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Giovedì 24 Aprile 2008

La pioggia di notte

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 07:00 )

Non lo so perché, ma quando la sera diluvia, quando cascano quei bei fulmini grossi, con quei tuoni che sembrano bombe, quando il vento fa ondeggiare le cime degli alberi come se fossero fuscelli, quando le gocce cadono fitte fitte e si sente nell’aria quel profumo di pioggia, beh, in quei momenti adoro osservare la natura che si scatena. A me piace un sacco osservare la pioggia dalla finestra. Resterei delle ore affacciato ad osservare l’acqua che viene giù. Più scende fitta e più mi piace. Però deve essere di notte. È importante questo fatto. È bello osservare la notte. Allora per un attimo, mi sembra di essere fuori dalla città. Le automobili spariscono, le strade sono vuote e l’acqua crea dei torrenti ai bordi delle lunghe strisce asfaltate. A tratti i marciapiedi si confondono con le carreggiate. Vedi solo vento, acqua e fulmini. Vedi la natura. Impetuosa. Senti di far parte della natura. Sei rilassato e tranquillo. E pensare che c’è ancora gente che spreca il tempo guardando la televisione.

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Lunedì 31 Marzo 2008

Asseconda la corrente, altrimenti ti travolge

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 07:29 )

Fino a poco tempo fa, ingenuamente, pensavo che nella vita bastasse desiderare fortemente una cosa, per farla avverare prima o poi. Oggi ho capito che non è così. Anzi, è l’esatto contrario: spesso, più desideri una cosa e meno avrai probabilità di ottenerla. Ormai è una regola per me: nel lavoro, nell’amore, nelle aspirazioni della vita, nei progetti, ho capito che se una cosa deve accadere, accade, indipendentemente dalla tua volontà. Viceversa, se una cosa non deve accadere, mettiti il cuore in pace: non accadrà. Questa tesi è completamente fuori dal mio modo di pensare, ma alla fine, nella vita, arrivi inevitabilmente al momento dei bilanci. Allora ti guardi alle spalle e ti rendi conto di come stanno le cose esattamente. La conclusione inevitabile di questa riflessione è la seguente: gli avvenimenti vanno assecondati, non combattuti. Inutile lottare, segui la corrente. Sogni, progetti, aspirazioni: buttali nel cesso e vivi il presente. Oggi ci sei, domani chissà. La vita alla lunga, ti fa diventare fatalista e alla fine, volente o nolente ti arrendi di fronte al dato di fatto: inutile tentare di combattere il destino.

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Mercoledì 26 Marzo 2008

Forse non curo la depressione, ma il diabete mi viene di sicuro

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 19:20 )

Pare che il cioccolato sia utile quando si è depressi. Sarà per questo che ho sempre due tavolette di scorta? Ogni giorno occorre la dose quotidiana. Questi giorni poi, ho anche comprato un chilo di ovetti e la dose giornaliera è aumentata. Già, però a me non sembra che faccia effetto. No, direi proprio di no. Speriamo almeno che non mi venga il diabete. Lo so, non frega a nessuno, lo so.

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Giovedì 6 Marzo 2008

I sogni sono gratis

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 19:30 )

Mi sento un po’ in colpa nei confronti di coloro che mi leggono. Già, perché è davvero incredibile, ma analizzando i log del server, vedo che c’è ancora un sacco di gente che mi legge. Non vengono dai motori di ricerca, non arrivano qui per caso, no, sono persone che già conoscono questo blog e che ancora vengono a fare una visita. Insomma, si tratta di affezionati. Sono visitatori che non mi merito, perché non offro nulla in cambio delle loro visite. Non offro post da leggere. Non so chi è che insiste a venire da queste parti, so solo che il mio amore non viene più. Cos’è preferibile, l’illusione di un sogno o la certezza della cruda realtà? Sognare in fondo, non costa nulla.

