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Mercoledì 9 Aprile 2008

Il mio primo virus

Archiviato in: Sicurezza — Maurizio ( 08:16 )

Non sono un esperto di sicurezza informatica. Però sono un informatico. Per giunta sono paranoico in materia di sicurezza. Router protetto con firewall hardware, firewall sull’access point, antivirus, antispyware, password “robuste”, insomma, non credo di essere uno sprovveduto. Infatti non ho mai preso un virus in più di 20 anni di utilizzo di computer. Beh, quasi. Infatti qualche giorno fa, anch’io ho provato l’ebbrezza dell’attacco virale. Ovviamente su Windows, perché su Mac Os X, di virus non se ne parla proprio. Ecco la dinamica: scarico un programma e lo scansiono con l’antivirus come di consueto. L’antivirus mi dice che è tutto ok e allora decido di eseguire il programma. Risultato: un trojan si impossessa del computer, dell’antivirus, dell’antispyware e di Windows. Parte l’aggiornamento automatico di Windows. Ovviamente non si tratta di un vero aggiornamento della Microsoft… Mi appare un messaggio sul desktop che mi avverte dell’infezione. Nel messaggio manca un articolo e la cosa mi fa insospettire. Spengo il computer. Visito un sito che permette la scansione online del computer. Rivelati virus. Scarico un nuovo antivirus e sistemo il computer. Un giorno di passione. Morale? Su Windows non sei mai al sicuro, nemmeno se sei dotato di antivirus. Ecco perché lo uso di rado. Sul macintosh queste cose non accadono. Sul macintosh non sei costretto ad usare l’account di amministratore. Ah, si stanno diffondendo i primi trojan sui cellulari: ti rubano i tuoi dati e poi ti chiedono un riscatto. Antivirus anche sul cellulare, mi raccomando. ;-)

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Lunedì 7 Gennaio 2008

Ci risiamo: torna la solita routine quotidiana…

Archiviato in: Società, Lavoro, Sicurezza — Maurizio ( 19:30 )

Fine delle ferie: si torna al lavoro. Il cambio di “fuso orario” è stato repentino. Per timore di non sentire la sveglia, non ho dormito proprio. Arrivo al garage e cascano dalle nuvole: “ah! Non mi ricordavo che prendeva la macchina alle 7.15… non fa nulla, ora gliela sposto subito” (e dire che avevo avvertito ieri). Arrivo al lavoro e hanno disabilitato il mio account. Già, perché tutti gli anni, il primo gennaio si disabilitano gli account. Ormai è una tradizione. Fa parte del Natale. Per poter lavorare, devi richiedere nuovamente l’autorizzazione. “Motivi di sicurezza”, dicono. Sono 7 anni che lavoro in questa banca, ma tutti gli anni è la stessa storia. In realtà questa è solo la solita insulsa burocrazia all’italiana. Già, perché la soluzione temporanea è quella classica: ti fai prestare l’account da un collega. Alla faccia della sicurezza! Vi svelo un segreto: non lasciatevi incantare dalle fantastiche storie di hacker (che in realtà andrebbero chiamati “cracker”) che si intrufolano all’interno dei sistemi informatici. Ma quando mai. La maggior parte delle intrusioni avviene dall’interno! Comunque questo “disguido” costa alla banca qualche centinaio di euro. Il prezzo della mia giornata “lavorativa” (che non intasco io, sia ben chiaro). Però c’è la sicurezza. Vuoi mettere? Ovviamente, con un diverso account il mio computer non riconosce la tastiera italiana. Miracoli di Windows. Niente lettere accentate, due punti, apici, doppi apici, punti interrogativi. Niente. Solo le normali lettere dell’alfabeto. Ora penserete: ok, modifica il layout della tastiera, no? Ehm, sempre per motivi di sicurezza, non posso farlo. L’utenza che sto usando non mi permette neanche di modificare data e ora del computer. Dovete sapere che noi consulenti, per poter svolgere il nostro lavoro, abbiamo sovente la necessità di entrare all’interno delle basi dati di produzione. Si tratta degli archivi che contengono i dati reali dei clienti e delle aziende. Non si può fare altrimenti. Ovviamente ogni cosa che fai viene registrata automaticamente, perciò l’idea di poter solo immaginare vagamente l’ipotesi remota di qualcosa che può aver il minimo sentore di operazione illegale e già ti trovi dietro alle sbarre. Ciò nonostante, l’errore umano è sempre possibile. Magari qualche dato “si perde” (scherzo). Quindi, ricapitolando: puoi fare danni all’interno degli archivi dove ci sono i dati dei clienti, però non puoi cambiare la data sul tuo computer! Bizzaro, vero? Vi svelo un altro segreto: la sicurezza dei sistemi informatici non dipende tanto dalle accorte misure adottate dagli amministratori di sistema. No, dipende dalla responsabilità degli sviluppatori che bazzicano all’interno. Già, perché se fai qualche danno sono cazzi. I tuoi ovviamente. Ok, ora però non vorrei farvi credere che le banche prendano sotto gamba la questione della sicurezza informatica. Non è così. Io qui esagero un po’ e ironizzo su certe incongruenze. Ma torniamo ai problemi di tipo “logistico”. Mi sono fatto una piccola mappa dei caratteri “critici” premendo il tasto “ALT” e le varie combinazioni di codici ascii (ALT 133 è il carattere “à”, per intenderci). Perfetto. Ogni volta che mi serve un carattere accentato, faccio copia incolla. Aspetta, dove si trova il punto interrogativo? Ah, sì, “maiuscolo underscore”… Che stress. Aaah! Si ricomincia proprio bene. Rientrati a pieno ritmo all’interno della routine quotidiana.

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Venerdì 16 Novembre 2007

Grillo nel blogroll: lo metto, lo tolgo, lo metto, lo tolgo, lo metto…

Archiviato in: Società, Blog, Sicurezza, Informazione — Maurizio ( 22:19 )

Ho rimesso il blog di Beppe Grillo nel blogroll, perché condivido tutto quello che dice. Però sono post come quello di oggi che mi fanno tornare i dubbi:
“Gabriele è stato un pretesto per sollevare (di poco) il coperchio della pentola a pressione Italia. Se la politica non abbassa il fuoco in futuro la pentola potrebbe esplodere. Molti lo pensano, come Cristian.”
Allora. Non strumentalizziamo i fatti per favore. Che poi la gente viene dietro. Mi sembra troppo stupida questa affermazione per essere stata partorita da Grillo (che ritengo uomo intelligente). Grillo, sai bene che quel tipo di teppismo è eversione e fanatismo. Gente pagata per destabilizzare. Branchi di esaltati. 20.000 individui appartenenti all’estrema destra e all’estrema sinistra che sono ben noti alle forze dell’ordine. Andiamo! Non si tratta di brave persone che - siccome non arrivano a fine mese - sono stufi e si ribellano. Anche perché - se così fosse - non si capisce quale sia lo scopo di certe azioni criminose. Io se mi fanno esaurire di brutto, vado a buttare il napalm a Montecitorio, non all’entrata di una caserma di polizia! Se mi parli di rabbia per le vicende come quella del G8 ci possiamo stare, ma il teppismo gratuito messo in atto da gente senza cervello - che se sparisse dalla faccia della terra non ci sarebbe un soldo di danno - non ha niente a che fare con chi non arriva a fine mese.

Ma io devo dire che a volte…a volte mi vengono dei dubbi strani eh? A volte mi viene in mente che certi post siano voluti. Se è così, a quale scopo? Aizzare? Creare malcontento? Far salire la rabbia? No, non ci siamo. Questo post lo cassiamo eh?

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Giovedì 8 Novembre 2007

Emergenza rom: un decreto e passa la paura!

Archiviato in: Diritti civili, Sicurezza, Luoghi comuni, Immigrazione — Maurizio ( 07:31 )

Qualche giorno fa, una donna viene aggredita, torturata, violentata ed uccisa barbaramente. Sospettato dell’omicidio un rom rumeno di 24 anni: Nicolae Romulus Mailat. Aveva ancora il viso sporco di sangue quando è stato catturato. Immediatamente è partita la caccia ai rumeni. E’ partito l’abbattimento della baraccopoli. La gara alle espulsioni. I pestaggi da parti di italiani nei confronti di cittadini romeni. Le relazioni sui reati compiuti da immigrati stranieri. La maggioranza pare essere di nazionalità rumena. Lo sciacallaggio e la strumentalizzazione politica da parte della CDL, il cui compito principale pare essere alla ricerca perenne di qualsiasi spunto per condannare l’operato di questo Governo.
“La violenza e’ figlia di una politica demagogica e lassista che lascia vivere nella paura le nostre famiglie. E a Roma i primi responsabili si chiamano Rutelli e Veltroni.” (su A.G.I.)
Questo il commento di Francesco Storace, segretario di La Destra, all’aggressione squadrista avvenuta a Roma ai danni di un cittadino romeno. Bene, gettare benzina sul fuoco è proprio quello che ci vuole. Gli attacchi della CDL, che condannano una cattiva gestione della sicurezza, dimenticano che i campi nomadi non sono nati ieri. I campi nomadi esistono dagli anni ‘70. Dimenticando i danni fatti dalla legge Bossi-Fini. Dimenticando vicende come quella di Mariana Dontcheva: responsabile del museo archeologico di Varna, in Bulgaria, costretta all’inferno italiano dei CPT. Già, ma allora di chi è la colpa? I cittadini rumeni sono tutti dei criminali? I rom, sono tutti dei criminali? Ora, come al solito, penso che la verità non stia da una parte sola.

Lo straniero

Partiamo dalla singola vicenda dell’omicidio: Nicolae Romulus Mailat non si può definire un cittadino modello. Originario di Vurpar, un villaggio rumeno di 2.500 abitanti, in Transilvania, ha a suo carico dei precedenti penali. Due anni di riformatorio per un furto commesso a 14 anni, una condanna a 3 anni per un furto compiuto nel 2005. Pena non scontata. Infatti Mailat si rende irreperibile e ‘dimora’ nella baraccopoli di Tor di Quinto. I suoi concittadini lo definiscono ‘una bestia’. Questi sono fatti inconfutabili.

Gli stranieri

Prendiamo in considerazione altri fatti che non penso siano opinabili: i dati statistici della popolazione penitenziaria a dicembre del 2006. La maggior parte dei detenuti stranieri sono marocchini (20%), seguono gli albanesi (13,9%) e poi i rumeni (12,5%). Per quanto riguarda la tipologia di reato, quelli contro il patrimonio sono commessi per il 28,4% da italiani e il 26,5% da stranieri; quelli sulla droga sono commessi per il 12,2% da italiani e il 24% da stranieri (il doppio); quelli contro la persona sono commessi per il 15,6% d italiani e il 20,9% da stranieri. Solo queste cifre rendono evidente il problema. Dobbiamo però considerare che gli italiani sono quasi 60 milioni, mentre gli stranieri sono quasi 4 milioni (in Germania sono più di 7 milioni ed in Spagna più di 4 milioni). Da ciò risulta evidente che l’incidenza di reati commessi da stranieri è altissima. Sorge quindi spontanea la domanda: marocchini, albanesi e rumeni, sono geneticamente dei popoli di criminali? Non credo. Così come non credo che gli italiani siano geneticamente dei mafiosi. Già, eppure i numeri parlano chiaro: gli stranieri commettono il maggior numero di crimini in Italia. Qualcuno dice che la causa sia il degrado nel quale sono costretti a vivere. Lo penso anch’io, ma non credo sia l’unica motivazione. La fame ti spinge a rubare, non a stuprare ed uccidere selvaggiamente. E poi, senza scomodare troppo le statistiche, penso sia capitato a chiunque di vedere nelle file dei supermercati giovanotti slavi con birra e alcolici. Molti quindi si ubriacano. Già, ma questo fa parte del degrado. A volte volontario, perché non è facile convincere queste persone a seguire le regole, a mandare i figli a scuola. E qui sto generalizzando. Già, perché come minimo occorre sapere di cosa si sta parlando.

Si, ma chi sono i rom?

Chi sono i rom? Chi sono i rumeni? I rom sono una popolazione indoeuropea da non confondersi con i rumeni (gli abitanti della Romania). I rom sono un popolo nomade molto probabilmente di origine indiana (un indizio che sembra confermare ciò è la presenza del cromosoma Y tipo H-M82 presente nel 47,5% dei rom). I rom sono un gruppo etnico che - insieme ai sinti, i camminanti ed altri - vengono nell’insieme definiti zingari. I rom, già dal medioevo arrivarono in Germania, Austria, Boemia, Slovenia ed Italia. Mentre i Sinti sono di origine indiana e pakistana, i rom provengono dalla ex Jugoslavia, dalla Romania, dall’Albania, dalla Bosnia, dalla Macedonia, dall’Algeria (cfr. Un popolo sconosciuto: gli zingari). I rumeni o romeni, sono invece gli abitanti della Romania. I rumeni sono quasi 22 milioni. Il 2,5% di questi sono rom.

E la Romania?

La Romania è un paese che ha subito per 24 anni (dal 1965 al 1989, quando ci fu la rivolta) la dittatura di Ceausescu. Oggi la Romania è un paese democratico. Il 1 gennaio 2007 la Romania diventa paese membro della Comunità Europea. Dopo il collasso del Blocco Sovietico (1989-1991) la situazione economica della Romania era disastrosa, al punto che fu costretta a chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale di 547 milioni di dollari. Nel novembre 2005, lo stipendio netto mensile era circa di 320 euro. In Romania il tasso di disoccupazione è progressivamente sceso dall’ 8,3% del 2003 al 6,10% del 2007. C’è da aggiungere che gli industriali italiani approfittano di questa situazione. Aziende come Armani, Dolce & Gabbana, Benetton, Geox sfruttano il lavoro dei rom in Romania, pagando salari da 70-80 euro (secondo un comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico, sono più di 22.000 le aziende italiane in Romania). Per capire cosa si compra con quello stipendio, basta cercare in Rete i prezzi degli affitti delle case in Romania (30 mq, pianterreno, 400 euro). Lo stipendio medio di un’infermiera, in Romania si aggira sui 100 euro. Fuori della Romania, un’infermiera può guadagnare 600 euro, 1000 euro e anche di più. Dittatura prima, crisi economica oggi e si capisce subito perché c’è gente che cerca una vita migliore in Italia.

Perché vengono in Italia?

Del resto ciò è confermato dai dati estratti dal dossier della Caritas: il 56,5% degli immigrati regolari, è in Italia per motivi di lavoro. Certo, ci sono anche coloro che entrano in Italia per delinquere. In Romania le pene sono severe, in Italia, non c’è la certezza della pena. In Italia, non si sa neanche quanti siano esattamente i rom presenti. In Italia, i minori commettono reati in quanto non possono essere puniti. Basta vedere la piaga dei borseggi all’interno delle metropolitane. Ma non tutti sono dei criminali.

Le risposte di Francia, Germania, Spagna e le soluzioni all’italiana

Ora che sappiamo il motivo della presenza crescente di rom in Italia, cosa facciamo? Non è certo con l’espulsione indiscriminata che si risolvono i problemi. Allora si potrebbe adottare il sistema francese: bastone e carota. In Francia gli immigrati non vengono relegati all’interno di baraccopoli di periferia. Dove il degrado regna sovrano. In Francia, nei comuni con più di 5.000 abitanti, gli immigrati vengono sistemati all’interno di centri di accoglienza. Però per chi sgarra, non ci sono alternative all’espulsione. Per sempre. Sempre in Francia, la legge Besson, parallelamente ai centri di accoglienza, prevede un programma immobiliare di case da dare in affitto ai nomadi. In Francia, molti ‘nomadi’ vivono in case popolari, pagano l’affitto, la luce e l’acqua. Lavorano come facchini, gommisti, fanno le pulizie, i figli vanno a scuola e - udite udite - i disoccupati da più di sei mesi ricevono un sussidio di 950 euro al mese: in Italia, neanche gli italiani hanno un simile trattamento! Il risultato è che in Francia non si vedono zingari ai semafori a chiedere l’elemosina (è vietato). Stiamo parlando della Francia nazionalista. In Germania? Ai rom vengono assegnate le case e sono messi in condizione di lavorare. Anche in Germania, se non rispetti la legge, sei fuori per sempre. In Spagna? Vivono in affitto e chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi. Insomma, politiche ‘leggermente’ diverse da quella italiana, che - tanto per cambiare - deve spiccare sempre nelle classifiche europee. Si legge su un articolo di Repubblica di aprile:
“La lista delle “mancanze” italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all’educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L’Italia, soprattutto, continua ad insistere nell’errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali”
Però, una cosa la sappiamo fare in Italia: i decreti di urgenza sull’onda del malcontento popolare. Purtroppo, ci si muove solo quando scappa il morto. Purtroppo, un decreto non risolverà un problema strutturale che andrebbe affrontato seriamente. Basterebbe mutuare le soluzioni adottate da paesi come la Francia o la Germania. Una cosa buona però sta venendo alla luce: la banca del DNA. Il censimento di questa popolazione stanziale (e non nomade) dovrebbe essere il primo passo. Occorre andare di fretta però: dal primo gennaio, la Romania fa parte della Comunità Europea e 2 milioni e mezzo di rom potrebbero muoversi. Parecchi verranno in Italia. Il metodo francese del bastone e della carota, mi sembra buono. Chi si comporta bene, vive decentemente, chi delinque (e ci sono comunità dove il tasso di devianza è purtroppo del 100%) viene espulso per sempre. Però la maggior parte degli italiani, è favorevole all’espulsione dei rom tout court. Prima occorre risolvere i problemi degli italiani. Degli italiani che non hanno casa. Di chi non lavora. Curiosamente questi discorsi li fanno coloro che vivono in coppia con doppio stipendio. Del resto, chi non lavora, se italiano resta a casa dei genitori fino a 40 anni, se straniero, vive nelle baracche. Non credo si possano equiparare le condizioni di vita degli italiani (per quanto precarie) con quelle degli stranieri che vengono in Italia. Si, ma perché gli stranieri vengono allora? Perché pensavano di trovare l’America.

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Giovedì 18 Ottobre 2007

Trasferimenti e proiettili: è dura amministrare la giustizia

Archiviato in: Politica, Scandali, Sicurezza, Giustizia — Maurizio ( 17:42 )

Il pm di Catanzaro Luigi De Magistris ed il gip di Milano Clementina Forleo, hanno ricevuto una busta anonima contenente un proiettile calibro 38. Oltre al proiettile, all’interno della busta c’era un foglio con la scritta ‘il prossimo è per te’ e con il disegno di una stella a cinque punte che gli investigatori non hanno esitato a definire una ‘pacchiana imitazione della stella delle BR’. Ma qual è la colpa di questi magistrati? Perché questa intimidazione? La Forleo si trova
“al centro di polemiche per i giudizi espressi nell’ ordinanza con cui ha chiesto alle Camere di utilizzare le telefonate intercettate tra sei parlamentari (tra cui il ministro degli Esteri Massimo D’Alema e il leader dei Ds Fassino) e alcuni indagati nelle inchieste sulle tentate scalate ad Antonveneta-Bnl-Rcs.” (Repubblica)
De Magistris è il pm che indaga sui casi Poseidone, Why not e Toghe Lucane, nei confronti del quale è stata presentata la richiesta di trasferimento dal Guardasigilli Clemente Mastella. Entrambi i magistrati erano ospiti della trasmissione “Anno Zero” di Michele Santoro che fece tanto adirare Mastella. Il commento di Di Pietro sulla vicenda:
“Quando una persona è all’attenzione dell’opinione pubblica - ha aggiunto il leader dell’Idv - può succedere che un pazzoide si metta all’opera. E allora può darsi che un bossolo arrivi oggi al magistrato De Magistris e domani all’onorevole Mastella”. (Giornale di Calabria)
Chissà com’è, chissà come non è, ma quando un magistrato indaga su mafia e politica, spuntano pronte le Brigate Rosse (ricordate il caso Moro?). E dire che Mastella ci aveva pure avvertito da New York!

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Giovedì 8 Febbraio 2007

Internet sotto attacco

Archiviato in: Internet, Sicurezza — Maurizio ( 14:11 )

Due giorni fa è stato sferrato un attacco al cuore di Internet: i 13 server DNS radice (root nameserver) che stanno alla base dell’intera architettura della Rete. Si tratta del secondo tentativo di un certo rilievo intentato ai danni dei 13 server DNS. Il primo avvenne a ottobre del 2002, durante il quale 4 o 5 dei 13 server DNS rimasero in piedi. L’attacco di due giorni fa, ha interessato maggiormente 3 server: il server ‘G’ (gestito dal dipartimento della difesa americana, D.O.D.), il server ‘L’ dell’ ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ed il server ‘M’ del Wide Project. Chi ha attuato l’attacco, ha utilizzato le ormai tristemente note botnet. Le botnet stanno diventando un serio problema per la Rete (spam e attacchi di tipo DDOS). Una soluzione al problema è stata ipotizzata da tempo da Verisign (una azienda che gestisce due dei 13 server DNS): replicare i 13 server DNS in almeno un centinaio di posti sparsi per il pianeta (seguendo la filosofia che ha fatto nascere Internet). Ad ogni modo la minaccia è reale e preoccupante. Per capire l’entità del problema occorre conoscere lo scopo di questi 13 server DNS. Un server DNS (Domain Name System) è una macchina che traduce gli indirizzi dei siti web che conosciamo tutti, in indirizzi numerici (indirizzi IP), cioè gli unici indirizzi che i computer riescono a comprendere. Esistono innumerevoli server DNS sparsi per il pianeta, ma tutti fanno riferimento a quei 13 server. Si capisce da ciò la loro importanza. La Rete ha resistito a questi attacchi perché i 13 server DNS sono progettati per sopportare carichi molto pesanti (alcune stime dichiarano che il 98% di tutte le query che vengono effettuate giornalmente non è affatto necessario), ma l’altro ieri quei server sono stati messi a dura prova. Internet è uno strumento meraviglioso, ma evidentemente non tutti la pensano allo stesso modo (spammer e ‘gestori’ di botnet).

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Giovedì 4 Gennaio 2007

Problemi ADSL in Italia

Archiviato in: Internet, Sicurezza, Spam — Maurizio ( 13:32 )

Da qualche mese le linee ADSL italiane stanno manifestando un degrado preoccupante. Sono molte le persone che lamentano malfunzionamenti, inaccessibilità ai siti, lentezze esasperanti e collegamenti a singhiozzo. Nei forum e nei newsgroup sono centinaia le proteste verso questo o quel provider. Il problema sembra infatti essere indipendente dal fornitore di accesso. Le cause di tale lentezza della rete italiana non sembrano chiare. Le tesi più sostenute sono le seguenti: 1) attacco DDOS 2) sfruttamento eccessivo della rete italiana. La prima tesi è sostenuta in particolare da Telecom Italia, che denuncia un attacco ai server DNS da parte di malware particolarmente aggressivo. Altri sostengono la seconda tesi, o per essere più precisi, ritengono che l’attacco DDOS sia la classica goccia che fa traboccare il vaso. In particolare Stefano Quintarelli, presidente dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) che da qualche mese avverte riguardo al continuo degrado delle prestazioni delle dorsali Telecom affittate ai provider concorrenti. Di Quintarelli è possibile leggere anche questo post in merito ai recenti disservizi ADSL italiani. Di posizione analoga è Gigi Tagliapietra, presidente del Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica). Di posizione più netta Luca Spada, amministratore delegato di NGI: “abbiamo scoperto che ci sono alcuni trunk saturi tra uno switch e l’altro. Un’epidemia di malware e un problema ai Dns non avrebbe mai potuto causare questo sfacelo”. Corrado Giustozzi, giornalista ed esperto di sicurezza delle informazioni ha scritto un articolo dove spiega in dettaglio l’attacco DDOS ad opera di due terribili malware: SpamThru e Adware.BHO.BK. Questi software malevoli avrebbero causato un incremento notevole di spam che avrebbe congestionato i server DNS. Consiglio a tutti la lettura del suo istruttivo articolo. Leggendo i post degli utenti nei forum, si scopre che l’utilizzo di server DNS pubblici (come ad esempio OpenDNS) migliora la situazione per alcuni. Comunque stiamo parlando di ipotesi, perché la causa reale del degrado della rete italiana nessuno la conosce. Ragioniamo su quanto abbiamo appreso in rete: 1) alcuni malware particolarmente aggressivi ed innovativi sono la causa del DDOS (Distributed Denial Of Service) che ha paralizzato i server DNS. I server DNS traducono il nome del sito che viene digitato in indirizzo IP. E’ una operazione che avviene in modo automatico e completamente trasparente all’utente. Se non avviene tale traduzione, il sito web diventa irraggiungibile. Poiché i server DNS preposti allo scopo sono congestionati, non rispondono. Ci sono due soluzioni: digitare l’indirizzo IP numerico al posto del nome del sito (se lo si conosce) oppure utilizzare un server DNS pubblico (quale OpenDNS). Bene, dagli esperimenti da me fatti, quando il collegamento è bloccato, non si sblocca neanche digitando l’indirizzo IP del sito. Poiché digitando l’indirizzo IP del sito non viene coinvolto alcun server DNS, questa motivazione non mi sembra attendibile. Inoltre questo malware avrebbe dovuto colpire volutamente l’Italia escludendo gli altri paesi (solitamente software come worm, virus, trojan, malware, spyware, adware e chi più ne ha ne metta, si diffondono a livello mondiale) e questo sembra poco probabile. Qualcuno avrebbe dovuto creare tale software per colpire esclusivamente l’Italia. Tutto può essere ma…2) i rallentamenti ed i blocchi della rete avvengono in alcune ore del giorno (quelle di maggior traffico?). Questo potrebbe essere causato dal fatto che più utenti si collegano più malware è in azione. Oppure potrebbe significare semplicemente che c’è più traffico e la rete non riesce a sostenerlo…3) c’e’ chi sostiene che è anche un problema di router (cioè quei server che servono ad instradare i pacchetti da un server all’altro all’interno di Internet). Beh, quando si blocca il collegamento ad Internet, non riesco a raggiungere neanche il sito del mio provider…Insomma, le cause reali di questi disservizi non si conoscono e ho la vaga idea che non le verremo mai a conoscere. L’opinione più diffusa sembrerebbe ad ogni modo la seguente: la rete Telecom (gran parte del traffico avviene su ‘cavi’ Telecom che vengono affittati agli altri provider) è prossima alla saturazione, il DDOS ha fatto il resto del lavoro. Io andrei oltre: le troppe offerte di ADSL sempre più veloci da parte di Telecom Italia non staranno congestionando la rete? Telecom Italia assicura che di contro la rete è stata potenziata. Hmmm…c’è un interessante servizio di Report che mostra la situazione della manutenzione (non potenziamento eh? Semplice manutenzione) della rete telefonica di Telecom Italia…da restare senza parole!

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