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Mercoledì 9 Gennaio 2008

Microcar e gadget elettronici in auto: un mondo alla rovescia

Archiviato in: Ambiente, Società, Salute, Automobili, Tecnologia — Maurizio ( 09:18 )

È un mondo al contrario quello nel quale viviamo. Prima notizia. Le “microcar”, le piccole automobili che si possono guidare già dall’età di 14 anni, sono sotto accusa: i sindaci di molti comuni le odiano perché nei centri storici, causano il doppio degli incidenti delle auto normali. Ovviamente, se chiedi il parere a Stefano Casalini, presidente del Gruppo Quadricicli dell’ANCMA (l’associazione ciclo motociclo e accessori), la risposta non può che essere questa:
“C’è molta confusione sulle vetturette e tutto nasce dal fatto che si continuano a paragonarli alle auto. Ma le microcar sono ciclomotori, solo molto più sicuri: io li definisco “scooter con il casco integrale”, che in questo caso non protegge solo la testa ma tutto il corpo”.
Già, perché queste “vetturette” non superano i 50 km/h. Altra notizia. Le auto saranno sempre più infarcite di gadget elettronici. La parola d’ordine è interattività. Non bastano cellulari e navigatori, in futuro ci sarà anche la possibilità di aggiornare il blog direttamente dalla propria auto. Bene, su queste due notizie vorrei fare alcune riflessioni. Primo: solo in Italia (ma la situazione ritengo sia analoga a quella di altri paesi) c’è un rapporto tra numero di abitanti e di auto circolanti, assurdo. Ci sono 58 milioni di abitanti (vecchi e bambini compresi) e 23 milioni di auto circolanti. Il mercato non dovrebbe essere saturo? Infatti è così, e se non fosse per gli “aiuti” governativi, le aziende costruttrici di automobili, sarebbero fallite da un pezzo. La FIAT è sopravvissuta grazie alla cassa integrazione – denaro pubblico – alle marmitte catalitiche (che alla fine inquinano di più di quelle normali) e ai vari euro 3-4-5-6-7-8-9 (ad libitum) che impongono l’acquisto di una nuova auto ogni due anni (altrimenti non puoi circolare). Invece di disincentivare l’uso dell’auto, lo si incentiva (microcar e gadget elettronici). Invece di limitare le vendite di auto, si studiano sistemi per aumentarle (leggere stenografico delle commissioni parlamentari per credere). Non va. Le microcar sono dei ciclomotori più sicuri, si dice. Bene, ma i ciclomotori – per definizione – sono meno sicuri delle auto. A prescindere. A 14 anni non ragioni come a 18 (ma secondo me anche a 18 non si scherza). Sei più incosciente e meno responsabile. Ma le microvetture non superano i 50 km/h, si dice. Bene, ma i crash test (andare su YouTube e vedere i filmati) dimostrano che a velocità inferiori di 50 km/h, se ci si schianta contro un muro, si schizza fuori dall’auto attraversando il parabrezza. No, tanto per dire. Ma siccome in fatto di incidenti automobilistici ci vogliamo proprio male, aggiungiamo nelle auto una miriade di fonti di distrazione. Non bastavano i cellulari. No, ora si naviga su Internet e si aggiorna il blog. Mi sembra quasi di vederli certi blogger “web 2.0 addict”. Sapete, quelli che non solo bloggheggiano ma twittano, flickereggiano, facebookkano, tumblireggiano… Quanta attenzione porranno alla guida? Hmmm, prevedo per il prossimo futuro, un aumento pauroso di incidenti automobilistici. Insomma, si inquina di più, si crea più traffico, ci si stressa di più e si rischiano più incidenti. È proprio un mondo al contrario. Un mondo più vero dovrebbe essere diverso. Mezzi pubblici efficientissimi e meno auto in circolazione, meno traffico, meno inquinamento e più soldi in tasca. Io sogno una casa in campagna e una vita all’aria aperta. Sogno un mondo dove i costruttori di auto non ti fregano con la truffa dei filtri antiparticolato (in città accumuli le particelle nocive e quando esci in campagna le liberi nell’aria). Sogno di respirare aria pura al posto del piombo e del Co2. Questo è il mondo che vorrei. Altro che gadget elettronici in auto e microcar.