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Sabato 2 Febbraio 2008

Abbandono

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 14:58 )

Una parte di me se n’è andata via
per sempre
senza più voltarsi indietro
ha lasciato un vuoto triste
una foto
una strada
un addio
parole nel vento
domande senza risposte
lacrime

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Lunedì 21 Gennaio 2008

112 mail

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 22:19 )

Dopo anni di navigazione
8 mesi fa scoprii un tesoro unico al mondo
ebbi subito la sensazione
di aver trovato cosa assai rara e preziosa
e da allora non mi son dato pace
27 mail in bozza mai inviate
qualche commento bannato
e 112 mail spedite
112 mica 12
centododici mail
spedite sì, ma lette?
E chi può dirlo
qualcuno ha mai risposto?
Forse lette da nessuno
finite dritte dritte in un freddo cestino
che questi filtri non funzionano mai
ma con te ci azzeccano sempre
precisi e puntuali come svizzeri
accidenti non se ne perdono uno
eccolo è ancora lui, zac, nel cestino
maledetto, volevi scappare?
Zot, nel cestino devi andare
e lo scrivevo pure: “speriamo che mi leggi”
ero contento sai
e non volevo credere
che quei testi non duravano poi molto
solo qualche minuto vivevano
il tempo di partire dalla mia casella
fare un viaggio di km di cavi
per poi morire ignari in un lontano cestino
ma erano testi intrisi d’amore
a volte sofferti e a volte allegri
a volte tristi e a volte spiritosi
certo che è dura la vita per i bastian contrari
che in fondo poi son dei poveri diavoli
non sono cattivi
lo giuro sono buoni
perché la cattiveria loro, non la conoscono
e se proprio vuoi trovargli il difetto
sono maldestri, è questo il punto

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Giovedì 17 Gennaio 2008

Le parole che non ti ho mai detto

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 19:41 )

A volte le parole non bastano. Per questo l’uomo ha inventato la pittura. A volte però, neanche la pittura basta. Per questo l’uomo ha inventato la musica. Eppure, ci sono delle parole bellissime. Parole che se pronunciate, sono in grado di esprimere sentimenti profondi. Parole musicali. Parole che a volte, si desidera sussurrare e nello stesso tempo urlare. Parole che a volte, vorresti ripetere all’infinito. Parole che sono belle in qualsiasi lingua. Eccole:

Te Ador
Te amo
Ich liebe Dich
Te quiero
Je t’aime
I love you

6 lingue diverse, lo stesso significato… ti amo.

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Martedì 15 Gennaio 2008

Nella realtà, vincono i poeti

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 08:53 )

Un poeta mi ha portato via la cosa più preziosa
Io non sono bravo con le parole e ho perso
Ora la mia vita è vuota e senza senso

Sarà che sono un inguaribile romantico, ma questa storia mi ricorda il film Serendipity. Due persone si incontrano per caso e tutti e due capiscono di aver incontrato la propria anima gemella. Lui le chiede il numero di cellulare ma lei (sono sempre le donne a far danni) gli risponde che avrebbe deciso il destino per loro. Propone un “gioco” assurdo e i due si perdono di vista. Abitano in paesi diversi, entrambi stanno per sposarsi con altre persone. Ma alla fine, dopo anni, si incontrano nuovamente, per sempre. L’ho visto tre volte quel film. E mi commuovo tutte le volte. Idiota e imbecille. Questo sono. Ecco, è normale se sento il suo nome dappertutto, va bene, sono coincidenze. Ma è possibile che qualcuno si sbagli per ben 3 volte e mi chiami al cellulare chiedendomi di lei? Con tutti i nomi che ci sono, proprio il suo? Coincidenze. Lo so, i fatti dimostrano il contrario. Tutti mi hanno detto che mi sbaglio. Del resto, lei sta con un altro. Anch’io in fondo, ho sempre pensato di sbagliarmi. La mente fa brutti scherzi: ti fa credere in cose irrazionali, perché tu hai bisogno di credere a quelle cose. E dire che sono un ateo materialista convinto. Non credo al destino.
Dentro di me una vocina mi ha fatto credere per dei mesi ad un sogno.
Una sorta di grillo parlante. Un tarlo nella testa. Ora parla l’evidenza dei fatti. Lo so, sono un idiota. Se fossi stato intelligente avrei dato appuntamento a quella ragazza bionda. Una donna intelligente, romantica, dolce. Una che si merita davvero un uomo che la renda felice. Ma io sono idiota. Ho creduto alle storie che accadono nei film. Davvero idiota e imbecille. I fatti lo dimostrano: nella realtà, vincono i poeti.

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Mercoledì 26 Dicembre 2007

Post minimalista

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 16:49 )

Finalmente il Natale è passato. Nonostante questo però, non ci sono grossi motivi per essere allegri. No, non direi. Ho anche tolto la musica natalizia dal post qui sotto, perché alla lunga…rompe.

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Sabato 22 Dicembre 2007

Scoop: svelata la causa di tutti i mali che affliggono l’Italia!

Archiviato in: Politica, Società, Riflessioni — Maurizio ( 11:09 )

Lo scopo di questo post è quello di svelare la vera causa principale di tutti i mali che affliggono l’Italia. Perché in Italia ci sono così tante morti bianche? Perché l’ex Presidente del Consiglio corrompe i senatori? Perché ci sono 4 milioni di precari e l’ISTAT ci racconta che la disoccupazione è ai minimi storici dal 1992? Perché con l’entrata nell’area dell’euro i prezzi sono raddoppiati e gli stipendi sono rimasti gli stessi? Perché il prezzo del petrolio cala e quello della benzina sale? Perché esiste la mafia? Perché esiste l’evasione fiscale? Ecco, io conosco il motivo di tutto ciò e ve lo voglio svelare. La colpa è tutta di un proverbio. Eccolo:
“il pesce puzza dalla testa”
Ora, io sono un fervido assertore della saggezza popolare, perché l’esperienza millenaria non sbaglia mai. In questo caso però, non solo si sbaglia, ma - udite udite - è volutamente sbagliata. Quel proverbio è sbagliato. Quel proverbio ci è stato insegnato sbagliato di proposito. Chi ce lo ha insegnato sa benissimo che è sbagliato. Fa parte della strategia per ottenere il consenso popolare. La versione corretta del proverbio dovrebbe essere infatti:
“il pesce puzza dalla coda”
Andrò a spiegarmi. Il mio ragionamento, pur essendo molto semplice, è - paradossalmente - di difficile comprensione. Per poter essere compreso, occorre uno sforzo mentale notevole. Non sto scherzando. Lo sforzo è richiesto in quanto occorre disfarsi di una zavorra mentale che ci opprime da quando siamo nati. Si tratta di sradicare una convinzione che sembra assodata e inconfutabile. È come se cercassi di convincervi che la terra è piatta o che la forza di gravità non esiste: mi prendereste come minimo per matto. Un’impresa ardua. Ma arriviamo al punto. La causa principale di tutti i mali dell’Italia, non sono i politici corrotti od incapaci, nossignore. La causa principale dei mali che affliggono l’Italia sono gli italiani stessi. Non si tratta quindi della testa del pesce (i governanti) ma bensì della coda (la popolazione). Difficile da credere eh? Cercherò di dimostrarlo con i fatti. Non partecipo mai a giochi d’azzardo come il superenalotto o il lotto, perché la probabilità di vincere è così bassa da risultare praticamente nulla. È come se evitassi di uscire di casa a ferragosto, per paura di essere colpito da un fulmine: è la matematica che parla, la probabilità è la stessa. Ad ogni modo, a volte mi lascio convincere dai colleghi e si giocano insieme alcune schedine. Tempo fa accadde una cosa interessante. Una collega aveva il compito di raccogliere tutte le schedine, giocarle e fotocopiare le giocate. Bene, il caso volle che si dimenticò gli originali delle schedine giocate nella fotocopiatrice. Dopo qualche ora le schedine originali erano - ovviamente - scomparse. Questa storia mi fece riflettere e tirai fuori uno dei miei famosi ragionamenti bizzarri. Sapete, uno di quei ragionamenti così strani e così contro corrente, da indurre nella mente della gente che mi ascolta, la necessità di bollare il sottoscritto con l’etichetta di bastian contrario. Il mio ragionamento è il seguente: se io avessi trovato delle schedine nella fotocopiatrice, le avrei lasciate dove si trovavano. Pensateci: se tutti avessero adottato il mio modo di pensare, nessuno avrebbe sottratto le schedine dalla fotocopiatrice e - dopo qualche ora - il legittimo proprietario (la mia collega) le avrebbe potute recuperare. Il caso vuole però che la fotocopiatrice fosse situata in Italia, dove è radicato questo schema di pensiero:
“se fosse capitato a me, me le sarei fregate, perché tanto, se non lo avessi fatto, lo avrebbe fatto qualcun altro
Notate bene la parte evidenziata in grassetto. La sintesi del ragionamento è: siccome fregano tutti, frego pure io. Da qui nascono tutti i problemi dell’Italia. Da questo semplice ragionamento. Se invece fossimo tutti meno ‘realisti’ e più utopisti, adotteremmo il mio schema di pensiero:
“se fosse capitato a me, le avrei lasciate dove si trovavano, perché mi fido ciecamente del fatto che dopo di me, nessuno si sognerebbe di fregarsele
