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Venerdì 28 Dicembre 2007

Ti tirerò via dallo strapiombo…

Archiviato in: Musica — Maurizio ( 17:37 )



(Sissel Kyrkjebø, una delle voci più belle che esistano)

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Giovedì 5 Luglio 2007

Why

Archiviato in: Musica, Riflessioni — Maurizio ( 19:52 )

Non ascolto più musica da tanto tempo ormai. La musica non si ascolta in macchina, non si ascolta alla radio. Io non uso più lo stereo a casa. Quelle rare volte che ascolto musica, mi sdraio sul divano, indosso le cuffiette dell’ iPod e chiudo gli occhi. La musica va ascoltata ad occhi chiusi. Solo così può farti piangere a volte. E allora capita di fermarmi su un pezzo di Annie Lennox: “Why”. E allora con gli occhi chiusi mi immagino due persone su una scogliera altissima. Sono l’una davanti all’altra. Si guardano negli occhi, ma nessuno dei due parla. Si vede l’oceano di sotto. Si vedono le onde infrangersi. Si sente il sibilo del vento. Potrebbe essere l’Irlanda. Osservo dall’alto quelle due persone. Poi scendo ad altezza d’uomo e giro attorno a loro. Li osservo a 360 gradi. Non dicono alcuna parola. Si sente solo il soffio del vento. Poi si cominciano ad udire alcune parole…e poi si sente la musica e poi…beh, eccole quelle parole…

How many times do I have to try to tell you
That I’m sorry for the things I’ve done
But when I start to try to tell you
That’s when you have to tell me
Hey… this kind of trouble’s only just begun
I tell myself too many times
Why don’t you ever learn to keep your big mouth shut
That’s why it hurts so bad to hear the words
That keep on falling from your mouth
Falling from your mouth
Falling from your mouth
Tell me…
Why
Why

I may be mad
I may be blind
I may be viciously unkind
But I can still read what you’re thinking
And I’ve heard is said too many times
That you’d be better off
Besides…
Why can’t you see this boat is sinking
(this boat is sinking this boat is sinking)
Let’s go down to the water’s edge
And we can cast away those doubts
Some things are better left unsaid
But they still turn me inside out
Turning inside out turning inside out
Tell me…
Why
Tell me…
Why

This is the book I never read
These are the words I never said
This is the path I’ll never tread
These are the dreams I’ll dream instead
This is the joy that’s seldom spread
These are the tears…
The tears we shed
This is the fear
This is the dread
These are the contents of my head
And these are the years that we have spent
And this is what they represent
And this is how I feel
Do you know how I feel ?
’cause i don’t think you know how I feel
I don’t think you know what I feel
I don’t think you know what I feel
You don’t know what I feel


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Venerdì 22 Giugno 2007

Canon in Re

Archiviato in: Musica — Maurizio ( 06:30 )

Una delle versioni da me preferite del Canon in Re di Johann Pachelbell, tra le centinaia che girano su YouTube.
Che meraviglia…
Lo ascolterei per ore…



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Domenica 29 Aprile 2007

Eshal

Archiviato in: Musica, Riflessioni, Guerra — Maurizio ( 10:07 )

Ascoltando la stupenda voce di Ofra Haza ho immaginato per un attimo la fine di tutte le guerre sulla terra. Ho immaginato che al posto delle bombe si diffondesse la sua musica a volume altissimo. Ho immaginato che dalle radio, dalle televisioni, dagli stereo delle macchine uscissero improvvisamente le sue parole:

“Eshal, stay with us tonight, to dance not to fight”
“Eshal, stay with us tonight, to dance not to fight”

Ho immaginato che ascoltando questa musica e queste parole, soldati, terroristi, kamikaze, civili, uomini, donne e bambini di tutto il mondo si fermassero di colpo. Ho visto i soldati di tutte le guerre gettare in terra i loro fucili. Ho visto fazioni avverse in lite perenne per un pezzo di terra, fermarsi di colpo. Ho visto tutte le persone della terra venirsi incontro. Le ho viste muoversi all’inizio lentamente, poi in maniera più decisa, a tempo di musica. Le ho viste danzare. Ho visto le loro facce sorridenti. Si, scherzavano, ridevano tutti come matti. C’era un’allegria diffusa dappertutto. Poi ho aperto gli occhi. Stavo piangendo. Era solo un sogno. La musica è un linguaggio universale che, al contrario delle parole, scavalca la ragione ed arriva diretta al cuore.

