Venerdì 17 Ottobre 2008
Gli spammer che lavorano nei call center
Un giornalista di Repubblica, si finge precario e viene assunto all’interno di un call center. 640 euro nette al mese per contattare gente stufa di essere disturbata al telefono. Per essere spronati dal team leader con frasi tipo “Il nostro fucile sono le cuffie. Con loro dobbiamo saper colpire il bersaglio”. Praticamente si tratta di lavorare all’interno di un’azienda di spammer:
“[..] Perché quando qualcuno non accetta la proposta, l’ordine non è di escluderlo dal database, ma di rimetterlo in circolo per essere richiamato tra poche ore o tra una settimana, a secondo della violenza della sua protesta. Il contrario di quanto stabilisce il Garante della privacy che dal dicembre 2006 obbliga i call center a «rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati» [..]”.
Ma non solo spamming. Anche truffa. Il team leader infatti ti consiglia come ti devi comportare con il malcapitato che viene spammato. Ti suggerisce ciò che gli devi dire:
“[…] Guardi, glielo dico senza farmi sentire sennò mi licenziano. Lo compri, costa solo 17 euro, le conviene piuttosto che pagare 3 euro ogni mese. In realtà lo state fregando. Presto si romperà, e l’azienda non ha nessuna voglia di fare manutenzione […]”
Questo è il futuro. Questo è l’unico lavoro che si trova oggi. Dentro a questi call center ci trovi di tutto: dai giovani di 19 anni alle segretarie di 40 anni licenziate. Sì, perché credetemi, anche se possedete un lavoro con contratto a tempo indeterminato, non vuol dire nulla. E’ un attimo diventare poveri: l’azienda che vi aveva assunto vi licenzia o fallisce e voi vi ritrovate a cercare nuovamente lavoro. Solo che oggi avete superato i 40 anni e nessun datore di lavoro in Italia è disposto ad assumere chi ha superato i 35 anni di età. Non ci credete? Rispondete ad un annuncio di lavoro qualsiasi e al colloquio dichiarate di avere non so, 42 anni. Provare per credere. Ragazzi, questa è la flessibilità. E’ cosa buona e giusta. Ce lo insegnano i nostri governanti che - ogni tanto - ci danno anche qualche “scappellotto” chiamandoci “bamboccioni”. Sono dei papà premurosi e ironici, loro. Scherzano. Dall’alto dei loro 10.000 euro mensili.
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Non sono un giornalista
Mi è arrivata una mail che pubblico immediatamente:
“Gentile Muarizio,
la contatto in qualità di ufficio stampa di Ferrari Formaggi e
vorrei poter avere l’occasione di fornirle alcune precisazioni
sull’opertao dell’azienda. In particolare Ferrari ribadisce di non
aver mai acquistato formaggio da Tradel, Megal e Delia, e di
utilizzare per la sua produzione di grattuggiati solo formaggio
naturale di alta qualità. Spero di poter avere occasione di fornirle
ulteriori e dettagliate informazioni sulle procedure di qualità
attuate da Ferrari Formaggi a garanzia dei suoi prodotti e a tutela
dei consumatori.