Utopia? Nossignore. Vi assicuro che ci sono paesi dove la gente ragiona proprio così. Ci sono paesi dove se tu ad uno gli dai del ladro, quello si offende a morte. In Italia? Se freghi sei un furbo! Vi giuro che ho fatto un sondaggio: ancora non riesco a trovare una persona che adotterebbe il mio schema di pensiero. Ho chiesto ad una ventina di persone, tutte mi hanno risposto che avrebbero fregato la schedina: ‘perché - siamo realisti - se non la frego io, la frega un altro’. Questo schema di pensiero diffuso è la causa dei nostri mali. Già, perché l’Italia è un paese fatto di corporazioni. Ci sono i tassisti, i farmacisti, i notai, gli avvocati, i panettieri, i camionisti, gli autoferrotranvieri…Ogni corporazione pensa ai propri interessi, e non c’è modo di farla desistere, neanche per il bene del Paese. I camionisti hanno ragione da vendere, però bloccano l’Italia, non importa se chi si è trovato bloccato in autostrada ha perso il contratto e questo mese si troverà in difficoltà economiche. Se avete ‘retto’ fino a qui, eccoci arrivati al punto cardine della questione. Mastella? D’Alema? Berlusconi? Non si sono materializzati lì, sulle poltrone, per volontà divina. Nossignore. Sono seduti su quelle poltrone perché ce li abbiamo messi noi con i nostri voti. Mastella? È stato votato da tutti i suoi compaesani che in cambio hanno ottenuto dei favori. A Ceppaloni è amatissimo! In Italia, molti votano una volta a destra e una volta a sinistra, in barba a qualsiasi ideologia politica. Lo dichiarano candidamente e con orgoglio. Il motivo? Il posto di lavoro. Tu mi dai lavoro e io ti voto. Ecco come si sono materializzati i Mastella e i Berlusconi. Chiaro? Come uscire fuori dall’impasse? Come cambiare le cose? Vedo una sola strada. Non ce ne sono altre. È inutile continuare a dire: piove, governo ladro. È inutile dire che sono tutti ladri. Siamo noi che dobbiamo cambiare mentalità. Si dice: la colpa è della società. Ma porca miseria, la società siamo noi! Siamo noi che diamo il cellulare a nostro figlio di 4 anni! Nessuno ce lo impone. Ce lo impone la società. Quasi che la società o lo stato fossero un ente astratto che ci governa. La società è formata dalle persone, dagli individui, da noi. Non dobbiamo votare Mastella in cambio di qualche favore personale. Già, perché se impariamo a farci di meno i ‘cazzi nostri’, forse le cose possono cambiare. Se pensiamo al Paese invece di pensare al nostro tornaconto, forse su quelle poltrone si materializzerebbero dei politici che pensano davvero al Paese. Politici che - come fanno in Svezia - si dimettono perché non hanno pagato il canone della televisione. Con politici responsabili, l’Italia andrebbe come un treno e tutti avremmo un lavoro. Non sarebbe più necessario prostituire la nostra ideologia politica in cambio di un lavoro. Ricordiamoci che i politici sono lo specchio di un paese. La prima cosa da fare è cambiare lo schema mentale. Accettare il proverbio: ‘il pesce puzza dalla coda’. La seconda cosa da fare è lasciare le schedine nelle fotocopiatrici, perché nessuno oserà mai fregarsele. Pensateci. Voi che quando vedete una fila di macchine le superate tutte - voi sì che siete furbi - e passate davanti a tutti, a costo di percorrere centinaia di metri contro mano. Pensateci. Vogliamo cambiare le cose in Italia? Cambiamo la nostra testa. Io ti voto perché credo in te, non perché mi offri un posto di lavoro. È un po’ come il concetto di pagare le tasse: io le pago perché se le paghiamo tutti si riducono e paghiamo tutti di meno. È semplice. Perciò, la prossima volta che vi viene la voglia di dire ’sono tutti ladri’, riflettete e ponetevi la seguente domanda: io sono onesto? Fino a quando vi risponderete: i politici devono dare l’esempio, beh, le cose non cambieranno in Italia. Inutile sperare in Michela Vittoria Brambilla, in Alleanza Italiana, nel PD, nella Costituente Socialista, nella sinistra l’arcobaleno o nel partito-degli-italiani-che-vogliono-cambiare-le-cose-ma-con-la-libertà-per-carità. Siamo noi che dobbiamo cambiare. Non si scappa.

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