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Mercoledì 11 Aprile 2007

Chi fa da se…

Archiviato in: Chitarra, Musica, Riflessioni, Arte — Maurizio ( 06:09 )

Molti sono convinti che per imparare qualcosa, occorra necessariamente frequentare un corso o una scuola. Beh, non sono d’accordo. Ho imparato molte cose da autodidatta (il disegno, la chitarra, l’inglese), anzi, per alcune cose, ho imparato più da solo che con i corsi. Prendiamo ad esempio la musica. Ecco un elenco di alcuni musicisti autodidatti famosi: Luis Armstrong (trombettista jazz), Ferdinando Carulli (chitarrista classico), Francisco Tarrega (chitarrista classico), Ian Anderson (flautista dei Jethro Tull), Andrea Braido (chitarrista rock), Lee Konitz (chitarrista folk), John Petrucci (chitarrista dei Dream Theater), Dizzy Gillespie (trombettista jazz), Marty Friedman (chitarrista rock), Steve Hackett (chitarrista dei Genesis), Steve Howe (chitarrista degli Yes), Jimi Hendrix (se non lo conosci è grave), Jimi Page (chitarrista dei Deep Purple), Stevie Ray Vaughan (chitarrista blues), Frank Zappa (chitarrista indefinibile) e…beh, volevo finire con Friedrich Chopin (IL GENIO del pianoforte, arte sublime allo stato puro). Ok, ma visto che è possibile ottenere qualche risultato anche da autodidatta, vorrei dire perché a mio avviso autodidatta E’ MEGLIO. La classica obiezione dei fautori dei corsi e delle scuole è la seguente: un metodo è il frutto dell’esperienza centenaria di molti, perciò tutto quello che potresti scoprire tu da solo in una vita intera, è quasi sicuramente già stato scoperto da qualcun altro in passato. Inutile sprecare tempo tentando metodi nuovi. Questo è senza alcun dubbio vero, ma quando parlo di autodidattismo, non intendo certo l’assenza totale di qualsiasi metodo. Infatti esistono libri, video, siti, forum, chat, riviste e via dicendo. Basta documentarsi, no? Chi impara da solo, non intraprende un metodo nuovo, non reinventa la ruota. Allora dove sta la differenza? Eccola: un insegnante tende ad impartire lezioni rigide, dalle quali non ci si deve scostare, cerca di incunearti all’interno di schemi prestabiliti, mentre l’autodidatta personalizza il metodo. Il corso è rigido, l’autoapprendimento è flessibile. Ogni individuo è un’entità a sé. Ciò che può essere valido per alcuni, può non esserlo per altri. L’autodidatta è solitamente una persona animata da forte passione. La mia passione per la chitarra ad esempio, mi ha spinto a leggere decine di riviste e di libri tecnici. Io non ho adottato un metodo solamente, al contrario, ho scoperto vari metodi e li ho personalizzati. Adoro quasi qualsiasi tecnica e genere chitarristico, dal finger picking del ragtime, alle ’svisate’ del blues, dalla pulizia e precisione dei pezzi classici alla saturazione dell’hard rock, dall’eleganza dell’improvvisazione jazzistica all’allegria del country bluegrass. Inoltre adoro le contaminazioni. Un’altra obiezione che avanzano i detrattori del metodo ‘fai da te’ è la seguente: se non ti segue un maestro, un insegnante, ti mancherà una guida. Un insegnante sa dove e come indirizzarti, ha una visione di insieme che colui che sta imparando, per forza di cose non ha. Vera anche questa obiezione, ma la mia risposta è sempre la stessa: autodidattismo non significa assenza totale di una guida. Un buon libro ad esempio, può fornire la guida iniziale, può diventare il leitmotif del percorso di apprendimento. Come iniziai lo studio della chitarra? Fu quasi per caso. Iniziai lo studio dei primi accordi (il Re maggiore fu il mio primo accordo), poi comprai il mio primo libro sulla chitarra, il classico metodo: impara la chitarra in 24 ore. Il passo successivo fu un secondo libro: ‘il manuale di chitarra rock’ (di Andrea Carpi). Oggi ho perso il conto dei libri e dei metodi per chitarra che ho letto (si va dal metodo Ferdinando Carulli per chitarra classica, al metodo di chitarra ragtime di G. Unterberger). Ovviamente non mi sono fatto mancare i video didattici di J. Malmesteen e il libro ‘i segreti della chitarra’ di Joe Satriani, nonché libri di jazz sparsi qua e là. La bramosia di sapere, mi ha spinto sempre più avanti. Già, la chitarra è stato uno dei miei primi amori…peccato averla appesa al chiodo da anni. Questo è un mio grande cruccio, perché la manualità si perde con il tempo. L’esercizio dovrebbe essere costante. Il tempo…quante ore mi occorrerebbero? Facciamo almeno 25-26 al giorno? Naaa, mi sa che non mi bastano…

