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Sabato 17 Novembre 2007

Una condizione di vita ‘a misura d’uomo’ è possibile?

Archiviato in: Società, Salute, Lavoro, Automobili, Riflessioni — Maurizio ( 19:30 )

Questo è un post che avrei voluto scrivere da molto tempo. L’incidente che ho avuto ieri mentre tornavo a casa dal lavoro, mi ha spinto alla fine a mettere i miei pensieri su ‘carta virtuale’. L’argomento è: la qualità della vita. Io abito a Roma e la mia vita è simile a quella di migliaia di persone. Né migliore né peggiore. Vorrei raccontare la mia routine quotidiana, per poi analizzarla per fare delle riflessioni. Premetto che la mia non vuole essere una sorta di lamentela o di sfogo, è solo un modo come un altro per discutere di concetti dei quali sono profondamente convinto. Si parte.

La routine quotidiana

Alle 6 di mattina suona la sveglia. Fuori è buio oppure inizia a schiarire, dipende dalla stagione e dall’ora legale o solare. Indipendentemente dalle condizioni climatiche e dal sonno, la sveglia impone la brusca interruzione di un’attività fisiologica. Ti alzi e ti prepari per andare al lavoro. Ora, io la mattina - prima di uscire di casa - faccio un sacco di cose. Rifaccio il letto, faccio colazione, lavo i piatti della sera prima, mi faccio la doccia (a giorni alterni mi lavo anche i capelli), espleto tutte le attività fisiologiche che ehm, non credo sia necessario descrivere vero? :D Alla fine mi vesto ed esco di casa. Il tempo a disposizione è cronometrato al minuto. Già, perché dovete sapere che - dove abito io - se esci di casa 5 minuti dopo (non esagero, si tratta proprio di minuti) trovi un traffico tale da ritardare una buona mezz’ora. Ritardare mezz’ora al lavoro, significa non trovare parcheggio per la macchina. Significa uscire più tardi dal lavoro. Significa arrivare più tardi a casa. Quindi è vitale rispettare gli orari. Si comincia a correre a partire da quando suona la sveglia. Siamo tanti Fantozzi. Prendete la metropolitana la mattina: vedrete migliaia di persone correre come pazzi. Fermatevi per un momento ad ‘ascoltare’ il traffico: continui colpi di clacson, automobilisti inviperiti, motorini che transitano sui marciapiedi. Tutto questo è fonte di stress. Per evitarlo, dovrei evitare di prendere la macchina e usare i mezzi pubblici. Beh, lo farei se non fosse per il fatto che a quell’ora - sempre dove abito io - prendere i mezzi pubblici è un’odissea. La metropolitana è invivibile. Scatole di sardine. Una volta arrivato al lavoro, dovresti poter rifare la doccia. Quindi non si cambia molto, si trasla solo la fonte dello stress. Comunque siamo arrivati al lavoro. Ora, il mio lavoro non mi piace molto, diciamo che è stato una sorta di ripiego. Lo svolgo senza infamia e senza lode, ma non potrei dire di certo che lo faccia con passione. A dire il vero, la passione potrebbe anche esserci, se non fosse per il fatto che te la fanno passare (ma questo è un discorso lungo che esula dal contesto di questo post). Finite le 8 ore obbligatorie (le 40 ore settimanali sono state una dura conquista dei lavoratori), si torna a casa. Ci si rimette in macchina. Il viaggio in automobile, va analizzato anch’esso, in quanto è fonte di stress. Bene, ora ragioniamo su quanto esposto. Analizziamo alcuni punti chiave.

