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Giovedì 19 Giugno 2008

Sarkozy stacca Internet a chi scarica musica illegalmente

Archiviato in: Musica, Internet, Pirateria, Lobby, P2P, Giustizia — Maurizio ( 09:02 )

Sarkozy usa il pugno duro nei confronti di coloro che scaricano illegalmente musica nei circuiti di filesharing. A coloro che verranno beccati a scaricare musica illegalmente, verrà tolto il collegamento ad Internet (SIC!). Provvedimento davvero anacronistico a ostinatamente ottuso. Tanto si dovranno arrendere. Il futuro è la musica finanziata con la pubblicità. Punto. In Italia i negozi di CD chiudono. Inutile insistere no? Perseverare come è noto, è diabolico. Ancora mi ricordo di quando Edgar Bronfman, CEO della Warner Music (una delle 4 sorelle che si spartiscono il settore musicale a livello planetario) ammise di aver beccato i propri figli scaricare musica via file sharing. Sarebbe stato simpatico vedere il capo della Warner Music senza collegamento ad Internet! ROTFL. Da noi ci provò anche il furbissimo Urbani (sì, quello della registrazione di tutti i siti italiani nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze). Perché continuano ad adottare vecchi modelli di business? È come insistere a voler vendere carrozze trainate da cavalli quando nel mondo ci sono le automobili. O no?

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Venerdì 23 Marzo 2007

Mp3, P2P, MySpace, RIAA, SIAE, FIMI, Major: intanto la musica va da sola…

Archiviato in: Web, Musica, Internet, Diritto d'autore, Pirateria, P2P — Maurizio ( 07:37 )