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Venerdì 30 Novembre 2007

Sul blog di Beppe Grillo, il video del Commissario della UE, Viviane Reding sull’accesso alla Rete e alla banda larga: i nostri politici non ci ascoltano? Diciamolo alla UE!

Archiviato in: Petizioni, Internet, Tecnologia, Lobby — Maurizio ( 07:19 )

In questo post di Grillo, c’è il video ed il testo del discorso del Commissario UE Viviane Reding sull’accesso alla banda larga. La Reding parla dell’Italia evidenziando il triste problema del Digital Divide nostrano: le città hanno la banda larga, mentre in campagna si va con il modem a carbonella (come dice qualcuno di mia conoscenza), cioè a 56 Kbps (SIC!). Grillo parla degli ostacoli alla diffusione del Wimax e del monopolio Telecom Italia: tutte cose stranote. Alla Reding piacciono i blog (a differenza del nostro Levi e dei suoi compagni di merende). Bene, le firme raccolte da Grillo sul Wimax (a proposito, tu hai firmato la petizione? Se non lo hai fatto, corri a firmare!) sono più di 100.000. Ora Grillo le vuole inviare alla Reding. Che abbia trovato la soluzione di tutti i nostri mali? Aggirare il duro e schifoso ostacolo dei politici nostrani (leggi ‘AGCOM’, Autorità Garante per le COMunicazioni, che io chiamo scherzosamente Autorità Garante per i COmpagni di Merenda a causa del propendere verso gli interessi dei soliti noti) e rivolgersi direttamente all’authority europea? Visto che le petizioni che vengono inviate ai politici sono lettera morta, allora occorre rivolgersi alla Commissione Europea. Ecco. Mi pare già di sentirli, i denigratori: “solita buffonata grillesca che alza il polverone ma non conclude nulla”. Bene, a questi denigratori, faccio notare che se oggi non si paga più il costo di ricarica sui cellulari, il merito non è di Pier Luigi Bersani. No, affatto. Il merito è di un ragazzo come noi, un certo Andrea D’Ambra. Andrea un giorno si stufa di questo sopruso tutto italiano e crea un sito per raccogliere le firme per abolire i costi di ricarica. Anche Beppe Grillo parla di questa iniziativa. Risponde l’Antitrust meravigliata di questi incredibili costi di ricarica (ma dove vivono costoro?). Le firme vengono inviate alla Commissione Europea. A quel punto, finalmente, l’AGCOM si sveglia (per forza, c’è la Commissione Europea che rompe le scatole e li sveglia dal letargo) ed il resto è storia: Bersani coglie la palla al balzo e scatta il decreto. Visto? Una persona sola ha smosso tutta la faccenda! Altro che politici, associazioni di consumatori (che inizialmente vennero interpellati da D’Ambra e gli risposero ‘picche’) et similia. A volte basta una persona sola. Non stiamo sempre lì ad aspettare la manna da politici e partiti che ormai non ci rappresentano più. Voi che vivete in campagna e che nei forum vi lagnate perché non avete la banda larga e perché l’accesso ad Internet costa troppo: firmate la petizione di Grillo. Servono due minuti, che ci vuole? Io firmo petizioni continuamente, ma spesso non vedo adesioni spontanee da parte della gente. Le persone sono anestetizzate, in trance. Incapaci di reagire. Qualcuno mi ha detto: non firmo…chissà cosa ci fanno con il mio indirizzo e-mail. Insomma! Ma dove viviamo, nell’ottocento? Forza! E’ ora di muoversi, basta lagnarsi!

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Mercoledì 28 Novembre 2007

MagLev Wind Turbine: i cinesi creano un eolico a levitazione magnetica che costa solo 0,7 centesimi di euro al Kw!