La sveglia

Partiamo dalla sveglia: è qualcosa di innaturale, poiché il nostro orologio biologico interno rispetta i cicli circadiani. Questo significa che l’uomo si sveglia naturalmente quando sorge il sole. E’ dimostrato che la luce è correlata direttamente al sonno. Il buio riduce la produzione di cortisolo ed aumenta quella della melatonina. La luce del sole, attraversando le palpebre, colpisce la retina la quale invia stimoli all’ipotalamo, all’ipofisi e alla ghiandola pineale e i livelli di cortisolo/melatonina si invertono. Insomma, se è buio, l’uomo non si desta dal sonno naturalmente: occorre la sveglia, lo strumento più innaturale che sia stato mai inventato. Esiste anche un tipo di depressione, chiamata ‘disturbo affettivo stagionale’ (SAD) correlata alla produzione di melatonina e all’esposizione alla luce solare. Del resto, le statistiche confermano come la percentuale di suicidi sia più alta nei paesi del nord Europa (dove c’è minor luce solare). Insomma, la sveglia è la prima fonte di stress.

Il traffico

Vediamo ora il traffico: le aziende, le scuole e gli uffici, aprono più o meno alla stessa ora. Ciò significa che esistono le ore di punta. Il traffico è incrementato anche dalla scarsa efficienza dei mezzi di trasporto pubblici. Basta osservare la situazione di Paesi civili come la Francia o l’Inghilterra. Paesi dove il sistema dei mezzi di trasporto pubblico è efficiente. Questi problemi i politici nostrani non li capiranno mai, in quanto loro viaggiano con le auto blu e come è noto, l’Italia detiene il record mondiale come numero di auto blu (574.215, quasi il decuplo di quelle presenti in Francia). Il traffico è fonte di stress, anche perché gli italiani al volante sono inviperiti.

Gli italiani sono un popolo di ‘furbi’

Sempre dove abito io, gli automobilisti non sono molto disciplinati. La regola fondamentale è: fare i ‘furbi’ (diciamo così) più degli altri. Regola che mi risulta difficile da applicare, in quanto non sono furbo per natura. Cosa significa? Beh, c’è un detto che illustra bene il concetto: “chi pecora si fa, lupo se la magna”. La conseguenza di questa ‘furbizia’, del non rispettare le comuni regole del codice stradale, è la possibilità di fare incidenti. E’ solo un discorso di casualità, di probabilità, di numeri. Due volte al giorno (andata e ritorno), tutti i santi giorni, beh, alla fine non si scappa. Qualche furbetto che magari è pure maldestro lo trovi, ed ecco l’incidente. E’ puro caso. Non ci sono strategie per evitarlo. Io ci ho riflettuto parecchio. Del resto un giorno si ed uno no, vedo un motorino sdraiato sull’asfalto. Questi incidenti non accadrebbero se la gente rispettasse le regole del codice della strada. Un po’ come quando si è alla posta o al negozio di alimentari: ormai hanno dovuto adottare i ‘numeretti’ un po’ ovunque, perché la gente non rispettava la fila e sgomitava per essere servita prima. Noi italiani abbiamo la ‘furbizia’ incastonata nel cervello, non si scappa. Sembra quasi essere una virtù. Infatti chi va avanti fregando il prossimo, si dice che ‘fa il furbo’, mentre si dovrebbe dire più correttamente che ‘fa lo stronzo’. Poi però ci lamentiamo dei politici (che sono lo specchio dei cittadini che li hanno votati). Da notare che nei giorni non lavorativi, negli orari con meno traffico, gli automobilisti sono più disciplinati e rispettano le file. Non sottovalutiamo questo punto, perché è importante. Basterebbe modificare gli orari di apertura di scuole, aziende ed uffici per migliorare un po’ le cose.

L’orario di lavoro

Consideriamo ora l’orario di lavoro: chi lo ha detto che è necessario lavorare 8 ore al giorno? Se lo scopo è il raggiungimento di un obiettivo, seguire uno schema rigido di ore lavorative non è necessario. Lo ha capito IBM, consentendo ai dipendenti maggiore libertà su orari e ferie: l’importante è il raggiungimento dell’obiettivo. Incredibilmente, così facendo, si è avuto un aumento di produttività. L’orario di lavoro è qualcosa di arcaico che risale al lavoro nelle fabbriche, alla catena di montaggio che, come ben sappiamo è un’attività alienante.

La coscienza di classe

La cosa più interessante però è che non ci rendiamo conto della scarsa qualità della nostra vita. Non ridete se rispolvero vecchi concetti come quello della coscienza di classe e dell’alienazione del lavoro. Non sono vecchi concetti e vecchie ideologie. Al contrario, sono terribilmente attuali. Anche se non esistono più le catene di montaggio di una volta, anche se dall’era industriale siamo passati all’era dei servizi, il problema non è mutato di una virgola. Oggi - così come allora - esistono i padroni e gli operai. I primi godono di uno stile di vita innegabilmente migliore. Oggi gli operai si chiamano lavoratori dipendenti, e i padroni si chiamano datori di lavoro, ma non è cambiato nulla. I termini sono più dolci, si usano degli eufemismi, ma la sostanza è la stessa. I lavori dove il rapporto padrone-operaio risulta più marcato sono quelli svolti all’interno dei call center. Ho usato il termine ‘operaio’, ma in alcuni casi il termine ’schiavo’ sarebbe più calzante.

L’alienazione del lavoro

La cosa interessante è l’adattamento dell’uomo. L’uomo è l’animale più adattabile della terra: ecco perché non si è estinto nei millenni. Supera magnificamente tutti gli ostacoli creati dalla selezione naturale. Questo significa che ci siamo così abituati a questo stile di vita da considerarlo ineluttabile. Anzi, molti neanche si rendono conto della loro alienazione (per non parlare di coloro che considerano il lavoro lo scopo principale della vita). La maggioranza delle persone, è costretta a sottostare alle decisioni prese dai padroni. La conseguenza inevitabile è che - essendo esclusi dalla catena decisionale - si avverte il proprio lavoro come qualcosa di estraneo, come una pratica da espletare il prima possibile. Questa è l’alienazione del lavoro. Tutto ciò non è naturale.

La falsa scusa del costo del lavoro

Chi è diventato padrone, spesso è arrivato al comando grazie a manovre scorrette e prive di scrupoli. Pochi sono quelli che hanno raggiunto i vertici grazie alle loro effettive capacità. Coloro che fondarono aziende come la Pirelli, la Fiat, la Telecom (come si chiama oggi) et similia, erano persone innovative; coloro che sono subentrati successivamente, sono al contrario dei faccendieri che speculano finanziariamente (vedi il caso emblematico di Tronchetti-Provera). La crisi del lavoro deriva da qui, non ci prendiamo in giro. Deriva dalla mancanza di innovazione, non dal costo del lavoro. I ricchi esistono in quanto impoveriscono le masse con lo sfruttamento. Se tutti guadagnassimo le stesse cifre infatti, non esisterebbero né ricchi né poveri. I Paesi ricchi sfruttano quelli più poveri e le persone ricche sfruttano quelle più povere. Questo stile di vita innaturale, non produce solo stress ma arreca veri e propri danni alla salute. Io lavoro 8 ore davanti ad un computer. Bene, è dimostrato che lavorare più di otto ore al giorno davanti ad un video aumenta la probabilità dell’insorgere di patologie come il glaucoma. Patologie gravi. Non sono scherzi questi: sono dati statistici. Ecco perché per legge, ogni due ore occorre effettuare una pausa di 15 minuti, possibilmente guardando lontano. Ma tutto deriva dal fatto che - sempre per legge - l’orario di lavoro ha la durata di 40 ore settimanali (legge n. 196 del 1997). Alcuni Paesi hanno adottato le 36 ore (e oggi i padroni si lamentano). Alcune aziende intelligenti hanno limato i vincoli dell’orario di lavoro (e ne raccolgono i frutti in termini di maggiore produttività). Ma è ben poca cosa. Il capitalismo, la globalizzazione, portano ad ideologie aberranti (vedi la flessibilità). Invece di ridurre l’orario di lavoro, si tende ad allungarlo, abusando degli straordinari. I padroni chiedono sempre di più e offrono sempre di meno: infatti per loro la crisi economica è dovuta al costo del lavoro. Secondo me invece, la crisi economica, specie quella italiana è dovuta alla incapacità imprenditoriale dei faccendieri che comandano. Non si fa ricerca, non si fa innovazione, si resta ancorati agli schemi produttivi di 40 anni fa. Per imitare il modello cinese (inapplicabile in Italia) si produce all’estero (vedi le 20.000 aziende italiane in Romania). Questo è il problema.

Quando la storia è terribilmente attuale

Una volta le condizioni dei lavoratori erano pessime: si lavorava dalle 10 alle 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Il primo maggio 1866, a Chicago, i sindacati organizzarono uno sciopero per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore. Il 3 maggio gli scioperanti si incontrarono davanti alla fabbrica McCormick e vennero attaccati dalla polizia. Gli operai allora organizzarono un presidio a Haymarket Square. La polizia ordinò alla folla di disperdersi. Un ordigno esplose e morirono 12 persone e 7 poliziotti. La polizia aprì il fuoco sulla folla, ferendo dozzine di persone e uccidendone 11. Più tardi, il primo maggio venne dichiarato festa dei lavoratori. Tale festa venne sospesa solo durante il ventennio fascista. Chissà perché a me vengono in mente, per associazione, i fatti del G8. Mah! Nonostante ciò, 10 anni dopo, nelle fabbriche si lavorava ancora 11-12 ore in media, mentre nelle piccole imprese si lavorava anche 15-16 ore al giorno. Nel 1900 negli USA, la maggior parte degli operai lavorava ancora 10 ore al giorno. In Italia per molto tempo fu in vigore il regio decreto 992/1923 che fissava il tetto massimo dell’orario lavorativo in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali (più 12 ore settimanali di straordinari). Le 40 ore settimanali furono una conquista che si ottenne molti anni dopo, esattamente nel 1969, grazie a successive dure lotte ed accordi contrattuali. I primi furono i metalmeccanici, che con il contratto nazionale del 1969 ottennero aumenti salariali uguali per tutti, e la riduzione d’orario a 40 ore settimanali. Successivamente si adeguarono tutte le altre categorie. Nel 1969 iniziò la cosiddetta ’strategia della tensione’ con la famosa strage di piazza Fontana (sulle responsabilità della vicenda non si fece mai luce). Ad ogni modo, in Italia le 40 ore settimanali vennero sancite per legge solo nel lontano 1997 (legge 196/1977). Nel 1993, la Comunità Europea, con la direttiva 93/104/CE, stabilì il tetto massimo dell’orario lavorativo in 48 ore settimanali (compresi gli straordinari). Tale direttiva venne modificata con quella del 2003, confermando il tetto delle 48 ore. L’11 maggio 2005 però, la Commissione Barroso presentò una modifica alla direttiva del 2003. In tale modifica si portava il tetto massimo da 48 ore a 65! I paesi che spingevano a favore dell’aumento del tetto massimo erano la Gran Bretagna e alcuni paesi dell’Europa dell’Est. Insomma, questa storia dell’orario del lavoro è un tema molto caldo. Un capitolo mai chiuso definitivamente. Tratto da Resistenze.org:
“Ancora una volta l’inizio di un nuovo ciclo di lotte viene inaugurato dagli operai della FIAT, che il 30 marzo del 1968 scendono in sciopero per l’orario di lavoro e il cottimo. Il 19 aprile del 1968 a Valdagno (Vicenza), gli operai della Marzotto in segno di protesta contro il paternalismo padronale, durante una lotta per  aumenti salariali, abbattono la statua del fondatore dell’azienda. Pochi mesi dopo, nell’estate, lotte dure scoppiano a Porto Marghera e alla Pirelli Bicocca di Milano. Le lotte, nate alla FIAT, si estendono su tutto il territorio nazionale. Per contrastare l’azione padronale e la linea sindacale considerata da molti lavoratori “troppo moderata”, in alcune località operai e impiegati, insieme, danno vita a nuove forme di organizzazione unitaria: i Comitati di Lotta. A Cagliari (Italallumina, Rumianca) ed a Napoli (Italsider, Ignis Sud), attraverso i comitati di lotta, vengono sperimentate nuove forme di organizzazione. Alla Pirelli di Milano, nella lotta per il controllo dei cottimi e agganciarli all’inflazione, si diffonde a livello di massa la critica contro i partiti, compreso quello comunista, accusati da consistenti gruppi di operai di avere più a cuore gli interessi dei capitalisti che quelli degli operai.”
A me questa storia sembra terribilmente attuale…

La soluzione?

Il lavoro è un concetto nato nelle società umane. Ciascuno di noi produce e consuma. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il lavoro è una necessità, non un piacere (tranne per pochi casi fortunati). Forse sarebbe il caso di renderlo più gradevole. La nostra vita è piena di stress. Non è naturale. Vediamo come me la immagino io una vita più a misura d’uomo, e poi vediamo se è utopia o se è realizzabile. Una vita senza sveglia. Senza orari di lavoro. Mi viene in mente il telelavoro, la libera professione, il lavoro autonomo o - molto più semplicemente - lavorare ragionando per obiettivi. Ma il telelavoro non prende piede e gli orari di lavoro non si toccano. Manca la sensibilità politica e sindacale. Se politici e sindacati non sono sensibili a problemi come il lavoro precario, potranno mai essere sensibili a problemi come lo stress da lavoro? Ne dubito. Io sono ateo e non credo nell’aldilà. Credo a questa vita che abbiamo e che non dobbiamo sprecare, perché è una sola. Visto che sperare in un aiuto fornito dalla politica è pura utopia, occorre arrangiarsi da soli. Vedo due strade: andar via dall’Italia (magari in un piccolo villaggio di pescatori in un’isola sperduta nell’oceano indiano) oppure gestirsi il lavoro in modo autonomo, aprendo una attività propria. Il lavoro autonomo rende più indipendenti e liberi da vincoli innaturali. Scartando l’ipotesi dell’emigrazione, non resta altro che aprire una attività propria. Il problema è che in Italia - a differenza dei Paesi civili - aprire una attività propria è un incubo. Tutto è studiato per scoraggiare la libera iniziativa. In Italia esiste ciò che in economia viene definita “barriera all’entrata”. Cioé, se non guadagni da subito una certa cifra, il fisco ed il sistema contributivo ti uccidono prima ancora di iniziare. Per non parlare poi degli studi di settore, dove è previsto un guadagno minimo. Dichiari un minor guadagno di quello che LORO stabiliscono? Non è possibile. LORO dicono che stai evadendo il fisco. Ragazzi, è dura vivere in Italia. Ma tornando allo stile di vita innaturale, credo che occorra fare qualcosa per cambiare le cose, per vivere una vita più a misura d’uomo. A livello politico, sono molte le cose che si potrebbero fare. Basterebbe maggiore sensibilità verso certi problemi e la volontà nel volerli risolvere. Idee? Suggerimenti? Commenti? Come la pensate?

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Giovedì 1 Novembre 2007

Come fare impazzire un uomo in poche, semplici, ma efficaci mosse. Della serie: il potere enorme delle donne

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 13:41 )

Ho sempre pensato di avere le idee chiare. So quello che voglio dalla vita. Ragiono da uomo, pensieri rettilinei. Ma le donne ragionano da donne, pensieri curvilinei. Le donne hanno un potere enorme, ti condizionano intimamente. In una coppia, è come quando due cavi elettrici viaggiano paralleli: se passa corrente, i campi elettrici di uno, condizionano quelli dell’altro e viceversa. E’ un fenomeno fisico. Così funzionano i trasformatori. Da pochi volt a migliaia di volt. O viceversa. Che potere eh? E così, certi pensieri circolari femminili, creando delle interferenze, curvano i pensieri rettilinei degli uomini. Ma io adoro le donne proprio per i loro pensieri circolari. Mi fanno tenerezza. A me, ultimamente, sta accadendo proprio questo. Spesso mi capita di mettere in dubbio me stesso, i miei pensieri, il mio ragionare semplice, lineare, con logica. La logica mi spinge ad agire in un certo modo, i sentimenti in un altro. Poi la logica si confonde con i sentimenti e si ribaltano i ruoli. L’apice lo si raggiunge quando si formano pensieri logici circolari. Il che è assurdo per definizione. La logica infatti, è lineare. Allora mancano i postulati fondamentali. Mancano le basi d’appoggio. Non ci sono più certezze. E il bandolo della matassa non si trova più. I ragionamenti vacillano e alla fine crollano: come un castello di carte spazzato via da un alito di vento. E a quel punto non ci sono più ragionamenti rettilinei. Solo curve. Alla fine, non sai più cosa pensare. Alla fine, sei te stesso contro te stesso. Anzi, a ben vedere, alla fine, non ci sono più ragionamenti e basta. Alla fine, restano solo spezzoni di pensiero sparsi, qua e là. Senza senso. Forse, è l’inizio della pazzia.
Bang, bang (my baby shot me down).

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Giovedì 18 Ottobre 2007

Si torna nel mondo reale

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 18:36 )

Basta con le fantasie, basta con i sogni: è ora di tornare nel mondo reale. Si rimettono i piedi per terra. Iniziamo a cambiare dalle piccole cose. Ad esempio il blogroll. C’erano link a blog che non leggevo più da un pezzo. Allora ho fatto una sfoltita, eliminando quelli che non leggevo più. A dire il vero, un paio di questi li leggevo quotidianamente, ma ora ho deciso di non leggerli mai più. Per il mio bene. Per uscire completamente da un mondo al quale non appartengo. Per quanto riguarda il blog, farò il possibile per aggiornarlo con frequenza quotidiana. Tempo libero permettendo. La realtà, va guardata in faccia, per quanto brutta possa essere. Questa è una cosa alla quale ho sempre creduto, tranne quando…beh, c’erano di mezzo i sentimenti. Già, perché in quei casi tutta la razionalità andava a farsi benedire. Ma la verità, presto o tardi esce fuori. E allora? Allora ci si chiude la porta alle spalle e si guarda avanti: Aradia docet. ;-)

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Domenica 23 Settembre 2007

Dediche…

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 17:36 )

Always with me, Always with you (Joe Satriani)


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Venerdì 14 Settembre 2007

Bufale che fanno riflettere

Archiviato in: Automobili, Riflessioni, Educazione — Maurizio ( 19:56 )

Ho ricevuto una mail. Mi si chiedeva di farla girare. Faccio di meglio, la pubblico su questo blog:
“Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava… Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull’asfalto e sento un poliziotto che dice:”il ragazzo che ha provocato l’incidente era ubriaco”. Mamma, la tua voce sembra cosí lontana! Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: “questa ragazza non ce la fará”. Sono certa che il ragazzo alla guida dell’altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere e io adesso devo morire… Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare… Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva… La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura. Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata… Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene. Per questo… ti voglio bene e… addio.
Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all’incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole e il giornalista scriveva… Scioccato.”
Ora, questa storia gira in Rete dal 2004 e molto probabilmente è una bufala. Le motivazioni addotte da Paolo Attivissimo (noto Sherlock Holmes delle bufale in Rete) sono condivisibili. Semplicemente questa lettera non è verosimile. Ma non importa. L’importante è che sia un modo come un altro per far riflettere.

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Venerdì 7 Settembre 2007

Caso o destino? Entrambi!

