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Giovedì 3 Luglio 2008

Abbiamo la bicicletta: pedaliamo vigorosamente e in silenzio!

Archiviato in: Politica, Società, Ve lo avevo detto io — Maurizio ( 08:48 )

Da Repubblica.it:
“[…] Il miglioramento delle condizioni di vita e l’aumento dei salari sono gli interventi che il 69% dei cittadini chiede al Governo. Ritenuti più urgenti del lodo Schifani bis e della norma blocca-processi, prioritari solo per un italiano su cinque. È quanto emerge da un sondaggio (con risposta multipla) realizzato da Ipr Marketing per Repubblica.it. La propria tasca, la spesa quotidiana, la paura di non riuscire a pagare il mutuo sono i problemi che preoccupano di più. Un sentimento comune agli elettori di tutte le forze politiche. E aggravato anche da una situazione lavorativa che non lascia tranquilli il 37% degli elettori. […]”
Ma come!? Mi sembra ancora di sentirli, i discorsi di chi ha votato Lega e di chi si è astenuto dal votare: “la sicurezza è fondamentale, non se ne può più”. Oppure: “inutile andare a votare, tanto non cambia nulla”. Questo appena un paio di mesi fa. Perciò ora fate silenzio, cari italiani. Avete voluto la bicicletta? Bene, ora pedalate vigorosamente e non rompete i coglioni per i prossimi 5 anni. Muti. Anche se arriverà la dittatura in Italia. Anche se vi sfratteranno e andrete a finire sotto i ponti. Anche se dovrete farvi aiutare dalla Caritas. Potevate pensarci prima. Le priorità ora sono altre: gli interessi personali del Capo del Governo (lodo Schifani-bis AKA lodo Alfani, divieti sull’uso delle intercettazioni, norme blocca processi e via dicendo). Insomma, ora è prioritario preparare il terreno per la dittatura che si sta instaurando. Pedalareeee!

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Lunedì 30 Giugno 2008

Generazione Google: non usate Internet che diventate stupidi!

Archiviato in: Google, Società, Internet, Psicologia, Educazione, Informazione — Maurizio ( 09:31 )

Secondo lo scrittore americano Nicholas Carr, Google rende stupidi. Anzi, ad essere precisi, Internet stessa contiene al suo interno i germi della demenza senile. In pratica, l’enorme mole di dati a disposizione in qualsiasi momento, sta creando una generazione di “internauti” mordi e fuggi. Della serie: visto che le informazioni sono tantissime, io non approfondisco nulla, leggo superficialmente e forse vengo anche sopraffatto dai dati. Gli utilizzatori di Internet, non leggerebbero più libri, non riuscirebbero più a concentrarsi e non riuscirebbero a leggere oltre il terzo paragrafo di un blog. Una sorta di fast food dell’informazione, insomma. Il problema è che a pensarla allo stesso modo sono anche i ricercatori dell’University College London. I ragazzi della “Google generation” (quelli nati dopo il 1993) pensano di meno e consumano in fretta l’informazione, senza essere più in grado di digerirla a fondo. Carr addirittura si lamenta della “troppa facilità” con la quale si ottengono le informazioni oggi. Certo, una volta si doveva andare fisicamente in biblioteca, spendere un sacco di tempo e l’informazione poteva essere digerita bene. Oggi no, hai tutto e subito, quasi non te lo gusti. Ma io dico, quanti anni ha Carr? Quasi 50. Mi sembra mia madre di 68 anni alle prese con il videoregistratore! Anche Umberto Eco, un altro che ce l’ha a morte con Internet avverte:
“[..] Non voglio richiamarvi all´uso della penna d´oca, ma ricordarvi che la formazione avviene solo attraverso un rapporto spiritualmente cannibalesco tra maestro e allievo. Un rapporto che può svolgersi solo in presenza e non nell´assenza, che è tipica dell´informazione virtuale. La cultura non è solo un accumulo di dati, ma il risultati del loro filtraggio. Della loro decimazione […]”
Ma cosa aspettiamo a tornare davvero alla penna d’oca? Alle macchine da scrivere meccaniche? Ma torniamo alle tavole di pietra no? Fortuna che queste sarebbero persone “illuminate”. Cari miei, Internet è uno strumento, nulla di più. Esattamente come il telefono. Se le generazioni di Google sono più stupide, non diamo la colpa di ciò a Google per favore! Le ricerche approfondite, possono essere dispendiose anche su Internet, esattamente come in una biblioteca. Uno strumento, non è buono o cattivo in sé, dipende da come lo si usa. Una pistola può essere dannosa nelle mani di un delinquente, mentre può essere utile nelle mani di un poliziotto. Un telefono è utilissimo se devi chiamare un taxi, mentre è odiosissimo se usato per fare telemarketing. Insomma, invece di denigrare Internet, impariamo ad usarlo. E non facciamoci prendere dalla tecnofobia. Tanto la tecnologia e il progresso avanzano indipendentemente da noi. Una volta la gente aveva paura del treno, perché spaventava le mucche che di conseguenza producevano meno latte (SIC!). Oggi altri “illuminati” hanno paura di Internet perché farebbe diventare stupidi. Ma occuparsi di problemi un po’ più seri, no?