Cordailmnete
elsiabetta marano”
Allora, prima di tutto perché una mail privata? Ho messo un link al vostro comunicato stampa in fondo a questo post. Secondo: io non sono un giornalista, questo blog lo gestisco per hobby e non posso/voglio entrare in merito ai dettagli di certe vicende. Semplicemente non ho il tempo né i mezzi per farlo. Terzo: quanto ho scritto nel mio post è tratto da inchieste pubblicate su giornali come Repubblica e Il Salvagente. Quarto: anche Galbani e Biraghi negano di essere coinvolte. Chi ha ragione? Non lo so, non è compito mio stabilirlo. Certo, non ho mai sentito un delinquente ammettere di esserlo: si dichiarano tutti innocenti. Io mi limito solo a riportare ciò che leggo su Internet. Se fossi un giornalista professionista, andrei a fondo in questa vicenda. Ma non sono un giornalista. Comunque la Rete è democratica: chiunque può leggere da sé gli articoli che vengono pubblicati. Eccone alcuni:
La truffa del formaggio avariato
nel grattugiato finivano gli scarti (Repubblica)
Il formaggio avariato finiva nelle buste di grattugiato (Consumatori Liguria)
Zaia e la megatruffa del formaggio grattugiato (Il Salvagente)
La prima tranche: l’inchiesta di Cremona (Il Salvagente)
Comunicato ai consumatori (comunicato stampa di Ferrari Formaggi)
Mi rendo conto del danno di immagine subito dalle aziende citate nei vari articoli presenti in Rete, qualora queste risultassero estranee ai fatti. Il punto però è il seguente: è compito della magistratura stabilire come stanno le cose, non dei giornalisti. I giornalisti però hanno l’obbligo di riportare i fatti dei quali vengono a conoscenza. Questo è il loro lavoro. Io poi, sono solo un semplice blogger dilettante (nel senso che non lo faccio per professione), figuriamoci. Ad ogni modo, l’articolo 21 della Costituzione mi consente di esprimere il mio pensiero con qualsiasi mezzo. Il mio pensiero è il seguente: stiamo parlando di salute, perciò - a mio avviso - i reati di frode alimentare dovrebbero essere puniti con il carcere, non con semplici sanzioni amministrative. Altrimenti continueremo a sentire parlare di formaggi avariati, di vino al metanolo, di mucca pazza, di latte alla melanina et similia.
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Giovedì 16 Ottobre 2008
Crisi finanziaria, mica crisi economica!
Questa mattina, mentre ero in auto, ascoltavo un dibattito sulla crisi finanziaria globale. Alcuni economisti dicevano che occorre un controllo maggiore e cooperazione tra i paesi industrializzati, altri dicevano che la crisi è finanziaria e non economica, altri ancora dicevano che la crisi sta diventando economica. Bene, a me questi sembrano discorsi sull’aria fritta. Eppure le cose sono così semplici: in una famiglia di 10 persone ci sono 10 porzioni di zuppa. Ora, se 3 persone mangiano 2, 3, 4 piatti di zuppa a testa, agli altri cosa rimane? Ben poco. All’inizio dimagriscono e prima o poi muoiono di fame. Ora ipotizziamo che tutti e 10 i componenti di tale famiglia lavorino. Cosa accade se chi mangia di meno si ammala? Non va più al lavoro e la zuppa diminuisce. Ora supponiamo che - nonostante ciò - i componenti ingordi continuino a mangiare tripla razione. Alla fine si ammaleranno quasi tutti e non andranno al lavoro. Alla fine, anche le tre persone ingorde moriranno di fame. Semplice no? Beh, questo esempio bizzarro è esattamente quanto accade nel mondo da secoli. Le risorse nel pianeta terra sono finite. Non in-finite. Fi-ni-te. Vuol dire che sono limitate. Inoltre su 6 miliardi di individui, qualche miliardo muore letteralmente di fame, svariate centinaia di milioni sopravvivono e qualche centinaio di milioni fa la bella vita. Per bella vita intendo lusso e sprechi. Dove voglio andare a parare? Al capitalismo. Le finanziarie americane che sono crollate, rappresentano gli ingordi. Tali finanziarie volevano lucrare