L’8 luglio scorso, fecero scalpore alcune frasi di Sabina Guzzanti in riferimento a presunte intercettazioni telefoniche che riguarderebbero Berlusconi e la Carfagna. Metà del Paese - siamo alle solite - gridò allo scandalo. Qui si offende il decoro delle persone. No, no, no, non va bene! Allora, visto che io c’ero a quella manifestazione, visto che nessun giornale ha parlato dei contenuti di quella manifestazione, visto che si parla di presunte offese, ecco di cosa stiamo parlando:
Ah, sempre per sapere di cosa stiamo parlando, c’è da dire che la Guzzanti cita questo articolo di un giornale argentino (Clarin) dove parlano di quelle intercettazioni. Del resto, anche l’Onorevole Margherita Boniver ebbe a dire:
“Ci sono, ci sono, quelle intercettazioni private. Eccome se ci sono. E dentro c’è di tutto e di più. Tutta roba privata, s’intende. Questa è l’unica cosa certa. Le ha in mano un magistrato. Bisognerà solo capire come verranno fuori. E quando. Presto, temiamo, lo useranno come colpo finale. Fa bene Silvio, non si può che ricorrere al decreto” (fonte: Repubblica.it)
Ma l’Italia si sa, è il Paese degli osservatori del dito che nasconde la luna.
Vi sentite presi in giro quando leggete sui giornali che le intercettazioni telefoniche sono da vietare (per tutelare la privacy) e - contemporaneamente - tutti i santi giorni che Dio ha creato c’è sempre qualche rompicoglioni che vi chiama a casa al telefono per offrirvi qualcosa da comprare, qualche abbonamento da sottoscrivere o qualche sondaggio al quale rispondere? Volete vendircarvi di questi rompicoglioni? Dalla Rete arriva la soluzione. Ecco come comportarsi quando si riceve una telefonata molesta:
- Pronto?
- Buon Giorno, è Lei il titolare della linea?
- Sí, sono proprio io
- Mi può dire il suo nome, per favore?
- Giuseppe Luigi
- Signor Giuseppe Luigi, la chiamo dalla T*l*c*m per offrirle una promozione che consiste nella installazione di una linea addizionale in casa sua, con la quale lei avrà diritto a…
- Mi scusi se la interrompo, Signorina, però, esattamente chi è lei?
- Il mio nome è Silvina Maciel, della T*l*c*m e stiamo chiamando…
- Silvina, mi perdoni, però per nostra sicurezza avrei piacere di controllare alcuni dati prima di continuare la conversazione, le dispiace?
- Non ho nessun problema, Signore.
- Da quale telefono mi chiama? Nel display del mio telefono compare “NUMERO PRIVATO”
- Il mio interno è il 1004.
- Per quale Ufficio T*l*c*m lavora?
- Telemarketing Attivo.
- Mi potrebbe dare il numero di matricola quale dipendente lavoratrice di T*l*c*m ?
- Signore, mi perdoni, temo che tutta quest’informazione non sia necessaria…
- Allora con tanto dispiacere dovrò mettere giù, perchè non ho la certezza di parlare con una lavoratrice della T*l*c*m .
- Però io le posso garantire…
- Veda Silvina, ogni volta che io chiamo la T*l*c*m , prima di poter iniziare qualsiasi reclamo, sono obbligato a fornire i miei dati a tutta una legione di impiegati…!
- Sta bene, Signore, il mio numero di matricola è il 34591212.
- Un momento mentre lo verifico, non stacchi, Silvina… (Due minuti)
- Un momento per favore, tutti i componenti in casa in questo momento sono occupati… (Cinque minuti).
- Signore? Un momento ancora per favore….. Però. .. Pronto Signor…! (Nessuno le presta attenzione …..)
- Sí Silvina, grazie per l’attesa, i nostri sistemi sono un po’ lenti oggi… Quale era il motivo della sua chiamata?
- La chiamo dalla T*l*c*m , stiamo chiamando per offrirle la nostra promozione “Linea Addizionale”, con la quale lei ha diritto all’uso di un’altra linea a costo molto conveniente. Lei Sarebbe interessato Giuseppe Luigi?
- Silvina, desidero parlarne con mia moglie, che è la responsabile della sezione acquisti prodotti tecnici della casa; per favore, attenda, non metta giù.
(Giuseppe Luigi posiziona l’auricolare del telefono davanti ad un lettore digitale e mette il CD di Caribe Mix 2008 con il Repeat attivato) Dopo due minuti , la moglie prende la cornetta telefonica:
- Perdoni l’attesa, mi può dire il suo numero telefonico poichè nel display del mio telefono appare soltanto “NUMERO PRIVATO”.
- 1004
- Grazie, Con chi sto parlando?
- Con Silvina.
- Silvina chi?
- Silvina Maciel (con una certa irritazione nel tono di voce) Qual’è il suo numero di matricola quale lavoratrice dipendente di T*l*c*m ?
- 34591212 (ancor più irritata)
- Grazie per l’informazione, Silvina, in che cosa possò esserle utile?
