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Lunedì 15 Settembre 2008

La diligenza

Archiviato in: Società, Disservizi, Trasporti — Maurizio ( 08:40 )

In un paese del terzo mondo come l’Italia, i mezzi di trasporto pubblico forniscono un servizo pessimo. A Roma, la capitale, esistono solo 2 linee di metropolitana, la A e la B. Oggi ho dovuto lasciare la macchina perché è a riparare. Devo sostituire la marmitta. Perciò, per andare al lavoro, ho usufruito dei mezzi pubblici. Prendo la linea A, nessun problema. Solo un po’ affollata. Scendo alla stazione Termini e vado in direzione della linea B. La diligenza passa dopo 15 minuti. Gulp! 15 minuti! Però non si ferma e prosegue senza esitazione. Dopo qualche minuto passa finalmente una diligenza “buona”. Nel frattempo la banchina si era affollata in modo inverosimile. Riesco ad entrarci dentro, ma la diligenza non parte subito. Dagli altoparlanti, una voce suadente chiede ai passeggeri di consentire la chiusura delle porte. La diligenza nel frattempo, resta con le porte aperte e alcuni passeggeri dell’ultimo minuto, cercano una carrozza libera per entrare. Dentro di me penso: “porca puttana, le vuoi chiudere queste porte? Se non le chiudi la gente tenterà di entrare ugualmente”. Poi finalmente passa un tizio urlando: “chiudi le porte”. A quel punto la gente capisce e consente la chiusura delle porte. Ma prendeteli a schiaffi quelli che vogliono entrare a tutti i costi, no? Dopo quasi un’ora di viaggio, sono al lavoro. Quasi un’ora per percorrere 7 chilometri. Italia, paese del terzo mondo. Paese delle diligenze.

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Mercoledì 21 Maggio 2008

La pioggia è bella quando stai a casa

Archiviato in: Lavoro, Trasporti, Automobili — Maurizio ( 10:57 )

La pioggia è bella quando stai a casa, ma diventa un incubo quando devi andare al lavoro. Quando piove a dirotto come in questi giorni poi, a Roma le strade si allagano e di colpo ti ritrovi in Amazzonia. Le canne che sporgono dai lati delle strade, sembrano cresciute a dismisura in una sola notte. Le fronde degli alberi si abbassano e le foglie toccano i tettucci delle macchine. L’asfalto è nascosto sotto 20 cm d’acqua non drenata dall’impianto di scolo intasato. Le auto scorrono lente. Mancano solo le pagaie e siamo sul Rio delle Amazzoni. Fin qui niente di male, il problema spunta quando sei a metà strada. Quando arrivi all’imbocco della Cristoforo Colombo e noti che all’incrocio due auto si sono scontrate (quando piove, il traffico si rallenta e ai semafori ci si esaspera. Passa tu che passo io e… boom!). L’incidente sarebbe sufficiente a farti smadonnare, ma non basta: ci si mettono anche due vigili che pensano bene di bloccare tutto l’incrocio. Niente da fare, non si può passare. Una striscia di plastica gialla impedisce l’accesso alla Colombo. Devi tornare indietro. L’incrocio sarà stato largo almeno 10 metri, che necessità c’era di bloccarlo totalmente? A mio avviso nessuna. Non è la prima volta che - a causa di un incidente - i vigili blocchino la strada e ti costringano ad un lungo giro tortuoso che ti fa perdere un’ora di tempo. Ma perché a Roma quando piove gli automobilisti sembrano tutti dei ragazzini alla prima lezione di scuola guida?

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Domenica 11 Maggio 2008

Ponte sullo stretto di Messina: a volte ritornano…

Archiviato in: Scandali, Trasporti — Maurizio ( 19:33 )

Il neo Ministro dele Infrastrutture Altero Matteoli ha annunciato:
“Il Ponte sullo Stretto si fara’ perche’ prima di tutto e’ un impegno che abbiamo preso con gli elettori. Dobbiamo, infatti, rispettare gli impegni presi in campagna elettorale e Berlusconi disse che se avesse vinto il centrodestra si tornava al Ponte sullo Stretto. Il primo obbligo che hanno i ministri e’ di rispettare gli impegni e questo e’ un impegno assunto con gli elettori” (Adnkronos)
Insomma, si torna a parlare di ponte sullo stretto. Era il lontano 1866 quando il Ministro dei Lavori Pubblici Stefano Jacini incaricò l’ingegnere Alfredo Cottrau di studiare un ponte che collegasse la Sicilia alla Calabria. Nel 1981 viene costituita la Stretto di Messina S.p.A.. 200 milioni di euro spesi per creare il nulla. 27 anni di nulla. È una società che costa 34 milioni di euro l’anno. Il Governo Prodi bloccò l’opera, ma l’azienda rimase in piedi. Oggi il Governo Berlusconi rispolvera l’idea. Se chiedete ai siciliani cosa ne pensano del ponte sullo stretto, vi risponderanno:
“è da quando sono nato che sento parlare di questo ponte. Secondo me non si farà mai”
Tra i soggetti coinvolti nell’opera, figura l’azienda Impregilo. Sì, esatto, quella dei termovalorizzatori della Campania. Quella alla quale la Magistratura congelò i conti correnti per un valore di 750 milioni di euro. Proprio quella. Intanto, provate a dare un’occhiata al sito dell’azienda che costa 34 milioni di euro l’anno. Chissà perché mi ricorda tanto un sito turistico. Della serie: a volte ritornano.

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Sabato 3 Febbraio 2007

Un treno che non si ferma mai

Archiviato in: Trasporti — Maurizio ( 04:37 )

Può una bicicletta arrivare a destinazione prima di un autobus? Si, è ampiamente dimostrato. Del resto lo possiamo notare tutti quando siamo in mezzo al traffico in automobile (il computer di bordo della mia auto, solitamente segna una velocità media di crociera di 16 km orari). Questa constatazione ha fatto riflettere Lara Brunello, una ricercatrice della Queensland University of Technology (Australia), e le è venuto in mente un innovativo tipo di treno: il treno perpetuo. Il problema che sta alla base è il seguente: le fermate alle stazioni e le accelerazioni e decelerazioni che ne conseguono, creano ritardo ed il treno impiega più tempo del previsto; ma se è vero ciò, allora, perché non abolire completamente le fermate? Ed ecco l’idea geniale: una ferrovia ad anello lungo la quale viaggia un treno che non si ferma mai. Presso ciascuna stazione è presente un troncone di rotaia che forma un raggio esterno all’anello, dove si trova una carrozza in attesa del treno e con i passeggeri al suo interno. Non appena il treno arriva alla stazione, non si ferma, e la carrozza che lo attendeva viene agganciata ‘al volo’. Per far scendere i passeggeri accade l’inverso: a ridosso della stazione, la carrozza viene sganciata al volo ed esce dall’anello utilizzando il troncone di ferrovia che collega l’anello alla stazione.

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