sui debiti. Un po’ come si fa con le cambiali, solo che in modo più massiccio. Le cambiali si girano no? Loro giravano anche i mutui. O meglio, i debiti, le ipoteche e via dicendo. Loro trasformavano i debiti in prodotti finanziari da vendere (SIC!). Alla lunga, se non produci nulla, fallisci. Coloro che hanno acceso un mutuo non ce la fanno a pagarlo. La finanziaria che ha prestato i soldi a coloro che volevano comprare casa, ha pensato bene di rivendere il “credito” ad altre banche (lucrando su questa operazione). Ora le banche che hanno acquistato questi “prodotti” si trovano in mano carta straccia, perché chi ha acceso il mutuo non può più pagarlo. In sostanza il problema non è solo delle società finanziarie, ma anche delle banche che hanno comprato tali prodotti. Ma le banche sono collegate tra di loro. Questo significa che non so, Monte dei Paschi di Siena o Banca Intesa (per fare due nomi qualsiasi), acquistando carta straccia, ora si trovano dei debiti tra le mani. Quindi, se le finanziarie americane falliscono, le banche di tutto il mondo ne risentono. Bene, però qualcuno dice che i risparmiatori non verranno intaccati da questa crisi. Lo dice in tivvù e gli italiani ci credono. Hmmm… vediamo. Diciamo che sono un risparmiatore che in 10 anni di lavoro ho messo da parte 10.000 euro. Se non li metto sotto il mattone o sotto il materasso, di sicuro li metto in banca. Ora, cosa ci fa la banca con i miei 10.000 euro? Li tiene fermi in cassaforte? Nossignore, li usa per comprare e vendere azioni, fondi, obbligazioni, prodotti derivati etc. Insomma, può darsi che la mia banca abbia comprato qualche “debito” con i miei soldi. Tranquilli, c’è il fondo di garanzia che copre eventuali problemi e i conti correnti non verranno intaccati. In Italia tale fondo copre fino a 103 mila euro per singolo correntista. Tranquilli, c’è da fidarsi. Sì, ma tale fondo da cosa è composto? Da soldi. E da dove provengono i soldi posseduti dalle banche? Dai risparmiatori. Chiusura del cerchio. Non si scappa. Ovviamente la sto facendo molto più semplice di quello che è realmente. Insomma, la puoi rendere complicata quanto vuoi, ma se le risorse sono finite e non illimitate, alla fine i nodi arrivano al pettine. Stiamo assistendo alla crisi del capitalismo. Se prima è fallito il comunismo, ora fallira il capitalismo. Il problema è che un comunismo vero non l’abbiamo visto quasi mai nel mondo. Quello che abbiamo sempre visto è sopraffazione dell’individuo più forte nei confronti di quello più debole. Se gli imprenditori affamano i propri dipendenti (tirando fuori scuse come il costo del lavoro, i cinesi, l’euro, la congiuntura, etc.), questi ultimi compreranno sempre di meno (in Italia stanno calando i consumi alimentari, cioè la gente mangia di meno). Se tutti i dipendenti (che sono poi anche consumatori) non comprano, le aziende venderanno sempre di meno. Vendendo sempre di meno, alla fine falliranno. Non è tanto difficile da capire no? In Europa c’è un calo delle vendite di auto dell’8,2%. E allora? Ora l’auto la posseggono quasi tutti, a chi la volete vendere ancora? Se io non ho i soldi per mangiare, posso spenderli per comprare un’auto nuova? Non credo. Allora perché i governi si preoccupano delle aziende di auto che sono in crisi (incentivi, rottamazioni, leggi ad hoc come l’euro 4-5-6-7-8-ad-libitum) e non si preoccupano invece dei consumatori? Perché i governanti si preoccupano dei pochi che controllano il mondo e mangiano avidamente e non si preoccupano delle masse che non riescono più ad andare avanti? Questo è il problema. Il problema è strutturale. Il problema è il capitalismo. Lavoriamo meno e lavoriamo tutti. Produciamo beni di consumo. Mandiamo via a calci in culo gli ingordi che mangiano tripla razione di zuppa. Questa è la soluzione. Ora, cosa accade se i governanti strizzano l’occhietto agli imprenditori faccendieri e agli ingordi? Accade che tira tira, alla fine la corda si spezza. La Caritas ci fa sapere che in Italia ci sono 15 milioni di persone a rischio povertà. 7,5 sono sotto la soglia di povertà e altrettanti sono poco al di sopra. Poco al di sopra vuol dire che tra breve staranno sotto anche loro. Dati ISTAT: il 13 per cento degli italiani è povero, vive con meno di 500-600 euro al mese. E sappiamo bene quanto siano ottimistici i rapporti ISTAT. In Italia, poche persone si stanno arricchendo e molte persone si stanno impoverendo. Quello che i governanti ottusi e imbecilli non capiscono, è che continuando con questo sistema, alla fine (certo, ci vorranno decenni) anche i ricchi piangeranno. Se la gente non compra più l’uva perché costa 2 o 3 euro al chilo (e i produttori la vendono a 20 centesimi), alla fine, ci rimetteranno anche coloro che la vendono. Semplice no? Se tu vendi un prodotto ad un prezzo troppo alto, nessuno te lo compra più e tu alla fine fallisci. Ecco perché c’è la crisi economica. Lo capisce anche la serva facendo i suoi soliti conti, possibile che non lo capiscano i politici? Beh, forse non vogliono capirlo. Parlano di filiere lunghe, di rincari, di costi di distribuzione etc, ma non arrivano mai al nocciolo: la speculazione, l’avidita e l’ingordigia di pochi a danni di molti. I prezzi in Italia sono letteralmente raddoppiati con l’entrata dell’euro. Come mai? Perché se prima un oggetto costava mille lire ora costa 1 euro e non 50 centesimi? Sono forse aumentati i costi di produzione? Non credo. La morale di questo post è: chi troppo vuole nulla stringe. Saggezza popolare docet. La storia insegna che la popolazione arriva a metter mano ai forconi quando viene affamata. Quando nessuno potrà più permettersi il pane, allora salteranno molte teste. Cari governanti di destra e di centro (la sinistra ormai non esiste più), pensateci in tempo. Ricordatevi di Robespierre.
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Mercoledì 15 Ottobre 2008
Cari leghisti, sto diventando razzista anch’io
Confesso: sto diventando razzista. Sì, proprio così, non sopporto più certi italiani. Specie quelli del nord. Specie quelli che votano Lega. Specie quei coglioni che imbrattano le sagome di cartone realizzate dai bambini delle elementari di Brinzio, provincia di Varese. Alcune di queste sagome raffiguravano dei bambini di colore. Così qualche coglione benpensante - perché di coglioni d.o.c. si tratta - ha pensato bene di imbrattarle con dello spray bianco. A questi coglioni vandali davano fastidio, quelle sagome. Hanno una repulsione per i colori, costoro. I bambini al contrario, come è noto adorano i colori. Il merito di tutto questo razzismo che sta serpeggiando in Italia, è da attibuire a quei benpensanti della Lega Nord. Sì, esatto, quelli dell’ampolla con l’acqua del Po, quelli che fanno riti esoterici e che vorrebbero staccare la Padania dal resto dell’Italia. Quelli vestiti di verde. Quelli della tassa sull’immigrato da 200 euro. Gente di “spessore culturale” come Borghezio, Bossi (con tanto di figlio ripetente al seguito). Quelli che - travestiti da operai della Fiom - hanno votato Lega alle scorse elezioni, perché ossessionati dal falso problema della sicurezza. Falso problema, già. Non importa se importanti organizzazioni internazionali dichiarano che l’Italia è il paese più sicuro d’Europa e che la criminalità è in calo. No, loro hanno paura degli stranieri. Mica dei teppisti italiani che assaltano i treni delle Ferrovie dello Stato - causando danni per mezzo milione di euro - o di quelli che violentano le straniere. Quelli che propongono di fregarsene dei titoli e dei punteggi nei concorsi pubblici e di tener conto della residenza (costituisce titolo preferenziale la residenza nelle regioni per i posti ivi banditi). Sotto gli occhi sonnecchianti del Governo Fantasm… pardon, Ombra, è passato infatti un emendamento proposto guarda un po’, dai leghisti, che stabilisce che nella formazione delle graduatorie non si tenga conto del punteggio del titolo di studio. Bisogna vedere la residenza, quella sì che conta. Ecco lo scenario dipinto dall’ottimo Antonello Caporale (del quale segnalo anche il blog):