E’ da parecchio tempo che avevo intenzione di scrivere un post sulla crisi del settore musicale, sul P2P, sulla pirateria, i CD, le case discografiche e via dicendo. Non lo avevo ancora scritto perché sono pignolo e stavo raccogliendo tutti i dati necessari. Però oggi ho appreso - leggendo Punto Informatico - della lettera inviata all’associazione dei consumatori Altroconsumo da Francesco Rutelli, l’attuale Ministro per i Beni e le Attività Culturali e non ho resistito. Leggendone il contenuto si resta perplessi. Ecco uno stralcio della lettera:
“La distorta pratica del file sharing, intesa come modalità per appropriarsi abusivamente di un’opera d’ingegno in violazione del diritto d’autore, deve essere sanzionata. Ed il fatto che essa assuma il carattere di illecito penale nei casi in cui si accompagni al ‘fine di lucro’ (che, peraltro, la Suprema Corte di Cassazione, con la nota sentenza 149/07, ha riconosciuto non corrispondere al solo risparmio della spesa di acquisto del CD) non deve scandalizzare”.
A quanto pare il Ministro Rutelli non è molto informato in merito all’attuale normativa che regola il diritto d’autore. Secondo la normativa vigente infatti, si configura reato penale anche per coloro che condividono senza contropartita economica, in quanto una recente modifica legislativa ha sosituito il termine ‘lucro’ con ‘profitto’. Si legge infatti sul sito della FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana) che
“Chi condivide senza una contropartita economica rimane soggetto ad una sanzione penale che è quella dell’art. 171, comma 1, lett. a-bis”.
Ma non è questo il punto sul quale mi volevo soffermare. Il punto interessante è evidenziato in questo passaggio (sempre tratto dalla lettera di Rutelli):
“Tali sono da considerare gli interessi degli autori e degli editori, per i quali il diritto d’autore costituisce la giusta remunerazione del proprio lavoro, l’opera d’ingegno.”.
E qui occorre fare chiarezza. Si è sempre detto che gli autori devono essere tutelati. Giusto, ma vediamo cosa accade in ambito musicale. Forse non tutti sanno che solo l’8% del prezzo di un CD musicale va all’autore. Il resto va alla distribuzione, ma Il grosso viene intascato dalla casa discografica. Per essere più concreti, su 25 euro che è il prezzo di un CD, solo 2 euro vanno all’artista. Da ciò si evince che anche i prezzi di iTunes store sono gonfiati, in quanto vengono meno i costi relativi alla distribuzione ed alla rivendita (infatti il tutto avviene in Rete). E’ per questo motivo che molti autori si stanno ribellando e si stanno ‘mettendo in proprio’. E’ per questo motivo che stanno nascendo iniziative come Antenna Alliance e Free Music Project. Un crescente numero di gruppi musicali, consente il libero scambio delle loro opere. Per scoprire quale mondo si stia materializzando in Rete, si può cominciare a navigare su siti come Archive.org o come Creative Commons (audio). Spesso gli artisti mettono in rete degli mp3 per farsi conoscere. Molti si appoggiano alla comunità di MySpace. Esplorando il mondo degli artisti indipendenti e delle etichette no-profit, si scopre un intero mondo di musica legalmente fruibile. Legalmente, in quanto sono gli stessi artisti che consentono la libera circolazione della loro musica. Il tutto scavalcando case discografiche, RIAA, SIAE, FIMI, major e chi più ne ha più ne metta. Infatti, a pensarci bene, se parliamo di opere di ingegno, cosa c’entrano le case discografiche? Lo scopo delle case discografiche era - in passato - quello di promuovere e diffondere la musica creata dagli artisti. Ora ciò non è più necessario, perché la tecnologia e la Rete hanno sconvolto completamente l’assetto del mondo discografico. Gli artisti incidono la loro musica, la promuovono e la distribuiscono in modo totalmente indipendente. L’atteggiamento delle case discografiche - e dei politici che tutelano i loro interessi - e’ completamente anacronistico. Una volta produrre un disco richiedeva un notevole impegno economico. Lo stesso discorso valeva per la promozione e la distribuzione. Poi la tecnologia - che opera come uno schiacciasassi che non guarda in faccia a nessuno - ha iniziato la trasformazione. Registrare un pezzo musicale è ormai alla portata di chiunque. Trasformarlo in mp3 è altrettanto semplice. Distribuirlo e pubblicizzarlo non è più un grosso problema. Il vecchio modello di business delle case discografiche è morto. Il bello è che loro non se ne sono accorte. Quanto prima prenderanno coscienza di ciò, tanto meglio sarà per loro. Queste profonde trasformazioni sono sotto gli occhi di tutti, lo dimostrano i successi di iTunes store et similia (nonostante la blindatura con il DRM). La Rete cambia tutta la logica del passato, i vecchi modelli di business non sono più validi e realistici. Infine vorrei tanto parlare di cultura. Le case discografiche infatti, non hanno mai incentivato lo sviluppo dell’arte e della cultura, in quanto hanno sempre promosso musica commerciale. Per essere più chiari: in passato, se eri un artista e volevi creare musica ’seria’ non avevi molte prospettive di vedere diffusa la tua musica. Questo perché i produttori delle case discografiche non avevano interesse alla diffusione della cultura. Il loro unico interesse era - ovviamente - di natura economica. I produttori perciò erano interessati alla promozione di musica meramente commerciale. I produttori decidevano che la tua musica non avrebbe avuto successo, perciò non la prendevano in considerazione tout court. La conseguenza di ciò è che la musica commerciale si diffondeva, a discapito della musica cosidetta seria. Quindi niente rock progressivo alla radio, tanto per essere espliciti, niente video musicali di gruppi underground, niente dischi di fusion, jazz-rock, etnica, blues, country, new-age, elettronica e via dicendo. Per dirla alla Battiato:
“…e sommersi soprattutto da immondizie musicali…sul ponte sventola bandiera bianca…”.
Tale musica non veniva diffusa come avrebbe meritato, restava relegata all’interno di nicchie di appassionati. Totalmente esclusa al grande pubblico. Di conseguenza, la richiesta era scarsa. Se tu non conosci un artista, è difficile che tu lo richieda nei negozi di musica no? E si chiude il cerchio. Quindi le case discografiche sono il veleno della cultura musicale. In pratica le case discografiche hanno affossato l’arte invece di incentivarla. Invece il P2P è uno strumento utile per diffondere la conoscenza. La condivisione permette l’interscambio delle conoscenze. La diffusione della cultura musicale. Chi è ministro della CULTURA, queste cose dovrebbe saperle. Chi è ministro della CULTURA, dovrebbe cercare di diffondere la cultura, non di affossarla. Un celebre negozio di dischi romano, ‘Disfunzioni Musicali’ ha abbassato la saracinesca per sempre. Il motivo? Non vende più dischi. Eppure mi ricordo anni fa, che quel negozio era un punto di incontro per gli appassionati di musica. Insomma, i mutamenti sono già in atto, solo le case discografiche e i brontocrati degli enti controllori (vedi la SIAE) non ne sono consapevoli. Pazienza. Continuassero a perseguire i ragazzini che scaricano mp3. Quando avranno ottenuto ciò che vogliono, ed il legislatore strizzerà l’occhietto con complicità - equiparando chi scarica mp3 al più temibile dei terroristi - beh, a quel punto si renderanno conto di avere un pugno di mosche in mano. Infatti nel frattempo la musica sarà andata avanti senza di loro.

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Lunedì 19 Marzo 2007

I negozi di CD musicali stanno chiudendo

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, Pirateria, P2P — Maurizio ( 07:31 )

Disfunzioni Musicali, il mitico negozio di dischi romano, abbassa la saracinesca per sempre. Stessa sorte tocca a Revolver. Motivo? Non si vendono più CD musicali. Sempre per rimanere in tema, un’ordinanza del Tribunale di Roma impone a Telecom Italia l’obbligo di fornire i nominativi degli indirizzi IP di 3.636 persone (dietro richiesta di una casa discografica tedesca) che avrebbero condiviso alcuni brani musicali tutelati da diritti. L’obbligo viene sancito dalla direttiva europea - recepita dall’Italia - ‘IP enforcement’. Insomma, il mercato dei CD musicali è in crisi per colpa del P2P. Beh, io dico una cosa: i discografici stanno distruggendo un intero settore, grazie alla loro ottusità. Il problema vero è che discografici e politici guadagnano troppo! Hanno un tenore di vita troppo alto, perciò la loro vita è completamente distaccata dalla realtà. Ecco perché non riescono a ’sentire’ certe problematiche. La tutela dei diritti d’autore non c’entra nulla: infatti solo l’8% del prezzo di copertina di un CD musicale va in tasca all’autore. Forse i discografici credono che i CD musicali vengano acquistati da notai, avvocati, commercialisti. Si, anche loro li acquistano, ma il grosso del mercato lo fanno i giovani (magari disoccupati eh?). Ora, il prezzo di un CD musicale è veramente insostenibile da un ragazzino appassionato di musica che riceve la ‘paghetta’ dai genitori. E’ davvero tanto difficile da capire? Cari discografici, vi state scavando la fossa da soli: la musica non viene più veicolata attraverso i canali di distribuzione classici. Noi stiamo vivendo un periodo di transizione. Ecco un esempio di come verrà distribuita la musica in un futuro davvero vicino: Free Music Project. Faccio una previsione: in futuro la musica verrà distribuita gratuitamente, gli autori scavalcheranno le case discografiche e i proventi verranno dalla pubblicità. Alcuni già lo stanno facendo. Che ne pensate?

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Mercoledì 31 Gennaio 2007

Ancora con questo DRM…

Archiviato in: Diritto d'autore, Pirateria — Maurizio ( 12:58 )

La commissione UE ritiene che il DRM sia indispensabile per evitare che la pirateria attacchi parte dei proventi derivanti dalla vendita online di contenuti creativi. Mi riservo di pronunciarmi in merito, in un successivo post. Io sono convinto che tale approccio non solo sia sbagliato, ma controproducente. Io credo che siano possibili forme alternative al classico schema di vendita online (come abbonamenti o forme di introiti pubblicitari).

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Martedì 28 Novembre 2006

P2P e Urbani: manifestazione a Milano per salvare eMule

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, Pirateria — Maurizio ( 12:36 )

