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Lunedì 5 Maggio 2008

L’invasione

Archiviato in: Società, Immigrazione — Maurizio ( 08:00 )

Ieri nel vagone della metro ho fatto la seguente considerazione: accidenti quanti turisti che ci sono qua dentro. Inevitabilmente mi sono ricordato della paranoia di Marco per l’invasione degli stranieri. Allora - rivolgendomi verso Simona con tono ironico - ho detto: «pensa se Marco fosse qui ora». E lei: «già, mi sa che siamo gli unici che parlano italiano qua dentro». A quel punto la riflessione è venuta spontanea: «pensa, tra 10 anni questo vagone sarà occupato solo dagli stranieri. Tutti parleranno lingue diverse. L’unico che parlerà ancora italiano sarà lo speaker della metro, che con tono cantilenante dirà: “prossima fermata, Vittorio Emanuele, uscita lato… destro”».

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Martedì 22 Aprile 2008

Gli effetti del capitalismo: i nuovi poveri

Archiviato in: Società, Economia — Maurizio ( 07:00 )

È una tessera di plastica con banda magnetica, foto e nome dell’intestatario. C’è stampigliato sopra FNS (Food and Nutrition Service). La possiedono 28 milioni di americani. Un milione 860 mila persone solo a New York. 1 abitante su 10. La vedi circolare nei supermercati e nei negozi. La possiedono disoccupati, lavoratori, pensionati. Sembra una carta di credito ma non lo è. Che cos’è? È una carta ricaricata dal governo: serve per comprare cibo. Queste carte si stanno diffondendo velocemente: gli utilizzatori di queste carte sono 1 milione e mezzo in più dell’anno scorso. Questa è la situazione americana, in Italia le cose non vanno meglio. Sono sempre di più gli impiegati, gli operai, i pensionati che non arrivano alla fine della terza settimana del mese. Tra queste persone ci sono anche coppie dove lavorano tutti e due. Chi non ce la fa, chiede aiuto economico o alimentare alla Caritas. Sono i nuovi poveri. Poveri con lo stipendio. Aumentano a vista d’occhio. Non serve molto per diventare povero: basta una malattia, una separazione, un licenziamento. In Italia poi, c’è l’aggravante dell’età: per chi ha superato i 35 anni, la prospettiva di trovare lavoro è praticamente un miraggio. Già, perché chi offre lavoro vuole gente giovane. Ci sono persone che pur di farsi assumere si sono tinte i capelli. Per nascondere l’età vera (il tipo in questione, venne licenziato non appena si venne a sapere l’età reale). In Italia sono 11 milioni i poveri. 7 milioni e 800 mila persone che “vivono” con 800 euro al mese. Intanto il prezzo del petrolio è salito a 117 dollari al barile. Si teme possa arrivare a 150, 200 o 300 dollari. L’euro è arrivato a 1,5926 dollari. I prezzi aumentano e gli stipendi (per quelli che ce l’hanno) rimangono gli stessi. È questo il prodotto del capitalismo? Forse c’è qualcosa che non va.

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Lunedì 21 Aprile 2008

Questa automobile l’ho disegnata io!

Archiviato in: Società, Automobili — Maurizio ( 08:00 )

automobile del futuro Ultimamente ho notato un “curioso” trend nel nostro tartassato paese. Un paese dove la gente non arriva alla terza settimana del mese. Forse la seconda. Il trend è quello dell’auto grossa. Mi sembra un po’ come quello del “coso” più lungo (sì, esatto, quel complesso che affligge alcuni maschietti). Ci sono persone che non fanno mai la doccia nelle palestre, proprio per evitare “confronti”. Evidentemente il complesso si deve essere trasferito anche alle quattro ruote. Ora, lo so che voi pensate che sono “comunista” e “dittatore”, ma quelli che girano con il SUV proprio non li reggo. SUV, è acronimo di Sport Utility Vehicle, un veicolo assolutamente indispensabile in città. Soprattutto se devi andare a comprare le sigarette al tabaccaio sotto casa. Scusate, sarò un po’ all’antica, ma secondo me il fuoristrada è stato ideato per andare nelle foreste e nei deserti non per andare in città. Il trend iniziò timidamente con le station-wagon. Si diceva che le usavano le famiglie con molti figli. Poi uscirono auto più ingombranti come l’Espace. Poi arrivarono fuoristrada e SUV. Poi quelle specie di pulmini tipo la Viano. Sì, la Viano è pensata per famiglie maxi, un po’ oversize, via. Tipo la famiglia Bredford per intenderci. Il massimo credo sia stato raggiunto con quei cosi, come si chiamano, sì i pick-up con la prolunga. Beh, sapete, visto il trend che si è ormai delineato, ho un’idea da proporre alla Fiat per la loro prossima auto. Gli italiani faranno follie per averla. Eccola qui. Questa moda delle auto grosse, l’abbiamo importata dagli americani insieme alla Coca-Cola, alle patatine e agli hamburger. Ragazzi, quando la finiremo di copiare gli yankees?