“[…] dunque, ritorniamo al nostro ipotetico bando di concorso per biologo a Torino: sono in cinque a concorrere. Dei cinque, mettiamo, quattro hanno conseguito una laurea col massimo dei voti e anche la lode. Uno solo, purtroppo, ha arrancato negli studi e si è liberato male dell’università: minimo dei voti. I primi quattro però non sono piemontesi. Il quinto invece sì. A chi andrà il lavoro? Ma naturale! All’asinello piemontese: conosce il dialetto, è nato proprio sotto la Mole, ha diritto, per vicinanza con l’ufficio, a quel posto. […]”
Insomma, io sto diventando razzista. Io questi leghisti qui, non li sopporto proprio più. Vogliono separare la Padania dal resto dell’Italia? Separiamola pure, prima però si riprendano tutta la monnezza che hanno portato in Campania.
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Martedì 14 Ottobre 2008
Galbani vuol dire fiducia, sì di mangiar formaggi e salumi scaduti e avariati
Dal 2000 la Galbani vende formaggi e salumi scaduti. Una denuncia dei dipendenti degli stabilimenti di Perugia, porta alla luce questa terribile verità. Obbligati dai capi del personale a cancellare la data di scadenza e applicarne una nuova. Non solo: venivano utilizzati scarti come croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute. C’erano addirittura aziende addette alla “bonifica”: la Delia spa (”Massima garanzia di qualità nel rispetto delle normative vigenti” recita un sottotitolo nella home page del sito) , la Tra.de.l. e la Megal (”Tecnologia made in Italy”, già c’è da vantarsene), che acquistavano formaggio scaduto e lo trattavano opportunamente al fine di reintrodurlo nel mercato. Le aziende Tra.De.L. e Megal erano di proprietà di Domenico Russo e sono state chiuse dalla guardia di finanza nel giugno 2007. Ricottine, provolone piccante, pecorino sardo Castenuri, Certosa, caciotte, salame Milano, tutto veniva riciclato. Da un articolo di Riccardo Quintili apparso recentemente su Il Salvagente:
“[…] Grazie all’inchiesta di Repubblica e Rainews24, emerge un sistema che grazie alla compiacenza o alla malafede dei più grandi gruppi industriali italiani, ha portato migliaia di tonnellate di “merda” (così la chiamavano nelle intercettazioni i truffatori) dagli scaffali dei supermercati nelle nostre case, nei nostri piatti. Si può dubitare delle responsabilità di un intero comparto produttivo, dopo che sono usciti nomi del calibro di Galbani, Granarolo, Kraft, Ferrari, Meneghini? No, non si può dubitare. Innanzitutto perché a vendere gli scarti di produzione (invece di smaltirli, pagando) erano proprio loro. Non basta, in alcuni casi - come testimoniano chiaramente le indagini - alcune di queste ditte sapevano esattamente cosa accadeva negli stabilimenti di Domenico Russo (titolare della Tradel, l’azienda degli orrori in cui sono state sequestrate tonnellate di formaggi scaduti, mescolati a plastica e perfino a escrementi di topi). [..]”
Gli inquirenti hanno scoperto un traffico enorme che riguarda mezza Europa:
“[..] migliaia di tonnellate di fornaggio e derivati lattiero caseari sono importate illegalmente dalla Russia, dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dalla Georgia, dalla Moldavia, dall’India, dalla Cina. […]”
si legge ancora:
“[…] Ritiravano tonnellate di scarti di formaggio avariato da grandi aziende e lo riciclavano in gran parte come formaggio grattugiato, venduto ad aziende che lo confezionano in buste dai nomi famosi come Galbani, Ferrai, Meneghini, o direttamente al cliente finale come Biraghi o Prealpi […]”.
Ricordate cosa diceva lo spot? “Galbani vuol dire fiducia”. Come replicare? Beh, mi escono dalla bocca delle parole tipiche romanesche: “all’anima de li mortacci vostri!”. Di cuore proprio.
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Lunedì 13 Ottobre 2008
La Lega piange Haider e propone la tassa sull’immigrato
Oggi il sito della Lega è pieno di articoli di elogio e di cordoglio nei confronti dello xenofobo Haider. Haider era figlio di un funzionario del Terzo Reich e nel 1991 si dovette dimettere dalla carica di governatore della Carinzia a seguito di un suo discorso, dove lodava la politica di occupazione nel Terzo Reich. Ecco una sua celebre frase:
“Il Terzo Reich aveva una sana politica per l’occupazione, cosa che il vostro governo di Vienna non è in grado di realizzare”
Quale sarebbe la politica sana? Lo sterminio di milioni di ebrei? Si dovrebbe restare allibiti da queste parole. Io questa la chiamo apologia del nazismo. La Lega invece, piange la scomparsa di Haider. Sempre sul sito della Lega, ecco le parole dell’architetto Lorenzo Bodega:
”Noi andiamo avanti con convinzione, al di la’ delle strumentalizzazioni che la sinistra-centro continua a fare. Vogliamo semplicemente che chi arriva nel nostro paese deve rispettarne le leggi e gli emendamenti presentati vanno in questa direzione”
Notare la purezza della lingua italiana. Lo stile. Una grammatica ineccepibile. Un uso dei congiuntivi sopraffino. Ecco:
“Vogliamo semplicemente che chi arriva nel nostro paese ne rispetti le leggi”
Troppo difficile articolare una frase così? Non serve un’intelligenza superiore, no: serve solo la conoscenza della grammatica italiana. Nozioni di base insomma. Ma queste persone che hanno paura degli stranieri sono proprio quelle che poi storpiano la lingua del paese dove sono nate. Questa è gente pagata anche da noi che non li abbiamo votati. Ma tralasciamo lo stile e continuamo a leggere il sito della Lega. Dice ancora Bodega:
“questa e’ solidarieta’ e vicinanza verso questi popoli, aiutarli in casa loro”
A cosa si riferisce? Alla tassa sull’immigrato. Si tratta di due emendamenti presentati dalla Lega al Senato. Ecco il primo:
“le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza sono soggette al pagamento di una tassa di importo pari a euro 200″
e poi il secondo:
“la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al pagamento di una tassa, il cui importo è fissato in 200 euro”
Insomma, per aiutarli, gli fanno pagare delle tasse extra. Questi 200 euro si vanno ad aggingere ai 70 euro che già oggi un immigrato spende per richiedere il primo rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Immagino come si possano sentire gli immigrati nell’apprendere simili notizie. Nel sentire frasi ipocrite come “aiutarli in casa loro”. Gente che fugge da paesi in guerra, gente perseguitata politicamente, gente povera, gente senza casa, gente lontana dagli affetti, gente costretta a girovagare di paese in paese da anni, gente costretta a subire continui attacchi xenofobi. Gente debole che non può difendersi. Gente che non ha soldi perché sfruttata dai “datori di lavoro” italiani. Si tratta di persone. Gli ipocriti bigotti cattolici, dovrebbero saperlo. Invece è proprio da questi ultimi che mi capita di ascoltare le frasi xenofobe e razziste più accese. Da gente che poi ti viene a fare la morale. Questi della Lega poi, sono proprio agguerriti. Forse non hanno niente di meglio da fare. A quando una proposta per usare i cecchini alle frontiere?
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Venerdì 10 Ottobre 2008
Berlusconi: Non sapevo nulla della norma salva manager!
Anche Tremonti era all’oscuro. Afferma infatti indignato:
“O va via l’emendamento, o vado via io”
e mentre su Repubblica si chiedono quale sia il mandante, io mi chiedo: tutte le volte è la stessa storia, possibile che “loro” non sappiano mai nulla? Tutte le volte che passano certe norme e che vengono scoperti, cadono dalle nuvole. Insomma, nessuno ha mai voluto far passare una norma che impedisse ai faccendieri di essere processati. Nossignore. Ma allora la domanda sorge spontanea: chi vota queste leggi? Si tratta di pianisti? No, perché per passare al Senato, una legge deve essere votata. O no?
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Carfagna vs Guzzanti: chiesto un milione di euro di danni

IL Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (qui sopra), ha chiesto a Sabina Guzzanti un milione di euro di danni a causa della “diffamazione” da parte dell’attrice nei confronti del ministro. Non ripeto ciò che penso nei confronti della Carfagna (che in virtù della lunga carriera di modella e valletta e delle sue apparizioni in calendari sexy, diventa addirittura ministro), non ripeto ciò che penso del suo decreto nei confronti della prostituzione (che incentiva quella nascosta e non risolve il problema ma lo nasconde esattamente come fanno coloro che per sbrigarsi nascondono la polvere sotto il tappeto), vi riporto solo ciò che ha scritto Sabina Guzzanti nel suo blog:
“È arrivata la citazione della Carfagna il 7 ottobre. Aveva tempo fino all’8 agosto per querelarmi. Ci ha pensato bene. Poi ha optato per una causa solo civile. Strano per una preoccupata di essere stata diffamata no? (la diffamazione è un reato penale).”
e ancora:
“Anche se le intercettazioni davvero non esistessero, ed esistono state tranquilli, le foto del suo calendario già solo quelle sarebbero un argomento sufficiente a dire che non può fare il ministro delle pari opportunità. Spero che le donne italiane si sveglino e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini. Senza accettare stipendi più bassi e va da sé senza dovere utilizzare il proprio corpo o diventare l’amante di qualche vecchio flaccido miliardario col trapianto. Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo.”
Sono d’accordo su tutto quanto, ma in particolar modo con quest’affermazione:
“Mettere la Carfagna alle pari opportunità è inaccettabile come era inaccettabile Previti alla giustizia.”
Parole sacrosante: 1 anno e mezzo ci siamo dovuti sorbire Previti. Anzi, gli abbiamo pagato lo stipendio. Sono anche d’accordo su quest’affermazione riguardo a certe trasmissioni pseudo-giornalistiche:
“Ieri con il tipico stile di giornalismo americano che contraddistingue i nostri ancor man (ancora uomini?) Mentana dava per scontato che le intercettazioni non esistono senza menzionare il fatto che di queste intercettazioni se n’è parlato sia sui giornali italiani che su quelli stranieri e che poi è stato scritto da più parti che sono state distrutte. Come si distrugge una cosa che non esiste? Mentana non se l’è chiesto.”
Porsi tali domande richiede intelligenza, cara Sabina. Queste domande se le pongono i giornalisti. Enrico Mentana è un giornalista? Io non l’ho mai ritenuto tale. I giornalisti veri son ben altri. Mi vengono in mente Fabrizio Gatti, Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Ilaria Alpi, Marco Travaglio. Ma di certo non considero giornalisti Mentana o Fede o Floris o peggio ancora Vespa. Le loro trasmissioni (Matrix, TG4, Ballarò e Porta a Porta) sono solo varietà. Prendi Ballarò ad esempio: intervengono sempre le solite persone. Il canovaccio poi è sempre lo stesso: un esponente di destra che dà la colpa a quello di sinistra e viceversa. Mai che venga fatta una domanda che metta a disagio l’interlocutore (cosa che dovrebbe fare un giornalista serio). Niente. Si tratta solo di una passerella per i politici di turno. Del resto la tivvù ormai è uno strumento usato per ottundere le coscienze, mi sembra evidente. Sono d’accordo anche su quest’affermazione della Guzzanti:
“intanto come prevedevo mi hanno negato i fondi per il film “l’internazionale della satira” grazie ai dictat di bondi e al coraggio dei commissari che finanziano quest’anno solo filmacci di bassa propaganda di fascisti o di gente che ha abiurato pubblicamente da tempo.”
