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Giovedì 5 Luglio 2007

Why

Archiviato in: Musica, Riflessioni — Maurizio ( 19:52 )

Non ascolto più musica da tanto tempo ormai. La musica non si ascolta in macchina, non si ascolta alla radio. Io non uso più lo stereo a casa. Quelle rare volte che ascolto musica, mi sdraio sul divano, indosso le cuffiette dell’ iPod e chiudo gli occhi. La musica va ascoltata ad occhi chiusi. Solo così può farti piangere a volte. E allora capita di fermarmi su un pezzo di Annie Lennox: “Why”. E allora con gli occhi chiusi mi immagino due persone su una scogliera altissima. Sono l’una davanti all’altra. Si guardano negli occhi, ma nessuno dei due parla. Si vede l’oceano di sotto. Si vedono le onde infrangersi. Si sente il sibilo del vento. Potrebbe essere l’Irlanda. Osservo dall’alto quelle due persone. Poi scendo ad altezza d’uomo e giro attorno a loro. Li osservo a 360 gradi. Non dicono alcuna parola. Si sente solo il soffio del vento. Poi si cominciano ad udire alcune parole…e poi si sente la musica e poi…beh, eccole quelle parole…

How many times do I have to try to tell you
That I’m sorry for the things I’ve done
But when I start to try to tell you
That’s when you have to tell me
Hey… this kind of trouble’s only just begun
I tell myself too many times
Why don’t you ever learn to keep your big mouth shut
That’s why it hurts so bad to hear the words
That keep on falling from your mouth
Falling from your mouth
Falling from your mouth
Tell me…
Why
Why

I may be mad
I may be blind
I may be viciously unkind
But I can still read what you’re thinking
And I’ve heard is said too many times
That you’d be better off
Besides…
Why can’t you see this boat is sinking
(this boat is sinking this boat is sinking)
Let’s go down to the water’s edge
And we can cast away those doubts
Some things are better left unsaid
But they still turn me inside out
Turning inside out turning inside out
Tell me…
Why
Tell me…
Why

This is the book I never read
These are the words I never said
This is the path I’ll never tread
These are the dreams I’ll dream instead
This is the joy that’s seldom spread
These are the tears…
The tears we shed
This is the fear
This is the dread
These are the contents of my head
And these are the years that we have spent
And this is what they represent
And this is how I feel
Do you know how I feel ?
’cause i don’t think you know how I feel
I don’t think you know what I feel
I don’t think you know what I feel
You don’t know what I feel


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Giovedì 21 Giugno 2007

La verità non sta QUASI mai da una parte sola

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 09:07 )

