Un gruppo di ricercatori tedeschi del Max Planck Institute di Lipsia, ha pubblicato su Nature (una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali) una scoperta sconcertante: il cervello “sa” in anticipo (circa 10 secondi prima) quale azione deve intraprendere, prima ancora che la persona prenda coscienza della decisione stessa! Non so se è chiaro: grazie a delle tecniche di risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno osservato che le aree del cervello deputate al controllo dell’azione, si attivano circa 10 secondi prima che intervenga la coscienza. Ecco le parole di John-Dylan Haynes, il neuroscienziato del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences che ha condotto la ricerca:
“Noi riteniamo che le nostre decisioni siano coscienti, ma questi dati mostrano che la consapevolezza è solo la punta dell’iceberg”
Per dimostrarlo hanno mostrato su uno schermo a 14 volontari, un flusso di immagini ad intervalli di mezzo secondo l’una dall’altra. Ai volontari veniva chiesto di premere uno dei due bottoni disponibili, con la mano destra o con la sinistra, a loro scelta, quando lo ritenevano opportuno. I volontari dovevano ricordare quale lettera era stata mostrata quando decidevano di premere il bottone. Quando i ricercatori analizzarono i dati, scoprirono che l’azione di premere il bottone con la mano destra o con la sinistra “avveniva” nel cervello, circa 10 secondi prima che i volontari fossero coscienti di prendere la decisione. Questa scoperta corrobora maggiormente quanto penso da tempo: l’uomo è una semplice macchina biologica. Né più né meno. Ma allora si potrebbe pensare che la stragrande maggioranza delle nostre decisioni, avvengono in modo inconscio (Freud docet!). Questa scoperta apre spiragli davvero inquietanti. Della serie: il mio cervello agisce e - qualche secondo dopo - ne prendo atto. Altro che libero arbitrio!
Fate partire il video, poi fissate il puntino nero al centro. Continuate a fissarlo per tutta la durata del video. L’immagine del castello è in bianco e nero ma…
Non sono mai stato un tifoso. Considero il calcio uno sport come il nuoto o il tennis. Niente di più e niente di meno. Sarà per questo che non capisco il trasporto e l’entusiasmo dei tifosi. Se queste sono le premesse, potrò mai capire la psicologia degli ultrà? Mettiamoci pure che sono ateo e che – esattamente come affermava Marx – sono fermamente convinto che le religioni siano l’oppio dei popoli. Che c’entra? Beh, c’entra, perché per gli ultrà, la fede calcistica non è molto diversa da quella religiosa. So che sto per fare un’affermazione forte, non me ne vogliano i religiosi, ma io credo che – psicologicamente parlando - ci siano delle affinità tra cristiani, musulmani, ultrà, appartenenti a sette sataniche o adepti di scientology. Ciò che li unisce è l’aggregazione, il credo comune, la fede, l’esaltazione. Sto parlando ovviamente degli ultrà non politicizzati, non di quegli individui appartenenti all’ala di estrema destra e di estrema sinistra (circa 20.000 persone ben note alle forze dell’ordine). Ciò che varia è semplicemente il livello di aggressività. In questo senso non si può certo paragonare un cristiano ad un ultrà, visto che i cristiani non vanno a sfasciare i cassonetti dei rifiuti, non fanno sassaiole e non usano le spranghe. Però, però, vi assicuro che certi cristiani riescono a fare violenza psicologica. Sono intolleranti. Provate a chiedere ad uno ‘convinto’ cosa ne pensa dei musulmani. Se entri in una setta come quella di scientology, pensi di essere immune al lavaggio del cervello. Non è così. La prova è che tutti quelli che vi entrano, hanno poi grosse difficoltà ad uscirne. Io, nel mio piccolo, feci un’esperienza con Amway. E’ un’azienda famosa che vende prodotti per la casa utilizzando il cosiddetto MLM (Multi Level Marketing). Il MLM è in soldoni, una sorta di catena di S. Antonio. Durante le convention di Amway, viene fatto il lavaggio del cervello. Alla fine, sei tu che cerchi di convincere te stesso. Le prime volte che partecipi, pensi che siano tutti esaltati, tutti matti. Poi, pian piano ti convinci. Io mollai quando un amico mi disse: “proprio a me vuoi fregare?”. Scientology usa sistemi diversi ma l’effetto è lo stesso. Nessuno è immune al lavaggio del cervello. Purtroppo è così. Ecco perché a volte, le ‘strategie’ demagogiche di Grillo mi spaventano…
“Amare se stessi è l’inizio della più grande storia d’amore (anonimo)”.
Bene, da questa frase, si dipana tutta una serie di associazioni di idee. Un flusso di pensieri denso e convulso prende vita nella mia mente. E’ un flusso caotico e vorticoso. Eccolo in versione riveduta, ‘tradotta’ e ‘bignamizzata’ a beneficio di chi legge:
ciò che noi siamo è il risultato dell’intima combinazione di due parti: una struttura biologica, fisica, sottostante ed uno strato psicologico, immateriale, posto al di sopra di essa. La struttura biologica sottostante è sostanzialmente il cervello mentre la struttura psicologica che viene costruita sopra è il carattere. Per avere chiaro questo concetto occorre fare alcuni passi indietro nel tempo e rispolverare alcune vecchie - ma ancora valide - teorie di S. Freud, un medico geniale che fu il primo a scoprire entità come l’inconscio, le pulsioni ed il super-io. Leggendo quanto ha scritto Freud, si può iniziare a capire come si forma il carattere di una persona. Ma non basta. Occorre leggere anche altri studiosi come ad esempio W. Reich, C. Lévi-Strauss e K. Lorenz, per farsi un’idea. Il primo è stato uno dei tanti allievi di Freud (ipotizzò l’esistenza di entità come l’orgone, teoria che non venne mai accettate dalla comunità scientifica per mancanza di prove sperimentali, ma altre sue teorie, come quella della corazza emozionale e muscolare, sono in perfetto accordo con le teorie più moderne). Il secondo è stato un grande antropologo. Il terzo è stato un grande etologo. Già, perché per capire un’entità così complessa come la mente umana, occorre partire da vari punti di vista. Perciò può essere utile studiare gli altri animali o le popolazioni primitive che ancora esistono sulla terra. E’ quanto fanno l’etologia e l’antropologia. Quando afferriamo concetti come l’imprinting ad esempio, comprendiamo meglio altri concetti come quello dei condizionamenti culturali. Una volta appresi questi concetti, ci rendiamo conto come alcuni nostri atteggiamenti non siano dovuti meramente a peculiarità del nostro carattere, ma siano - al contrario - il frutto di imposizioni culturali. Il concetto di bellezza fisica ad esempio, è molto variabile a seconda del paese e della cultura dove si vive. Ma ora arriviamo al bello. Già, perché se non ci limitiamo ad indagare tra le pieghe delle scienze umane, se iniziamo a studiare anche all’interno di ambiti che sono propri delle scienze naturali, scopriamo che molti aspetti del nostro carattere hanno una natura biologica. Qui ci vengono in aiuto la biologia, le neuroscienze, branche della medicina come la neurologia. Allora non sarebbe male leggere alcuni libri di A. Oliverio e di R. Restak ad esempio (un biologo che studia le basi biologiche del comportamento il primo e un grande neurologo e studioso del cervello il secondo). E allora si inizia a capire che molte peculiarità del nostro carattere hanno una origine biologica. Sembra ormai dimostrato infatti che alcuni aspetti del carattere come ad esempio la timidezza, siano dovuti a predisposizioni genetiche. I fattori ereditari sembrano giocare un ruolo fondamentale. Ovviamente in alcuni casi l’ambiente può influire ancora di più delle predisposizioni genetiche. Attualmente ci sono vari studi che effettuano ricerche sulle ‘molecole del comportamento’. Tempo fa, un articolo su ‘Le Scienze’ ad esempio, parlava del ruolo esercitato dalla serotonina nei casi di suicidio. Deficienze nel metabolismo della serotonina, sarebbero il fattore predisponente. L’ambiente, con i suoi stimoli (eventi negativi, disgrazie, etc) sarebbe il fattore scatenante. E queste non sono solo teorie eh? Sono fenomeni visibili ad occhio nudo, grazie a strumenti come la PET. Sembra infine dimostrata la natura plastica del cervello. Il cervello in sostanza, non è un organo statico che ha sempre la stessa struttura immutabile nel tempo. Al contrario, è dinamico. E’ in continua evoluzione. Il cervello si modifica continuamente a seconda degli stimoli esterni che riceve. Si modifica in senso fisico, cioè si creano delle nuove connessioni nervose e se ne distruggono altre. Sembra incredibile, eppure l’ambiente esterno può modificare la struttura interna del cervello! Le ultime ricerche scientifiche portano a queste conclusioni. Un esempio: la meditazione modifica il cervello a livello ‘elettrico’. Lo si è visto con l’elettroencefalogramma e con un sistema basato sulla risonanza magnetica. Un altro esempio abbastanza concreto: i