- La chiamo da T*l*c*m , stiamo chiamando per offrirle la nostra promozione “Linea Addizionale”, con la quale lei avrà diritto ad un’altra linea. Sarebbe interessata?
- Desidero introdurre la sua domanda nel nostro programma dei Nuovi Acquisti e fra alcuni giorni noi prenderemo contatti con lei.
- Posso annotare il numero di accettazione al programma per favore?… Pronto?, Pronto?
Diciamocelo: noi uomini, le donne, non le capiremo mai fino in fondo. Tempo fa azzardai un tentativo di spiegazione ipotizzando una sorta di pensiero circolare femminile. Contrapposto a quello lineare maschile. Quella tesi spiegava discretamente il seguente fenomeno molto noto ai maschietti: parli con una donna del più e del meno, quando lei – improvvisamente – ti rivolge una domanda che non c’entra nulla con il contesto della discussione. Apparentemente. Già, perché grazie a tutta una serie di associazioni mentali a te ignote (tipiche del pensiero circolare femminile), loro riescono a saltare di palo in frasca e se azzardi una vaga espressione perplessa, replicano seccamente: “voi uomini non capite mai una mazza”. Le mie tesi volte a capire l’universo femminile, sono il frutto di lunghi studi e notti insonni. Però c’era ancora una cosa che non avevo mai capito. Una cosa che ho scoperto oggi, casualmente, grazie alla Rete. Il mistero che mi assillava era il seguente: perché le donne vanno al bagno sempre in due o tre? La spiegazione – come dicevo – si trova su Internet. Molti blog la pubblicano immutata. Potevo esimermi dal riproporvela? Certo che no. Eccovela:
Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto’ e poi ti mostrava ‘la posizione’ che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, ‘la posizione’ è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando ‘devi andare’ in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di ‘me la sto facendo addosso’. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con ‘la bambina piccola che non può più trattenersi’ e ne approfittano per passare avanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai); non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… AAhhhhhh… finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa ‘non sederti mai su un gabinetto pubblico!’, così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere ‘la posizione’ richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n’è…! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli ‘O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero ‘non sai quante malattie potresti prenderti qui’. Ma la débâcle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. ‘Perché ci hai messo tanto?’ ti chiede irritato. ‘C’era molta coda’ ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’. E la dignità.
Se non capite un accidente di quanto segue, tranquilli: gli informatici si capiscono solo fra di loro…
«Se la 8327 spedisce a 8000, 8000 è nello 040?»
«Dipende. Se è mittente sta nello 040 se è ordinante sta nello 044»
«Facciamo un giro completo, dove ci sono 040, 044, 050 e 054»
e ancora:
«prima di abblencare il campo, salvati il contenuto»
«occhio che è un occurs quindi l’initialize non funziona. Devi fare un cicletto»
«e stai attento, perché se va in loop, poi casca il cics»
e ancora:
«com’è andata la fase? Ha girato?»
«sì, ha girato ed è andata in abend»
«è andata in meno 904»
«porca puttana, qualcuno stava loccando la tabella»
«chi gira a quell’ora?»
«è la fase dell’accentratore che locca la tabella»
e ancora:
«che ci vuole? Basta una if secca e due muv»
«e a che serve la if?»
«per testare se è numerico, altrimenti va in 0c7»
e ancora:
«i puntatori a funzione li ho messi in un vettore»
«e poi te li leggi con una for?»
«certo, così chiamo la funzione giusta in base ai parametri che mi passano»
Lo so cosa state pensando. Avete perfettamente ragione. E se eravamo “normali”, facevamo gli informatici?
Riporto fedelmente quanto leggo su un post di Biagio, perché mi sembra doveroso:
A scanso di equivoci
A tutti coloro che interverranno su questo blog ricordo che non sono permessi:
messaggi che violino la legge ( diffamazione, istigazione a delinquere ecc.)
messaggi non pertinenti al post ( razzismo, turpiloquio, pubblicità ecc. )
messaggi maniacali e parassitari ( signoraggio, propaganda elettorale, segnalazione di siti personali, flamers, spammers ecc. )
messaggi superiori alle 20 righe
E’ imperativo RESTARE SUL TEMA.
Suggerimento: i post più interessanti sono quelli che raccontano di fatti e circostanze da voi stessi vissuti. Seguite queste indicazioni e mi farete felice.
Chi fa il furbastro perde l’accesso al blog. Non si deve abusare della libertà, scambiandola per licenza.
In ogni caso, il proprietario del blog non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.
È giusto, non si deve abusare della libertà, scambiandola per licenza! Ha ragione! Se ti viene concessa carta bianca, non ne devi abusare, altrimenti ti chiudono il programma su La7. Luttazzi docet. A questo punto mi chiedo…se commentassi sul suo blog in modo pertinente al post ma usando il turpiloquio, verrei forse censurato? Non so, potrei commentare così:
“Sono completamente d’accordo con il post: non se ne può più di questa gente che abusa dei commenti. Ma cosa non si sopporta maggiormente, sono coloro che li censurano (i commenti). È una cosa insopportabile. Come fare a sopportare ciò? Beh, io ho un mio sistema: mi immagino Luttazzi in una vasca da bagno e…”.