Archiviato in: Ambiente, Energia, Tecnologia — Maurizio ( 10:26 )

Si chiama MagLev Wind Turbine la prossima rivoluzione nel settore dell’energia pulita. Negli impianti eolici classici, gran parte dell’energia viene sprecata a causa dell’attrito delle parti meccaniche. Nella MagLev Wind Turbine, l’attrito viene quasi del tutto eliminato, grazie alla levitazione magnetica. Il risultato? 1% di energia eolica sprecata dall’attrito e 99% utilizzata per produrre energia elettrica. Una brezza di 1,5 metri al secondo è sufficiente per produrre energia elettrica. La manutenzione è ridotta ai minimi termini ed un impianto del genere può funzionare per 500 anni. 1 Kw di energia costa solo 0,7 centesimi di euro. Una turbina in grado di produrre 1 Gigawatt di energia elettrica, potrebbe alimentare ben 750.000 abitazioni. Ma chi ha ideato una tale meraviglia? Udite, udite: i cinesi! Come feci notare in un mio precedente post, i cinesi non si limitano più a copiare: ormai fanno anche innovazione, creano. I faccendieri nostrani (qualcuno ancora li chiama imprenditori) sono ancora convinti che la crisi economica dipenda dalla globalizzazione, dai cinesi, dall’euro, dal costo del lavoro. I faccendieri nostrani vedono nella flessibilità (leggi ‘precariato’) l’unica via d’uscita. Di innovazione, investimenti nella ricerca, piani industriali di sviluppo, non se ne parla. La politica ha una grave responsabilità in questo senso. Mentre noi riduciamo i costi alle imprese con il cuneo fiscale (leggi ‘regaliamo i soldi ai faccendieri’), gli altri Paesi iniziano a considerare la tutela dell’ambiente come un vero e proprio business. Vedi ad esempio il caso di Google. Infatti Google ha iniziato ad investire parecchi milioni di dollari nel settore delle fonti di energia rinnovabile. Ad ogni modo, tornando alla MagLev Wind Turbine, occorre dire che non è tutto oro ciò che luccica. La MagLev Wind Turbine infatti, è ancora a livello di concept. Ci sono problemi di natura tecnica e di impatto ambientale. Sembra infatti che per produrre i potenti magneti utilizzati da questa turbina, sia necessario utilizzare il Neodimio, un elemento chimico abbastanza raro in natura. Inoltre, una turbina da 1 Gigawatt, occuperebbe uno spazio di 100 acri (un ‘quadrato’ di quasi 633 metri per lato!?). Intanto, quelli dell’Enel, sono molto attenti ai problemi di natura paesagistica.

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Sabato 24 Novembre 2007

Wimax: il TAR del Lazio boccia la richiesta di sospensione della delibera AGCOM. No, non ce la possiamo fare…

Archiviato in: Petizioni, Internet, Tecnologia, Lobby — Maurizio ( 16:22 )

Il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione della delibera per il Wimax. La motivazione? La società MGM (l’azienda tedesca che ha richiesto la sospensione) potrà partecipare al bando senza discriminazioni. Beh, motivazioni a parte, c’è da chiedersi come mai paesi come la Francia abbiano favorito gli operatori più piccoli a svantaggio di quello principale (France Telecom). Forse perché in Francia non esiste un’authority come la nostra AGCOM (Autorità Garante delle COMunicazioni) che ‘parteggia’ per i soliti noti (Tim, Vodafone, Wind, Tre). Ma forse dovremmo chiamarla Autorità Garante per i COmpagni di Merende? ;-) Intanto la petizione di Grillo ha superato le 100.000 firme. Nella petizione si chiede di non permettere ai gestori telefonici di partecipare alla gara per il Wimax. Avremo un Wimax libero in Italia? No, non ce la possiamo fare…

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Venerdì 16 Novembre 2007

Concorso Android rivolto a tutto il mondo. Italia esclusa. Google spaventato dalla nostra burocrazia

Archiviato in: Google, Lavoro, Cellulari, Tecnologia, Aziende — Maurizio ( 10:49 )

Dopo una buona notizia, una cattiva. Google ha indetto un concorso indirizzato a tutti i programmatori del mondo, per sviluppare applicazioni per la nota piattaforma Android (il software open source che Google pensa di installare nei prossimi cellulari). E’ previsto un premio di 10 milioni di dollari. Bene, a tale concorso non sarà ammessa l’Italia (insieme a Cuba, Iran, Corea del Nord, Myanmar, Siria e Sudan). Il motivo? Troppa burocrazia. Google non ha intenzione di impelagarsi in lungaggini legislative farraginose in materia di concorsi. Insomma, l’Italia è nota in tutto il mondo per i suoi cavilli e legacci normativi. Il Fisco ad esempio, è l’emblema della burocrazia in Italia. E mentre nei paesi civili, un giovane compila un modulo e apre una azienda, in Italia lo stesso giovane deve interpellare un esperto di diritto per capire come si deve muovere per non essere fuorilegge. In Italia c’è il problema della disoccupazione, dei lavori precari, della crisi delle aziende. Un giovane potrebbe mettere su un’impresa oppure lavorare in un call center. Beh, di solito opta per il call center, perché mettere su un’impresa, da noi è un’impresa nel vero senso della parola (il gioco di parole è voluto). Ad esempio, se l’attività è poco conosciuta, sarà difficile capire quale codice attività usare all’atto della registrazione dell’impresa alla Camera di Commercio. Se poi l’attività viene svolta su Internet (oggetto misterioso sconosciuto ai legislatori) sono dolori. In Italia c’è poi il problema delle banche: nei paesi civili, le banche finanziano l’idea. Così, se tu vuoi creare qualcosa dal nulla ma non hai i soldi, la banca te li presta. Questo non è possibile in Italia, dove le banche non rischiano un centesimo di euro e preferiscono dare soldi a noti faccendieri o fregare i propri clienti con Bond argentini e azioni Parmalat. Morale? Negli USA i giovani aprono continuamente nuove aziende (le chiamano start-up), in Italia, regna sovrano l’immobilismo e le manovre dei faccendieri (Tanzi, Fiorani, e compagnia).

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Mercoledì 14 Novembre 2007

La Commissione Europea: in Italia non c’è concorrenza su TLC. Prezzi troppo elevati e Digital Divide.

Archiviato in: Internet, Monopolio, Tecnologia, Lobby — Maurizio ( 13:59 )

La Commissione Europea a Strasburgo, ha adottato il pacchetto per le TLC, dove si richiede la separazione funzionale delle reti, un’ Authority europea ed il dimezzamento dei mercati delle telecomunicazioni regolamentati. Questo per revisionare il sistema delle telecomunicazioni europee, la cui regolamentazione risale al 2002. Il commento del commissario UE alle TLC, Viviane Reding:
“Anche in Italia la mancanza di concorrenza effettiva penalizza i consumatori che in questa situazione sono i perdenti, pagando tariffe più elevate”
L’Italia, secondo la Commissione, è tra i Paesi (insieme a Grecia, Malta, Polonia) rimasti indietro sul fronte della concorrenza. Ma va? I prezzi delle linee ADSL sono alti a causa del monopolio Telecom Italia. Esiste il Digital Divide, la banda larga non è adeguatamente sviluppata su tutto il territorio (ci sono comuni che vanno a 56 Kbps, SIC!). L’UMTS è stato affossato a causa delle tariffe spropositate. Il Wi-Fi anche. Vogliamo parlare del futuro affossamento – viste le premesse – del Wimax? Sono cose evidenti anche per la Reding. Solo Bersani, Gentiloni, AGCOM ed Antitrust non se ne accorgono. Loro dormono.

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Giovedì 11 Ottobre 2007

Wimax: presentati i dettagli del bando

Archiviato in: Internet, Tecnologia — Maurizio ( 14:39 )

E’ appena finita la conferenza stampa del Ministero delle Comunicazioni sul Wimax. Non sembra ci siano novità rispetto a quanto anticipato da varie fonti in passato. In sintesi:
  • Licenze della durata di 15 anni prorogabili
  • 2 licenze per ciascuna delle 7 ‘macro-regioni’ (14 licenze) ed una per singola regione (21 licenze); quindi un totale di 35 licenze
  • 45 milioni di euro la base d’asta complessiva (per fare un esempio, la macro-regione Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise ‘vale’ 2,27 milioni, mentre la sola regione Lazio vale 1,6 milioni)
Le 7 macro-regioni sono:
  1. Lombardia, Bolzano, Trento
  2. Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria e Toscana
  3. Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche
  4. Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise
  5. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
  6. Sicilia
  7. Sardegna
Il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni ha dichiarato che entro 45 giorni dalla pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e quella della Comunità Europea si potranno presentare le domande di partecipazione. Entro i successivi 15 giorni ci sarà la valutazione delle domande da parte del ministero e la comunicazione dell’elenco dei soggetti ammessi alla gara. Entro i successivi 30 giorni sarà possibile presentare le offerte da parte dei soggetti ammessi alla gara. Perciò tra circa 90 giorni potrà partire la gara vera e propria.

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Lunedì 24 Settembre 2007

Si, ma il Wimax?

Archiviato in: Politica, Internet, Monopolio, Tecnologia, Lobby — Maurizio ( 22:51 )

La pubblicazione del bando per l’assegnazione delle frequenze del Wimax, non doveva partire entro l’estate? Sono mesi che circolano notizie che vedono imminente la data di pubblicazione di questo fantomatico bando. Ma…apprendo oggi su Punto Informatico del mirabolante scoop di Morse. Stando a quanto scritto nell’articolo, sembrerebbe che alcune società abbiano deciso di contestare la validità del regolamento che fissa le linee guida da adottare nella predisposizione del bando per l’assegnazione delle licenze Wimax. In sintesi, nelle missive inviate ai vari organi preposti, si richiede il ritiro di tale regolamento e la sua revisione. Infatti stando così le cose - c’era da dirlo? - le modalità con le quali verranno assegnate le licenze/frequenze, agevoleranno i soliti noti, prima su tutte Telecom Italia. Vi ricordate il discorso di Grillo in sede di assemblea degli azionisti Telecom Italia? “Il Wimax non deve essere dato agli operatori telefonici, perché tutto quello che toccano loro diventa merda”. E poi mi si viene a dire populismo e qualunquismo. Grillo ha ragione da vendere: in passato le tecnologie WiFi e UMTS sono state affossate dai soliti noti. E’ storia vecchia. Tutti temono che il Wimax possa venire affossato. Tutti. Esperti di settore, persone comuni nei forum, Grilli e grillini. Tutti. C’è anche una raccolta di firme online. Io sono stanco di ripetere queste cose. Ma l’AGCOM, quell’ente inutile e mangiasoldi che conosciamo tutti (venne riconosciuto inutile anche in sede UE se non ricordo male) pensa bene - come al solito - di tutelare gli interessi di pochi. In barba al Digital Divide. In barba all’arretratezza tecnologica. Ribadisco il ‘nodo’ strategico del Wimax: 1) il Wimax permette l’accesso ad Internet senza fili ovunque ci si trovi; 2) è possibile telefonare ‘gratis’ su Internet utilizzando il protocollo VOIP. Quindi Wimax=telefonate VOIP=telefonate gratis (o meglio, visto che dovrebbero spuntare nuovi operatori, a costi decisamente inferiori). E’ chiaro ora perché TIM, Vodafone and company non hanno interesse che il Wimax si sviluppi in Italia? Nokia ha già in piano un cellulare Wimax per il 2008. E allora? Ben venga l’iniziativa di quelle società che hanno deciso di far cambiare il regolamento per la predisposizione del bando. Magari ciò comporterà un ulteriore slittamento (secondo me, prima del 2008 non si smuove paglia), ma almeno forse - forse - questa volta i soliti noti se la prenderanno dove dico io e si salvaguarderanno gli interessi dei cittadini. Occhi aperti!

AGGIORNAMENTO - TANTO PER CAPIRCI:

tratto dall’ultima delibera dell’AGCOM
“Su tale punto l’Autorità ritiene che, coerentemente con le procedure adottate in altre selezioni competitive, ad esempio l’UMTS ed il WLL, la prescrizione di un obbligo minimo di copertura e di avvio commerciale del servizio contribuisce a garantire maggiormente sia la reale volontà dell’impresa a realizzare i servizi previsti, limitando possibili fenomeni di pre-emption, sia l’utilizzo effettivo dello spettro.”
Ossia: visto che siamo riusciti ad affossare per bene il WLL e l’UMTS, adottiamo gli stessi criteri: se non hai i mezzi necessari a coprire un minimo di territorio, non vinci la gara. Hmmm…chi può competere con la copertura del territorio attuabile da aziende come Telecom Italia o Vodafone? Forse le aziende più piccole? Questo si che vuol dire liberalizzare, vero Bersani?
“I diritti d’uso delle frequenze di cui al presente provvedimento hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio e sono rinnovabili.”
Ossia: una volta vinta la gara da Telecom Italia, per 15 anni ci dovremo tenere il suo monopolio. Fra 15 anni, il Wimax sarà preistoria tecnologica e tutti gli altri paesi avranno la banda strasupermegaiperlarghissima…Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?
“Gli aventi titolo al rilascio dei diritti d’uso delle frequenze sono individuati, per ciascuna area di estensione geografica, sulla base di graduatorie distinte per ciascun diritto, basate sull’importo offerto anche attraverso un sistema di miglioramenti competitivi, secondo le modalità stabilite nel bando di gara, a partire da un importo minimo, stabilito per ciascuna area di estensione geografica e ciascun blocco di frequenze in gara e indicato nello stesso bando di gara.”
Ossia: sotto ad un importo minimo sei escluso dalla gara. Questo favorirà le aziende piccole? Potranno competere con Telecom Italia? Questo si che è liberalizzare, vero Bersani?

