio di abbandonare il telefono tradizionale di Telecom Italia ed utilizzare il VOIP per telefonare GRATIS via Internet). Le linee naked, il Wimax, ci libererebbero dalla schiavitù del canone Telecom Italia, dalla schiavitù delle inefficienze dei gestori soliti noti. Già, perché una sola antenna - alla portata delle tasche di piccoli privati - può diffondere banda larga entro un raggio di 50 Km. Questo garantirebbe il pluralismo degli operatori che forniscono l’accesso alla Rete. La Nokia ha già in cantiere un cellulare Wimax che verrà prodotto nel 2008. Questo significherebbe svincolarsi dai soliti quatto gestori anche nell’ambito della telefonia mobile. Se solo la politica lo consentisse, potrebbero crollare molti oligopoli che frenano lo sviluppo tecnologico (e quindi culturale) in Italia. Già, ma la politica italiana ha a cuore gli interessi dei vari Telecom Italia, Tim, Vodafone, Tre e Wind, non quelli degli italiani. Occorre dire che queste tecnologie metterebbero in crisi queste grosse aziende, certo, ma cosa è più importante, il bene di pochi o il bene della collettività? E poi esistono i cosiddetti MVNO (Mobile Virtual Network Operator, cioè operatori mobili virtuali) che si stanno affacciando ora - timidamente - in Italia (vedi le Poste Italiane, Carrefour e Coop), quando sono una realtà da anni negli altri paesi. Chi ha frenato la diffusione di questi operatori? Stefano Mannoni, commissario AGCOM parla di errori fatti nel passato. E che dire delle TV di quartiere? In Europa si diffondono e in Italia sono illegali e - quando sono fastidiose per alcuni - vengono fatte chiudere sul nascere (vedi ad esempio Telefabbrica, la TV di quartiere di Termini Imerese fatta dagli operai della FIAT). Si parla di vuoto normativo. E poi esistono le reti cittadine fatte con il WiFi. Non parlo di quelle istituzionali come Roma Wireless (incoraggiata da Walter Veltroni) ma di quelle private, cioè quelle create dai singoli cittadini. Ovviamente sono illegali in quanto infrangono la legge Gasparri ed il decreto Pisanu (norme che ancora vivono e vegetano tranquillamente). E certo, che te lo dico a fare? I cittadini portano avanti iniziative che sono quasi sempre - guarda un po’ - illegali. Perché Franco Carlini non parla di queste cose nei suoi articoli? Perché invece insiste a parlare dei blog come se fossero una minaccia per la carta stampata e per i giornalisti? In Italia il 52% degli italiani non usa Internet, altro che minaccia alla carta stampata! In un paese democratico la cultura e l’informazione deve potersi esprimere anche dal basso. Insomma, le cose da fare per togliere questi ‘tappi’ tecnologici e normativi sono molte. Io però sono pessimista. Già, perché in Italia si incentiva il DTT (Digitale Terrestre) che, come dice Beppe Grillo, è una tecnologia morta: la TV si diffonderà in Rete, questo è il futuro che andrebbe incentivato. Liberalizziamo la tecnologia e dopo - solo dopo - parliamo di cultura. Già, perché la cultura nasce dal pluralismo, non dagli oligopoli. IMHO.