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Mercoledì 4 Aprile 2007

Gli artisti scavalcano le case discografiche

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, P2P — Maurizio ( 06:27 )

Su Punto Informatico di ieri, veniva riportata l’intervista pubblicata su La Gazzetta del Pirata ad un artista italiano che ha pubblicato un suo album sotto la licenza Creative Commons. Lorenzo Monni - questo è il nome del musicista - ha utilizzato anche il canale P2P per pubblicizzare il suo album. Non si tratta di un caso isolato. Come già visto in un precedente post, sono sempre di più gli artisti che scavalcano le case discografiche e si gestiscono autonomamente grazie alla Rete. Non si tratta neanche di un fenomeno nuovo e i siti che consentono l’autopromozione cominciano a moltiplicarsi. Ecco alcuni link: Si tratta di un fenomeno inarrestabile ormai. Io lo ripeto, secondo me il futuro della musica sarà: niente più CD audio, niente più album. Ci saranno le singole tracce scaricabili in formato mp3 a prezzi decisamente più bassi. Gli artisti potranno scegliere di mettere gratuitamente online le tracce. Gli introiti potrebbero magari derivare dalla pubblicità. E i discografici? I produttori? Hmmm…Il vecchio modello di business non funziona più, temo.

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Venerdì 23 Marzo 2007

Mp3, P2P, MySpace, RIAA, SIAE, FIMI, Major: intanto la musica va da sola…

Archiviato in: Web, Musica, Internet, Diritto d'autore, Pirateria, P2P — Maurizio ( 07:37 )