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 16:45 )

Io sono un materialista. Non credo al fato o destino che dir si voglia. Sono ateo. Non sono un creazionista, sono un evoluzionista. Credo al caso. Bene, partiamo da qui. Qualcuno che mi legge, si ricorderà di quella piccola cosa che ho scoperto nella mia vita: la verità non sta quasi mai da una parte sola. Che c’entra? C’entra, c’entra. Si, perché se analizziamo bene i fatti, in fondo in fondo, il caso crea una sorta di destino. Quindi, in una qualche misura, hanno ragione sia gli assertori della teoria del caso quanto quelli del fato. Infatti il caso ha voluto la formazione del nostro sistema solare. Il caso ha voluto la nascita della vita sulla terra. Il caso ha voluto la mia nascita. E la tua, tu che mi leggi. Il caso ha voluto farmi nascere a Roma, in Italia. Ma sarei potuto nascere in Ruanda oppure in Iraq. Sarei potuto nascere a Roma si, ma ai tempi di Nerone. Il caso poi, ti fa nascere stupido oppure intelligente. Oppure una via di mezzo, né carne né pesce. Il caso ti fa nascere alto o basso, magro o grasso. Bello o brutto. Timido od estroverso. Eterosessuale od omosessuale. A seconda di come decide il caso, tu avrai una vita piuttosto che un’altra. Se nasci tra gli Aztechi, magari non vivi proprio, perché in tenera età sarai la vittima prescelta di un assurdo sacrificio umano. Se sei una donna e nasci bellissima, magari parteciperai alle selezioni di miss Italia. Poi magari entrerai nel mondo dello spettacolo. Se tuo padre è un magnate dell’industria petrolifera, la tua vita sarà segnata quasi sicuramente dalla nascita. Insomma, il caso ti condiziona pesantemente, perciò una sorta di destino la crea. Il destino te lo crei da te…hmmm…dipende. Dipende da quanto margine di manovra ti viene concesso dal caso. Se nasci senza gambe, difficilmente diventerai un centometrista, ti puoi dannare quanto vuoi. Come? Oscar Pistorius corre i 100 metri con delle protesi in fibra di carbonio? Già, ma Pistorius è nato nel 1986: bastava che nascesse un secolo fa (la fibra di carbonio è stata scoperta nel 1985) e addio sogno dei 100 metri. Si, è stato caparbio e tenace, ma il caso lo ha favorito in qualche modo. Lo ha fatto nascere in un’epoca durante la quale hanno inventato le protesi in fibra di carbonio. C’è gente che parte dal nulla e crea un impero. Si, ma fatica 100 volte di più di altri che l’impero lo hanno già senza faticare (perché lo ereditano). Magari, lungo la strada, il caso fortuito (non la fortuna, che non esiste) ha piazzato le cose in modo tale da favorirti. Ma il caso potrebbe anche essere avverso e remare contro. Ecco perché se uno ragiona in funzione del caso, si accorge che gli uomini non sono molto diversi dalle formiche. Una formica potrebbe arrivare a 15 anni e morire di morte naturale. Oppure potrebbe attraversare il marciapiede per raggiungere il formicaio ed essere calpestata a metà strada da un passante qualsiasi. Il passante non si accorgerebbe mai di questo piccolo omicidio. La formica non ne sarebbe neanche consapevole. La vita sulla terra, continuerebbe a scorrere come se niente fosse mai accaduto. Il caso decide. Il caso vuole che in quel momento un passante posi la suola della sua pesantissima scarpa, sull’esoscheletro di una ignara formica. O forse quella formica era predestinata ad una morte prematura? Magari per volontà divina? E per un uomo? Idem. Potrebbe vivere fino a 110 anni oppure morire in qualsiasi momento (basta un comune vaso di terracotta caduto da un balcone). E allora? Qual è la morale? Non lo so. So che forse è il caso di assaporare ogni cosa che la vita ti offre. Giorno per giorno. Guai a lasciarsi sfuggire qualcosa. Non si torna indietro. So che spesso lotto per ottenere qualcosa che non arriva mai. Però attenzione: il caso ti porta spesso anche di fronte ad un bivio. Accade più volte nella vita. A quel punto tu, con il tuo piccolissimo e quasi inconsapevole libero arbitrio, decidi. Scegli tu la strada da percorrere. Destra o sinistra? E la strada che sceglierai, stai tranquillo che non sarà scevra da effetti. Tu in quel momento non lo sai, ma il tuo piccolo ‘destino’ lo stai determinando con quella scelta. Io le mie piccole scelte quotidiane le faccio. Io, nel mio piccolo, remo sempre in una direzione: hai visto mai che prima o poi gli avvenimenti comincino a fluire nel verso che voglio io? Come insegna la millenaria saggezza popolare: dalle e dalle se spiezzene pure e’ metalle…