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Venerdì 6 Giugno 2008

Marocchina violentata da un italiano: articolo da incorniciare

Archiviato in: Politica, Società, Perbenismo, Moralismo, Sicurezza, Donne, Informazione, Immigrazione, Xenofobia — Maurizio ( 09:30 )

Non parlo mai di cronaca nera, ma questa volta faccio un’eccezione. Oggi infatti la Repubblica titola: “Marocchina 14enne violentata da un italiano”. Sì, avete letto bene. Annotatelo nel calendario perché titoli come questo sono da considerarsi un evento come la caduta di un meteorite o l’avvistamento di un UFO. Tempo fa ci fu un caso simile: una romena violentata da un italiano. Su Articolo 21 scrissero: “Si accettano scommesse sullo spazio che sarà riservato alla notizia di Roma.”. Evidentemente non sono l’unico ad aver notato certe discriminazioni razziali nella diffusione delle notizie. Eppure i dati ISTAT parlano chiaro:
“Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 55,5% degli ex partner, il 14,3% del partner attuale, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei
e ancora:
“Il 68,3% delle violenze domestiche avvengono in casa”
o meglio:
“Tra gli autori della violenza al primo posto si collocano gli ex mariti/ex conviventi (22,4%), seguiti dagli ex fidanzati (13,7%), dai mariti o conviventi attuali (7,5%) e infine dai fidanzati attuali (5,9%).”
Una stima evidenzia che 10 milioni di donne tra i 14 e i 59 anni sono state molestate (dati del 2006). Non solo, sempre l’ISTAT afferma che solo il 7,3% delle violenze che avvengono in famiglia viene denunciato. Il 92,4% non viene denunciato, quindi le violenze sono molte ma molte di più. Questi dati vorrei stamparli a fuoco sulla fronte degli esponenti della Lega. Quegli esponenti che hanno incentrato la campagna elettorale sul tema sicurezza. Quegli esponenti che grazie alla demagogia hanno conquistato le ambite poltrone. Certo, i giornali li hanno aiutati eh? Già, perché pur di vendere una copia in più si sono guardati bene dal diffondere i dati del Viminale. Dati che evidenziano il calo dei reati in Italia. Sempre giornali e tivvù, si sono guardati bene dal diffondere in maniera martellante ciò che afferma l’ONU: l’Italia è il paese più sicuro d’Europa. Lo rivela uno studio dell’UNICRI (Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul Crimine e la Giustizia). Anche un rapporto Eures-Ansa conferma questo dato. Per fortuna che mentre tivvù e giornali sono pervicacemente impegnati nell’opera di disinformazione, in Rete ci sono degli ottimi blog che agiscono in maniera specularmente opposta.