E’ da parecchio tempo che avevo intenzione di scrivere un post sulla crisi del settore musicale, sul P2P, sulla pirateria, i CD, le case discografiche e via dicendo. Non lo avevo ancora scritto perché sono pignolo e stavo raccogliendo tutti i dati necessari. Però oggi ho appreso - leggendo Punto Informatico - della lettera inviata all’associazione dei consumatori Altroconsumo da Francesco Rutelli, l’attuale Ministro per i Beni e le Attività Culturali e non ho resistito. Leggendone il contenuto si resta perplessi. Ecco uno stralcio della lettera:
“La distorta pratica del file sharing, intesa come modalità per appropriarsi abusivamente di un’opera d’ingegno in violazione del diritto d’autore, deve essere sanzionata. Ed il fatto che essa assuma il carattere di illecito penale nei casi in cui si accompagni al ‘fine di lucro’ (che, peraltro, la Suprema Corte di Cassazione, con la nota sentenza 149/07, ha riconosciuto non corrispondere al solo risparmio della spesa di acquisto del CD) non deve scandalizzare”.
A quanto pare il Ministro Rutelli non è molto informato in merito all’attuale normativa che regola il diritto d’autore. Secondo la normativa vigente infatti, si configura reato penale anche per coloro che condividono senza contropartita economica, in quanto una recente modifica legislativa ha sosituito il termine ‘lucro’ con ‘profitto’. Si legge infatti sul sito della FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana) che
“Chi condivide senza una contropartita economica rimane soggetto ad una sanzione penale che è quella dell’art. 171, comma 1, lett. a-bis”.
Ma non è questo il punto sul quale mi volevo soffermare. Il punto interessante è evidenziato in questo passaggio (sempre tratto dalla lettera di Rutelli):
“Tali sono da considerare gli interessi degli autori e degli editori, per i quali il diritto d’autore costituisce la giusta remunerazione del proprio lavoro, l’opera d’ingegno.”.
E qui occorre fare chiarezza. Si è sempre detto che gli autori devono essere tutelati. Giusto, ma vediamo cosa accade in ambito musicale. Forse non tutti sanno che solo l’8% del prezzo di un CD musicale va all’autore. Il resto va alla distribuzione, ma Il grosso viene intascato dalla casa discografica. Per essere più concreti, su 25 euro che è il prezzo di un CD, solo 2 euro vanno all’artista. Da ciò si evince che anche i prezzi di iTunes store sono gonfiati, in quanto vengono meno i costi relativi alla distribuzione ed alla rivendita (infatti il tutto avviene in Rete). E’ per questo motivo che molti autori si stanno ribellando e si stanno ‘mettendo in proprio’. E’ per questo motivo che stanno nascendo iniziative come Antenna Alliance e Free Music Project. Un crescente numero di gruppi musicali, consente il libero scambio delle loro opere. Per scoprire quale mondo si stia materializzando in Rete, si può cominciare a navigare su siti come Archive.org o come Creative Commons (audio). Spesso gli artisti mettono in rete degli mp3 per farsi conoscere. Molti si appoggiano alla comunità di MySpace. Esplorando il mondo degli artisti indipendenti e delle etichette no-profit, si scopre un intero mondo di musica legalmente fruibile. Legalmente, in quanto sono gli stessi artisti che consentono la libera circolazione della loro musica. Il tutto scavalcando case discografiche, RIAA, SIAE, FIMI, major e chi più ne ha più ne metta. Infatti, a pensarci bene, se parliamo di opere di ingegno, cosa c’entrano le case discografiche? Lo scopo delle case discografiche era - in passato - quello di promuovere e diffondere la musica creata dagli artisti. Ora ciò non è più necessario, perché la tecnologia e la Rete hanno sconvolto completamente l’assetto del mondo discografico. Gli artisti incidono la loro musica, la promuovono e la distribuiscono in modo totalmente indipendente. L’atteggiamento delle case discografiche - e dei politici che tutelano i loro interessi - e’ completamente anacronistico. Una volta produrre un disco richiedeva un notevole impegno economico. Lo stesso discorso valeva per la promozione e la distribuzione. Poi la tecnologia - che opera come uno schiacciasassi che non guarda in faccia a nessuno - ha iniziato la trasformazione. Registrare un pezzo musicale è ormai alla portata di chiunque. Trasformarlo in mp3 è altrettanto semplice. Distribuirlo e pubblicizzarlo non è più un grosso problema. Il vecchio modello di business delle case discografiche è morto. Il bello è che loro non se ne sono accorte. Quanto prima prenderanno coscienza di ciò, tanto meglio sarà per loro. Queste profonde trasformazioni sono sotto gli occhi di tutti, lo dimostrano i successi di iTunes store et similia (nonostante la blindatura con il DRM). La Rete cambia tutta la logica del passato, i vecchi modelli di business non sono più validi e realistici. Infine vorrei tanto parlare di cultura. Le case discografiche infatti, non hanno mai incentivato lo sviluppo dell’arte e della cultura, in quanto hanno sempre promosso musica commerciale. Per essere più chiari: in passato, se eri un artista e volevi creare musica ’seria’ non avevi molte prospettive di vedere diffusa la tua musica. Questo perché i produttori delle case discografiche non avevano interesse alla diffusione della cultura. Il loro unico interesse era - ovviamente - di natura economica. I produttori perciò erano interessati alla promozione di musica meramente commerciale. I produttori decidevano che la tua musica non avrebbe avuto successo, perciò non la prendevano in considerazione tout court. La conseguenza di ciò è che la musica commerciale si diffondeva, a discapito della musica cosidetta seria. Quindi niente rock progressivo alla radio, tanto per essere espliciti, niente video musicali di gruppi underground, niente dischi di fusion, jazz-rock, etnica, blues, country, new-age, elettronica e via dicendo. Per dirla alla Battiato:
“…e sommersi soprattutto da immondizie musicali…sul ponte sventola bandiera bianca…”.
Tale musica non veniva diffusa come avrebbe meritato, restava relegata all’interno di nicchie di appassionati. Totalmente esclusa al grande pubblico. Di conseguenza, la richiesta era scarsa. Se tu non conosci un artista, è difficile che tu lo richieda nei negozi di musica no? E si chiude il cerchio. Quindi le case discografiche sono il veleno della cultura musicale. In pratica le case discografiche hanno affossato l’arte invece di incentivarla. Invece il P2P è uno strumento utile per diffondere la conoscenza. La condivisione permette l’interscambio delle conoscenze. La diffusione della cultura musicale. Chi è ministro della CULTURA, queste cose dovrebbe saperle. Chi è ministro della CULTURA, dovrebbe cercare di diffondere la cultura, non di affossarla. Un celebre negozio di dischi romano, ‘Disfunzioni Musicali’ ha abbassato la saracinesca per sempre. Il motivo? Non vende più dischi. Eppure mi ricordo anni fa, che quel negozio era un punto di incontro per gli appassionati di musica. Insomma, i mutamenti sono già in atto, solo le case discografiche e i brontocrati degli enti controllori (vedi la SIAE) non ne sono consapevoli. Pazienza. Continuassero a perseguire i ragazzini che scaricano mp3. Quando avranno ottenuto ciò che vogliono, ed il legislatore strizzerà l’occhietto con complicità - equiparando chi scarica mp3 al più temibile dei terroristi - beh, a quel punto si renderanno conto di avere un pugno di mosche in mano. Infatti nel frattempo la musica sarà andata avanti senza di loro.