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Mercoledì 5 Settembre 2007

Si ricomincia a girare

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 19:48 )

L’estate sta finendo. E’ arrivata la perturbazione polare e le temperature sono calate. La sera ricomincia a far buio presto. Tra qualche giorno ritorno al lavoro. Solita routine. Solito lavoro. Solita sveglia la mattina. E io sento ancora di non aver combinato nulla di buono nella mia vita. Niente di quanto vorrei si è avverato. Quando iniziai a lavorare, già mi vedevo come un ingranaggio all’interno di una grossa macchina. Ci si aliena ad essere degli ingranaggi. Si perde la propria identità. Si perde la creatività. Si perde la fantasia. Si viene fagocitati dal vortice del movimento della macchina. Tutti di corsa. Costretti a ruotare come vuole la macchina. Te ne accorgi quando prendi la metro. Corrono tutti come tante formiche nel formicaio. Formiche impazzite. Riuscirò ad ottenere quella vita a misura d’uomo che abbiamo perduto tutti? Questa vita non è naturale. Ma alla fine ci si stanca di combattere e ci si rassegna. Non è semplice per una ruota dentata, scappare dal meccanismo che la costringe a ruotare sempre nello stesso verso. Anche se potrebbe sembrarlo, questo non è un post triste. Affatto. E’ solo una lucida e fredda analisi dei fatti. Però…è vero che ci si stressa maggiormente quando si ritorna dalle ferie. Forse perché abbiamo ancora bene impressa nella mente l’immagine di una vita diversa. Una vita durata pochi giorni, il tempo delle ferie.

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Mercoledì 29 Agosto 2007

Sei bella

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 10:13 )

Sei bella
tra i tuoi capelli morbidi come onde del mare
le mie dita scorrono leggere

sul collo, le guance, la bocca
ovunque
le mie labbra ti sfiorano

piccolissimi baci
dolcissimi
si disperdono sulla tua pelle

disseminati su di te
qua e là
come margherite in un prato

i tuoi brividi di felicità
le mie mani nelle tue
il tuo dolce respiro

sono tuo, non vedi?
Prendimi
solo tu puoi avermi ormai

Sei bella
le mie labbra ti accarezzano leggere
le senti?

Sono per te amore
sono tue
solo per te

te
solo te
per sempre


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Venerdì 24 Agosto 2007

Bellissimi post

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 15:09 )

E’ bello vedere la gente scrivere nuovi post dopo tanto tempo di assenza. Anzi no, non è bello, è bellissimo. E’ meraviglioso. Anche perché i post che poi si leggono, sono davvero stupendi. A me piacciono molto quei post lì. Davvero. Che belli che sono quei post lì. Li amo. Tanto.

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Martedì 21 Agosto 2007

Siate felici

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 10:38 )

Siate felici. Non chiedetemi di fare l’intermediario però. Cazzo! Tutto ha un limite! Per chi mi avete preso? Per Gesù Cristo? Va bene, se proprio insistete lo faccio. Allora? Vi devo prendere per mano? Siate felici porca puttana! Ecco. Così non sto più sulle balle a nessuno. Che io la guerra non la sopporto neanche nei film. Neanche nei libri. Tranne quel libro lì. Non c’è bisogno di fare guerre con me: io sono disarmato. Lo sono sempre stato. Io non cerco guerre, cerco amore. E TU, se è DAVVERO questo quello che vuoi, non badare a me. Io voglio solo che tu sia felice. Io voglio solo vedere i tuoi occhi brillare di felicità. Voglio solo vederti sorridere. Questo voglio.

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