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Sabato 3 Febbraio 2007
La droga che si compra dal tabaccaio
Il fumo è un vizio che può essere eliminato in qualsiasi momento, basta un pizzico di buona volontà. No. Niente di più sbagliato. Lo sostengo da sempre e oggi, grazie alla Rete, ne ho le prove: alcuni scienziati hanno scoperto la parte del cervello legata alla dipendenza da fumo! E’ noto da tempo che la nicotina crea dipendenza, ciò che non si sa però, è che i grossi produttori aumentano continuamente la quantità di nicotina nelle sigarette. La nicotina è una delle droghe che danno maggiore assuefazione. Sono altresì noti gli effetti cancerogeni del fumo. Anzi, sembrerebbe che il fumo sia una delle prime 4 cause di tumori ai polmoni. Nel fumo di sigaretta sono contenute circa 4000 sostanze diverse. Tutto questo è noto da tempo. Quasi 20 anni fa, una pagina contenuta nel testo usato per l’esame di fisiologia ed igiene del lavoro industriale, attirò la mia attenzione: per sommi capi venivano spiegati alcuni effetti del fumo di sigaretta. Nicotina: dipendenza, aumento della pressione sanguigna, aumento del lavoro cardiaco (probabilità 3 volte maggiore di attacco di cuore rispetto ai non fumatori). Ossido di carbonio: si fonde intimamente con l’emoglobina del sangue formando carbossiemoglobina, sottraendo ossigeno ai tessuti. Catrame: sostanza cancerogena, causa di cancro al polmone (da 7 a 14 volte maggiore rispetto ai non fumatori) e di cancro a pancreas, vescica e rene. La cosa che fa meno male è il fumo in sé, che causa ’solo’ irritazioni bronchiali con conseguente aumento del catarro (e quindi della tosse) e bronchite cronica ed enfisema (da 5 a 18 più frequente nei fumatori). Queste cose le ho trovate scritte su un libro stampato nel 1975. Da allora molte altre scoperte sui danni provocati dal fumo sono state fatte. Eppure…e questo davvero mi fa infuriare, lo stato con il suo monopolio sui tabacchi guadagna sulla salute dei cittadini. Certo, ha imposto la dicitura ‘nuoce gravemente alla salute’. Ma se le polveri sottili sono una minaccia così grave da imporre le targhe alterne, se la cannabis è così pericolosa per la salute da essere vietata, se l’amianto è proibito in quanto fibra cancerogena, perché le sigarette sono ancora legali?
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Domenica 26 Novembre 2006
Wimax in Italia: rivoluzione o ennesima farsa?
L’ AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha avviato in questi giorni una consultazione pubblica relativa all’introduzione del Wimax in Italia. Per chi non lo sapesse, il Wimax è una recente tecnologia che promette una notevole ampiezza di banda in modalità wireless - cioè senza cavo - a costi decisamente bassi se rapportati a quelli tipici delle reti ADSL classiche su doppino di rame o su fibra ottica. Tanto per inquadrare l’importanza di ciò di cui stiamo parlando, faccio osservare come la tecnologia Wimax prometta una ampiezza di banda teorica fino a ben 70 Mbps! Ma non basta: una sola stazione Wimax può coprire un raggio di circa 50 km! Insomma, niente più Digital Divide, banda larga per tutti e a costi bassi. Il problema è solo politico. Infatti questa consultazione servirà a determinare la sorte del Wimax in Italia. Il rischio che si corre è che le licenze per il Wimax vengano concesse ai soliti operatori ben noti. E’ proprio ciò che l’ AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) teme, stando a quanto si legge nell’articolo pubblicato qui. Il Wimax potrebbe essere utilizzato per migliorare lo stato della concorrenza in materia di fornitura di accesso ad Internet in Italia. Si verrebbe a creare una vera alternativa all’accesso ad Internet via rame, dove Telecom fa la parte del leone. In Italia siamo già in ritardo pauroso, in quanto in molti altri paesi Wimax è una realtà. In Germania, Francia e Regno Unito - solo per citare alcuni paesi - sono già arrivate offerte commerciali che fanno concorrenza all’ADSL classico. L’AIIP teme che al Wimax possa toccare la stessa sorte del WLL (Wireless Local Loop). Il WLL esiste in Italia dal 2003, ma la vita degli utenti italiani non è certo cambiata da allora. Ai tempi del WLL l’AGCOM avviò un’indagine conoscitiva: il risultato di tale indagine è sotto gli occhi di tutti. L’AGCOM ebbe a scrivere: “i sistemi punto-multipunto si configurano come sistemi mirati a fornire servizi avanzati di telecomunicazioni alla clientela affari, in particolare alle aziende e, in qualche caso, a utenze individuali di tipo professionale (il cosiddetto mercato SOHO). Molti operatori sottolineano che i sistemi punto-multipunto a 24-26 GHz non sono adatti a un’offerta diretta alla clientela residenziale a causa dell’elevata necessità di banda richiesta…”. Come a dire: WLL è troppo per i privati, al massimo va bene per le aziende. Però…a quali ’sagge’ conclusioni sono giunte le ‘fertili’ menti che popolano gli uffici dell’AGCOM! E pensare che i loro stipendi sono pagati dai contribuenti…Grazie a queste ‘interessanti’ conclusioni tratte dall’AGCOM, l’ADSL in Italia passa ancora via rame, con grande soddisfazione di Telecom. Un piccolo excursus sui fatti è reperibile qui: quando il local loop è wireless. Scommettiamo che al Wimax toccherà la stessa del WLL?
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Sabato 18 Novembre 2006
X-series e costi sulle ricariche: si smuove qualcosa?
Sono notizie di questi giorni l’annuncio del servizio x-series del gestore telefonico TRE e quello delle Authority (Antitrust ed Agcom) che hanno concluso l’indagine sui costi di ricarica e ora chiedono una rimodulazione, anche totale, del costo delle ricariche dei cellulari. Che si stia smuovendo qualcosa nel torbido panorama dei cartelli e dei monopoli italiani? Ma andiamo con ordine. L’offerta/servizio x-series del gestore telefonico TRE. Secondo quanto annunciato dal gestore, dal primo dicembre prossimo verrà lanciato questo ’servizio’ in Gran Bretagna, mentre negli altri paesi (quindi verosimilmente anche in Italia) ciò avverrà all’inizio del 2007. Grazie a x-series sarò possibile parlare gratis utilizzando il famosissimo programma Skype con tutti coloro che l’utilizzeranno sia su PC che su cellulare (attualmente sembrano supportati solo 2 cellulari, il Nokia N73 ed il Sony Ericsson W950i). Sempre grazie a x-series sarà possibile navigare su Internet, vedere la televisione sia analogica che digitale che via satellite su cellulare. Sarà inoltre possibile collegarsi al proprio PC e scaricare file multimediali (foto, video, mp3). Sarà possibile effettuare operazioni su ebay. Insomma, tutti servizi che esistono già da un pezzo. Bene, ma allora dov’è la novità? Semplice, tutto questo verrà offerto al prezzo di una classica flat ADSL. Un abbonamento mensile insomma. Niente più tariffe al minuto, scatti, scatti alla risposta e via dicendo. Sembrerebbe una rivoluzione, ma aspettiamo di apprendere i dettagli prima di gioire. Una cosa che non è ben chiara ad esempio è se sarà possibile collegarsi ad Internet da PC utilizzando questo servizio. Sembra più plausibile che l’accesso ad Internet sia possibile unicamente da cellulare.
Per maggiori dettagli: http://xseries.three.com/. Per quanto riguarda la gabella italiana dei costi di ricarica, sembra muoversi qualcosa anche su questo versante. Il merito però non è certo dell’Antitrust o dell’AGCOM, né tantomeno - occorre sottolinearlo - delle associazioni dei consumatori. Il merito va ad un italiano che - stufo di questa assurda gabella - ha creato un sito web per la raccolta delle firme necessarie per una petizione da inviare alla Commissione Europea. Il sito di questo cittadino italiano si trova qui: http://www.aboliamoli.eu/. La cosa veramente ignobile l’hanno fatta le associazioni dei consumatori.
Infatti ora litigano per la paternità dell’iniziativa ma se non fosse stato per l’iniziativa personale di Andrea D’Ambra, nessuna associazione di consumatori si sarebbe mossa prima. Tutto questo è scritto nel sito di Andrea D’Ambra: http://www.aboliamoli.eu/. Visita il sito per aggiungere la tua firma alla petizione, io l’ho già fatto mesi fa. Io sono ancora scettico, in quanto in Italia di solito niente si muove a favore dei cittadini. La situazione statica di monopolio e i vari cartelli sono voluti dai vari governi che si sono avvicendati a partire dall’unità d’Italia ai giorni nostri. L’Antitrust in Italia è infatti una farsa. Negli Stati Uniti l’Antitrust è una realtà da parecchi anni (vedi ad esempio il caso dello smembramento dell’AT&T ad opera dell’Antitrust nel 1984 che creò concorrenza e diede l’avvio alla reale liberalizzazione dei telefoni, il caso Microsoft oppure il caso Rockefeller). Ma l’Italia si sa, è il paese dei cartelli (banche, assicurazioni, gestori telefonici etc). Altro che tassisti e farmacisti caro Bersani. Non ci prendiamo in giro per favore. Ma forse l’entrata in Europa dell’Italia qualche vantaggio lo porta con sè…chissà. Il mio sogno comunque, quello di città disseminate di hotspot WiFi - o meglio WiMax - rimarrà un sogno. Solo con il WiMax si potrà avere accesso alla banda larga ovunque ci si trovi per poter navigare e telefonare a costi davvero democratici e liberali. Il monopolio e i cartelli sono delle piaghe difficili da estirpare qui in Italia…
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