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Lunedì 26 Maggio 2008

Disoccupati over 40

Archiviato in: Politica, Società, Diritti civili, Lavoro, Economia — Maurizio ( 10:28 )

Digitando su Google le parole “disoccupati over 40” si ottengono 160.000 risultati. Se si applicano dei filtri alla ricerca in modo da escludere tutti i risultati che vanno dal 2003 al 2007, si ottengono ben 843 risultati. Ciò significa che è almeno dal 2003 che su Internet si parla di disoccupati over 40. Però si tratta di documenti vecchi, perché i siti che parlano di questo problema - aggiornati al 2008 - sono appena 843. Secondo dati ISTAT del 2005 (tre anni fa) il numero dei disoccupati con più di 40 anni ha superato il milione di unità. Se perdi lavoro a 40 anni, hai finito di vivere. Le imprese assumono solo giovani sotto i 30 anni. Nelle offerte di lavoro viene spesso specificata espressamente la dicitura: “max 35 anni”. Questa dicitura è fuorilegge, in quanto una normativa europea proibisce le discriminazioni. Infatti si tratta di un problema tutto italiano. Ma la dicitura “max 35 anni” è un falso problema: eliminandola, il risultato non cambierebbe. Durante un colloquio di lavoro, infatti, un datore di lavoro può trovare 1.000 scuse per non assumerti. Il problema è culturale. Il datore di lavoro infatti, preferisce assumere giovani inesperti perché gli costano meno. Il punto è che esistono lavori che richiedono esperienza. Utilizzare persone inesperte per tali mansioni, riduce sì i costi, ma a discapito della qualità. Ma in Italia la qualità non è una priorità. In Italia non esistono imprenditori con la I maiuscola. Persone cioè che investono a fronte di un ricavo futuro. In Italia gli “imprenditori” vogliono tutto e subito. Meglio produrre beni e servizi di scarsa qualità, piuttosto che investire a medio o lungo termine. In Italia in sostanza, non ci sono imprenditori. Ma cosa fa la politica per tentare di risolvere questo problema? Esiste il Ministero per le Pari Opportunità (ieri c’era la Pollastrini oggi c’è la Carfagna). Esistono le sovvenzioni della Comunità Europea. Bene, cosa si è prodotto di concreto dal 2003 ad oggi? Effettuando alcune ricerche in Rete, si scopre una miriade di società e di enti che gravitano intorno al settore “over 40” (ASSFORSEO, ATDAL, OVER40, IMPRESAFEMMINILE, CAPITALE DONNA, DISAMIS e via dicendo). Senza contare gli enti statali, regionali, provinciali e comunali. Cosa fanno? In teoria promuovono, incentivano, sviluppano, partecipano a convegni, aprono sportelli, indirizzano, creano progetti. In pratica? Dal 2003 ad oggi hanno prodotto: un corso di inglese da 40 ore (un programma così lungo avrà generato sicuramente degli interpreti madrelingua, suppongo), 3 corsi da 150 ore (help desk, web design, marketing e vendita). Fine. Pardon, non fanno solo queste cose. No, sostengono lo sviluppo d’impresa! Solo per il Lazio sono stati stanziati ben 5.208.235,31 euro. 3.770.762,37 euro per la sola città di Roma. Infatti a Roma le imprese gestite da ex-disoccupati over 40 anni, pullulano. Pensate che nel 2006 sono stati pubblicati ben due bandi, uno dei quali finanziava le nuove imprese con denaro a fondo perduto: da un minimo di 10.000 euro ad un massimo di 35.000 euro! Con queste folli cifre, chiunque può aprire la propria azienda no? Ma coloro che creano questi bandi hanno mai fatto una ricerca banale per scoprire qual è la somma minima richiesta per aprire un’attività in franchising? Il dubbio che viene – ma io sono una persona notoriamente maligna – è che tutte queste aziende nate con lo scopo di occuparsi del problema dei disoccupati over 40, in realtà abbiano fatto una cosa sola: incassare i finanziamenti. Già, perché facendo alcune ricerche in Rete si scoprono decine e decine di aziende e di siti web che si linkano l’un l’altro. Parlano tutti di progetti, di promozione, di sviluppo, di convegni, ma i progetti concreti dove sono? I risultati dove sono? In questi siti si parla di aria fritta, si parla di “bilancio di competenze”, ma non si trovano dati reali del tipo: “numero di persone assunte: X”. Questa gente partecipa ai convegni. Il tema dei convegni è: “lavoro over 40, che fare?”. Insomma i politici le aziende e le associazioni si incontrano e discutono. Parlano, parlano, parlano. Sviluppano, incentivano, promuovono, aprono sportelli, dibattiti. Le associazioni ti chiedono dei soldi. Buffo no? Associazioni di disoccupati che chiedono soldi ai loro iscritti. Sì, ma mentre tutta questa gente parla e intasca sovvenzioni e finanziamenti, i disoccupati che hanno superato i 40 anni, cosa mangiano? Meno male che ora c’è l’ex valletta Carfagna!