Ragazzi, è satira questa! In tutta onestà, sono sicuro che non verrei censurato da lui, perché credo che Luttazzi - pur ignorando il buon gusto - sia sicuramente coerente nelle sue idee. Del resto io non ce l’ho con lui, io combatto il cattivo gusto. Tutto qui. A questo punto dovrei verificare sperimentalmente la cosa. Dovrei scrivere questo commento sul suo blog e vedere che fine fa. Beh, ho qualcosa di meglio da fare oggi. Ah, un piccolo appunto però lo vorrei fare ugualmente: un comico colto ed intelligente come Luttazzi, dovrebbe sapere che quando si scrive in italiano, i vocaboli inglesi, al plurale non vogliono la ’s’ finale. Perciò l’uso di termini come ‘flamers’ e ’spammers’ rivela - ancora una volta - l’ennesima caduta di stile…
Delicatezza, eleganza, finezza, stile, raffinatezza, classe, in altre parole: buon gusto. Rozzezza, sciattezza, grossolanità, mancanza di stile, in altre parole: cattivo gusto. Partendo da queste asserzioni, chiediamoci: la satira intelligente e raffinata, è una satira di buon gusto o di cattivo gusto? Il turpiloquio gratuito ed il cattivo gusto possono essere considerati satira intelligente? Confesso di non aver mai visto una puntata di Decameron: non sopporto le risate finte in sottofondo. Non ho mai digerito Daniele Luttazzi, ma a parte le antipatie personali, quando si scade nel cattivo gusto più becero, non ci sono scusanti che tengano. L’intento era nobile, per carità (ricordare le morti del conflitto iracheno, rievocare le torture e le umiliazioni subite dagli iracheni ad opera degli americani nel carcere di Abu Ghraib), è vero, sono fatti orrendi quanto l’immagine evocata dal Luttazzi, ma le volgarità gratuite mi arrecano fastidio. ‘Cambia canale’, qualcuno potrebbe obiettare: no, non ci siamo capiti, la televisione non la guardo proprio. Esprimo unicamente un parere personale sulla vicenda. Si può?
Mi sarei stupito se LA7 (ai benpensanti ricordo che La7 è un’emittente di Telecom Italia Media, quindi né di Prodi né di Berlusconi) non avesse preso dei provvedimenti. Qualcuno insinua che Luttazzi sia stato defenestrato per timore di una sua successiva puntata sul Papa. Io credo semplicemente che l’umorismo e la ’satira’ di Luttazzi siano sciatti ed insulsi. Eppure, effettuando una ricerca in Rete, è davvero difficile trovare commenti negativi nei confronti di Luttazzi. Ma la cosa non mi stupisce affatto: ci sono decine di siti web basati sulla volgarità e sul cattivo gusto che hanno parecchio seguito. Anzi, sembra che più un sito sia trash e più abbia successo. Il denominatore comune nei commenti che si trovano in Rete è il termine ‘censura’. Termine usato a sproposito. Io non credo si tratti di censura. Io credo si tratti di semplice salvaguardia dell’immagine dell’emittente. La censura è ben altro, credetemi. Quando permetto ai visitatori di questo blog di esporre i loro commenti, offro uno spazio mio, pagato da me. Però non mi si può definire censore se cancello qualche commento di qualcuno che si abbandona al turpiloquio sfrenato fine a se stesso. La7 è un’emittente privata, non pubblica, è libera di adottare le linee editoriali che ritiene più opportune. Così è se vi pare…
Tempo fa, Luttazzi si scagliò contro Grillo, definendolo qualunquista. Mossa davvero incomprensibile per me. Un comico che se la prende con un altro comico. Sono perplesso. Anche perché reputo Grillo, un comico davvero intelligente. La satira intelligente a mio avviso, è quella fatta da Dario Fo, da Roberto Benigni, da Maurizio Crozza, Beppe Grillo, Vauro Senesi. Benigni è stato uno dei comici più irriverenti della storia italiana. Un comico che non ha mai guardato in faccia a nessuno, eppure – pur facendo spesso parlare di sé - non è mai scaduto nel cattivo gusto. Riporto uno stralcio tratto da uno dei rari articoli fuori dal coro che ho trovato in Rete:
“[…] La satira è cosa complessa, indefinibile, eppure semplice nelle sue poche regole: non guarda in faccia nessuno, è cattiva per definizione, non si ferma neanche davanti a Gesù, Maometto, Berlusconi o Giuliano Ferrara. Colpisce duro, ma con intelligenza chirurgica, e non insulta e basta, sennò siamo alla rissa da bar e le risse televisive fanno sorridere solo i nostalgici di Bud Spencer e Terence Hill. […]”
Condivido. Ma il quesito da porsi è: esiste un limite alle esternazioni concesse alla satira? Comici importanti come Fò, dicono di no. Io credo invece che esista sempre un limite, in tutte le cose. Altrimenti, se così non fosse, sarebbero concesse anche le bestemmie e la blasfemia in nome della satira. No, non sono d’accordo. Ad ogni modo, come si dice, de gustibus non est disputandum…perciò giudicate voi: