Questo post sarà caotico, lo dico subito, perché le cose da dire sono molte e dovrei scrivere un libro per raccontarle tutte. Scriverò di getto allora. Come spesso accade, i miei post traggono ispirazione dai blog che leggo. Leggendo Aradia infatti, vengo a sapere del convegno Il format che non c’è, organizzato da Articolo21, dove si è parlato del futuro della RAI, della sua funzione di servizio pubblico e dell’importanza del rilancio della cultura come una delle priorità della politica in Italia. Bene, ovviamente il rilancio della cultura nelle reti RAI è auspicabile, ma tutto ciò non può che farmi considerare la situazione disastrosa di arretratezza tecnologico-culturale del nostro Paese. Non può esserci cultura se non c’è la libertà tecnologica per poterla diffondere. Il discorso è lungo, vale la pena leggere questi articoli: Censis: le oligarchie affossano l’innovazione in Italia e Wimax libero. Veniamo al punto. In Italia esiste il Digital Divide. Cosa significa? Significa che molti italiani ancora non hanno accesso alla banda larga. Significa che questi italiani non possono usufruire di tutti quei prodotti multimediali che ovunque sono ormai una realtà scontata (Web 2.0, YouTube, quotidiani online, iTunes, TV via web, P2P e quant’altro). In Italia il costo per l’accesso alla banda larga è più alto rispetto a quello degli altri paesi (non tutti possono permettersi una linea ADSL). In Italia, la tecnologia UMTS (una sorta di banda larga dei cellulari) è stata volutamente affossata dai soliti quattro noti che detengono l’oligopolio delle telecomunicazioni nel nostro paese. In Italia esiste una authority (ormai l’inglese è d’obbligo, ma per chi fosse ancora affezionato all’italiano come me, si tratta di un ente ‘autonomo’ ed ‘indipendente’) che dovrebbe fungere da garante della trasparenza nelle comunicazioni; si chiama AGCOM: Autorità Garante delle COMunicazioni. Bene, questo ente non credo svolga il suo lavoro correttamente, in quanto ha il ‘vizio’ di favorire i soliti noti, a discapito dell’interesse comune del paese. Affossato l’UMTS infatti, affossato il WiFi, è la volta del Wimax. Stiamo parlando di tecnologie che ci libererebbero dalla schiavitù dell’ultimo miglio (monopolio Telecom Italia). Se solo la politica lo volesse, potrebbe calmierare il canone di abbonamento per le linee naked (linee ADSL senza voce, che permettono ad esempio di abbandonare il telefono tradizionale di Telecom Italia ed utilizzare il VOIP per telefonare GRATIS via Internet). Le linee naked, il Wimax, ci libererebbero dalla schiavitù del canone Telecom Italia, dalla schiavitù delle inefficienze dei gestori soliti noti. Già, perché una sola antenna - alla portata delle tasche di piccoli privati - può diffondere banda larga entro un raggio di 50 Km. Questo garantirebbe il pluralismo degli operatori che forniscono l’accesso alla Rete. La Nokia ha già in cantiere un cellulare Wimax che verrà prodotto nel 2008. Questo significherebbe svincolarsi dai soliti quatto gestori anche nell’ambito della telefonia mobile. Se solo la politica lo consentisse, potrebbero crollare molti oligopoli che frenano lo sviluppo tecnologico (e quindi culturale) in Italia. Già, ma la politica italiana ha a cuore gli interessi dei vari Telecom Italia, Tim, Vodafone, Tre e Wind, non quelli degli italiani. Occorre dire che queste tecnologie metterebbero in crisi queste grosse aziende, certo, ma cosa è più importante, il bene di pochi o il bene della collettività? E poi esistono i cosiddetti MVNO (Mobile Virtual Network Operator, cioè operatori mobili virtuali) che si stanno affacciando ora - timidamente - in Italia (vedi le Poste Italiane, Carrefour e Coop), quando sono una realtà da anni negli altri paesi. Chi ha frenato la diffusione di questi operatori? Stefano Mannoni, commissario AGCOM parla di errori fatti nel passato. E che dire delle TV di quartiere? In Europa si diffondono e in Italia sono illegali e - quando sono fastidiose per alcuni - vengono fatte chiudere sul nascere (vedi ad esempio Telefabbrica, la TV di quartiere di Termini Imerese fatta dagli operai della FIAT). Si parla di vuoto normativo. E poi esistono le reti cittadine fatte con il WiFi. Non parlo di quelle istituzionali come Roma Wireless (incoraggiata da Walter Veltroni) ma di quelle private, cioè quelle create dai singoli cittadini. Ovviamente sono illegali in quanto infrangono la legge Gasparri ed il decreto Pisanu (norme che ancora vivono e vegetano tranquillamente). E certo, che te lo dico a fare? I cittadini portano avanti iniziative che sono quasi sempre - guarda un po’ - illegali. Perché Franco Carlini non parla di queste cose nei suoi articoli? Perché invece insiste a parlare dei blog come se fossero una minaccia per la carta stampata e per i giornalisti? In Italia il 52% degli italiani non usa Internet, altro che minaccia alla carta stampata! In un paese democratico la cultura e l’informazione deve potersi esprimere anche dal basso. Insomma, le cose da fare per togliere questi ‘tappi’ tecnologici e normativi sono molte. Io però sono pessimista. Già, perché in Italia si incentiva il DTT (Digitale Terrestre) che, come dice Beppe Grillo, è una tecnologia morta: la TV si diffonderà in Rete, questo è il futuro che andrebbe incentivato. Liberalizziamo la tecnologia e dopo - solo dopo - parliamo di cultura. Già, perché la cultura nasce dal pluralismo, non dagli oligopoli. IMHO.
Ho letto di alcuni blogger che lamentano una carenza di idee nei loro post. Beh, devo dire che da quando scrivo questo blog, a me capita l’esatto contrario. Ho sempre decine di post in testa, e spesso ne scrivo più di uno in parallelo. Purtroppo - come la stragrande maggioranza dei blogger - questa non è la mia professione. Il mio lavoro è ben altro (molto più noioso), perciò scrivo qui sopra nei ritagli di tempo (scarsi). Ad ogni modo, nessuno dei post che sto scrivendo è terminato. Poiché noto ormai un discreto numero di visitatori giornalieri, ho deciso di scrivere tutti i giorni. Il fatto è che non mi va di deludere gli affezionati lettori (GRAZIE) saltando anche un solo giorno. Però mi sono solo autoimposto sabato e domenica liberi! Beh, riposo…settimanale! Quindi, in attesa del proseguimento dei post ‘a puntate’, della nuova ’serie’ di post a puntate che ho in mente, dei vari post che sto scrivendo da un po’, beccatevi questo video:
Asimov non era un semplice scrittore di fantascienza. Asimov era uno scienziato. Lo sapevate? Asimov era un biochimico, divulgatore scientifico, membro del Mensa, nonché - ovviamente - un grandissimo scrittore. Avete presente le famose 3 leggi della robotica? Beh, sapevate che gli odierni scienziati ed esperti di robotica (i giapponesi vanno per la maggiore) si ispirano proprio a tali leggi?
Ho sempre pensato che un bel videoproiettore in casa debba essere un’idea davvero sfiziosa. Già, il televisore non fa proprio per me. Però…ripensandoci, forse è meglio un bel televisore. Questo magari. Speriamo che il telecomando non sia di dimensioni rapportate allo schermo però…
E’ ormai questione di giorni. Il Nokia N95 arriverà in Inghilterra all’inizio di marzo. Un paio di settimane più tardi la commercializzazione dovrebbe essere estesa anche al resto dell’Europa. Questo stando alle notizie che si leggono qua e là sulla Rete. Anche se il sito Nokia recita ancora “first quarter of 2007″, che tradotto potrebbe significare i primi di aprile. Stando a Darla Mack invece, si parla del 7 marzo. Insomma, siamo lì. Nel frattempo ci si può rilassare gustandosi il video di Steve Garfield intento a scartare l’imballaggio del Nokia N95. Oppure si possono leggere le prime impressioni su questo gioiello della tecnologia. Non male anche il classico spot Nokia. Ma visto che si è parlato tanto di iPhone, vediamo le caratteristiche di un vero cellulare innovativo, il Nokia N95:
GPS integrato
Fotocamera da 5 megapixel, risoluzione massima 2592 x 1944, ottiche Carl Zeiss, autofocus e zoom digitale. Supporto Flickr. Videoregistrazione di qualità simile al DVD, 640 x 480 a 30 fps
Wifi 802.11b/g con WPA, WPA2
HSDPA (3,6 Mbps di velocità di download)
GPRS classe B (296/177 kbps)
GSM a 4 bande: 850, 900, 1800 e 1900 MHz
video TFT da 2,6 pollici QVGA (320 x 240), 16 milioni di colori
uscita TV
memoria interna da 160 Mb espandibile fino a 2 Gb con schede microSD
jack audio da 3,5 mm
lettore mp3. Supporta MP3, WMA, Realaudio, MIDI, AAC+, EAAC+, AMR, M4A (questi ultimi due neanche li conosco!)
altoparlanti stereo
microfono stereo
registratore vocale
supporto cuffie wireless
radio FM
porta USB 2.0
porta ad infrarossi
Bluetooth 2.0
batteria agli ioni di litio da 950 mah (hmmm…a me sembrano pochini però)
durata batteria in stand by 215 ore, telefonando 160 minuti
Dobbiamo inviare un fax urgentemente ma non ci sono ‘faxari’ nel raggio di qualche km: come fare? Semplice, basta avere un cellulare con fotocamera che permetta l’invio della posta elettronica (di ’serie’ su ormai quasi tutti i cellulari). Fotografando un documento con un cellulare ci si accorge dei risultati deprimenti (scarsi risultati anche con la mia fotocamera casio exilim ex-z3 da 3 megapixel), perciò l’idea di inviare la foto via fax viene subito scartata, in quanto il testo risulta praticamente illegibile. Oggi però leggo su AB Techno Blog che esiste ScanR, un servizio che consente l’invio di fax tramite e-mail. Certo, di servizi di questo tipo ne conoscevo già alcuni, ma questo ha una marcia in più: rende leggibile la foto scattata dal telefonino. Stando a quanto leggo sul post infatti, “il servizio si basa su tecnologie di elaborazione delle immagini sofisticate, e può beneficiare di tutta l’esperienza del team managment proveniente da Hewlett-Packard, Intel, Internet Pictures e Lodak”. Non prendetevela con me se poi non funziona. Comunque, vediamo l’intera procedura. Occorre prima di tutto fotografare il documento con il cellulare (minimo 2 megapixel). La risoluzione minima richiesta è 1600 x 1200, perciò abbondiamo. Il formato deve essere JPEG. E’ possibile verificare i risultati ottenibili con varie marche e modelli di cellulari qui. Una volta scattata la fotografia, occorre inviarla via e-mail al sito ScanR, specificando il numero del fax nel subject della e-mail. Usare il numero di telefono internazionale, compreso il numero del paese (0039 per l’Italia). Una volta che il fax è arrivato a destinazione, ScanR ci invierà una e-mail di conferma. Facile no?
No, non parliamo dell’iPhone di Apple questa volta. Il touchscreen dell’iPhone Apple è un giocattolo. Basta: ora parliamo di cose serie. Ora parliamo di un rivoluzionario touch screen che sconvolge realmente il mondo delle interfacce per computer. Dimentichiamoci tastiera e mouse, ora non servono più. Ora gli oggetti si vedono nel video e si possono toccare con le mani. Un archivio di foto? Bene, sparpagliamole sul desktop, spostiamole, ingrandiamole, rimpiccioliamole, selezioniamole…tutto solo con le mani! Dobbiamo scrivere? Una tastiera sul video. Ingrandiamola o riduciamola a piacere e cominciamo a scrivere. Solo con le mani. Vogliamo disegnare? Ci servono solo le mani. Ok, ma esiste uno schermo simile? Si, si tratta del multi touch screen ideato da Jeff Han, un ricercatore della New York University (Courant Institute of Mathematical Sciences). Leggo su Repubblica: Jeff Han, 30 anni, coreano, vissuto da sempre in America, all’età di 5 anni comincia ad essere attratto da TV e monitor (tutto ciò che lampeggia ed è luminoso). Un giorno ha un’intuizione ed inizia a trafficare con fibre ottiche, led e crea un quadrante. Dietro al quadrante un apparato a raggi infrarossi: nasce il multi touch screen. Una creazione da vero hacker, nel senso più vero del termine. La stessa genialità degli studenti del MIT con il loro TMRC. Lì si trattava di trenini, qui si tratta di schermi. Sto esagerando? A giudicare dalla presentazione fatta da Jeff Han a Monterey, a febbraio del 2006, non credo. Non è sufficiente? Qualcosa di più forte? Ecco un’altra dimostrazione fatta da Jeff Han e da Phil Davidson. Basta, sono commosso: vado ad asciugarmi le lacrime…