Storie vecchie e stravecchie. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Certo che ne ha fatta di strada la Carfagna eh? La foto sopra è “prima della cura”, la foto qui sotto invece, è “dopo la cura”. Che carriera eh?
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Giovedì 9 Ottobre 2008
Ad personam’s saga: niente processi per Tanzi, Cragnotti e Geronzi
In sordina, nelle pieghe del decreto Alitalia, il Governo vara una norma che salva dal processo Tanzi e Cragnotti per i crack Parmalat e Cirio. Idem per l’ex presidente di Capitalia Cesare Geronzi. In sintesi: se l’impresa non fallisce, i responsabili del crack non possono essere perseguiti penalmente. Non male no? Legge passata al senato il 2 ottobre, sotto gli occhi sonnecchianti dell’opposizione. Veltroni e il suo governo ombra (più che ombra, sarebbe più corretto definirlo “governo fantasma”) dorme profondamente. RONF. RONF. Il decreto è firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Il fior fiore, insomma. La notizia è stata data durante la trasmissione di RAI3, Report. Intanto Ricucci (lo scalatore di Rcs-Corriere della Sera, Antonveneta, accusato di corruzione aggravata, appropriazione indebita, aggiotaggio) vola verso l’indulto e Coppola (imputato di bancarotta fraudolenta e falso per il fallimento della societa’ Micop) viene scarcerato e “obbligato” a stare a casa sua a Grottaferrata (delizioso e tranquillo comune romano alle porte della capitale). Tutta gente che fa parte del gruppo dei furbetti del quartierino. Insomma, ricapitoliamo: in Italia se fai il faccendiere, non rischi nulla. Puoi anche far fallire un’azienda, tanto non vai in carcere. Se poi non la fai fallire e riesci a diventare “importante” e bene apprezzato nei salotti buoni, allora magari vieni messo a capo di aziende come Telecom Italia. Non importa se non hai soldi, te li danno gli amici banchieri. Se poi l’azienda dovesse proprio andar male, non importa: vieni salvato a suon di casse integrazione. Proprio oggi la Fiat ha dichiarato di dover ricorrere a ben due casse integrazione: 4.700 operai staranno a casa. Colpa della crisi economica. Per carità: non si tratta di aiuti dati agli amici, si tratta di ammortizzatori sociali. Io però ho un dubbio: si tratta di crisi economica o di incapacità imprenditoriale? No, perché la lista è lunga: Montedison, Olivetti, Alitalia, Fiat, Cirio, Parmalat, Ferruzzi… tutte aziende fallite o con problemi. Telecom Italia e RAI sono vive e vegete grazie al canone. Facile no? Non serve produrre beni o servizi di qualità, basta attingere al grande fondo comune: le tasche degli italiani. Ma che ce fregaaa, ma che ce importaaa…
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Mercoledì 8 Ottobre 2008
In Belgio si sciopera, in Italia si dorme

Queste sono scene che in Italia non vedremo mai. L’altro ieri in Belgio i sindacati hanno organizzato un mega sciopero che ha avuto una grande adesione. Tutti si sono fermati: treni, autobus, metropolitane, fabbriche, uffici pubblici. Motivo? L’aumento dei prezzi. In Italia? Anestesia generale. Troppo impegnati a parlare di calcio e di grandi fratelli.
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