giocatori d’azzardo sono assimilabili ai tossicodipendenti. E’ ormai un fatto certo. L’emozione del gioco a lungo andare crea dipendenza. Il meccanismo è lo stesso - identico - di quello innescato dagli stupefacenti. Le endorfine naturali non vengono più prodotte dal cervello e l’organismo deve recuperarle dall’esterno: con la droga o con il gioco d’azzardo. Nasce così la dipendenza. Alla fine per uscire fuori dalla stretta mortale occorre rivolgersi a delle comunità di recupero. Infatti ormai esistono delle comunità di recupero anche per i giocatori d’azzardo. Ma quanto c’è di biologico nel nostro carattere? E quanto al contrario è determinato dall’ambiente? E se un giorno si scoprisse con certezza che poniamo l’80% di ciò che siamo, sia di natura biologica? L’egoismo, l’aggressività, l’impulsività, l’introversione, l’estroversione…se dipendesse tutto da fattori genetici? Se dipendesse tutto da una molecola piuttosto che da un’altra? Dalla dopamina piuttosto che dalla serotonina? Dall’acetilcolina piuttosto che dalla noradrenalina? Da un gene piuttosto che da un altro? Se così fosse, dovremmo accettare sempre e comunque noi stessi? Se nasco con gli occhi marroni, dovrei dispiacermi perché avrei preferito avere gli occhi azzurri? Si, forse sarebbe stato bello averli azzurri. Ma li ho marroni. Devo dispiacermene? No, me ne faccio una ragione e mi accetto così come sono. Ma se l’ambiente esterno può modificare la struttura interna del cervello, posso cercare di limare alcuni aspetti del mio carattere che non mi piacciono? Certo. Il cervello che modifica se stesso. Perché no? Devo favorire alcune esperienze e respingerne altre per modificare ciò che sono? Credo di si, se è questo quello che voglio. Ma non devo mai dimenticarmi del substrato biologico che è parte fondante di me. Non devo mai rinnegarlo. Non devo mai pretendere di essere ciò che non sono. E allora si ritorna all’aforisma iniziale: amare se stessi è vitale. E’ necessario. Solo così possiamo poi amare veramente le altre persone. E quindi…
“Amare se stessi è l’inizio della più grande storia d’amore (anonimo)”.
Purtroppo non ricordo il blog dove ho trovato questo video, perciò non posso citare la fonte. Si tratta dello spot per la campagna sociale contro l’anoressia dell’associazione svedese ‘Anorexia Bulimia kontakt’. L’anoressia è un problema serio e lo spot merita di essere visto in quanto arriva dritto al problema senza tanti giri. Ogni commento mi sembra superfluo:
Da Repubblica: “Che lo stress non sia salutare è pacifico. Ma dai risultati di un nuovo studio fatto della Rosalind Franklin University, la situazione sembra molto più grave e pericolosa. Secondo i ricercatori della facoltà di medicina di Chicago, infatti, anche un singolo evento di stress acuto può causare la perdita di diversi neuroni nel cervello. In particolare sarebbero in pericolo quelli a livello dell’ippocampo, l’area deputata all’apprendimento, alla memoria e alle emozioni.”. Parecchi anni fa ebbi un colloquio con una manager di una azienda informatica con la quale intrattenevo rapporti di lavoro. La tizia sosteneva che esistono 2 categorie di persone: coloro che in situazioni di stress rendono meno (era un appunto nei confronti del sottoscritto) e coloro che - al contrario - rendono il doppio. “Bene, sono quest’ultime le persone che cerchiamo noi” concluse la tizia. Io ovviamente non ero d’accordo, perché non si può pretendere in 2 ore un lavoro che richiede 2 giorni. Certi sedicenti ‘manager’ meriterebbero la legge del contrappasso.
Attenzione: non eseguite mai questo esperimento perché è pericoloso! Non mi assumo alcuna responsabilità per incidenti causati dal comportamento scellerato che sto per illustrare. :-))) Ok, enunciata la classica liberatoria, proseguiamo. Si tratta di piazzarsi sul ciglio del marciapiede, sotto al semaforo, con l’aria di chi è in procinto di attraversare la strada. Aspettare che si raccolga un po’ di gente, attendere il momento propizio - cioè quando *NON* passano veicoli - e attraversare improvvisamente la strada mentre il semaforo indica ‘ALT’ (sic!). In quel preciso momento, tutta la gente che si era ammassata sul marciapiede in attesa dell’indicazione ‘AVANTI’, attraverserà magicamente la strada come un gregge. In blocco. Incurante dell’indicazione rossa ‘ALT’ del semaforo. Funziona sempre. Garantito. Ho battezzato questo fenomeno con l’espressione: ‘effetto pecora’.
Il cervello umano è composto da circa 100 miliardi di neuroni. Pare che a partire dai 20 anni si perdano 100 mila neuroni al giorno (la quantità esatta non è ben definita). Detto così, sembrerebbe spiegata la causa della demenza senile, ma Il fatto è che questa teoria non spiega come mai ci siano persone molto anziane perfettamente arzille e con il pieno delle facoltà intellettive. Oggi si è capito che infatti le cose non stanno affatto così. A parte il fatto che anche perdendo 100.000 neuroni al giorno, si arriva a 100 anni con buon 97% di cervello intatto, ma il punto non è la quantità di neuroni quanto la quantità di associazioni tra i vari neuroni. Ciascun neurone infatti può sviluppare in media 10.000 connessioni chiamate sinapsi. Il numero totale di connessioni che può sviluppare il cervello umano supera il numero di tutti i corpi celesti presenti nell’universo! Bene, mentre in passato si riteneva che il cervello fosse una struttura rigida e statica, oggi sappiamo con certezza che il cervello è una struttura plastica e dinamica. Infatti il numero di connessioni che vengono sviluppate viene modificato continuamente. Quando annusiamo un fiore, l’aroma viene captato dal nervo olfattivo e ‘trasportato’ fino all’area del cervello deputata all’analisi dei profumi. Questo tipo di informazione viaggia attraversando un notevole numero di sinapsi. Effettua quindi un determinato percorso. Ripetendo l’esperienza il percorso viene ‘rafforzato’ (un po’ come quando si percorre una strada nuova: più volte la si percorre e maggiormente viene rafforzato il ricordo). Insomma, queste connessioni sono i nostri ricordi ed i nostri pensieri. E qui viene il bello. Sembrerebbe infatti che i nostri comportamenti siano il frutto di ’schemi’ di connessioni ben precise. Le attività che svolgiamo quotidianamente quindi, rafforzano questi schemi. Quando si impara a guidare l’automobile, si presta attenzione ad ogni minimo particolare (freno, cambio, frizione, volante, etc.), ma una volta imparato lo ’schema’, il cervello inserisce il pilota automatico. Attività nuove ed insolite al contrario, creano nuovi schemi di connessioni. Una vita monotona e senza stimoli nuovi, non creerebbe le nuove connessioni necessarie a contrastare la perdita dei neuroni. In altre parole: senza nuovi stimoli il cervello invecchia. Ecco perché Lawrence Katz, neurologo della Duke University, sostiene che il cervello è come i muscoli, per tenerlo in forma occorre allenarlo. Non solo, Katz ha sviluppato un particolare tipo di ginnastica mentale chiamata neurobica. Lo scopo di tale ginnastica è quello di creare nuove connessioni svolgendo attività nuove ed insolite. Attenzione, non si tratta dei classici esercizi enigmistici e di ginnastica per la memoria, ma di un nuovo modo di concepire le tecniche di allenamento del cervello. Ecco alcuni esercizi tratti dal libro di Katz “Fitness della mente”:
usare la mano sinistra per spostare il mouse e cliccare
la mattina ci si sveglia con l’aroma del caffè che si spande per la casa. Cambiare abitudine mettendo una bottiglietta di essenza di menta, vaniglia, cannella etc sul comodino. Un’essenza diversa ogni mattina.
lavarsi i denti usando la mano sinistra (o la destra per i mancini)
mangiare con la mano sinistra (o la destra per i mancini)
fare la doccia con gli occhi chiusi
scegliere i vestiti usando il tatto prestando attenzione alla loro forma e consistenza
abbottonarsi la camicia, allacciarsi le scarpe etc., usando una mano sola
vestirsi con gli occhi chiusi
variare l’ordine delle azioni che si svolgono abitualmente (ad esempio, se prima si fa colazione e poi ci si veste, invertire l’ordine)
cambiare strada per andare al lavoro
comprare una rivista totalmente diversa dai propri interessi abituali
farsi preparare una macedonia e gustarla ad occhi chiusi o bendati (cercando di riconoscere ciascun frutto)
per le donne: cercare la chiave di casa che si trova nella borsetta senza guardarci dentro
cambiare la disposizione degli oggetti sulla scrivania