Qualche pignolo potrebbe sottolineare che Pierluigi Bersani è il Ministro delle Attività Produttive, mentre il Ministro delle Comunicazioni è Paolo Gentiloni. Tsk, tsk. E allora? Fa sempre parte del Governo attuale. Ed è lui che va sbandierando in giro le favole sulle liberalizzazioni. O no?

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Sabato 7 Luglio 2007

Il tappo tecnologico-legislativo italiano

Archiviato in: Politica, Petizioni, Monopolio, Tecnologia, Lobby — Maurizio ( 13:00 )

Questo post sarà caotico, lo dico subito, perché le cose da dire sono molte e dovrei scrivere un libro per raccontarle tutte. Scriverò di getto allora. Come spesso accade, i miei post traggono ispirazione dai blog che leggo. Leggendo Aradia infatti, vengo a sapere del convegno Il format che non c’è, organizzato da Articolo21, dove si è parlato del futuro della RAI, della sua funzione di servizio pubblico e dell’importanza del rilancio della cultura come una delle priorità della politica in Italia. Bene, ovviamente il rilancio della cultura nelle reti RAI è auspicabile, ma tutto ciò non può che farmi considerare la situazione disastrosa di arretratezza tecnologico-culturale del nostro Paese. Non può esserci cultura se non c’è la libertà tecnologica per poterla diffondere. Il discorso è lungo, vale la pena leggere questi articoli: Censis: le oligarchie affossano l’innovazione in Italia e Wimax libero. Veniamo al punto. In Italia esiste il Digital Divide. Cosa significa? Significa che molti italiani ancora non hanno accesso alla banda larga. Significa che questi italiani non possono usufruire di tutti quei prodotti multimediali che ovunque sono ormai una realtà scontata (Web 2.0, YouTube, quotidiani online, iTunes, TV via web, P2P e quant’altro). In Italia il costo per l’accesso alla banda larga è più alto rispetto a quello degli altri paesi (non tutti possono permettersi una linea ADSL). In Italia, la tecnologia UMTS (una sorta di banda larga dei cellulari) è stata volutamente affossata dai soliti quattro noti che detengono l’oligopolio delle telecomunicazioni nel nostro paese. In Italia esiste una authority (ormai l’inglese è d’obbligo, ma per chi fosse ancora affezionato all’italiano come me, si tratta di un ente ‘autonomo’ ed ‘indipendente’) che dovrebbe fungere da garante della trasparenza nelle comunicazioni; si chiama AGCOM: Autorità Garante delle COMunicazioni. Bene, questo ente non credo svolga il suo lavoro correttamente, in quanto ha il ‘vizio’ di favorire i soliti noti, a discapito dell’interesse comune del paese. Affossato l’UMTS infatti, affossato il WiFi, è la volta del Wimax. Stiamo parlando di tecnologie che ci libererebbero dalla schiavitù dell’ultimo miglio (monopolio Telecom Italia). Se solo la politica lo volesse, potrebbe calmierare il canone di abbonamento per le linee naked (linee ADSL senza voce, che permettono ad esempio di abbandonare il telefono tradizionale di Telecom Italia ed utilizzare il VOIP per telefonare GRATIS via Internet). Le linee naked, il Wimax, ci libererebbero dalla schiavitù del canone Telecom Italia, dalla schiavitù delle inefficienze dei gestori soliti noti. Già, perché una sola antenna - alla portata delle tasche di piccoli privati - può diffondere banda larga entro un raggio di 50 Km. Questo garantirebbe il pluralismo degli operatori che forniscono l’accesso alla Rete. La Nokia ha già in cantiere un cellulare Wimax che verrà prodotto nel 2008. Questo significherebbe svincolarsi dai soliti quatto gestori anche nell’ambito della telefonia mobile. Se solo la politica lo consentisse, potrebbero crollare molti oligopoli che frenano lo sviluppo tecnologico (e quindi culturale) in Italia. Già, ma la politica italiana ha a cuore gli interessi dei vari Telecom Italia, Tim, Vodafone, Tre e Wind, non quelli degli italiani. Occorre dire che queste tecnologie metterebbero in crisi queste grosse aziende, certo, ma cosa è più importante, il bene di pochi o il bene della collettività? E poi esistono i cosiddetti MVNO (Mobile Virtual Network Operator, cioè operatori mobili virtuali) che si stanno affacciando ora - timidamente - in Italia (vedi le Poste Italiane, Carrefour e Coop), quando sono una realtà da anni negli altri paesi. Chi ha frenato la diffusione di questi operatori? Stefano Mannoni, commissario AGCOM parla di errori fatti nel passato. E che dire delle TV di quartiere? In Europa si diffondono e in Italia sono illegali e - quando sono fastidiose per alcuni - vengono fatte chiudere sul nascere (vedi ad esempio Telefabbrica, la TV di quartiere di Termini Imerese fatta dagli operai della FIAT). Si parla di vuoto normativo. E poi esistono le reti cittadine fatte con il WiFi. Non parlo di quelle istituzionali come Roma Wireless (incoraggiata da Walter Veltroni) ma di quelle private, cioè quelle create dai singoli cittadini. Ovviamente sono illegali in quanto infrangono la legge Gasparri ed il decreto Pisanu (norme che ancora vivono e vegetano tranquillamente). E certo, che te lo dico a fare? I cittadini portano avanti iniziative che sono quasi sempre - guarda un po’ - illegali. Perché Franco Carlini non parla di queste cose nei suoi articoli? Perché invece insiste a parlare dei blog come se fossero una minaccia per la carta stampata e per i giornalisti? In Italia il 52% degli italiani non usa Internet, altro che minaccia alla carta stampata! In un paese democratico la cultura e l’informazione deve potersi esprimere anche dal basso. Insomma, le cose da fare per togliere questi ‘tappi’ tecnologici e normativi sono molte. Io però sono pessimista. Già, perché in Italia si incentiva il DTT (Digitale Terrestre) che, come dice Beppe Grillo, è una tecnologia morta: la TV si diffonderà in Rete, questo è il futuro che andrebbe incentivato. Liberalizziamo la tecnologia e dopo - solo dopo - parliamo di cultura. Già, perché la cultura nasce dal pluralismo, non dagli oligopoli. IMHO.

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Venerdì 13 Aprile 2007

Blog, post e…robot

Archiviato in: Blog, Tecnologia — Maurizio ( 06:26 )

Ho letto di alcuni blogger che lamentano una carenza di idee nei loro post. Beh, devo dire che da quando scrivo questo blog, a me capita l’esatto contrario. Ho sempre decine di post in testa, e spesso ne scrivo più di uno in parallelo. Purtroppo - come la stragrande maggioranza dei blogger - questa non è la mia professione. Il mio lavoro è ben altro (molto più noioso), perciò scrivo qui sopra nei ritagli di tempo (scarsi). Ad ogni modo, nessuno dei post che sto scrivendo è terminato. Poiché noto ormai un discreto numero di visitatori giornalieri, ho deciso di scrivere tutti i giorni. Il fatto è che non mi va di deludere gli affezionati lettori (GRAZIE) saltando anche un solo giorno. Però mi sono solo autoimposto sabato e domenica liberi! Beh, riposo…settimanale! ;-) Quindi, in attesa del proseguimento dei post ‘a puntate’, della nuova ’serie’ di post a puntate che ho in mente, dei vari post che sto scrivendo da un po’, beccatevi questo video:

Asimov non era un semplice scrittore di fantascienza. Asimov era uno scienziato. Lo sapevate? Asimov era un biochimico, divulgatore scientifico, membro del Mensa, nonché - ovviamente - un grandissimo scrittore. Avete presente le famose 3 leggi della robotica? Beh, sapevate che gli odierni scienziati ed esperti di robotica (i giapponesi vanno per la maggiore) si ispirano proprio a tali leggi?

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