Spesso affermo di aver capito questa cosa nella vita: la verità non sta quasi mai da una parte sola. Però non ho mai approfondito tale concetto. Ecco, ne parlo oggi. Io credo che non ci sia politico integerrimo che non abbia mai fatto qualcosa di storto nella sua vita, così come non ci sia politico corrotto che non abbia mai fatto qualcosa di buono, qualcosa in cui credeva veramente. Quando due persone litigano, non esiste chi ha ragione al 100% e chi ha torto al 100%. Hanno entrambi un po’ di ragione e un po’ di torto. Uno psicologo di cui adesso non mi sovviene il nome, disse una volta che l’amore è una cosa leggera, che non va presa troppo sul serio. Io metto anima e corpo in queste cose, perciò ho sempre pensato che costui dicesse un’eresia. Sbagliavo. Mi sono accorto che il mio tipo di approccio può creare dei rapporti morbosi. Ma non è di questo che voglio parlare. Oggi voglio portare degli esempi concreti, di ‘vita urbana’ che permettono di capire come - cambiando punto di vista - sia difficile stabilire dove si trova la ragione e dove si trova il torto. A Roma esistono alcune strade che si incrociano, dove non esiste alcun semaforo. Presso tali incroci, gli automobilisti che percorrono una strada, hanno la precedenza su quelli che percorrono l’altra. A volte però, tale precedenza è pressoché assoluta. Accade perciò che chi si trova a percorrere la strada che ha la precedenza, si senta in diritto di non far passare mai coloro che provengono dall’altra strada. Non solo. Accade spesso che dall’altra strada si immettano degli automobilisti ‘prepotenti’ che invadono la corsia nonostante non abbiano la precedenza. Bene, chi si trova a percorrere la strada con la precedenza, quando incontra questi automobilisti ‘prepotenti’ inizia ad inveire contro di loro. “Ma guarda questo stronzo! A momenti ci prendevamo!”, viene da dire. Si da il caso che a me - come a molti credo - sia capitato spesso di transitare sia nella strada con la precedenza che nell’altra strada più ‘sfigata’. Quando percorri la strada ‘sfigata’, cambia completamente la visione della realtà. Ecco cosa accade. Ti trovi in prossimità dell’incrocio e ti fermi. Aspetti per un po’ e vedi che nessuno ti fa passare. E’ giusto – pensi – hanno la precedenza. Dopo un po’ che ti trovi fermo a quell’incrocio cominci ad innervosirti e senti dietro di te qualche colpo di clacson. Alla fine qualcuno si sporge dal finestrino e ti fa: “vogliamo fare notte?”. Capisci perciò che se non ti immetti con un minimo di decisione, non passerai mai. A quel punto ti butti e ti immetti con prepotenza. Immancabile l’automobilista che arriva a tutta birra dalla parte opposta lanciandoti degli improperi. Chi ha ragione? Del resto, se ti trovi dalla parte di chi ha la precedenza e – gentilmente – rallenti per far passare chi si trova dall’altra parte, ti accorgi che tutti gli automobilisti ‘senza precedenza’ si accodano e tu resti fermo ad aspettare pensando: ‘chi me lo ha fatto fare, non mi dovevo fermare!’. Altro esempio di vita urbana: la metropolitana. Spesso la metropolitana di Roma, nelle ore di punta assomiglia ad un carro bestiame. La gente si trova stipata all’interno ed i treni si trasformano in vagoni di carne in scatola umana. Ecco i due punti di vista. Se ti trovi all’interno del vagone, pressato da tutti i lati ed in prossimità delle porte, alla loro apertura ti trovi davanti una valanga umana che tenta di entrare sfidando le leggi della fisica. A quel punto pensi: ‘ma perché non prendete la prossima, idioti!’. Ed osservi le persone che ti stanno di fronte in cagnesco, con una espressione del viso che vuole dire: ‘mica vorrai entrare, vero?’. Ma cosa accade se ti trovi dall’altra parte? Dalla parte di chi deve salire sul treno? Arriva un treno zeppo di persone e tu pensi: ‘no, prendo la prossima’. La prossima metropolitana che arriva è – guarda un po’ – ancora peggio: impenetrabile. Allora aspetti quella successiva. Poi quella successiva ancora. Alla fine stai facendo terribilmente tardi al lavoro e inizi a pensare: ‘mi devo buttare, la prossima la devo prendere ASSOLUTAMENTE, è questione di vita o di morte!’. Inutile dire che dopo un po’ ti ritrovi a fare a botte per entrare dentro quella cazzo di metropolitana. Altro esempio accadutomi tempo fa. Sono una persona decisamente corretta perciò non trascino i mobili, non accendo lo stereo la sera, non faccio la lavatrice dopo le 22 e mi tolgo le scarpe appena entro dentro casa per non far rumore! Esco di casa la mattina alle 7 e 30 e ritorno alle 18. Praticamente gli altri condomini, ignorano quasi la mia esistenza. Magari fossero tutti come me gli altri condomini! Bene, si da il caso che il tubo di scarico del mio balcone (abito al sesto piano) a volte si otturi da solo. A volte, dopo che ha piovuto, si stappa da solo e inizia a scendere l’acqua di sotto. Un giorno, appena tornato dal lavoro, vado sul balcone e lo trovo allagato. Capisco che si tratta del tubo di scarico otturato, perciò penso: ‘devo assolutamente sturarlo’. Mi affaccio per verificare la presenza di passanti sul marciapiede. Dal sesto piano posso controllare tutto l’isolato. Attendo che il marciapiede sia completamente sgombro e sturo il tubo di scarico. Inizia a scendere una cascata d’acqua. ‘Qualche secondo e smette’, penso tra me. Illuso. Il maledetto balcone ci mette più del previsto a svuotarsi. L’acqua sembra non finire mai. La bastarda scende come un torrente in piena. Dopo circa 10 secondi, inizio a sentire delle bestemmie provenire dal marciapiede sottostante. Un gruppo di persone comincia ad inveire e ad urlare. E’ una tipica scena fantozziana. Si da il caso che l’ex amministratore si trovi a passare da quelle parti. A quel punto costui urla agli altri passanti: ‘E’ il balcone di Silvestri!’. ‘Cazzo! Ma proprio qui dovevi passare in questo momento?’ penso tra me. Sento suonare il citofono e mi si gela il sangue. ‘Porca miseria, devo rispondere, non posso far finta di nulla’. Mi armo di coraggio e, preparandomi al peggio, rispondo al citofono. ‘Maurì, guarda che sta scendendo l’acqua dal balcone’, mi urla l’ex amministratore. Ed io, mentendo spudoratamente: ‘Ah si? Sono appena arrivato, ora controllo’. ‘Mettici uno straccio, tappalo!’, mi fa lui. Vado sul balcone e con uno straccio raccolgo l’acqua residua rimasta ancora sul balcone. Praticamente era quasi tutta scolata, un altro paio di secondi e la cascata sarebbe morta da sola. Pur essendo una persona corretta, in quel frangente ho compiuto una leggerezza: avrei dovuto sturare il tubo di scarico del balcone di notte oppure raccogliere l’acqua con uno straccio. Ecco, anche le persone più corrette, non sono infallibili. La morale di tutto ciò è la seguente: se tutti fossimo consapevoli del fatto che la verità quasi mai (il ‘quasi’ è d’obbligo, altrimenti mi contraddico da solo) sta da una parte sola, ci sarebbero meno litigi, meno discussioni e le cose andrebbero decisamente meglio nel mondo.

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Martedì 19 Giugno 2007

Errori

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 14:35 )

Ci si accorge dei propri errori solo dopo averli fatti. A volte gli effetti di certi errori sono irreversibili. Il risultato è che si raccoglie ciò che si ha seminato. Io non me li perdonerò mai certi errori.

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Lunedì 18 Giugno 2007

Muoversi o non muoversi?

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 13:16 )

Mi trovo all’interno di un pozzo artesiano. Uno di quei pozzi fatti a budello, che si restringono sempre di più. Se ti trovi in uno di questi pozzi, più ti muovi e peggio è. Scivoli sempre più in profondità. Ecco, a me sta accadendo proprio questo. Più mi muovo e più l’immagine di me stesso che viene dipinta, è lontana dalla realtà. Non si può star fermi, perché occorre uscire fuori dal pozzo, manca l’aria. Non ci si può muovere, perché ogni tentativo maldestro di uscirne fuori, peggiora la situazione. Vorrei che l’immagine fosse chiara e corrispondente alla realtà ma non ci riesco. E’ una situazione angosciante. Già, perché in fondo in fondo, non è una brutta immagine a ben vedere.

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Sabato 9 Giugno 2007

Le parolacce

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 12:41 )

Nella vita reale - da bravo romano - le mie frasi sono intercalate da alcune parolacce, un po’ come fanno tutti: “che cazzo stai a di’”, “sono tutte cazzate”, “me so’ rotto li cojoni” e via dicendo. Però non amo affatto le parolacce. E sono abbastanza ‘parco’ nell’uso. Le dico perché viene naturale, quando le dicono tutti. Altrimenti diventi un extraterrestre. Nel blog invece, ho deciso di abolirle completamente, anche nei commenti. Infatti, queste che avete appena letto, credo siano le uniche presenti in tutto il blog. Una cosa che mi infastidisce proprio però, è sentire parolacce da una donna. Non so perché, però non mi piace, la considero una volgarità gratuita. Si, sono un po’ all’antica per certe cose. Quando poi queste parolacce vengono dette da una donna con odio e sono a indirizzate a me, beh, mi arrivano come delle pugnalate. E rimangono impresse nella mente. Anche se chi me le ha dette le ha successivamente cancellate dal blog. A che serve cancellarle? Tanto ormai me le hai dette! E mi hai fatto male.

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L’amore è biunivoco!

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 10:23 )

Il massimo dell’assurdo si verifica quando il dolore ce lo procuriamo da soli. Si, perché è quasi una forma di autolesionismo. L’amore è un sentimento a doppio senso: non può esistere se è a senso unico. Ha vita breve: alla fine muore. E’ inevitabile. Del resto è giusto così. Può essere alimentato un po’ dalla speranza, può sopravvivere grazie alla falsa speranza, ma alla fine muore. Non c’è niente da fare: è solo questione di tempo. La cosa più dolorosa è rendersi conto di ciò, ecco perché si fa fatica a riacquistare la lucidità. Ma è giusto così, altrimenti si finisce col prendersi in giro da soli. Ci si appiglia a fatti inesistenti e puramente inventati dalla mente. Ci si autoconvince, ci si autoinganna. Già, perché la realtà non è per niente bella da vedere. La paura della realtà ti fa credere alla fantasia. E’ dura spegnere gli interruttori, ma se questi non si spengono da soli, beh, alla fine forse è meglio spegnerli manualmente. Click! Click! Click! E spegniti, maledetto!

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Mercoledì 30 Maggio 2007

Freno a mano tirato

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 18:57 )

Lo confesso: ho ripreso a scrivere qui ma mi sento ancora come un’automobile che avanza con il freno a mano tirato. C’è una trillina che non vuole uscire dalla mia testa…e io mi ritrovo davanti al suo blog a parlare da solo…ehm…pregasi evitare commenti, grazie.

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Martedì 29 Maggio 2007

Due cose le ho capite anch’io…

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 14:16 )

Sono ateo, non credo all’astrologia, non credo nel destino e non credo in tutto ciò che è esoterico o trascendentale. Sono un materialista forse un po’ esistenzialista. Tutto ciò che esiste ha una causa. Ma forse alcune cose non hanno affatto alcuna causa. Esistono. Punto. Credo però nella saggezza popolare. Millenni di esperienza non sbagliano. A parte ciò, nel mio piccolo, qualche inezia l’ho capita anch’io nella vita. Primo: la verità quasi mai sta da una parte sola. Secondo: molto spesso i problemi siamo noi stessi a crearceli. Perciò, visto che la verità non sta quasi mai da una parte sola, evitiamo le certezze e nutriamo i dubbi. Quando pensiamo di essere perseguitati dalla sfiga, riflettiamo: magari siamo proprio noi la causa dei problemi! Queste cose le ho capite da tempo, però ultimamente me le sono dovute ripetere abbastanza spesso. Avere ben chiari questi concetti è già un buon punto di partenza. IMHO.

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Venerdì 18 Maggio 2007

Meglio chiudere

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 18:02 )

In questo periodo faccio solo errori madornali. Forse è meglio chiudere con questo blog.

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Mercoledì 16 Maggio 2007

Ora basta però

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 12:45 )

Ora basta, mi sono stufato di depressione e pianti. Basta. Passiamo ad un nuovo post che quello precedente mi sta facendo venire il voltastomaco. Non è reagire questo, è rendersi conto della situazione. Il fatto è che mi capita spesso che se mi piace una, questa quasi puntualmente mi rivolge un bel due di picche. Mi accade - raramente - anche il contrario: piaccio a lei ma lei non piace a me. Nel frammezzo ci sono le storie impossibili. Non male, no? Questa ‘malattia’ ha un nome, ma non oso neanche pronunciarlo. Puntualmente si è appena verificata la prima situazione: due di picche. Io, alla fine, ci faccio pure delle figure pessime, perché pur essendo un tipo molto razionale, quando mi innamoro, ‘perdo la brocca’, come si suol dire. E quando perdo la brocca io, faccio cose assurde. Nel mio caso, il detto ‘al cuor non si comanda’ è vero fino al midollo: la razionalità si va a far benedire totalmente. Beh, che dire, sto riacquistando razionalità. Staremo a vedere.

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