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Giovedì 10 Aprile 2008

Sì, ma i lettori dei blog?

Archiviato in: Società, Blog — Maurizio ( 08:44 )

2 milioni sono gli utenti italiani (tra lettori e scrittori) che gravitano intorno ai blog. I dati però sono relativi ad una indagine Nielsen del 2006, pertanto li riterrei obsoleti. Su Internet infatti, due anni corrispondono ad una vita. C’è da supporre perciò che gli utenti italiani siano di più. Alla faccia di tutti coloro che ritengono i 12.000 blog presenti nella defunta classifica di BlogBabel, la rappresentazione della blogosfera italiana. Lo vogliamo capire si o no che i blog italiani sono molti ma molti – MA MOLTI – di più? Secondo una ricerca condotta da Technorati, nel 2005 c’erano 8 milioni di blog nel mondo, 35 milioni nel 2006 e 78 milioni nel 2007. 120.000 nuovi blog vengono aperti ogni giorno (1,4 al secondo). Quanto sono quelli italiani? Più di quanto non si creda e sono in continua crescita. Crescono tanto che l’italiano è diventata la quarta lingua più utilizzata in Rete (3%) dopo il giapponese (37%), l’inglese (36%) e il cinese (8%). I consumatori di blog più assidui sono giapponesi, cinesi e americani, ma gli italiani crescono a vista d’occhio. Una ricerca dell’Università della California di Irvine illustra – una volta tanto - il fenomeno blog dal punto di vista dei lettori e non da quello dei blogger. Dai risultati emerge la figura tipo del lettore di blog: uomo, giovane, abitudinario, legge 4 o 5 blog almeno 2 volte alla settimana, commenta raramente e – udite udite – non bada troppo alla data del post. Questo dato è importante: il lettore stabilisce la freschezza di un post non tanto in base alla data quanto in base alla posizione all’interno della pagina del blog. I temi che interessano maggiormente? Informatica, politica, musica ma soprattutto i blog personali.

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Mercoledì 13 Febbraio 2008

I servi della gleba

Archiviato in: Politica, Società, Diritti civili — Maurizio ( 08:42 )

Riporto integralmente una lettera pubblicata sul blog di Beppe Grillo. Leggendola, come prima reazione viene da piangere. La seconda reazione invece è un sentimento di rabbia e di impotenza. Non si tratta di casi sporadici e isolati, io ne conosco alcuni personalmente. Persone intrappolate all’interno di una situazione precaria e di povertà dalla quale sembra impossibile uscire. Allora penso a quei bastardi di politici. Penso ai soldi che rubano e ai salti mortali fatti per restare incollati a quelle fottute poltrone. Ora siamo in campagna elettorale, c’è il teatrino delle promesse e delle accuse reciproche. Tutto falso, in realtà a nessuno di loro interessano realmente i problemi degli italiani. Da anni. Basta essere un minimo informati per averne le prove. Un altro assessore dell’UDEUR è stato arrestato per collaborazione mafiosa con camorra e ‘ndrangheta. Se non fossi più che certo dell’inutilità dell’annullamento delle schede e della rinuncia al voto, li manderei tutti a cagare. Ma non lo farò, andrò a votare, per scegliere - come sempre - il meno peggio. Per evitare di peggiorare. Per ostacolare quella banda di farabutti che, in un paese civile, starebbero a marcire in carcere da tempo. Nel frattempo, l’idea di fuggire dall’Italia fa capolino. Molti ci stanno pensando, molti lo hanno già fatto. Chi in Spagna chi in Inghilterra chi in Irlanda. Ecco il testo della lettera:
“Ieri era una splendida domenica di sole, uno di quei giorni che ti viene voglia di uscire, di vedere tutto sotto quella luce brillante. Ma non può (si sa) andare tutto come uno lo immagina. Così vedi che tua moglie è strana, la vedi pensierosa, e con gli occhi lucidi. Ti avvicini titubante e timoroso e le chiedi cosa è successo. E qui crolla la serenità. Incominci a rinfacciarti che non è più possibile andare avanti cosi; che non è giusto che lei sia costretta ad andare anche la domenica al lavoro e i lunedì a pulire i negozi per pochi euro. Non trova mai il tempo per staccare la spina, non la porto mai fuori, non le faccio mai una sorpresa, che con la mia misera busta paga non si campa più. Ha ragione. E’ amaro, duro, avvilente, a trentasei anni sono un fallito non arrivo a 1500 euro.Con un mutuo da 700 euro mensili bollette, auto, tasse e mense scolastiche (sì, ho due splendidi bambini), rate dell’auto, benzina, condominio, ecc. non riusciamo neanche a fare la spesa regolarmente. Così, “incavolato” prendo i due bimbi ed esco con loro, li porto al parco poi alle giostre li faccio divertire come non facevano da qualche tempo. Verso la via del ritorno li guardavo dallo specchietto retrovisore della macchina, li sentivo chiacchierare e ridere, ed ho iniziato a piangere, sì a trentasei anni piangevo come un bambino. Quando ad un tratto mio figlio più piccolo, accortosi che piangevo, mi chiede: “cosa c’è papa?”. Gli rispondo: “Nulla sono felice perché vi vedo felici”. Sono un bugiardo, avrei dovuto rispondere che ero triste perché avevo speso gli ultimi 16 euro per le giostre, che mi scusavo con loro perché Babbo Natale non si è potuto permettere la playstation; che non sapevo come pagare due bollette, che il frigo è vuoto, che la mamma ha ragione, non le faccio mai una sorpresa. Caro Beppe il mio è uno sfogo che avrai ricevuto migliaia di volte, ma oggi ho deciso di scriverti perché mentre ero davanti alla pressa, mi sono ricordato che circa 10 anni fa mi capitò un piccolo incidente. Una molla di un carrello porta fusti si staccò di colpo e mi colpi di striscio la fronte, mi misero 1 punto di sutura, è pochi mesi più tardi arrivò per posta un assegno di 250 mila lire. Mi è balenata l’idea per un attimo di mettere una mano sotto, la pressa, così potevo pagare le bollette arretrate. Ma ho avuto paura.”
Intanto, allegramente, mister “tasse bellissime”, il manganellatore dei bamboccioni, ci fa sapere che scherzava, che era tutta una “simpatica” burla: non c’è alcun tesoretto da redistribuire. Italiani, continuate a morire di fame allegramente.

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Mercoledì 9 Gennaio 2008

Microcar e gadget elettronici in auto: un mondo alla rovescia

Archiviato in: Ambiente, Società, Salute, Automobili, Tecnologia — Maurizio ( 09:18 )

È un mondo al contrario quello nel quale viviamo. Prima notizia. Le “microcar”, le piccole automobili che si possono guidare già dall’età di 14 anni, sono sotto accusa: i sindaci di molti comuni le odiano perché nei centri storici, causano il doppio degli incidenti delle auto normali. Ovviamente, se chiedi il parere a Stefano Casalini, presidente del Gruppo Quadricicli dell’ANCMA (l’associazione ciclo motociclo e accessori), la risposta non può che essere questa:
“C’è molta confusione sulle vetturette e tutto nasce dal fatto che si continuano a paragonarli alle auto. Ma le microcar sono ciclomotori, solo molto più sicuri: io li definisco “scooter con il casco integrale”, che in questo caso non protegge solo la testa ma tutto il corpo”.
Già, perché queste “vetturette” non superano i 50 km/h. Altra notizia. Le auto saranno sempre più infarcite di gadget elettronici. La parola d’ordine è interattività. Non bastano cellulari e navigatori, in futuro ci sarà anche la possibilità di aggiornare il blog direttamente dalla propria auto. Bene, su queste due notizie vorrei fare alcune riflessioni. Primo: solo in Italia (ma la situazione ritengo sia analoga a quella di altri paesi) c’è un rapporto tra numero di abitanti e di auto circolanti, assurdo. Ci sono 58 milioni di abitanti (vecchi e bambini compresi) e 23 milioni di auto circolanti. Il mercato non dovrebbe essere saturo? Infatti è così, e se non fosse per gli “aiuti” governativi, le aziende costruttrici di automobili, sarebbero fallite da un pezzo. La FIAT è sopravvissuta grazie alla cassa integrazione – denaro pubblico – alle marmitte catalitiche (che alla fine inquinano di più di quelle normali) e ai vari euro 3-4-5-6-7-8-9 (ad libitum) che impongono l’acquisto di una nuova auto ogni due anni (altrimenti non puoi circolare). Invece di disincentivare l’uso dell’auto, lo si incentiva (microcar e gadget elettronici). Invece di limitare le vendite di auto, si studiano sistemi per aumentarle (leggere stenografico delle commissioni parlamentari per credere). Non va. Le microcar sono dei ciclomotori più sicuri, si dice. Bene, ma i ciclomotori – per definizione – sono meno sicuri delle auto. A prescindere. A 14 anni non ragioni come a 18 (ma secondo me anche a 18 non si scherza). Sei più incosciente e meno responsabile. Ma le microvetture non superano i 50 km/h, si dice. Bene, ma i crash test (andare su YouTube e vedere i filmati) dimostrano che a velocità inferiori di 50 km/h, se ci si schianta contro un muro, si schizza fuori dall’auto attraversando il parabrezza. No, tanto per dire. Ma siccome in fatto di incidenti automobilistici ci vogliamo proprio male, aggiungiamo nelle auto una miriade di fonti di distrazione. Non bastavano i cellulari. No, ora si naviga su Internet e si aggiorna il blog. Mi sembra quasi di vederli certi blogger “web 2.0 addict”. Sapete, quelli che non solo bloggheggiano ma twittano, flickereggiano, facebookkano, tumblireggiano… Quanta attenzione porranno alla guida? Hmmm, prevedo per il prossimo futuro, un aumento pauroso di incidenti automobilistici. Insomma, si inquina di più, si crea più traffico, ci si stressa di più e si rischiano più incidenti. È proprio un mondo al contrario. Un mondo più vero dovrebbe essere diverso. Mezzi pubblici efficientissimi e meno auto in circolazione, meno traffico, meno inquinamento e più soldi in tasca. Io sogno una casa in campagna e una vita all’aria aperta. Sogno un mondo dove i costruttori di auto non ti fregano con la truffa dei filtri antiparticolato (in città accumuli le particelle nocive e quando esci in campagna le liberi nell’aria). Sogno di respirare aria pura al posto del piombo e del Co2. Questo è il mondo che vorrei. Altro che gadget elettronici in auto e microcar.

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Lunedì 7 Gennaio 2008

Ci risiamo: torna la solita routine quotidiana…

Archiviato in: Società, Lavoro, Sicurezza — Maurizio ( 19:30 )

Fine delle ferie: si torna al lavoro. Il cambio di “fuso orario” è stato repentino. Per timore di non sentire la sveglia, non ho dormito proprio. Arrivo al garage e cascano dalle nuvole: “ah! Non mi ricordavo che prendeva la macchina alle 7.15… non fa nulla, ora gliela sposto subito” (e dire che avevo avvertito ieri). Arrivo al lavoro e hanno disabilitato il mio account. Già, perché tutti gli anni, il primo gennaio si disabilitano gli account. Ormai è una tradizione. Fa parte del Natale. Per poter lavorare, devi richiedere nuovamente l’autorizzazione. “Motivi di sicurezza”, dicono. Sono 7 anni che lavoro in questa banca, ma tutti gli anni è la stessa storia. In realtà questa è solo la solita insulsa burocrazia all’italiana. Già, perché la soluzione temporanea è quella classica: ti fai prestare l’account da un collega. Alla faccia della sicurezza! Vi svelo un segreto: non lasciatevi incantare dalle fantastiche storie di hacker (che in realtà andrebbero chiamati “cracker”) che si intrufolano all’interno dei sistemi informatici. Ma quando mai. La maggior parte delle intrusioni avviene dall’interno! Comunque questo “disguido” costa alla banca qualche centinaio di euro. Il prezzo della mia giornata “lavorativa” (che non intasco io, sia ben chiaro). Però c’è la sicurezza. Vuoi mettere? Ovviamente, con un diverso account il mio computer non riconosce la tastiera italiana. Miracoli di Windows. Niente lettere accentate, due punti, apici, doppi apici, punti interrogativi. Niente. Solo le normali lettere dell’alfabeto. Ora penserete: ok, modifica il layout della tastiera, no? Ehm, sempre per motivi di sicurezza, non posso farlo. L’utenza che sto usando non mi permette neanche di modificare data e ora del computer. Dovete sapere che noi consulenti, per poter svolgere il nostro lavoro, abbiamo sovente la necessità di entrare all’interno delle basi dati di produzione. Si tratta degli archivi che contengono i dati reali dei clienti e delle aziende. Non si può fare altrimenti. Ovviamente ogni cosa che fai viene registrata automaticamente, perciò l’idea di poter solo immaginare vagamente l’ipotesi remota di qualcosa che può aver il minimo sentore di operazione illegale e già ti trovi dietro alle sbarre. Ciò nonostante, l’errore umano è sempre possibile. Magari qualche dato “si perde” (scherzo). Quindi, ricapitolando: puoi fare danni all’interno degli archivi dove ci sono i dati dei clienti, però non puoi cambiare la data sul tuo computer! Bizzaro, vero? Vi svelo un altro segreto: la sicurezza dei sistemi informatici non dipende tanto dalle accorte misure adottate dagli amministratori di sistema. No, dipende dalla responsabilità degli sviluppatori che bazzicano all’interno. Già, perché se fai qualche danno sono cazzi. I tuoi ovviamente. Ok, ora però non vorrei farvi credere che le banche prendano sotto gamba la questione della sicurezza informatica. Non è così. Io qui esagero un po’ e ironizzo su certe incongruenze. Ma torniamo ai problemi di tipo “logistico”. Mi sono fatto una piccola mappa dei caratteri “critici” premendo il tasto “ALT” e le varie combinazioni di codici ascii (ALT 133 è il carattere “à”, per intenderci). Perfetto. Ogni volta che mi serve un carattere accentato, faccio copia incolla. Aspetta, dove si trova il punto interrogativo? Ah, sì, “maiuscolo underscore”… Che stress. Aaah! Si ricomincia proprio bene. Rientrati a pieno ritmo all’interno della routine quotidiana.

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Domenica 23 Dicembre 2007

Lo stress dei regali natalizi

Archiviato in: Società — Maurizio ( 12:05 )

Lo stress dei regali natalizi è cosa nota. Secondo un’indagine DOXA nel 2006 ci sono stati 29 milioni di regali non graditi. Il 15% era infatti sbagliato, il 54% inadatto e il 22% inutile. Questi dati non mi stupiscono, in quanto conosco bene l’ipocrisia del regalo last minute. Quello preso dal tabaccaio sotto casa, per intenderci. Da un paio di anni, ho stretto un saggio accordo con parenti e amici: a Natale? Regali aboliti!

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Sabato 22 Dicembre 2007

Scoop: svelata la causa di tutti i mali che affliggono l’Italia!

Archiviato in: Politica, Società, Riflessioni — Maurizio ( 11:09 )

Lo scopo di questo post è quello di svelare la vera causa principale di tutti i mali che affliggono l’Italia. Perché in Italia ci sono così tante morti bianche? Perché l’ex Presidente del Consiglio corrompe i senatori? Perché ci sono 4 milioni di precari e l’ISTAT ci racconta che la disoccupazione è ai minimi storici dal 1992? Perché con l’entrata nell’area dell’euro i prezzi sono raddoppiati e gli stipendi sono rimasti gli stessi? Perché il prezzo del petrolio cala e quello della benzina sale? Perché esiste la mafia? Perché esiste l’evasione fiscale? Ecco, io conosco il motivo di tutto ciò e ve lo voglio svelare. La colpa è tutta di un proverbio. Eccolo:
“il pesce puzza dalla testa”
Ora, io sono un fervido assertore della saggezza popolare, perché l’esperienza millenaria non sbaglia mai. In questo caso però, non solo si sbaglia, ma - udite udite - è volutamente sbagliata. Quel proverbio è sbagliato. Quel proverbio ci è stato insegnato sbagliato di proposito. Chi ce lo ha insegnato sa benissimo che è sbagliato. Fa parte della strategia per ottenere il consenso popolare. La versione corretta del proverbio dovrebbe essere infatti:
“il pesce puzza dalla coda”
Andrò a spiegarmi. Il mio ragionamento, pur essendo molto semplice, è - paradossalmente - di difficile comprensione. Per poter essere compreso, occorre uno sforzo mentale notevole. Non sto scherzando. Lo sforzo è richiesto in quanto occorre disfarsi di una zavorra mentale che ci opprime da quando siamo nati. Si tratta di sradicare una convinzione che sembra assodata e inconfutabile. È come se cercassi di convincervi che la terra è piatta o che la forza di gravità non esiste: mi prendereste come minimo per matto. Un’impresa ardua. Ma arriviamo al punto. La causa principale di tutti i mali dell’Italia, non sono i politici corrotti od incapaci, nossignore. La causa principale dei mali che affliggono l’Italia sono gli italiani stessi. Non si tratta quindi della testa del pesce (i governanti) ma bensì della coda (la popolazione). Difficile da credere eh? Cercherò di dimostrarlo con i fatti. Non partecipo mai a giochi d’azzardo come il superenalotto o il lotto, perché la probabilità di vincere è così bassa da risultare praticamente nulla. È come se evitassi di uscire di casa a ferragosto, per paura di essere colpito da un fulmine: è la matematica che parla, la probabilità è la stessa. Ad ogni modo, a volte mi lascio convincere dai colleghi e si giocano insieme alcune schedine. Tempo fa accadde una cosa interessante. Una collega aveva il compito di raccogliere tutte le schedine, giocarle e fotocopiare le giocate. Bene, il caso volle che si dimenticò gli originali delle schedine giocate nella fotocopiatrice. Dopo qualche ora le schedine originali erano - ovviamente - scomparse. Questa storia mi fece riflettere e tirai fuori uno dei miei famosi ragionamenti bizzarri. Sapete, uno di quei ragionamenti così strani e così contro corrente, da indurre nella mente della gente che mi ascolta, la necessità di bollare il sottoscritto con l’etichetta di bastian contrario. Il mio ragionamento è il seguente: se io avessi trovato delle schedine nella fotocopiatrice, le avrei lasciate dove si trovavano. Pensateci: se tutti avessero adottato il mio modo di pensare, nessuno avrebbe sottratto le schedine dalla fotocopiatrice e - dopo qualche ora - il legittimo proprietario (la mia collega) le avrebbe potute recuperare. Il caso vuole però che la fotocopiatrice fosse situata in Italia, dove è radicato questo schema di pensiero:
“se fosse capitato a me, me le sarei fregate, perché tanto, se non lo avessi fatto, lo avrebbe fatto qualcun altro
Notate bene la parte evidenziata in grassetto. La sintesi del ragionamento è: siccome fregano tutti, frego pure io. Da qui nascono tutti i problemi dell’Italia. Da questo semplice ragionamento. Se invece fossimo tutti meno ‘realisti’ e più utopisti, adotteremmo il mio schema di pensiero:
“se fosse capitato a me, le avrei lasciate dove si trovavano, perché mi fido ciecamente del fatto che dopo di me, nessuno si sognerebbe di fregarsele
Utopia? Nossignore. Vi assicuro che ci sono paesi dove la gente ragiona proprio così. Ci sono paesi dove se tu ad uno gli dai del ladro, quello si offende a morte. In Italia? Se freghi sei un furbo! Vi giuro che ho fatto un sondaggio: ancora non riesco a trovare una persona che adotterebbe il mio schema di pensiero. Ho chiesto ad una ventina di persone, tutte mi hanno risposto che avrebbero fregato la schedina: ‘perché - siamo realisti - se non la frego io, la frega un altro’. Questo schema di pensiero diffuso è la causa dei nostri mali. Già, perché l’Italia è un paese fatto di corporazioni. Ci sono i tassisti, i farmacisti, i notai, gli avvocati, i panettieri, i camionisti, gli autoferrotranvieri…Ogni corporazione pensa ai propri interessi, e non c’è modo di farla desistere, neanche per il bene del Paese. I camionisti hanno ragione da vendere, però bloccano l’Italia, non importa se chi si è trovato bloccato in autostrada ha perso il contratto e questo mese si troverà in difficoltà economiche. Se avete ‘retto’ fino a qui, eccoci arrivati al punto cardine della questione. Mastella? D’Alema? Berlusconi? Non si sono materializzati lì, sulle poltrone, per volontà divina. Nossignore. Sono seduti su quelle poltrone perché ce li abbiamo messi noi con i nostri voti. Mastella? È stato votato da tutti i suoi compaesani che in cambio hanno ottenuto dei favori. A Ceppaloni è amatissimo! In Italia, molti votano una volta a destra e una volta a sinistra, in barba a qualsiasi ideologia politica. Lo dichiarano candidamente e con orgoglio. Il motivo? Il posto di lavoro. Tu mi dai lavoro e io ti voto. Ecco come si sono materializzati i Mastella e i Berlusconi. Chiaro? Come uscire fuori dall’impasse? Come cambiare le cose? Vedo una sola strada. Non ce ne sono altre. È inutile continuare a dire: piove, governo ladro. È inutile dire che sono tutti ladri. Siamo noi che dobbiamo cambiare mentalità. Si dice: la colpa è della società. Ma porca miseria, la società siamo noi! Siamo noi che diamo il cellulare a nostro figlio di 4 anni! Nessuno ce lo impone. Ce lo impone la società. Quasi che la società o lo stato fossero un ente astratto che ci governa. La società è formata dalle persone, dagli individui, da noi. Non dobbiamo votare Mastella in cambio di qualche favore personale. Già, perché se impariamo a farci di meno i ‘cazzi nostri’, forse le cose possono cambiare. Se pensiamo al Paese invece di pensare al nostro tornaconto, forse su quelle poltrone si materializzerebbero dei politici che pensano davvero al Paese. Politici che - come fanno in Svezia - si dimettono perché non hanno pagato il canone della televisione. Con politici responsabili, l’Italia andrebbe come un treno e tutti avremmo un lavoro. Non sarebbe più necessario prostituire la nostra ideologia politica in cambio di un lavoro. Ricordiamoci che i politici sono lo specchio di un paese. La prima cosa da fare è cambiare lo schema mentale. Accettare il proverbio: ‘il pesce puzza dalla coda’. La seconda cosa da fare è lasciare le schedine nelle fotocopiatrici, perché nessuno oserà mai fregarsele. Pensateci. Voi che quando vedete una fila di macchine le superate tutte - voi sì che siete furbi - e passate davanti a tutti, a costo di percorrere centinaia di metri contro mano. Pensateci. Vogliamo cambiare le cose in Italia? Cambiamo la nostra testa. Io ti voto perché credo in te, non perché mi offri un posto di lavoro. È un po’ come il concetto di pagare le tasse: io le pago perché se le paghiamo tutti si riducono e paghiamo tutti di meno. È semplice. Perciò, la prossima volta che vi viene la voglia di dire ’sono tutti ladri’, riflettete e ponetevi la seguente domanda: io sono onesto? Fino a quando vi risponderete: i politici devono dare l’esempio, beh, le cose non cambieranno in Italia. Inutile sperare in Michela Vittoria Brambilla, in Alleanza Italiana, nel PD, nella Costituente Socialista, nella sinistra l’arcobaleno o nel partito-degli-italiani-che-vogliono-cambiare-le-cose-ma-con-la-libertà-per-carità. Siamo noi che dobbiamo cambiare. Non si scappa.

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Lunedì 3 Dicembre 2007

Italia 84ma in tema di pari opportunità tra uomini e donne

Archiviato in: Società, Diritti civili, Donne — Maurizio ( 13:43 )

Stando al rapporto del World Economic Forum, in tema di pari opportunità tra uomini e donne, l’Italia si colloca all’84mo posto. Nel rapporto del 2007 (un documento PDF di più di 20 Mb) sono presenti innumerevoli tabelle. Una rapida sbirciata e l’occhio cade sulle percentuali relative alle categorie di lavoro. Risulta che la rappresentanza femminile all’interno delle alte cariche (legislatori, alti ufficiali e manager) si attesta intorno al 21%, contro il 79% di quella maschile. Eppure, per quanto riguarda il livello di istruzione, non sembrano esserci discrepanze tra uomini e donne. Le donne parlamentari rappresentano il 17% del totale. I paesi più virtuosi sono – inutile dirlo – quelli del nord Europa: Svezia al primo posto, seguita da Norvegia, Finlandia e Islanda (il paese considerato migliore in assoluto come qualità della vita). Insomma, su 128 paesi considerati, l’Italia si trova all’84mo posto, superata persino da Kenya (83ma), Cipro (82ma), Cina (73ma), Grecia (72ma), Armenia (71ma), Albania (66ma), Ghana (63ma) e Romania (47ma). Non male no? Certo che in queste classifiche mostriamo sempre il nostro lato migliore eh? Record mondiale come numero di auto blu, 35mo posto come libertà di stampa ed ora, 84mo posto come pari opportunità tra i sessi.

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