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Giovedì 22 Maggio 2008

Ancora con la caccia alle streghe? E basta!

Archiviato in: Società, Psicologia, Religione — Maurizio ( 09:28 )

Ma è possibile che la storia non insegni nulla agli uomini? In un villaggio del Kenia, 15 donne accusate di stregoneria sono state arse vive. Quasi 40 anni fa l’uomo posò il piede sulla superficie lunare e ancora oggi c’è gente che crede alla stregoneria. Oddio, esiste ancora gente che crede a quanto propagandato dalle religioni, se è per questo… Possibile che il mondo sia ancora rimasto fermo al Medioevo? Pardon, post medioevo (come mi fa notare una simpatica amica amante del periodo medievale, la caccia alle streghe fu un obiettivo perseguito in particolar modo intorno al XVII secolo).

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Martedì 20 Maggio 2008

Carfagna, il Ministro medievale

Archiviato in: Politica, Società, Diritti civili, Giustizia — Maurizio ( 09:06 )

Nel medioevo si faceva la caccia alle streghe. Nel 2008 si fa la caccia ai “diversi” scatenando omofobia e xenofobia. Nel medioevo la Santa Inquisizione bruciava le streghe, oggi, nel 2008, il Ministro Carfagna nega riconoscimenti giuridici alle coppie omosessuali. Ministro Carfagna, ma ha capito che siamo nel 2008 e non nel 1200? No, sa, alle volte… Che vogliamo farne di questi omosessuali, li mettiamo su delle cataste di legna e appicchiamo il fuoco? O magari – visto che sono delle persone – riconosciamo loro i diritti che hanno tutti gli altri? Mi scusi Ministro, ma lo sa che il suo dicastero si chiama “Ministero per i DIRITTI e le PARI opportunità”? Gliel’hanno spiegato cosa significano le parole “diritti” e “pari”? No, sa, alle volte… Ma continuare a fare la valletta in tivvù, proprio no eh?

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Giovedì 8 Maggio 2008

La morte delle lingue

Archiviato in: Società — Maurizio ( 08:05 )

Secondo i dati presenti su siti come Etnologue, Linguasphere e Linguistlist, sono circa 7.000 le lingue parlate nel mondo (6.912 secondo Ethnologue, 7.589 quelle elencate all’interno dello standard ISO 939-3), ma entro la fine di questo secolo metà di queste moriranno. Le lingue, infatti, nascono, vivono e muoiono esattamente come le persone. L’estinzione di una lingua però, implica come conseguenza la scomparsa della cultura ad essa strettamente legata. Molte culture e tradizioni, infatti, sono tramandate verbalmente di padre in figlio:
“Io sogno in Chamicuro,
ma non posso raccontare i miei sogni a nessuno,
perché nessun parla più il Chamicuro.
E’ triste essere l’ultima.”
(Natalia Sangama, anziana donna di lingua Chamicuro)
In Messico sono rimaste solo due persone a parlare l’ayapaneco. Queste due persone hanno litigato e non si parlano più. Il fatto è talmente grave che l’Istituto Nazionale delle Lingue Indigene sta cercando di convincere i due a partecipare ad un progetto d’insegnamento dell’ayapaneco ai giovani della loro comunità. In Australia sono rimaste 3 persone a parlare la lingua yawuru, mentre in Amazzonia 6 persone parlano l’arikapu. Sempre in Australia, è rimasta una sola persona che conosce l’amurdag. Ma questi sono solo alcuni esempi: si stima che ogni due settimane muoia una lingua. Le cause della morte di una lingua possono essere varie:
  • Competizione linguistica (inglese contro francese nelle pubblicazioni scientifiche)
  • Rifiuto di insegnare ai bambini nella loro lingua madre, (vedi il gaelico scozzese)
  • Imposizione di un’altra lingua (ad esempio dichiarandola come unica lingua ufficiale)
  • Sterminio del popolo che parla la lingua (vedi il declino dello yddish)
  • Declino naturale delle popolazioni native e delle loro tradizioni
Da Wikipedia:
“Il processo più comune di estinzione linguistica è un processo in cui una comunità di locutori di una lingua diviene bilingue in un’altra lingua, e gradualmente diventa fedele alla seconda lingua, fino a cessare di usare la lingua originale (esempio antico nella storia d’Italia è il greco in Calabria, dove fino al Cinquecento era la lingua madre della maggior parte della popolazione). Questo è un processo di assimilazione che può essere volontario o forzato su una popolazione. I locutori di alcune lingue, in particolare regionali o minoritarie, possono decidere di abbandonarle per motivi economici o utilitari, in favore di lingue considerate più utili o prestigiose. Le lingue possono anche morire quando i loro locutori vengono spazzati via dal genocidio o dalle malattie.”
C’è da dire anche che il 96% delle lingue esistenti al mondo è parlato soltanto dal 4% della popolazione mondiale. Meno di un quarto delle lingue esistenti al mondo sono utilizzate a scuola o su Internet. Internet - a modo suo - aiuta il processo di estinzione delle lingue. Quali sono infatti la lingue più diffuse in Rete? Il giapponese (37%), l’inglese (36%) e il cinese (8%). La nascita, lo sviluppo e la morte di lingue e culture, sono cicli sempre esistiti. Non stiamo parlando di un fenomeno recente come alcuni credono. La storia descrive la nascita, la vita e la morte di parecchie civiltà, come gli aztechi, i maya, gli incas, i micenei, i dorici, gli ittiti, gli assiri, i babilonesi, i fenici etc. Probabilmente la globalizzazione ha una certa influenza sulla sopravvivenza delle lingue, ma si tratta comunque di processi essenzialmente inevitabili. Oggi infatti identifichiamo la globalizzazione con le aziende multinazionali come Adidas e Nestlè, ma già i fenici (XII sec. a.C.), erano famosi per la loro abilità nel commercio al di fuori dei loro confini. Quando muore una lingua, scompare la cultura della popolazione che la parlava. La salvaguardia delle culture e delle civiltà è un tema importante e da non sottovalutare.

(questo post è dedicato a Marco e a tutti coloro che come lui vedono minacciata l’identità nazionale dalle invasioni degli stranieri)

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Lunedì 5 Maggio 2008

L’invasione

Archiviato in: Società, Immigrazione — Maurizio ( 08:00 )

Ieri nel vagone della metro ho fatto la seguente considerazione: accidenti quanti turisti che ci sono qua dentro. Inevitabilmente mi sono ricordato della paranoia di Marco per l’invasione degli stranieri. Allora - rivolgendomi verso Simona con tono ironico - ho detto: «pensa se Marco fosse qui ora». E lei: «già, mi sa che siamo gli unici che parlano italiano qua dentro». A quel punto la riflessione è venuta spontanea: «pensa, tra 10 anni questo vagone sarà occupato solo dagli stranieri. Tutti parleranno lingue diverse. L’unico che parlerà ancora italiano sarà lo speaker della metro, che con tono cantilenante dirà: “prossima fermata, Vittorio Emanuele, uscita lato… destro”».

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Martedì 22 Aprile 2008

Gli effetti del capitalismo: i nuovi poveri

Archiviato in: Società, Economia — Maurizio ( 07:00 )

È una tessera di plastica con banda magnetica, foto e nome dell’intestatario. C’è stampigliato sopra FNS (Food and Nutrition Service). La possiedono 28 milioni di americani. Un milione 860 mila persone solo a New York. 1 abitante su 10. La vedi circolare nei supermercati e nei negozi. La possiedono disoccupati, lavoratori, pensionati. Sembra una carta di credito ma non lo è. Che cos’è? È una carta ricaricata dal governo: serve per comprare cibo. Queste carte si stanno diffondendo velocemente: gli utilizzatori di queste carte sono 1 milione e mezzo in più dell’anno scorso. Questa è la situazione americana, in Italia le cose non vanno meglio. Sono sempre di più gli impiegati, gli operai, i pensionati che non arrivano alla fine della terza settimana del mese. Tra queste persone ci sono anche coppie dove lavorano tutti e due. Chi non ce la fa, chiede aiuto economico o alimentare alla Caritas. Sono i nuovi poveri. Poveri con lo stipendio. Aumentano a vista d’occhio. Non serve molto per diventare povero: basta una malattia, una separazione, un licenziamento. In Italia poi, c’è l’aggravante dell’età: per chi ha superato i 35 anni, la prospettiva di trovare lavoro è praticamente un miraggio. Già, perché chi offre lavoro vuole gente giovane. Ci sono persone che pur di farsi assumere si sono tinte i capelli. Per nascondere l’età vera (il tipo in questione, venne licenziato non appena si venne a sapere l’età reale). In Italia sono 11 milioni i poveri. 7 milioni e 800 mila persone che “vivono” con 800 euro al mese. Intanto il prezzo del petrolio è salito a 117 dollari al barile. Si teme possa arrivare a 150, 200 o 300 dollari. L’euro è arrivato a 1,5926 dollari. I prezzi aumentano e gli stipendi (per quelli che ce l’hanno) rimangono gli stessi. È questo il prodotto del capitalismo? Forse c’è qualcosa che non va.

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Lunedì 21 Aprile 2008

Questa automobile l’ho disegnata io!

Archiviato in: Società, Automobili — Maurizio ( 08:00 )

automobile del futuro Ultimamente ho notato un “curioso” trend nel nostro tartassato paese. Un paese dove la gente non arriva alla terza settimana del mese. Forse la seconda. Il trend è quello dell’auto grossa. Mi sembra un po’ come quello del “coso” più lungo (sì, esatto, quel complesso che affligge alcuni maschietti). Ci sono persone che non fanno mai la doccia nelle palestre, proprio per evitare “confronti”. Evidentemente il complesso si deve essere trasferito anche alle quattro ruote. Ora, lo so che voi pensate che sono “comunista” e “dittatore”, ma quelli che girano con il SUV proprio non li reggo. SUV, è acronimo di Sport Utility Vehicle, un veicolo assolutamente indispensabile in città. Soprattutto se devi andare a comprare le sigarette al tabaccaio sotto casa. Scusate, sarò un po’ all’antica, ma secondo me il fuoristrada è stato ideato per andare nelle foreste e nei deserti non per andare in città. Il trend iniziò timidamente con le station-wagon. Si diceva che le usavano le famiglie con molti figli. Poi uscirono auto più ingombranti come l’Espace. Poi arrivarono fuoristrada e SUV. Poi quelle specie di pulmini tipo la Viano. Sì, la Viano è pensata per famiglie maxi, un po’ oversize, via. Tipo la famiglia Bredford per intenderci. Il massimo credo sia stato raggiunto con quei cosi, come si chiamano, sì i pick-up con la prolunga. Beh, sapete, visto il trend che si è ormai delineato, ho un’idea da proporre alla Fiat per la loro prossima auto. Gli italiani faranno follie per averla. Eccola qui. Questa moda delle auto grosse, l’abbiamo importata dagli americani insieme alla Coca-Cola, alle patatine e agli hamburger. Ragazzi, quando la finiremo di copiare gli yankees?

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