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Lunedì 19 Marzo 2007

I negozi di CD musicali stanno chiudendo

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, Pirateria, P2P — Maurizio ( 07:31 )

Disfunzioni Musicali, il mitico negozio di dischi romano, abbassa la saracinesca per sempre. Stessa sorte tocca a Revolver. Motivo? Non si vendono più CD musicali. Sempre per rimanere in tema, un’ordinanza del Tribunale di Roma impone a Telecom Italia l’obbligo di fornire i nominativi degli indirizzi IP di 3.636 persone (dietro richiesta di una casa discografica tedesca) che avrebbero condiviso alcuni brani musicali tutelati da diritti. L’obbligo viene sancito dalla direttiva europea - recepita dall’Italia - ‘IP enforcement’. Insomma, il mercato dei CD musicali è in crisi per colpa del P2P. Beh, io dico una cosa: i discografici stanno distruggendo un intero settore, grazie alla loro ottusità. Il problema vero è che discografici e politici guadagnano troppo! Hanno un tenore di vita troppo alto, perciò la loro vita è completamente distaccata dalla realtà. Ecco perché non riescono a ’sentire’ certe problematiche. La tutela dei diritti d’autore non c’entra nulla: infatti solo l’8% del prezzo di copertina di un CD musicale va in tasca all’autore. Forse i discografici credono che i CD musicali vengano acquistati da notai, avvocati, commercialisti. Si, anche loro li acquistano, ma il grosso del mercato lo fanno i giovani (magari disoccupati eh?). Ora, il prezzo di un CD musicale è veramente insostenibile da un ragazzino appassionato di musica che riceve la ‘paghetta’ dai genitori. E’ davvero tanto difficile da capire? Cari discografici, vi state scavando la fossa da soli: la musica non viene più veicolata attraverso i canali di distribuzione classici. Noi stiamo vivendo un periodo di transizione. Ecco un esempio di come verrà distribuita la musica in un futuro davvero vicino: Free Music Project. Faccio una previsione: in futuro la musica verrà distribuita gratuitamente, gli autori scavalcheranno le case discografiche e i proventi verranno dalla pubblicità. Alcuni già lo stanno facendo. Che ne pensate?

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Lunedì 12 Febbraio 2007

Tamacun

Archiviato in: Chitarra, Musica — Maurizio ( 14:34 )

Aaaah…la chitarra…perché l’ho appesa al chiodo? Rodrigo y Gabriela in Tamacun. Ehm…volendo c’è anche la versione live. Notare che si tratta solamente di 2 chitarre! Non sono presenti percussioni. Tutta la parte ritmica di accompagnamento è eseguita da Gabriela mediante un particolare utilizzo della mano destra. Hmmm…per la parte di Rodrigo non ho problemi, esiste da qualche parte una Gabriela disposta ad accompagnarmi? ;-)

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Martedì 6 Febbraio 2007

Quel motivetto che mi piace tanto…

Archiviato in: Web, Musica — Maurizio ( 12:40 )

Mai capitato di avere in testa un motivetto e non sapere di cosa si tratta? A me è capitato molte volte. Di solito risalgo al titolo usando varie strategie. Ad esempio, se si tratta di una pubblicità, vado su Google -> gruppi, seleziono il gruppo ‘it.comp.musica.mp3.scambi’ e faccio una ricerca al suo interno. Oppure chiedo il titolo (ma il più delle volte qualcun altro ha già fatto la stessa domanda e ha ottenuto una risposta, perciò non devo neanche chiedere). Se invece conosco qualche parola del ritornello, vado su Google e cercho +”lyrics” +”parole del ritornello”. Di solito trovo quello che cerco. Ma come fare se non si conoscono le parole e non si tratta di una pubblicità? Beh, ci sono ben 2 strade: si scarica Tunatic o si va su www.midomi.com. Entrambi consentono l’identificazione di un brano semplicemente…cantandolo! Basta avere un microfono ed un collegamento ad Internet (ehm…ed essere intonati ovviamente). Midomi.com ha un database di 2 milioni di brani, all’interno del quale è possibile effettuare delle ricerche digitando il titolo del brano oppure canticchiandolo al microfono. Non solo, è anche possibile ascoltare le registrazioni degli altri utenti. E se si è proprio stonati cosa si può fare? Beh, si può sempre tentare con il pianoforte virtuale di www.melodyhound.com. Una volta ’suonato’ il brano, il sito proporrà un elenco di titoli riascoltabili. Beh, ci vuole un minimo di orecchio però eh? ;o)

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