Il 10 Dicembre a Milano tutti in piazza per aderire alla manifestazione promossa da ARET (Associazione Radicale Enzo Tortora) e da ScambioEtico per tentare di combattere la legge Urbani. Per chi fosse poco informato in materia, stiamo parlando di P2P o Peer to Peer o File Sharing. Si tratta di tutelare tutti quei sistemi, protocolli e tecnologie che permettono lo scambio di file tra utenti collegati in rete. Si, stiamo parlando dei vari eMule, BitTorrent, Winmx e via dicendo. Già, perché se occorre senza dubbio tutelare il diritto d’autore, è sicuramente ingiusto condannare il P2P tout court. Il file sharing infatti, è un potente mezzo di interscambio culturale, grazie al quale è possibile diffondere e far conoscere la cultura del proprio paese (non dimentichiamo che il P2P utilizza Internet che è la più grande rete di computer a livello mondiale). Non entro in merito alla legalità o meno di scaricare un mp3, in quanto come ho già scritto come la penso su tale argomento in un mio precedente post. Ad ogni modo mi è piaciuta molto la frase che ho letto nel manifesto dell’associazione ScambioEtico e quindi la ripropongo qui: “Visto che ci chiamano Pirati ci identifichiamo con quelli della Malesia descritti da Emilio Salgari, così come essi combatterono per liberare un popolo dal giogo e sopruso degli Inglesi, noi combattiamo per liberare la cultura, saperi e conoscenza dalla schiavitù di una ormai obsoleta normativa mondiale sul diritto d’autore, completamente stravolta dal principio sano che a suo tempo l’aveva ispirata”. E’ una frase stupenda a mio avviso. Concordo pienamente: la conoscenza è potere, non è giusto limitarla per tutelare i diritti di pochi a danno di molti. E’ un concetto tipico della cultura hacker: “Information wants to be free”, l’informazione deve essere libera (se ci si pensa, anche i giornalisti possono essere considerati degli hacker, infatti con il loro lavoro tutelano il diritto all’informazione). La manifestazione del 10 Dicembre è il primo sintomo di un malessere del popolo della rete nei confronti dei vari legacci normativi che tentano da tempo di ‘regolamentare’ la rete. Tali tentativi non tengono conto dell’intrinseca natura anarchica di Internet: non è pensabile creare una normativa nazionale che possa regolamentare ciò che non può essere regolamentato a livello internazionale. Ovviamente stiamo parlando dell’Italia, cioe’ di un paese libero e democratico, perchè come sappiamo in alcuni paesi come la Cina o l’Iran esiste ancora la censura purtroppo (anche se il potere del capitalismo sta facendo vacillare anche loro, in quanto colossi come Google o Microsoft stanno facendo finalmente marcia indietro in quei paesi). Questa notizia è stata tratta da Punto Informatico, la famosa testata online. Puoi leggere l’intero articolo qui.

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Sabato 19 Agosto 2006

Ehi, pirati del P2P…tornate alla radio!

Archiviato in: Musica, Internet, Pirateria — Maurizio ( 11:09 )

La pirateria musicale è un reato poiché non permette agli autori di opere artistiche di ricevere il giusto compenso per le creazioni da loro prodotte. Le persone che condividono e scaricano mp3 sono quindi dei criminali assimilabili ai comuni rapinatori e truffatori. Questo è il messaggio che le Majors tentano di far passare. Le cose stanno realmente in questi termini? Beh, prima di tutto la differenza tra chi scarica un mp3 e chi vende CD pirata è notevole: nel primo caso non c’è scopo di lucro (chi scarica ne fa un uso personale e talvolta - se realmente interessato - compra il CD originale) mentre nel secondo caso, dietro ad un CD piratato sono presenti delle vere e proprie organizzazioni criminali ed il margine di ricavo su ogni CD contraffatto è notevole. Vediamo cosa si scopre effettuando alcune ricerche nella Rete. Dal sito della IFPI (International Federation of the Phonographic Industry, una associazione mondiale formata dalle varie case discografiche che conta quasi 1500 associati) si ricavano varie informazioni. Ad esempio si scopre che il mercato della musica è formato da 5 ‘Majors’:

Universal Music Group (Francia, possiede il 25,5% del mercato)

Sony Music BMG (Giappone, USA, Germania, 21,5% del mercato)

EMI Group (USA, 13,4% del mercato)

Warner Music Group (USA, 11,3% del mercato)

Indipendenti (28,4% del mercato)

In pratica 4 grossi gruppi (escludendo le piccole etichette indipendenti) si spartiscono il mercato mondiale della musica. La RIAA (Recording Industry Association of America) riunisce invece le case discografiche nord-americane ed è l’organismo più agguerrito e determinato nella lotta alla pirateria. Sono famose le cause vinte dalla RIAA nei confronti dei produttori di programmi di file sharing come Napster, Kazaa, Emule (tanto per citarne alcuni). Già, e qui arriviamo al punto. La RIAA è determinata alla lotta al file sharing in quanto è convinta che tale fenomeno sia la causa della crisi nelle vendite dei CD musicali. Bene, non entro in merito alle politiche promozionali delle case discografiche che - puntando al mero guadagno - ha letteralmente affossato la musica, inondando il mercato di musica di scarsa qualità (’immondizie musicali’ come recita una famosa canzone di Battiato) ma arrivo subito all’aspetto economico: il costo di un singolo CD musicale. Sempre grazie all’aiuto della Rete, riesco a scoprire la composizione del prezzo di un CD:

compenso per l’autore/artista/esecutore: 8%

stampa: 15%

casa discografica: 39%

distribuzione: 30%

nella distribuzione è contenuto il ricarico dei vari rivenditori. In pratica la fetta più grossa arriva guarda un po’, proprio nelle tasche delle case discografiche! Quindi facciamola finita con il discorso che il prezzo del CD è alto perché occorre - giustamente aggiungo io - remunerare il lavoro svolto dall’artista. Facendo due rapidi conti della serva, si evince che il prezzo della musica si ridurrebbe di molto semplicemente diffondendola tramite Internet ed abbandonando il vecchio supporto fisico. Si eliminerebbero infatti i costi della stampa e della distribuzione in un sol colpo. Ok, va bene, non si eliminerebbero, si ridurrebbero quasi a zero però! Alla luce di questi fatti, anche il prezzo di 99 centesimi di euro per singolo mp3 risulta alto! Si potrebbe infatti ridurre di molto se consideriamo che i costi di distribuzione sono quasi azzerati. Senza contare che iTunes Music Store ti vende un mp3 e non una traccia audio (qualsiasi audiofilo inorridirebbe) e quindi la qualità non è la stessa. A tutto ciò aggiungiamo una peculiarità italiana: l’IVA. Già perché su un CD audio l’IVA da pagare è il 20% a differenza dei libri (dove l’IVA è al 4%). Forse un CD musicale è un’opera di valore culturale minore rispetto ad un libro? Beh, se consideriamo i libri una forma di arte ’superiore’, forse non teniamo conto del fatto che ormai praticamente tutti scrivono libri (forse solo il portiere di casa mia non scrive libri, ma secondo me ci sta facendo un pensierino). Insomma, il prezzo del CD non si tocca e quei poveri studenti (non certo ricchissimi) che scaricano qualche mp3 rischiano la galera (lo so, lo so, dopo arriva l’indulto;-). Per non parlare poi del copyright che dura 75 anni dopo la morte dell’autore. Stanno nascendo dei partiti che spingono per la riforma del copyright, in modo da ridurlo a 14 anni:

Piratpartiet

Intanto le Majors continuano la lotta accanita contro chi scarica mp3 protetti da copyright all’interno delle reti di file sharing. E dire che nelle reti di file sharing si trovano dei brani che sono praticamente impossibili da trovare nei negozi di musica! Forse c’è qualcosa che non quadra…Le case discografiche non abbandonano il CD perché non riescono a convertirsi alla distribuzione in Rete rapidamente? Non è possibile scaricare mp3 protetti da copyright perché è una pratica illegale? Ok, iniziamo a reagire: torniamo a registrare la musica dalla radio! Già, come si faceva una volta con le cassette a nastro. La differenza ora sta nel fatto che le radio si trovano in Rete e le cassette a nastro si sono trasformate in mp3. Infatti è possibile registrare - sotto forma di file mp3 - i brani che vengono trasmessi da queste radio. La cosa bella di tutto ciò è che si tratta di una pratica LEGALE. Si, proprio così, infatti i diritti sono stati già ampiamente pagati dalle radio che trasmettono musica su Internet. Se a questo aggiungiamo il fatto che in rete sono presenti migliaia di radio che trasmettono musica ininterrottamente il cerchio si chiude. Vediamo però cosa occorre per registrare gli mp3 dalla radio…prima di tutto un player per i formati mp3:

- Winamp su Windows

- iTunes su Mac

Tramite questi player è possibile ascoltare la musica dalle radio che la trasmettono su Internet. Per registrare i brani occorre poi un registratore di flussi audio (audio stream):

- Streamripper su Windows

. StreamRipperX su Mac

Sia Winamp che iTunes prevedono già un nutrito elenco di radio che trasmettono musica su Internet. Se ad ogni modo tali elenchi non bastassero, è possibile utilizzare qualche motore di ricerca specializzato nella ricerca di radio su Internet. Ad esempio:

Radio-locator

vTuner

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